lunedì 29 giugno 2026

LO STILE E' DA LEGGERE

La foto in copertina intriga, il titolo Lo stile eterno-Gli accessori dell’eleganza maschile comunica con precisione il contenuto. Il nome della collana Mestieri d’arte in alto a sinistra, ne conferma il carattere di guida. Eppure il libro di Gian Luca Bauzano, edito da Fondazione Cologni-Marsilio, per quanto documentato storicamente, si legge con la piacevolezza di un libro illustrato. E non solo perché le foto sono molte e di ottimo livello.  


Dipende dall’approccio giornalistico dell’autore e dalla sua capacità di filtrare informazioni storiche, economiche e tecniche con commenti, precisazioni, anche aneddotica. Mai fatta cadere dall'alto, ma con quel tocco, addirittura, d’ironia che invita a continuare la lettura. Anche per chi non è così interessato all’argomento. Un’aneddotica curiosa che aiuta a raccontare un mondo. Un mondo con i suoi personaggi che non sono solo gli stilisti, ma gli imprenditori della moda, gli artigiani, ma soprattutto quelli che hanno mantenuto lunghe tradizioni famigliari e che per l’Italia sono una ricchezza. Dai sarti ai cappellai, dai guantai agli scarpai, dagli ombrellai ai gioiellieri. Quelli, appunto, che sono il riferimento della vera eleganza maschile. Sempre con un occhio alla storia e a quei secoli in cui il vestire maschile era sovraccarico, prezioso quasi più di quello femminile, perché simbolo ed espressione di potere. Niente a che vedere con “lo stile che è l’abito dei pensieri”. Come nello scritto di Lord Chesterfield riportato nel primo capitolo. Informativa l’ultima parte dedicata alle scuole di moda e alle “fucine del saper fare” fondamentali “per difendere i mestieri d’arte come patrimonio comune irrinunciabile”.  
 

lunedì 22 giugno 2026

FINE SETTIMANA

Nomi nuovi, comunque non partecipanti abituali, in questo ultimo giorno di moda maschile a Milano, che si chiude con la sfilata di Giorgio Armani. Domani sette brand in passerella-streaming.  Alla Fondazione Sozzani in Bovisa, ormai diventato una delle location più frequentate delle fashion week, la mattina hanno presentato Zenam e Bottega Bernard.  






Il primo è un marchio fondato e diretto dal designer del Camerun Paul Roger Tanonkou. Zenam, che in un dialetto del Camerun significa "Raggio di sole", promuove l’inclusione e il dialogo delle culture. Lo fa creando capi dal design attuale, in tessuti sostenibili, frutto di artigianato africano al 75%. Come il completo a righe realizzato a mano con telai nel Burkina Faso o i pantaloni ampi, le leggerissime camicie e i trench, tutti genderless e in tessuti di tonalità non scontate, perché derivati dalla natura. Chiara Bernardi, nipote d’arte, come raccontano gli attrezzi di modellistica della nonna (qui sopra), per Bottega Bernardi utilizza tessuti scarti di Prato. La collezione si chiama Sign of e vuole essere un riflesso sul vissuto di ognuno. Il filo conduttore sono le pieghe che si ritrovano nei pantaloni, nelle gonne-grembiuli da sovrapporre, nelle camicie. Vari gli inserti in tessuti diversi, così la camicia in lino con il plastron in fibra di ortica. Curati i dettagli, come i bottoni in cocco o in madreperla. La maglieria “in materiali puri” è riproposta in tutta la sua eleganza understatement da De Nobiliary Particle, brand creato da Paolo de Vivo, noto consulente di comunicazione( in alto a destra). In cotone a coste  girocollo di vari colori, in raso anche cardigan e gilé, sempre in tonalità interessanti. Ma anche pull in cashmere, alcuni con sciarpe abbinate o in lurex con un 60% di Viscosa per togliere il rischio di “puntura da lurex”. Su un tavolo un telo mare e una pochette con orlatura a mano. Tutto made in Italy e tutto presentato nel fascinoso   appartamento-studio-museo di Corso Italia con la compagnia del levriero afgano Caos. Roberto De Wan nel negozio di Via Manzoni partecipa, as usual, alla Fashion week con raffinati accessori maschili come la cartella notaria in vitello stampa cocco (foto in basso), gli zaini, gli orologi e una grande scelta di occhiali. Nel cortile e davanti a Casa Bagatti Valsecchi sfila la collezione di Sergio Davila, peruviano di Lima. Tutti i capi sono realizzati a mano. Dai piccoli spencer all’uncinetto per lei, ai pantaloni jacquard con coulisse in vita per lui. Dalle maglie traforate alle gonne con lavorazioni speciali, ai pull riedizione di quelli sportivi. Molto bianco con flash di rosso  e arancio. Nel pomeriggio ritorno alla Bovisa per Koday, marchio creato da Alex Léal, parigino, con origini brasiliane. E al Brasile s’ispira la collezione, in particolare alle foto di Salvador de Baia scattate dal noto fotografo francese Pierre Verger tra gli anni Cinquanta e Sessanta. La leggerezza e la fluidità sono dominanti (in alto a sinistra). I tessuti per la maggior parte sono di recupero, in colori caldi e luminosi spesso trasparenti, con molte righe. I pantaloni sono ampissimi così come le bluse abbinate. Creata per l’uomo, piace anche alle donne. Sono i chiostri di San Barnaba, incredibilmente freschi in una Milano torrida, ad accogliere, come sempre, il party con sfilata di dieci brand di Camera Showroom Milano e Confartigianato Moda. Il tema è l’eco-sostenibilità.

