lunedì 29 febbraio 2016

ULTIME TENDENZE

Ultima giornata di sfilate milanesi. La congestione e il traffico nei posti clou calano a poco a poco, aiutati anche dal filo di sole che cancella la pioggia.
Lucio Vanotti  
Apre DSquared, questa volta niente scenografie a effetto, ma un minimale sfondo di passerella rosso e nero. Abbastanza in contrasto con una collezione  che racconta più di cinque secoli di storia del costume, con dovizia di particolari.
 Arthur Arbesser
L’imperfetto è il tema di Angelo Marani. Può essere l’asimmetria di un cappotto, uno spacco nella gonna plissé di pelle da cui esce imprevisto del pizzo. O ancora un taglio alla Fontana  sul davanti del pull o il profilo di un miniabito che si interrompe bruscamente. Dietro, evidente, una grande ricerca di materiali e lavorazioni.
“Ho cercato di fare qualcosa di prezioso, perché è quello che i negozi vogliono da me” dice Arthur Arbesser che da viennese doc  prende spunto dalle uniformi e, con tagli e contaminazioni, crea una collezione insolita e molto femminile. La sahariana è realizzata in seta dorata, il cardigan minimale ha un volant dorato sul fondo, l’austero abito 

nero ha un malizioso colletto di lana bianca. Trionfo del sartoriale da Mila Schön. Ecco la collaretta asimmetrica sul retro del trench, le ruche double face per l’abito con vita segnata, un pannello laterale sul cappotto chiuso da zip, spalle enfatizzate per il giaccone. Quella di Vivetta è forse l’unica collezione dove non esiste il maschile/femminile. Tutto è donna all’eccesso.  Certo c’è qualche spunto preso dalle divise militari, ma minimo rispetto a quanto è tratto dal mondo della danza, dai disegni di Erté, dall’Oriente più romantico. Per San Andrès lo stilista  Andrès Caballero si ispira ai colori forti, cari alle donne della comunità messicana Mazahua.  I capi dai tagli lineari e rigorosi  sono movimentati  da ruches al collo, da volant in vita o da dettagli preziosi come  colli di volpe e visione e ricami di cristalli. Linee pulite, essenziali, volumi ampi e scivolati, nessuna concessione a dettagli inutili da Lucio Vanotti: un guardaroba completo di grande vestibilità con un’elegante scelta di colori. E’ una bambola degli anni Duemila la donna di Piccione Piccione. Nei capi in sete leggere, tulle, ma anche panno e tweed, ci sono ricami, stampe e motivi in 3D vagamente pop.  




sabato 27 febbraio 2016

LA DONNA E' MOBILE, DAVVERO

 Antonio Marras
 Giuseppe Zanotti Design
 Ermanno Scervino
Non si sono molte nuove idee in questa fashion week milanese, ma la varietà di proposte è notevole.
Puntare sulla funzionalità nella scelta di tagli e tessuti e lavorare sui dettagli per la caratterizzazione è una delle strade seguite . E non è così ovvia. Ujoh il marchio giapponese  di Mitsuro Nishizaki, che ha sfilato nel Teatro Armani, ha proposto per esempio  cappotti semplici ed essenziali  con applicate strisce di pizzo sintetico o nastri di piume, con un effetto di movimento. Sartorialità  certo anche 

