venerdì 10 maggio 2019

TRE DONNE


Tre libri scritti da tre donne, che hanno vissuto da protagoniste gli anni della contestazione dal’68 ai’70.Presentati da tre donne, Angela Giannitrapani, Vittoria Longoni, Marilena Salvarezza, alla Casa delle Donne di Via Marsala a Milano, con un pubblico al 98% femminile. Il marchio femminista sembrerebbe scontato, con dibattito sulle rivalse, sul cammino percorso, eccetera. E invece l’incontro ha avuto un percorso inatteso, quasi spiazzante. Il tema femminismo è stato solo sfiorato, ma come una certezza acquisita, come dato di fatto. Proprio partendo dai tre libri, in nessuno dei quali per quanto autobiografici c’è un’insistenza su questo soggetto. Le madri, per esempio, sono figure appartenenti a un passato, superatissimo. Le donne speciali non sono protagoniste. In Gli anni forti di Paola Martini (ed.Manni) c’è Tata, capace con la sua mentalità contadina e il suo motto “fare non pensare” di tirare le file della grande casa nella campagna di Empoli, dove la mamma è troppo fragile per farlo. Sullo sfondo, che poi diventa scena principale, di Firenze della contestazione, fino al caso Moro. In Incontri all’angolo di un mattino di Lia Migale (La Lepre Edizioni), la storia di una generazione parte da Teramo, dove la scrittrice ha vissuto i primi anni e prosegue a Roma. Racconta le rivoluzioni di quel momento con le esperienze, non con i fatti. E per far questo utilizza le stelle comete, personaggi reali, non più fra noi, con i quali ha vissuto queste esperienze. Uomini e donne. La donna speciale in Sono io la tua sposa Marina (ed.L’Iguana) di Donatella Borghesi è Marianna, vedova del capo palombaro ed eroe viareggino Alberto Gianni, nonché nonna dell’autrice. Che a differenza di Martini e Migale, non scrive in prima persona. Parte, appunto, da Marianna la saga della sua famiglia, per arrivare agli anni ’60-‘70 con le vicende di Alberta, sua replicante, fino a Carlotta, replicante di sua figlia. Come ha detto Borghesi il memoir, costruito fedelmente su lettere e documenti, si mescola alla fiction di cui spesso prende i ritmi. Come nel primo capitolo con l’avvincente scena dell’Artiglio, la nave del nonno palombaro, che salta in aria. Una sceneggiatura da film. 

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