sabato 24 giugno 2017

PRIMO SOLE IN SALSA MAIONESE




Qui c’è il comune spagnolo che vede per primo il sole. Ma non è per questo Guinness dei Primati, un po’ all’americana, che l’isola di Minorca è davvero un luogo da vedere. O addirittura da andarci a vivere come hanno fatto in molti, da tutta Europa e non solo. Come Gloria, giornalista milanese, che qui ha trovato una villa  dall’invitante nome di Casa Bonita (foto in alto e al centro)e ci si è installata con il suo labrador Miele. L’ha risistemata con l’eleganza e la raffinatezza maturata negli anni in riviste patinate e ha creato un B & B. Con il plus di un orto generoso. Qualcosa insomma che riassume 
un po’ tutto quello che rende l’isola una meta interessante e non banale. Al di là delle belle spiagge e del mare limpido, optional sicuramente non trascurabile, c’è una vegetazione notevole con approccio alla natura quindi garantito. C’è un bel vento per i velisti e piccoli porti con attracchi giusti come a Es Castell, lungo la passerella in legno, inserita nella roccia (foto in basso). C’è quel po’ di esotico che soddisfa il desiderio di evasione, ma anche quel tanto di locali e negozi che garantiscono la resistenza a chi non vuole rinunciare all’animo socializzante e metropolitano. La gente è gentile e accogliente e l’internazionalità e la qualità dei nuovi residenti toglie qualsiasi parvenza di neo-colonialismo e spirito da conquistador, come si riscontra invece purtroppo in tanti posti modaioli. C’è il vecchio borgo di Ciutadella ma c’è anche la capitale Mahon  dalle  tante piazze con palme, la  vista straordinaria, gli scorci sul mare a fiordo, chiese imponenti e sontuosi palazzi. Anche i piaceri della tavola qui non sono in secondo piano. L’aragosta è uno dei piatti preferiti e i vigneti assicurano il vino giusto per accompagnarla. D’altra parte la storia racconta, e il nome conferma, che la famosa maionese è stata inventata qui  dal cuoco del duca di Richelieu, nipote del piu' famoso cardinale. 

1 commento:

  1. Questo quanto ho scritto a questo proposito nella mia guida sulle Baleari. Le storie di questa intrigante isola sono tante. a Voi scoprirle.

    MAIONESE O MAHONESA?
    I Minorchini sostengono con orgoglio e fierezza di aver tenuto loro a battesimo la francesissima maionese. Leggenda o realtà? A quanto pare i Minorchini hanno ragione e alcune circostanze storiche concorrono a rafforzare il loro vanto.
    Sembra che i fatti si siano svolti così: le truppe francesi, guidate dal Duca di Richelieu (1696-1788), stavano assediando il Castello di San Felipe, durante la guerra dei Sette Anni (1756-1763) – che coinvolse anche l’isola visto che era in mano agli Inglesi nemici acerrimi dei Francesi – quando il nobiluomo, assalito dalla fame, andò a mangiare in una locanda poco distante. Insomma era in pausa pranzo, visto che i cannoni tacevano e nessuno sparava più; il solito oste truffaldino gli propinò un piatto di pesce non più freschissimo, il Duca andò su tutte le furie e rimandò il piatto in cucina imprecando. Ma l’oste non si perse d’animo: abile cuoco, ma soprattutto molto economo, per togliersi dagli impicci ebbe un colpo di genio e gli propinò lo stesso pesce guarnito con una salsa preparata lì per lì sbattendo insieme olio, limone e uova, gli unici ingredienti che aveva a disposizione dato che si era in guerra, e ottenendo una specie di crema vaporosa e gradevole. Fu un vero successo: il Duca ne fu entusiasta e una volta ritornato a Parigi la fece preparare dal suo cuoco personale chiamandola mahonesa, dal nome di Maó, la città che aveva finalmente conquistato, imponendola a Corte.
    A Minorca si narra anche un’altra storia legata sempre alle origini della dorata salsa: nel 1760 Carlo III fece scalo a Maó durante la sua traversata da Barcellona a Napoli. Il governatore dell’isola organizzò un sontuoso e pantagruelico banchetto in onore del re, dove le aragoste locali cucinate alla brace costituivano il piatto forte. Carlo III, che non le amava, si infuriò e perse l’appetito: il governatore corse subito ai ripari, rimandò le aragoste in cucina, dove il cuoco le guarnì di una salsa giallo-cromo simile all’alloli, però senza aglio. Anche in questo caso il successo fu assicurato.

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