da Antonio Marras , ma in secondo piano rispetto alla ricchezza di ricami, giochi  di intarsi, abbinamenti di tessuti a sorpresa, per una collezione ispirata alla fragile e sfortunata Adele H del film di Truffaut.Sulla passerella di Cividini, invece, sfila  il minimalismo imperfetto. Pezzi pensati in modo rigoroso hanno spunti inaspettati, una 
                     stampa in capo non è completa, il cardigan  è in realtà un patchwork di maglieria e pelle, il tweed del cappotto è maglia jacquard. Da Ermanno Scervino capi maschili, addirittura del guardaroba militare, sono così  ingentiliti da evocare le vere dive del passato, ma in chiave attuale. Un inno alla femminilità quindi, ma non così risaputo. Una donna qualunque potrà indossare questi capi o indossandoli non sarà più qualunque? Ancora un altro spirito dietro la collezione, ricchissima  (circa 700 capi),  di Luisa Spagnoli per cui la definizione più giusta è rassicurante. E non è poco. Una donna può trovare di che essere chic e sufficientemente di tendenza senza sembrare il testimonial di serie C del marchio. C’è tutto: dalla quintessenza dell’abito risolutivo in maglia effetto tessuto alla tuta da sera, al parka  scozzese  donante per chiunque.
Negli accessori il trend è ribadire il proprio stile. E così Giuseppe Zanotti Design insiste sulla donna disco anni ’80. Ovviamente scegliendo  nuove forme, nuove lavorazioni, nuovi materiali. Come il velluto glitterato dello stivaletto, il motivo a farfalla in pietre su sandali e ballerine, la pioggia di strass sui camperos. Novità la capsule collection con pantaloni,  giubbotto, abito,  in plastica o in velluto. Sofisticate e intellettuali  le nuove borse  di Valextra. Tre modelli, solo in pelle bianco pergamena, hanno una grande X nera che richiama sia la X del marchio sia i nuovi linguaggi del web. Di vari colori, invece, e forme, dallo zaino alla tracolla, le borse del Button Project di Martino Gamper su cui si possono applicare a piacere i divertenti magneti in technicolor  creati dal designer.

giovedì 25 febbraio 2016

UNA DANDY TUTTA GLITTER


 Ultrachic  
Tessuti maschili elaborati e rivisti per la donna: è la tendenza principe di queste sfilate milanesi e una testimonianza in più dell’alto livello del made in Italy. Così da Roccobarocco gessati, tweed e spigati sono femminilizzati da stampe. Gonne in check e lane pesanti si accostano a bustier di pizzo.   Ennio Capasa per Costume National parla di “un’onda romantica che ci porta a una donna che mischia le ruches al cappotto militare per una moda che non passa di moda”. Fiammetta Pancaldi guarda al mare, e applica gli intrecci ingigantiti del pizzo macramé, tipica lavorazione delle donne dei pescatori, ma in velluto, su lunghe gonne Principe di Galles. Sovrappone allo chemisier tuniche
Costume National 
 

 in panno da caban. Maliparmi chiama la sua collezione Rocca perché della rocca ha  gli stessi valori di solidità e concretezza. Tutto è giocato sui materiali  e sui dettagli imprevisti come la tasca di jais e cristalli sulla casacca militare. Antonelli, marchio toscano,  usa tessuti maschili per tipici capi femminili.  Ecco il tubino in check o l’abito in fresco di lana con un inserto di camoscio sul davanti, o la giacca di neoprene dalla forma avvolgente. “Un maschile che risponde al femminile” è detto dei sedici look per “sedici donne che vivono nella realtà” di Krizia. Durante la presentazione  scorre il video A cena da Krizia, una tavola rotonda dove si parla di Mariuccia Mandelli e di quella sua geniale istituzione che è stato lo Spazio Krizia. Mix femminile-maschile anche da Les Copains,  che punta sugli effetti sweet and rough come il golf a coste con bordo di pizzo,  il maglione a grosse trecce accostato allo chiffon plissé soleil, l’argentina nera  con un plastron di tulle. In morbidissima pelle, fluttuanti come seta i pantaloni con pinces. Grande fluidità anche  da Luisa Beccaria che  lavora sulle sovrapposizioni e introduce il velluto stretch perché le donne, sostiene,  hanno bisogno di capi confortevoli. E’ dedicata a Lilya Brik, musa dell’avanguardia russa, la collezione Isola Marras. In passerella  stilizzate contadine bielorusse con colorate gonnellone, ampie camicie, tute di linee essenziali,  movimentate da fettucce, incastri, intarsi, ruches. Plissettature, glitter irridescente,  pizzo , lurex  spiccano sui  capi dai volumi importanti di Cristiano Burani, più portabili del solito. La casa con quello che c’è dentro è il tema conduttore da Ultrachic. Sulla gonna di cotone sono stampate al laser le righe del parquet. Su una  camicia ci sono i neon, su un pantalone i videogiochi dei bambini, su un abito in carta la libreria. Un paralume diventa una minigonna, un mosaico è stampato su una sottana godet. Izumi Ogino,la stilista di Anteprima, si ispira a Jacqueline Bouvier prima del matrimonio con Kennedy. Molti abiti di chiffon con stampe  di rose appena accennate, maglieria metallizzata, grande uso di cashmere. Trench maschili su abiti che aderiscono in vita. Tocchi di colori inaspettati. Ben studiate le borse, piccole come un portafoglio, da inserire nella borsa grande, legate con una catenella. Virtuosismi artigianali anche negli accessori. Santoni presenta la collezione  tra le foto  della cantante e socialite Caroline Vreeland  nei panni di una Marlene Dietrich anni duemila, scattate da Olivier Zahm. Perfette per lei le rivisitazioni della stringata bicolore o del mocassino con nappina, aperto sui lati. Scenografica presentazione anche da Furla, dove emergono le clutch  con catena e inserti di pelliccia o lurex, veri capolavori del made in Italy.

