giovedì 24 giugno 2021

LUGANO BELLA, DAVVERO

Una mostra particolare quella di Nicolas Party al MASI, Museo dell’Arte Svizzera italiana di Lugano, da domani al 9 gennaio. Infatti Rovine, questo è il titolo, viene definita un progetto. E’la prima monografica in Europa dell’artista (classe 1980) nato a Losanna, ma da cinque anni a New York. Le opere sono esposte nella grande sala del piano interrato in un allestimento dello stesso Party, che è un vero e proprio site specific. E’ costituito da cinque ambienti, ognuno dei quali presenta un tema: natura morta, ritratti, paesaggio, vedute rocciose, grotte. 


Ma lo spazio è stato completamente trasformato con interventi di colori accesi sulle pareti e decorazioni trompe-l’oeil, che richiamano marmi policromi, su soffitti e pavimenti, realizzati in collaborazione con l’artista Sarah Margnetti. Tutto è giocato in una perfetta simmetria che vede intorno quattro dipinti murali, ispirati a quelli del pittore simbolista svizzero di fine ‘800 Arnold Boklin, con vedute di edifici in rovina al cui interno sono posizionati dei nudi. In forte contrasto con il resto delle opere dal forte cromatismo. Dietro il pensiero positivo di Party, legato al lockdown, che parla di un mondo in trasformazione continua, che risorge dalle rovine. I dipinti, realizzati tra il 2013 e oggi, sono ispirati a quelli di artisti di varie epoche più o meno famosi, come Georgia O’Keeffe, la ritrattista Rosalba Carriera, Picasso del post cubismo, Magritte. Completano la rassegna quattro sculture, teste dipinte in colori accesi, di cui una è collocata nel prato fra il museo e il lago.  


Termina il 1° agosto, assolutamente da vedere, al terzo piano del MASI Capolavori della fotografia moderna 1900-1940. Oltre 350 fotografie della collezione di Thomas Walter dal 2001 al Museum of Modern Art di New York. Raccontano in bianco e nero quel momento incredibile che ha contribuito a velocizzare la tecnica della fotografia. Edward Weston, Man Ray, August Sander, Henri Cartier Bresson, Alfred Stieglitz,  Alexsandr Rodcenko e una folta rappresentanza femminile, Berenice Abbott, Gertrud Arndt, Lotte Jacobi, Lee Miller, Tina Modotti, per nominarne solo qualcuno.Per conoscere gli artisti svizzeri e chi li ha influenzati, dal 1850 al 1950, Sentimento e Osservazione aperta fino al 31 dicembre. E’ al secondo piano del museo con una vetrata da cui si gode una vista superba. Fortemente consigliato un break al raffinato Bistrot Luini sulla piazza. 


mercoledì 23 giugno 2021

PAPA' NON SI NASCE E NEANCHE SI DIVENTA...

Quando un testo che affronta tematiche importanti ma di quotidiana rilevanza riesce a diventare uno spettacolo che, non solo si segue con interesse, ma fa ridere, diverte, e può diventare oggetto di riflessione, vuole dire che dietro c’è qualcosa di più che una buona dose di spirito di osservazione. E’ il caso di Da quando ho famiglia sono single, da ieri al 27 giugno al Teatro della Cooperativa di Milano. Sul palcoscenico, da solo, Claudio Batta autore del testo con Ricardo Piferi, che ha curato la regia. Si parla di rapporti tra genitori o meglio tra padre e figli, argomento sviscerato in tutti i possibili modi, e ricettore di tutte le più svariate banalità. Dall’impossibilità di essere severi agli aiuti dello psicanalista, dal confronto fra l’educazione severe ricevuta a quella libertaria concessa ai figli. Nelle varie scene che compongono lo spettacolo ci sono tutte e molte altre in più, ma in nessuna si percepisce il già visto, la ripetizione, il commento facile.                                                 

