giovedì 24 maggio 2018

C'E' UNA RAGIONE...



Chi vedendo un’installazione di qualche artista non ha pensato, almeno per un secondo, come potrebbe essere fra le pareti di una casa? Appeso al soffitto del soggiorno un albero con scatolette di latta, in un angolo del bagno fra cornici dorate un vestito da sposa. Un comò ‘800 con blocchetti bianchi che formano una cascata, che dal piano giunge a terra. Sono in una casa a Sennori, nel nord ovest della Sardegna. La abitano Antonio Salis e Ica Spanu e le opere sono loro creazioni. Come un portoncino con mosaici che evoca il Parco Guel di Gaudì, un terrazzino con ceramiche surrealiste (foto in basso), intrecci di biciclette e una pantera appoggiata al camino sul tetto della palazzina. E’ una casa museo da visitare su prenotazione, guidati dai padroni di casa che, con semplicità e spontaneità, spiegano il loro lavoro. Non è un museo ma è altrettanto da vedere come testimonianza della volontà di mantenere e valorizzare i ricordi di un passato, la casa dove  Maria Lucia Zappino ricama e organizza i suoi raffinati home restaurant. Intorno a una corte verdissima per piante ed essenze(foto al centro), pezzi del passato, assemblati con straordinaria eleganza e nessuno spirito collezionistico-maniacale o nostalgico. Sono due delle tante inaspettate sorprese che offre Sennori, un paese   apparentemente  con nulla da offrire e nessuna ragione per essere visitato. Non è sul mare, ma neanche troppo all’interno,  non abbastanza lontano da Sassari, ma neanche troppo vicino. E invece un giovane e brillante sindaco e la sua squadra hanno saputo far emergere quelle ragioni. A cominciare dai piccoli incontri culturali alla riscoperta e valorizzazione di elementi della preistoria come le Domus de Janas (casa delle fate), quel che resta di una necropoli con pregevoli iscrizioni. Piuttosto che la raccolta di quadri di Salvatore Fara, pittore di Sennori, scomparso recentemente quasi centenario, che con un iperrealismo tutto suo racconta le tradizioni locali, come le processioni di S.Giovanni o di Maria Ausiliatrice, dove le donne vestono incredibili abiti con ricami e giochi di plissettatura di rara preziosità (foto in alto). E poi c’è la gastronomia e i vini, oggetto di iniziative turistiche di successo. Come le Cantine Sorres (in dialetto sorelle)di Laura e Delia Fiori. Per far assaggiare l’ eccezionale Pensamenti, un vino Cannonau senza alcun taglio, organizzano picnic e aperitivi al tramonto nelle vigne con vista superlativa o social eating, pranzi per otto persone a casa di Laura, con i piatti preparati dal marito Pier Franco, creativo chef per hobby.  Daniele Doneddu, invece, nel suo panificio L’Arte del Pane, propone dimostrazioni interattive per la preparazione del pane carasau. Degustazioni sono possibili anche alla Cantina Fara, famosa per i suoi moscati. O nel torronificio artigianale Su Turrone di Antonio Conti, che produce un delicatissimo torrone anche con noci, invece di mandorle, apprezzato e richiesto tutto l’anno sull’isola.  E non solo a Natale, come sul Continente.