domenica 21 febbraio 2016

OPERETTA E ALTRE STORIE


È interessante la stagione di Lunaria, in piccoli teatri della Riviera ligure di Levante. Da Camogli a Nervi, da Sori a Bogliasco. Non viene  mai rappresentata  una pièce  per intero, ma gli spettacoli, molto diversi tra loro, sono  studiati e combinati ad hoc.  Si va dal monologo drammatico tratto da un romanzo di  Dostoevskij agli omaggi a personaggi del teatro, da una raccolta di sketch  d’autore al  viaggio attraverso  canzoni o  cantanti mito, come Edith Piaf, al meglio del varietà e dell’operetta.Una serie di proposte inedite per un intrattenimento  piacevole, leggero, ma di contenuto. Sabato scorso è stata la volta di Operetta mon amour, alla Sala Bozzo di Bogliasco. Una piccola, accennata storia di viveur e tradimenti nella Belle Epoque ha fatto da filo conduttore a una selezione di brani delle più conosciute operette. Sul palcoscenico la soprano Anna Giarrocco, con Andrea Benfante e Vittorio Ristagno, accompagnati  al pianoforte da Paolo Vigo. La regia di Fausto Cosentino ha puntato su un ritmo veloce e frizzante, che non ha lasciato il minimo spazio alla retorica della nostalgia, in agguato dato il tema. Essenziale la scenografia, ma ideale per dare maggiore enfasi alla ben armonizzata gestualità degli interpreti. Tra i momenti  clou il pezzo della bambola reso stupendamente dalla deliziosa Anna Giarrocco.  A testimoniare il coinvolgimento del pubblico, oltre le risate e gli applausi a scena aperta, l’invito in finale, subito accolto, ad accompagnare con battimano i pezzi più orecchiabili. www.lunariateatro.it

venerdì 19 febbraio 2016

MI STAMPI UN PEPERONE?