  
Il modo di porre l’argomento, per quanto rifugga dagli effetti facili, riesce sempre a incuriosire, rinnovarsi, a diventare qualcosa di mai sentito. Ottimi i ritratti di personaggi,dall’analista radical chic e perentorio alla mamma virago della coppia lesbo. Dal papà apprensivo di trentenne bamboccione e di sedicenne senza orari al figlio costretto a fare il padre di genitori figli dei fiori, dallo spinello facile. Mai un momento di incertezza, il ritmo è incalzante, la risata esplode continua e irrefrenabile. E tutto senza mai una volgarità gratuita o un’insistenza  su terreni facili  per ruffianarsi l’applauso. Ne viene fuori un’analisi ben fatta, con un rigore quasi scientifico senza averne la pesantezza,  dove alla fine si arriva a provare una sorte di comprensione empatica per questa figura di genitore. Che sarà sempre più irrisolta, più si cercherà di studiarla e migliorarla.    

martedì 22 giugno 2021

CONFORTEVOLMENTE SOSTENIBILE

Se si aveva qualche dubbio che la tendenza del vestire maschile per la prossima estate fosse leggerezza e confort, la sfilata di Giorgio Armani, ieri, li ha eliminati tutti. Non solo giacche destrutturate e pantaloni morbidi, tipici dello stilista, ma audaci completi gilé e pantaloni coordinati in stampa fantasia.  Tra gli ultimi a  presentare i loro video, oggi, Vien che mescola materiali inediti frutto di ricerca, come denim particolari e felpe intarsiate con jersey, a sartoriali grisaglia e fresco di lana.  Interessanti le rivisitazioni del trench (foto in alto). Immagini di una Shanghai in bianco e nero si alternano a fotogrammi con luci fluorescenti nel video di APN 73, acronimo di A Personal Note 73, brand cinese nato nel 2019, di cui è direttore creativo Andrea Pompilio (foto al centro). Girato in un appartamento dall’arredamento classico il corto di Dima Leu. In contrasto con una collezione dove i canoni dell’abbigliamento sono molto modificati o addirittura stravolti all’insegna di un vestire innovativo e fluido. 




Continua l’attenzione di White per la sostenibilità.  Preparandosi all’edizione in presenza di settembre, si è concentrato su un  progetto in collaborazione con Camera della Moda e il supporto di Ice. Si tratta di White Sustainable Milano che, negli spazi della Fondazione Sozzani-Tazzoli, ha proposto le collezioni di dieci  designer, italiani e stranieri, che hanno fatto di riciclo e dintorni il punto di partenza per il loro lavoro. Dai capi ricavati da vestiti da sposa e le cravatte trasformate in cinture di Gin Salemò agli abiti stretch realizzati con pezzi di jersey recuperati e cuciti fra loro di Oh Carla. Dalle giacche e i pantaloni creati con rimanenze di magazzino e decorati secondo la cultura pop giapponese di Mishimi alla collezione di Zerobarracento. Che si chiama così proprio perché il tessuto è sfruttato al massimo, compresa la cimosa che diventa un elemento decorativo. Perché tutto è gender fluid, per tutte le età e made in Italy al 100%. Oltre ai materiali di riciclo, viene usata lana di archivio o organica, poliestere ricavato dalle bottiglie e la fibra giapponese cupro. La vestibilità è confortevole. Al 100%, naturalmente(foto in basso).   

 

lunedì 21 giugno 2021

LA MODA E' BUONA

Che siano giocate in un modo piuttosto che in un altro, le tendenze  forti del vestire maschile per la prossima estate sono il confort e la sostenibilità. Che non significa solo capi più comodi e in materiali riciclabili. Vuole dire pezzi che possono durare nel tempo e adattarsi a molte vestibilità. Un modo anche questo di affrontare il tema dell’inclusione, che è stato anche il centro di una conferenza di Camera Nazionale della moda