domenica 21 giugno 2026

QUANDO LE COLLEZIONI SONO VIAGGI


 Ad aprire la giornata, Eleventy.  Non nel suo show room, come sempre, ma nel giardino dell’Hotel Four Seasons, dove si poteva approfittare  di una minima ma, in questi caldi milanesi, preziosa brezza. Al suono di violini. Per festeggiare i vent’anni del brand il direttore creativo Marco Baldassari propone la capsule The Indigo Blue. Con un tessuto al 100% lino, produzione Zegna, effetto denim. Per giacche, abiti, anche in versione Principe di Galles (a destra). La Main Collection si ispira, invece, all’atmosfera di Venezia. Soprattutto nei colori: blu, nocciola, amarena, nero delavé, terracotta, verde militare. Tra le novità la giacca con collo mao o priva di revers, e i pantaloni dai volumi morbidi e confortevoli. Tra gli accessori sandali intrecciati a mano, mocassini goffrati e charms in pelle da applicare a borse e pantaloni. 

 

 E’ una crociera di mezzanotte la collezione di Alchètipo, brand fondato e diretto da Andrea Alchieri, alla sua seconda presentazione milanese. Ogni capo, di cui qualcuno per donna, è accostato a una piccola isola di terra caratterizzata da una vegetazione diversa. Da quella fiorita a quella con alberelli secchi. Le giacche hanno revers larghi o doppi revers, si accorciano e tendono a segnare la figura. I pantaloni sono larghi, con pinces e vita alta. Colori prevalenti bianco, beige, grigio pietra, nero per i profili. Piccoli gioielli metallici sostituiscono le cravatte. Il papillon dello stesso tessuto dell’abito con due tagli diventa una maschera (in alto). Presentazione come sempre statica per la collezione di Canali, disegnata dal nuovo direttore creativo Alessio Lillocci. In un grande spazio, indossati dai modelli, tutti i capi del classico guardaroba maschile. Dal blazer blu doppiopetto alla giacca in pelle, dal giubbotto in denim alle maglie in cotone traforato, dai pantaloni con pinces al completo. In ogni capo emerge la sartorialità.  La palette cromatica è quella delle spezie, raccolte in cestini di paglia sulla pedana della presentazione. Per presentare la  collezione “slow living” Pal Zileri sceglie la Terrazza Martini, luogo ideale per “il ritmo lento dell’aperitivo estivo”. Incorniciati da una vista a 360° gradi, manichini con giacche-camicie in suède, blazer in tessuto finestrato, abiti dalle silhouette morbide, completate con polo. Dietro la collezione Brett Johnson c’è la luce della Costiera Amalfitana. Quindi tonalità come il sabbia, il rosa cipria, l’acquamarina, il verde salvia per capi fluidi, che accompagnano il corpo con naturalezza, espressione di un’alta sartorialità. Grande ricerca nei materiali e nei dettagli come i profili in pelle sulle tasche della sahariana. Tra gli accessori dedicati al viaggio, le stringate con suola realizzata con gli scarti di precedenti collezioni. A chiudere la giornata, in contemporanea con la presentazione di Etro, la sfilata di Domenico Orefice con capi per lui e per lei. Dominanti le linee enfatizzate soprattutto nei bermuda e nei pantaloni, interessanti i tessuti tappezzeria floreale per giacche per lui e tailleur per lei. 