Conoscere  il proprio futuro non si può e forse è meglio così, ma avere un’idea di come evolve il mondo che ci sta intorno  è utile. Non per garantirsi la felicità, ma per programmazioni più concrete. Più che per il singolo per le imprese che non possono permettersi di sbagliare. Astarea, istituto milanese di ricerche di marketing, ha organizzato uno workshop dal titolo Andare a tempo 2016. Quattro i settori esaminati, homing, outdoor living, wearing, eating. Se nella casa e nel vestire i cambiamenti si intuiscono , nel cibo e nel vivere fuori sono più inaspettati e sono quelli dove  si prospettano le trasformazioni più radicali. Nella casa è ovvio prevalgono le scelte di sostenibilità  negli impianti costruttivi come nell’arredo.La domotica e la  tecnologia diventano irrinunciabili.Meno ovvia la compenetrazione tra privato e pubblico, i servizi in comune, lo spazio riservato al gioco anche per gli adulti. Nell’abbigliamento la tendenza è da anni la interstagionalità. Ci si veste di cotone in inverno e si usa la pelliccia come un tessuto in estate. La ricerca di nuovi materiali è in primo piano e quelli presi dallo sport sono i preferiti.  Più sorprese sicuramente nell’outdoor living che non ha niente a vedere, o molto poco, con piante e arredamento da giardino. Parla dei modi diversi di vivere la città, di concepire il viaggio, della nascente cultura del truck che non vende solo T-shirt o cibo, ma geolocalizzato porta prodotti anche griffati in luoghi meno accessibili. Un esempio già esistente il truck di Kenzo. Interessante  sull’argomento l’intervento di Viridea, catena di garden center  che si promuovono come luoghi di aggregazione, dove vivere un’esperienza, più che fare acquisti.  Molte le novità   nell’eating: non solo cosa mangiare, ma dove mangiare. Sembra che il 30% delle spese di chi viaggia siano per il cibo. Non si mangia  solo nei luoghi deputati. Crescono i siti di organizzazioni per turisti che vogliono pranzare o cenare nelle case private.  Si mangia in modo diverso. A parte il bio, sono ribaltati i ruoli, la verdura è il piatto principale, la carne l’accessorio. Aumentano le scelte: semi, insetti, meduse e alghe presto saranno nei supermercati. C’è già chi sta creando un hamburger senza carne e il salame vegano.  Si parte dalla chimica e si ipotizzano culture non nella terra, ma da far crescere in casa con stampanti 3D.        

giovedì 18 febbraio 2016

NON E' TUTTO ORO, MA...


 Ornella Bijoux
 Unger
C’è una differenza concettuale fra gioielli e bijoux, che non riguarda il valore di mercato. I primi per quanto  possano risentire del periodo in cui sono stati creati non lo raccontano, sono eterni, assoluti, parlano di un popolo anche dopo secoli. I bijoux riflettono la contemporaneità, sono l’espressione dei tempi, sono legati agli stili di vita, alle relazioni sociali, alle mode.“Il prezioso tende all’eternità, il bijou è rivolto alla cultura del presente” sintetizza Alba Cappellieri, curatrice  della mostra  L’arte del bijou italiano dalla Dolce Vita al Prêt-à-Porter, a Palazzo Reale di Milano dal 19 febbraio al 2 marzo. Promossa e prodotta dal Comune con Fiera di Milano, l'esposizione presenta 300 pezzi unici dagli anni ’50 al duemila. Come dice il titolo, con una parte dedicata all’Italia del dopoguerra e del boom economico, dalla prima sfilata organizzata a Firenze nel 1951 da Giovan Battista Giorgini, in cui nasce ufficialmente la moda italiana, fino al 1968. E una seconda parte dove i bijoux sono accessori del vestire, legati alle tendenze del momento. Si passa così dalla eleganza un po’ pomposa degli anni ’60 allo stile libero e anticonvenzionale dei ’70, dal lusso gridato degli ’80 al quasi minimalismo dei ’90, fino alle sperimentazioni degli anni duemila. Accanto ai pezzi firmati dai grandi stilisti da Armani a Ferrè, da Krizia a Missoni, da Valentino a Versace,  quelli delle cinque maison milanesi (Bozart, Ornella Bijoux,Sharra Pagano, Ottavio Re, Unger) che, ognuna con un suo linguaggio,  hanno fatto la storia del bijou. “Il perfetto incontro tra gesto creativo e attitudine artigianale, la connessione fra l’intuizione del creatore e la capacità manuale dell’artigiano. Cioè il made in Italy” ha commentato Filippo del Corno, assessore alla cultura di Milano.