In collaborazione con Mygrants, start up che offre ai rifugiati una serie di programmi per l’inserimento nel lavoro, ha ideato Fashion Deserves the world.  Un progetto che garantirà a quindici rifugiati, che vogliono lavorare nel tessile–abbigliamento, la possibilità di accedere a una formazione tecnica. Nel confort dei capi proposte in questa Fashion Week, c’è anche la  manutenzione semplificata, che significa idrorepellenza, facilità di lavaggio, ingualcibilità. La assicura Slowear, che lo racconta con il nome. Raggruppa i marchi Incotex, Zanone, Glanshirt, Montedoro, ognuno con una specifica competenza. E’ un piccolo messaggio, ma molto apprezzabile, quello lanciato dal giapponese Jieda  con il film Intolerance, che vuole mettere in evidenza l’incomunicabilità e le distanze fra le persone.  Con i modelli che camminano verso mete diverse e non si incontrano mai (foto in alto). Per loro uno sportswear sartoriale con capi prevalentemente over, tute di nylon, giacche con tasche a soffietto. Tessuti per la maggior parte sostenibili e inediti come il velluto increspato. Beige, grigio, bianco con qualche flash di bluette sono i colori proposti da Kiton per un guardaroba completo che va dalla giacca doppiopetto, magari abbinata ai bermuda, alle felpe, ai giubbotti con cappuccio. Fantasie floreali che ricordano gli azulejos per le camicie.  Close up sui dettagli nel video di KNT: bottoni, colli particolari, scritte, zip, inserti in contrasto. Tra i pezziforti gli ampi imper e i completi con bermuda e giacca senza colletto (foto al centro).  

Woolrich ambienta il suo video tra mare e campagna  e propone una collezione per lei, per lui e genderless. Vari gli stampati tra cui per lui un camouflage rivisto sul grigio e l’arancione, per lei un camouflage incrociato con il floreale (foto in basso). 

domenica 20 giugno 2021

TENDENZE VIDEO

Siamo al terzo giorno della Fashion Week maschile. Solo due le sfilate fisiche, Dolce & Gabbana, ieri, in un trionfo di luci e scintillii ed Etro, oggi, sulle rotaie dismesse dello Scalo Farini. La prossima domani, Giorgio Armani, con replica. Eccetto qualche presentazione per appuntamento, tutto è online. Ci sono i video che riprendono la sfilata su passerelle caratterizzate.  Fendi sceglie il palazzo della Civiltà Italiana all’Eur dove ha il suo quartier generale. Tod’s la Cantina Petra di Suvereto con l’incredibile scalone, progetto Mario Botta. 


Zegna, per i suoi abiti prodigio di lavorazione e materiali, opta per contesti molto urbani a Milano e altrove. Altri video invece sono dei corti, a volte con una storia accennata. Come alle sfilate si fanno confronti e si cercano le tendenze, ora si è portati a individuare tipologie di video comuni. La natura, il verde, e in seconda istanza il mare, sono banalmente le situazioni preferite.  Come il correre e la joie de vivre che raggiunge inevitabilmente momenti stucchevoli. Raccontano uno stile di vita, che ci si augura dopo il lockdown, ma insistono anche  sulla  praticità e il confort dei capi, tendenza ricorrente. Così le camice madras, le giacche a vento, i gilé pluritascati, i bermuda stampati di Mans al suo debutto a Milano. Pantaloni da tuta con coulisse in vita, bermuda, giacche leggere e sfoderate sono nella collezione di Serdar, chiamata Gymnasium,  come l’opera del fotografo americano Luke Smalley sui giovani atleti, a cui si ispira il video (foto in basso). Tessuti da kimono e jacquard, stampati a colori forti o bianco e nero, camicioni e giacche con cappuccio, il giapponese Shikama Hideaki, direttore creativo di Children of the discordance alla sua terza stagione a Milano, mette insieme cultura hip hop  e  skateboard con la tradizione nipponica e ambienta il tutto a Tokyo in una singolare location, forse una cava.  