mercoledì 23 maggio 2018

OLTRE IL MARE


Perché quando si dice Sardegna si deve sempre pensare al mare. Certo l’acqua è limpida, le spiagge sono interminabili, attraenti e spesso poco frequentate. Ma nel mondo le alternative con un mare bello sono molte e godibili anche in periodi più lunghi. Mentre in quest’isola ci sono svariate cose da vedere, che non hanno alternativa altrove. Nel senso che sono uniche, hanno dietro storie intriganti. Un esempio è Alghero una città di neanche 50 mila abitanti, che rivela le sorprese di un passato leggendario. Come la  passeggiata sui bastioni, piuttosto che quel suo plastico in bronzo creato per i non vedenti.  Raccontano della lunga dominazione catalana, di cui restano le targhe bilingui nelle vie del centro storico e un 35% della popolazione che parla ancora catalano. Peraltro diventata materia di studio facoltativa nelle scuole. Ma la città non è rimasta ferma. Si è continuamente rinnovata, spesso puntando sulle tradizioni. A cominciare dal Museo del corallo in una palazzina Liberty del 1923, per continuare  con  iniziative  particolari come la mostra a cielo aperto  dei centenari sardi, fotografati da Daniela Zedda(v.foto). O le 400 lanterne, create per la partenza dello scorso giro d’Italia e rimaste ancora ora a illuminare la sera nelle strade principali(v.foto). Realizzate dagli studenti del liceo artistico da un’idea di Tonino Serra e di Antonio Marras, sono fatte con ruote di biciclette e di scampoli di tessuto, forniti dallo stilista, che qui nella sua Alghero ha una straordinaria boutique. L’amore per l’isola e la voglia di farla conoscere, in controtendenza con quasi un secolo di emigrazione, sono la vera forza trainante. Si riconoscono nella passione di Tonello Mulas che nel suo laboratorio di tessitura nel centro di Alghero, con un vecchio telaio perfettamente restaurato, crea sciarpe, borse, tappeti pieni di fascino. O di Giusi Ventura che prepara confetture, marmellate, sughi, creme col marchio Venatura, dove la materia prima è rigorosamente stagionale e a poco più di chilometro zero. Mirella di Gangi, fondatrice di Zaffera, è stimolante e commuovente quando parla degli stimmi di zafferano, la cui raccolta diventa una festa socializzante che fa bene all’anima. La voglia di far star bene e  coccolare gli ospiti è un must per Pina nell’Agriturismo Arcobaleno, dove si è accolti da Leon, possente e simpaticissimo cane meticcio, e circondati da cavalli, pecore, asini. Da  non mancare, infine, per un aperitivo o una cena, le Officine con il Sotto Prua. Ricavate in un cantiere per barche alla laguna del Calich, di fronte al Ponte Romano.

lunedì 21 maggio 2018

MOMENTI DI NON TRASCURABILE ELEGANZA


 Anna Bonino, Mishy Gregori, Laura Terranova, Sonja Tagliavini, Gabriella Maveri
Stupisce che sia stato a poche centinaia di metri da un ex sobrio e austero palazzo ora deturpato da una vistosa, quanto inutile illuminazione. O ancora che in vetrine vicinissime lo sgargiante e il pacchiano abbiano il sopravvento su abiti e accessori di grande bellezza, virtuosismi artigianali e di creatività. L’impressione di essere catapultati in un mondo 

dove il kitsch
è stato preso troppo sul serio è ricorrente nelle cosiddette vie della moda. E Milano non è da meno. Per cui quando ci si trova di fronte a una realtà che non rientra in questa panoramica, la sorpresa è forte. E’ stato così per l’iniziativa, che si ripete ogni anno a maggio, di chic e intraprendenti signore allo Spazio Cernaia in Brera, in una palazzina fine ‘800 con un inaspettato, delizioso giardino, proprio dietro l’abside della Chiesa di San Marco, dove nella canonica Mozart visse tre mesi. Qui Sonja Tagliavini ha proposto un succoso assaggio della sua Cucitoria, pezzi made to measure, dal taglio e la vestibilità perfetta, mai banali, ma neanche pesantemente caratterizzati. Quel giusto equilibrio, tipico del buon gusto che si ritrova anche nella scelta di accessori vintage, soprattutto borse, di Laura Terranova. Pellami esotici, griffe famose, ma all’insegna di un understatement esemplare. Mishy Gregori ha mostrato i suoi foulard con immagini fotografiche, per un tocco di eccentricità calibrato e mai sopra le righe. Anna Bonino per Crizu ha incuriosito con le  piccole sculture e i gioielli, realizzati con la carta piegata di vecchi libri. Infine Gabriella Maveri, padrona di casa, ha esposto i frutti della sua Ricerca, oggetti di ieri e di oggi, design e tradizione, dal portaritratti al vassoio. A completare l’evento la mostra di Antonio Casalino(v.foto in alto) e Gaia Maveri, artisti che partono da presupposti quasi opposti ma uniti da un comune spirito geometrico. Parte del ricavato delle vendite è stato devoluto al Centro di Accoglienza della Chiesa di San Marco. 

