mercoledì 9 maggio 2018

LA PENOMBRA CHE ABBIAMO ATTRAVERSATO


Il fatto che Piombo affronti l’argomento Brigate Rosse, e soprattutto il caso Moro, in forma di musical potrebbe sembrare non solo di cattivo gusto, ma di un qualunquismo spregevole.  Non soltanto perché in quel tragico capitolo della storia italiana con il politico morirono cinque persone, lavoratori e padri di famiglia. Invece, alla fine dello spettacolo si è così coinvolti da sentire più che mai il senso del dramma, l’indignazione, l’orrore per un avvenimento a cui è e sarà sempre impossibile dare una spiegazione. Non a caso il sottotitolo è Una canzone vi seppellirà. L’autore di libretto, musiche, testi, nonché regista, è Gipo Gurrado che  dice di essere  stato stimolato da una serie di domande, che si è posto ripensando a quei fatti e cercando di mettersi nei panni dei protagonisti. Eccoli quindi in scena con problematiche, dubbi, false sicurezze, speranze, certezze, rimorsi eccetera. Meno accentuate nel giornalista (Andrea Lietti nella finzione) presente sia sul palcoscenico, sia su uno schermo che riproduce un telegiornale di quel 1978. E’ l’unica figura per la cui descrizione Gurrado si concede leggeri toni umoristici. Come le interruzioni nella registrazione e il conseguente imbarazzo dello speaker, le interviste prive di contenuto che si ripetono, piuttosto che la lettura del meteo per salvare in corner la situazione. Non sono fatte per creare diversivo o togliere drammaticità, anzi aiutano nel realismo. Smorzano qualsiasi idea di critica aprioristica. I personaggi in scena sono quattro: il capo brigatista, interpretato da Enrico Ballardini, inflessibile e convinto, senza nessuna sfumatura per farlo sembrare ridicolo, patetico o crudele. L’onorevole Moro, Davide Gorla, dignitoso e preoccupato per la famiglia. E ai due lati della scena Giulia D’Imperio, una Eleonora Moro coraggiosa e forte nell’attesa ed   Elena Scalet, convincente brigatista  che non riesce a nascondere i sentimenti e vorrebbe lasciare libero il prigioniero, ma sente di non poterlo fare per la Causa. Ed è proprio il profilo dei brigatisti incatenati nei loro ruoli, perché costretti a seguire un’ideologia, i cui lontani presupposti potevano essere buoni, ma ormai degenerata e incontrollabile, che rende Piombo così emotivamente coinvolgente. Lo spettacolo è al Teatro Menotti di Milano fino al 13 maggio.  

Nessun commento:

Posta un commento