Atmosfera da Fuga da New York trent’anni dopo dal danese Hans Kjobenhavn. Ma al posto di Jena Plissken-Kurt Russel c’è un modello con giacche dalle spalle gigantesche e giochi di intrecci e intarsi, pantaloni con paillettes, collane, borse dai manici-scultura in ceramica (al centro). Escono dall’acqua con stampati multicolori i ragazzi di MSGM.  Da un tunnel rosso  arrivano su una spiaggia quelli di Prada con cappellino con tasca, su cui tengono appoggiati gli occhiali. Potrebbe essere un risveglio con vestizione quotidiana il corto di 424, realizzato da Diego Andrade, fratello minore del fondatore e direttore creativo del marchio Guillermo, nato in Guatemala ma basato a Los Angeles (in alto). Pochi pezzi basici, di gusto americano, ma di qualità e prodotti in Italia, dove il brand è venduto nei più interessanti multimarche. 

sabato 19 giugno 2021

MODA UOMO: ATTO PRIMO

Ottimo inizio per la Fashion Week milanese dell’uomo. Perché lascia sperare per il futuro. E’ lo Ied Avant défilé, presentazione dei migliori progetti-tesi dei diplomandi in Fashion Design dello Ied di Milano. Al primo impatto, se si ragiona nell’ottica della vestibilità, si resta  perplessi. Poi sentendo le spiegazioni dei giovani si capisce, non solo che dietro c’è una solida preparazione aiutata sicuramente  dai mesi di lockdown, ma si percepiscono spunti interessanti su cui ragionare e lavorare. Davvero per un futuro migliore. Quattordici le collezioni visibili dal vivo allo Ied o in un video, dove gli allievi dell’Accademia Kataklò, ballano con i capi progettati, evidenziandone le caratteristiche importanti. 


Una performance che hanno ripetuto parzialmente ieri allo Ied. Attenzione alla sostenibilità e lotta al consumismo inutile, non solo con la ricerca di materiali  o  l’upcycling, ma anche con l’utilizzo amplificato dei capi. Così lenzuola diventano abiti. Il trench o il camicione, patchwork di vari capi, è completamente reversibile e si può indossare dal basso all’alto e viceversa. Il blazer si trasforma in una sedia, l’arazzo in un vestito, il pantalone diventa un tavolo. La giacca del bambino ha Snoopy sulla schiena (in alto). C’è chi dalle foto ricava i cartamodelli, per creare ”il nuovo da quello che si vede”. Anche negli accessori partendo dal 3D ci sono scarpe e borse particolarissime. Nei gioielli si utilizza l’alabastro di Volterra con una trasparenza che racconta un vuoto positivo. A concludere la giornata di ieri Philipp Plein con un video in collaborazione con l’artista digitale Anthony Todisco, di grande impatto.  Omaggio alla leggendaria rockstar Travis Barker, proietta lo spettatore in un mondo dove reale e futuribile si fondono.  Dai robot ai marziani da fumetto, dagli scheletri alle stampe con ananas, il panorama è vasto (al centro). Ha pensato alla ripresa dopo Covid in termini molto concreti Marco Baldassari, fondatore e direttore creativo dell’uomo Eleventy, presentato oggi(in basso).


Dopo le tute da smart working come ci si può imprigionare in capi ingessati? Ecco quindi giacche in sottile seersucker con la leggerezza di una T-shirt, pantaloni jogger con coulisse in vita, che può comunque rivelare i passanti per una cintura più formale.   Blazer o giubbotti in Giza cotton, il più fine cotone dell’Egitto,  senza cuciture, ma con termosaldatura per isolare dall’acqua. C’è la giacca con il 70% di Lyocell, fibra sostenibile, con maniche in maglia e polsini stile college. E poi jeans lavati e scoloriti con un sistema che richiede un litro d’acqua invece dei dieci normali e l’etichetta è in gomma riciclata. Tra i colori nuovi un rosa particolare, assolutamente maschile. Nuova anche la linea beachwear con stampe inedite.  

venerdì 18 giugno 2021

COSA C'E' IN UNA ROSA? MOLTISSIMO

Alla mostra su Rosa Genoni nei sotterranei del magnifico Castello Visconteo di Abbiategrasso, si resta colpiti da come questa donna sia stata una vera eclettica, avanti e ante litteram non solo per i suoi tempi (1867-1954). Stupisce forse di più il fatto che se ne sia parlato così poco e che solo nel suo paese di nascita, Tirano in Valtellina, ci sia un giardino dedicato a lei. Non soltanto Genoni è stata una couturière, ma la prima in piena Belle Epoque a vestire le donne in modo confortevole, primato sempre attribuito a Mademoiselle Chanel. 