giovedì 17 maggio 2018

AMORE E MORTE


Si può parlare d’amore senza essere banali e scontati, ripetersi o provocare carie ai denti? Sembra di sì, anche a detta dei più cinici. Gli esempi sono nell’arte, nella narrativa, nel cinema, nello spettacolo. E per quanto pregiudizi e preconcetti abbiano un loro peso, la realtà riesce a sconfiggerli. Uno dei tanti potrebbe essere quello di Amami o cado, pièce teatrale, anzi monologo scritto da Giovanna Mori e interpretato, con grande stile, da Romina Mondello. Il titolo potrebbe far nascere qualche dubbio sul modo di affrontare l’argomento, con un’evidente sterzata verso la comicità o il surreale. Ma il sottotitolo La storia di una lunga giornata d’amore riporta subito su un piano neutro, se non addirittura con 

sfumature romantiche. Non ci sono, almeno non così dirette.  Nella storia, che narra in prima persona la protagonista Rosa-Romina, c’è un altro elemento importante, la morte. Che nella letteratura di secoli è spesso stata affiancata, contrastata, vinta, ma anche vincitrice dell’amore. E i toni sono in genere forti, drammatici, tragici, estremi, barocchi. Nel racconto di Rosa la retorica non c’è, ma non c’è neanche la voglia di farsi compatire. Sebbene lei sia la vittima, dato che il suo amante Filippo, di cui è incinta, è morto nella stanza del motel dove si incontravano clandestini. Nonostante sia sola sul palcoscenico, con soltanto qualche stacco musicale, o un piccolo delizioso video finale, dalle sue parole riusciamo a immaginarsela mentre telefona alla moglie del morto, fingendosi la receptionist del motel. La vediamo nel suo incontro con lo strano vecchio del trolley o con il magro camionista che cerca di recuperare i suoi cento maiali fuggiti. O ancora mentre guarda Mario il bel signore delle pompe funebri, o nella camera mortuaria e perfino nel negozio di scarpe, dove, da responsabile del magazzino, ha conosciuto Filippo. Sono quadretti teneri con una velata ironia, che fa sorridere e talvolta ridere. Dove l’amore comunque si sente e la morte se non esorcizzata, è vista con un occhio meravigliosamente distratto. Lo spettacolo, prodotto da Tieffe Teatro, è al Teatro Menotti di Milano fino al 20 maggio. 

martedì 15 maggio 2018

GOLA PROFONDA



Davvero Milano non si ferma mai. La frase suona banale e ridetta. Però è vera. E’appena finita la grande kermesse del Salone del mobile e Fuorisalone, anch’essa a ridosso del Miart ed è iniziata e terminata la Food Week, con 100mila 

presenze registrate, circa 60mila in più dello scorso anno. Ma già spazi, vie e giardini si preparano a ospitare i pianoforti di Piano City. Mentre negli scali ferroviari dismessi nascono come funghi tensostrutture pronte per i concerti di  SMC Social Music City. Senza parlare poi di Torri millennial che nel sud della città dialogano con la sessantenne Velasca. E di parchi e orti che inaspettati si aprono al pubblico. Oltre a mostre private e non, performance e spettacoli teatrali che coinvolgono interi palazzi. Difficile, quasi impossibile stare dietro a tutto. Un criterio può essere la voglia di sperimentare zone sconosciute della città.  Come è da sempre per il design, quest’anno lo è stato per il food.  Con molte proposte nelle zone più centrali, ma altrettante in vari quartieri più decentrati. Tra i punti focali  Taste of food, dal 10 al 13 maggio, alla nona edizione, a The Mall. Ma con ingresso in Piazza Alvaar Alto: un modo per coinvolgere e animare il quartiere Garibaldi, dove la movida spesso si ferma in Piazza Gae Aulenti(foto in basso). Qui, in quattro giorni e con una spesa abbordabile, era possibile assaggiare i sessanta piatti-asso nella manica di alcuni dei più stellati chef (foto al centro) e avere un contatto diretto con loro. Ma Taste non significa solo cucina. Vuole dire birre con speciali combinazioni e selezioni di luppoli, enoteche con cinquanta etichette, dalle più classiche alle anticonvenzionali. E ancora cocktail, degustazioni di whisky o rum, pizze e focacce doc, le meraviglie di Sushi B o le ostriche Amélie accompagnate, of course, da un bicchiere di Piper-Heidsieck. Tutt’altro panorama alla Fabbrica del Vapore dove al The Vegetarian Chance, festival della cultura vegetariana, si sono sfidati con le loro ricette vegane otto cuochi. A Orticola, ai Giardini Montanelli, degustazioni in tema di piante e fiori. Street food è stata protagonista anche nel cortile di Man’s World, in Via Orobia(foto in alto), quasi all’ombra della Torre Prada. Alla sua prima edizione milanese questo Boutique Event ha visto assemblate nella vecchia fabbrica Orobia tutte le passioni maschili. Dalle più scontate come auto e moto ai sigari, alla moda, ai giochi, ai drink a prelibatezze del palato come la tartare di salmone con miele di castagno, salsa di soia o la tartare di scamone piemontese con vinaigrette.