mercoledì 28 gennaio 2026

STORIE DI STRAORDINARIO MALESSERE

Il virtuosismo teatrale, se così si può definire, può essere irritante specie se il monologo in questione, perché è nei monologhi che si riscontra, è drammatico. Spesso diventa una dimostrazione di bravura eccessiva che in qualche modo allontana dai contenuti per il troppo puntare sulla forma. Per Tre studi per una crocifissione, di e con Danio Manfredini al Teatro Menotti di Milano, questo non avviene. E non certo perché lo spettacolo è composto di tre monologhi, tutti sullo stesso tema: la solitudine, la ricerca di affetto, la non integrazione.




Scritto e rappresentato per la prima volta nel 1992, il lavoro continua a essere attuale, anzi sempre più vicino alla realtà. Dietro si individua il grande professionismo di Manfredini, formato e cresciuto nell’ambito di centri sociali autogestiti, fondatore di collettivi teatrali, vincitore di ben tre Premi Ubu. Tanto da essere definito “maestro invisibile del teatro” e “avere influenzato intere generazioni di teatranti”. La sua immedesimazione nei tre personaggi che interpreta è straordinaria, senza nessun aiuto, eccetto un tavolino e una sedia e delle luci ben disposte. Nel primo dei tre studi è un paziente di un ospedale psichiatrico, racconta di sé e non sembra vagheggiare, anzi alle volte è buffo. Ma è un riso amaro quello che provoca, drammatico, pieno di sconforto, tanto da rendere fastidiose e fuori posto le risate di alcuni del pubblico. Nel secondo studio è una donna, anzi una trans e lo diventa con un cambio in scena, con l’aggiunta di reggiseno sul torso nudo, abito aderente e parrucca. E’ così perché, orfano e desideroso di affetto, ha sperato di trovarlo in un uomo, che ora non la/lo vuole più. Il terzo racconta l’emarginazione di un uomo in un paese straniero. Qui Manfredini si esibisce in un balletto, quasi un tip-tap rivisitato, che rende ancora più struggente il personaggio.  E da cui emergono anche le sue doti di musicista, con un album alle spalle come cantante e chitarrista. Lo spettacolo, ieri al suo debutto, è in scena solo fino a questa sera, ma da venerdì 30 gennaio fino al 1° febbraio è in prima milanese, sempre al Teatro Menotti, di Dino Manfredini, Cari spettatori con la sua regia e gli attori Vincenzo Del Prete e Giuseppe Semeraro. E’ la storia di due uomini che, usciti da una comunità psichiatrica, vivono insieme in un appartamento della Caritas, ricordano, parlano, si esprimono.      

Nessun commento:

Posta un commento