Esempio d’indipendenza e volontà è stata una vera femminista e una socialista nel senso originale della parola,  attenta al sociale e pronta a lottare contro le ingiustizie. Non a caso il sottotitolo della mostra è L’operaia della moda: genio ed emancipazione. La sua vita poi è da romanzo. Prima di diciotto fratelli di una famiglia modesta, con solo la terza elementare come  titolo di studio, apprendista sarta a dieci anni, ha creato da sola una casa di moda a Milano, dove vestiva le signore della nobiltà e dell’alta borghesia. Ha avuto esperienze lavorative in Francia, per cui ha imparato il francese. Ha preso parte a battaglie per l’emancipazione delle donne lavoratrici e la tutela dei giovani. Madre single, si è sposata ed è andata a convivere con il padre di sua figlia, un importante avvocato, solo dopo la morte della suocera, che non consentiva il matrimonio per la diversità di censo. Unica italiana ha partecipato alla conferenza delle donne all’Aia nel 1915.  Nel 1928 ha creato un laboratorio di sartoria per le detenute del Carcere di San Vittore. Ha insegnato alla scuola professionale femminile della Società Umanitaria, per moltissimi anni, dimettendosi nel 1931, per non giurare fedeltà al fascismo. Solo alcuni dati per un ritratto, che viene tracciato con fedeltà creativa nella mostra, presentata da Iniziativa Donna e curata da Elisabetta Invernici. All’ingresso una foto  testimonia la sua partecipazione alla Esposizione Universale di Milano del 1906, con otto capi di cui uno solo si è conservato ed è a Palazzo Pitti, a Firenze. Il racconto della sua vita prosegue in dieci set cinematografici, così li definisce Invernici. Qui ci sono foto sue o di personaggi che ebbe modo di contattare, come sue clienti famose o sue concorrenti come Coco Chanel o attrici come Lyda Borelli, un’antesignana per Genoni delle attuali testimonial.  Vari gli schizzi, come quelli del tanagra, primo esempio di abito,  fluido come uno scialle, che  poteva essere indossato in diversi modi. 

E poi oggetti di arredamento, accessori, scarpe, borse, sedie, vasi, realizzati da abilissimi artigiani che, con la loro creatività,  hanno voluto rendere omaggio alla prima stilista italiana. Un vero trionfo del saper fare, tipico del made in Italy. Completa la mostra  Di Rosa Vestita,  storia a fumetti di Rosa Genoni del bravissimo William Iasaac Zoe. Per info e appuntamenti 3515920238.  

mercoledì 16 giugno 2021

LA DISPERANZA SAI...

Ma cos’è la disperanza? Di sicuro non è “come il vento”, parafrasando  una vecchia canzone di Modugno sulla lontananza. Il dizionario della Treccani dice: “Stato di chi è privo di speranza” e aggiunge che è più tenue della disperazione. Certo non è una parola molto usata. Eppure Giulio Cavalli, drammaturgo, scrittore, giornalista, regista, riesce a farne il soggetto di un monologo di quasi due ore. S’intitola appunto Disperanza lo spettacolo che dirige e interpreta al Teatro della Cooperativa di Milano da ieri al 20 giugno. Cavalli ci spiega bene cosa è, con una serie di esempi, che tutti abbiamo incontrato, alcuni dei quali potremmo essere noi. La disperanza si palesa in diversi modi, può manifestarsi con rabbia, tristezza o depressione, ed è la fase più forte. Ma può anche essere l’abbandono della speranza, lasciare perdere qualsiasi opportunità o, ancora peggio, pensare ed essere convinti di non averne.


La disperanza fondamentalmente per Cavalli è la mancanza di speranza che, citando il regista Mario Monicelli, è una specie di oppio dei popoli. Qualcosa che ti somministrano dall’alto per tenerti buono. Ed è a questo punto che l’autore-attore lascia il suo leggio e si mette quasi a dialogare con il pubblico, anche se è quasi sempre lui a parlare, tranne qualche domanda, da cui sembra pretendere  una risposta. Il discorso non è più fatto di casi ed esempi o di teoria, non è più filosofia ma diventa cronaca, che Cavalli, s’intuisce, ha maneggiato nella sua vita di giornalista, anche se si compiace di non essere iscritto all’Ordine dei Giornalisti. E così spazia da quello che ha letto su un importante quotidiano in decadenza, perché  sempre meno obiettivo, commenta, ironizza su situazioni politiche. Lo fa con molta chiarezza, non è mai veemente e soprattutto non cade mai nelle solite banalità. Quando riprende il discorso davanti al leggio  è forse un po’ prolisso, ma alla fine gli applausi sono sinceri e assolutamente meritati. 

martedì 15 giugno 2021

SPAZIO CON SORPRESE

Potrebbe essere anche questo un caso di dopo pandemia. C’è la voglia di ripresa, di convivialità, di stare insieme, ma anche di cercare il meglio, il particolare, la qualità in tutto. Succede così da Marìencò, esempio di architettura industriale a Milano, prima solo spazio per mostre o eventi privati. Un po’ dipende anche dal contesto, è in Via Ampola, una piccola strada chiusa, nelle vicinanze del ponte sulla ferrovia di Via Ripamonti. Una zona che dopo la Fondazione Prada e con la nascente area di Covivio, la piazza
Adriano Olivetti e la preventivata zona Olimpiadi, fa parte della Milano in grande trasformazione. 


Gestita con garbo e competenza da Marinella Rossi, Marìencò apre i suoi spazi a Maè, un‘associazione che con un’iscrizione annuale consente  agli iscritti di fruire a mezzogiorno di una sala da pranzo per pochi, una tavola più grande per le cene con la cucina dell’ottimo Nicolò Scaglione e apparecchiature raffinate.  Sempre in funzione, dal lunedì al venerdì dalle 11 alle 19, ci sono la serra e il bel giardino,  per due chiacchiere e per bere qualcosa. Accanto c’è Alimentari con prodotti per la maggior parte a chilometro zero, scelti con la consulenza sempre di Scaglione: vini particolari, uova, frutta, verdura con un servizio di consegna a domicilio. E’ previsto anche un piccolo shopping che varia di volta in volta, dagli occhiali speciali ispirazione vintage ai pigiami da giorno, ai fiori . Previsti anche incontri per parlare di musica, teatro, cultura alimentare, arte, eccetera.  E una volta all’anno è possibile organizzare un evento privato  con tutto il locale a disposizione. Naturalmente continuano le mostre . Dal 14 giugno  fino al 23 luglio è in corso Frammenti by Luini 12. Sono  lampade  create dallo studio milanese Luini 12.  Utilizzano materiali inconsueti spesso grezzi o di recupero, metalli naturali, cemento, legno. Ecco una lampada che ricorda un polipo ed è realizzata in  gomma. Dentro una gabbia c’è una testa di pietra che manda luce. C’è una scala di fortuna con gradini illuminati, due lunghi cilindri sembrano strani personaggi appiccicati alla parete. Le luci sono particolari, interessanti inedite, perfettamente ambientate nel grande salone di Marìencò.

giovedì 10 giugno 2021

EURIDICE FIGURA PLASTICA?

Non è facile affrontare un tema d’attualità così importante come quello dell’ambiente e riuscire a essere creativi e soprattutto inediti. Specie nei tempi limitati di uno spettacolo teatrale in cui la finalità è comunque l’intrattenimento del pubblico. 


Per questo non si può che essere ammirati di fronte a Melodramma ecologico, in prima nazionale al Teatro della Cooperativa di Milano. In scena gli stessi autori, i Duperdu, al secolo Marta M.Marangoni e Fabio Wolf, coppia anche nella vita, nella parte di Euridice e Orfeo, di cui rivivono il mito, molto liberamente. Anzi prendendone solo qualche spunto. Anche in questo caso Orfeo devo riportare indietro Euridice, ma non dal regno dei morti, bensì da un mondo dominato dalla plastica dove lei vive, sembra, benissimo e anzi vuole portarci lui, hippy di ritorno, tutto preso per la vita bucolica. Ad aiutarli o meglio a spingerli a rendersi conto delle loro posizioni al limite, due bambini, Plinio e Dalia, veri figli della coppia, in un video che fa da quinta. Sono loro, più sensati degli adulti, che inventano un percorso tipo gioco dell’oca con prove e imprevisti, che i due non riusciranno mai a completare. Il dialogo è sempre in rima con interruzioni di brani musicali noti o di altri di Fabio Wolf. Notevoli i costumi di Marta Marangoni, specie una gonna in materiale riciclato coloratissimo dalle cui tasche Euridice estrae oggetti feticcio del mondo di plastica. Sempre per restare nella mitologia attualizzata, un video in cui Raul Cremona nei panni di Aristeo, apicoltore negazionista, definisce fake news ciò che riguarda il riscaldamento globale e il rischio dell’estinzione  delle api.  Melodramma ecologico  è al teatro della Cooperativa di Milano fino al 13 giugno, per proseguire poi in tournée per l’Italia. Con il patrocinio, non a caso, di Legambiente, cerca di far conoscere associazioni con fini sociali, come Recup che lotta contro lo spreco alimentare, recuperando e distribuendo gratuitamente il cibo invenduto dei mercati.   

 

martedì 8 giugno 2021

CARTA CANTA

Fa piacere sentire parlare di carta in tempi in cui il cartaceo sembra destinato a scomparire, sopraffatto dal virtuale. Non si tratta però della sua capacità di resistere nel tempo a differenza delle parole. Si sta parlando della carta come espressione di eleganza, frutto di sapiente artigianato. 


La mostra Principe della XXVII edizione di Artigianato e Palazzo ai Giardini e a Palazzo
 Corsini di Firenze (dal 16 al 19 settembre), infatti, s’intitola Enrico Magnani Pescia. L’arte della carta a mano dal 1481. Allestita nel salone da ballo del palazzo esporrà una selezione di carte filigranate, conservate al Museo della Carta di Pescia, che raccontano gli oltre cinquecento anni della cartiera nota in tutto il mondo. 



Sulla sua carta hanno scritto Lord Byron, i fratelli Shelley e Gabriele D’Annunzio di cui è conservata una lettera personalizzata con un’ordinazione. Come ha ricordato Massimiliano Bini, Presidente del Museo, la carta Magnani è servita per gli scritti oltre che di D'Annunzio, di Leopardi, per la musica di Giacomo Puccini, per i disegni di Picasso, De Chirico, Morandi, Burri, Annigoni, Viani. Nel 1812  per il matrimonio di Napoleone con Maria Luisa d’Austria fu realizzata una carta con i ritratti degli sposi di cui a Palazzo Corsini sarà esposto il telaio (v.foto in alto). Non a caso per presentare l’evento a Milano è stata scelta la galleria Carlo Orsi, dove è in corso una mostra su Napoleone. Con la carta Magnani è stata realizzata carta bollata in Brasile, banconote, titoli azionari e assicurativi in diversi Paesi. Come ha raccontato Francesco Magnani, Amministratore dell’impresa Enrico Magnani Pescia, con la morte prematura del padre, alla fine degli anni 80, la cartiera chiude. Ed è l’impegno della famiglia Carrara e di Marco Carrara in particolare a raccogliere il testimone. Con una ricerca dei vecchi maestri cartai, chiamati per formare in sette anni giovani cucitrici, filigranisti e futuri maestri cartai. Riapre così quella che per la sua funzione di dare lavoro a Pietrabuona, frazione di Pescia, veniva definita Fabbrica dell’oro. Oltre a dare lavoro, ora fornisce quelle straordinarie carte, veri biglietti da visita, è il caso di dirlo, di stile ed eleganza. Un’impresa anche in linea con i tempi, perché attenta alla sostenibilità.  La carta, infatti, è fatta a mano e asciugata al vento e all’aria. Durante Artigianato e Palazzo i maestri cartai saranno all’opera come altri artigiani. Non nei giardini, ma all’interno del palazzo, non nei saloni, ma in quelli che sono stati i luoghi di lavoro. Dalle scuderie alle officine dei meccanici, con le vecchie auto e le vecchie biciclette restaurate, fino agli ambienti dove si custodiva la legna tagliata per i caminetti della casa. “Per una mostra di artigiani più che di artigianato” ha precisato Neri Torrigiani, ideatore e organizzatore di Artigianato e Palazzo insieme a Sabina Corsini, Presidente dell’Associazione Giardini Corsini.


  


giovedì 3 giugno 2021

TRASPARENZE E SOVRAPPOSIZIONI

I disegni, come Stefano Rosselli li definisce, sembrano essere ispirati al lockdown, ma in realtà, spiega l’artista, sono fatti per “dare qualcosa di più oltre una vista”.  Interno-esterno è il titolo della sua personale,  alla Galleria Francesco Zanuso di Milano. 


Ogni opera racconta il mondo esterno visto dalla finestra di una casa, sempre connotata.  Di primo impatto non si sente il distacco tra i due mondi, lo si percepisce con un’attenzione ai dettagli. Le forme si intrecciano e si confondono. Gli alberi entrano nella casa così come gli oggetti del quotidiano, una lampada, una pianta, gli accessori da scrivania, diventano parte del paesaggio. La facciata del palazzo di fronte sembra in continuità con la libreria.  I colori sono forti, irreali, reinterpretati in una luce quasi pop. Molte le trasparenze, per quel continuo gioco di sovrapposizioni del dentro e del fuori, per “un’immagine oniricamente ottimista della città e del paesaggio” . Milanese , classe 1985, Rosselli dopo la maturità artistica e la laurea in Scienze Umane dell’Ambiente presso l’Università Statale di Milano  consegue un master di Architettura del Paesaggio presso la Science University di Copenaghen. E questo spiega molto della sua pittura. Interno-esterno è la sua quinta mostra. 
La Galleria Francesco Zanuso, Corso di Porta Vigentina 26, è aperta dal lunedì al giovedì dalle 15,30 alle 19. Venerdì mattina e altri orari su appuntamento, cell. 3356379291.


martedì 1 giugno 2021

GIRO D'ITALIA IN TECHNICOLOR

Un giro d’Italia attraverso le ceramiche?  E’ possibile e in questo momento in cui i viaggi di prossimità sono auspicati e auspicabili è perfetto. Le ceramiche poi sono caratteristiche di moltissimi luoghi italiani. Come racconta Grand Tour, mostra itinerante delle ceramiche dal 29 maggio al 6 giugno, di passaggio a Firenze.  


Dopo essere stata in molte città italiane e in musei all’estero, da Bruxelles a Cracovia, approda per la prima volta nel capoluogo toscano, in una sede che è di per sé un luogo da visitare, la Limonaia, appena restaurata, del Giardino Corsini (foto in alto). Curata da Jean Blanchaert, Viola Emaldi e Anty Pansera e coordinata da Giuseppe Olmeti, raccoglie 170 manufatti provenienti da 45 comuni italiani, di ben 15 regioni. Si va da riedizioni fedeli di pezzi storici alle loro interpretazioni in chiave contemporanea. Tutto realizzato da giovani ceramisti, secolari botteghe artigiane, famose manifatture. Un viaggio per l’Italia, e anche nel tempo, attraverso le ceramiche che raccontano i cambiamenti delle abitudini e della vita del Paese. “Grand Tour ci emoziona perché descrive con intelligenza e gusto ciò che il nostro Paese ha saputo tramandare…raccontando le diversità di ogni regione, territorio, frazione in un caleidoscopio di forme, colori e sapori” hanno detto Sabina Corsini presidente dell’Associazione Giardino Corsini e Neri Torrigiani ideatore e organizzatore di Artigianato a Palazzo, programmata quest’anno dal 16 al 19 settembre. 


Da vedere dai coloratissimi piatti di Vietri (foto in basso), spesso di soggetto marino, alle notissime teste barocche di Caltagirone  (foto al centro), dalle terrecotte di Impruneta alle statuine di Capodimonte, alle ceramiche bianche e blu di Albissola fino a molte altre meno conosciute. La mostra è aperta da lunedì a venerdì dalle 15 alle 19, sabato e domenica dalle 10 alle 19. L’ingresso è libero.