sabato 20 giugno 2026

IN OGNI MODO

Secondo giorno di moda maschile a Milano. Grande varietà non solo nelle collezioni, ma anche nelle presentazioni. Dalla sfilata più tradizionale di Dolce & Gabbana alle varie presentazioni-installazioni, fino alla sfilata con l’intelligenza-artificiale di Corneliani. Come sempre nel palazzo di via Durini, oltre i soliti manichini con i capi più importanti e due modelli in giro per il salone, il video di una sfilata realizzata, appunto, con AI






Una porta, anzi la vera porta del palazzo si apre ed escono i modelli, ma dopo qualche passo si ritrovano in un cortile con specchi d’acqua su cui galleggiano fiori di loto, che richiamano “le radici mantovane del brand”. Ma anche nel bel mezzo di una foresta tropicale. Due sono i modelli presenti, gli altri sono creati con un casting digitale. Indossano giacconi impermeabili, camicie con tasche, maglie con motivi di rombi, l’abito a quattro bottoni in un popeline di lana pura con un effetto mosso (al centro a sinistra). MTL Studio, brand creato sette anni fa da Matteo Lamandini, ricostruisce una spiaggia della Romagna, dove andava da piccolo. Per terra un patchwork di asciugamani colorati anni 80-90 davvero appartenuti alla zia, un ombrellone con appesi abiti, due sdraio e “tipi da spiaggia” che vanno e vengono. Dal bagnino al ragazzo che torna dalla discoteca (foto in alto). Il popeline di cotone rigato è tra i protagonisti, diventa oltre che camicia, blazer e pantaloni con coulisse in vita. Tecnica ma coinvolgente la presentazione di Ten C con i capi indossati sia dai modelli, sia sui manichini per meglio vederne la costruzione e il materiale, sia nelle grandi foto che riempiono la sala. Giacche, giubbotti, capi spalla realizzati in OJJ, jersey giapponese con fibre di nylon e poliestere, in colorazioni varie, dalle spruzzate viola e arancione alla tinta unita. A completare maglie in ciniglia. MCM, marchio tedesco di borse e valigie di Monaco, propone anche una piccola collezione di giubbotti, giacche in pelle e jeans senza logo.  Sempre “logati” bauli, zaini, valigie e anche una serie di cani e animali in pelle. Garcias, brand colombiano fondato da Nicolas Martin Garcia, che ne è anche il direttore creativo, fa sfilare i suoi modelli, uomini e donne, intorno a un improvvisato mercatino con verdura, frutta e birra, tipico colombiano. Molte le giacche senza collo, le camicie e i bermuda con megastampa, ma anche poncho. Tra i pezzi più “divertenti” la camicia rosa che a metà diventa gessata sul marrone per coordinarsi ai pantaloni. Anche Filippo Cascinelli Staudacher, per la collezione che porta il suo cognome, ricorda le estati nella tenuta di famiglia in Trentino  e ricostruisce un picnic nel cortile di Palazzo Turati, sede dell’Istituto Marangoni dove si è diplomato designer nel 2022. Con ombrelloni, tavolini, sedie in ferro, cestini da picnic, tovaglie a quadri, una bicicletta. Per lui e per lei camicie, pantaloncini, gilé in tessuti riciclati, con bottoni di perla e ricami floreali (foto in basso). Filippo De Laurentiis presenta Damar, una collezione in maglia con giacche, pull, pantaloni nell’Onda Listening Bar, con i modelli seduti su due panche (al centro, a destra). Mentre nella stanza interna con i quadrati luminosi delle trame della maglieria, si ascolta musica. Prima con deejay, poi dal vivo.

  


venerdì 19 giugno 2026

FIRENZE-MILANO SOLO ANDATA

Passaggio di testimone, per la moda maschile della prossima primavera-estate, da Firenze a Milano. Buoni risultati per il Pitti Immagine Uomo, che ha visto presenti 720 marchi di cui il 44% provenienti da 30 paesi. Oltre 14mila i visitatori da più di 90 paesi. Molto apprezzata la scenografia della Fortezza da Basso con The Pitti pool (foto in basso), installazione del designer Philéo Landowski (Parigi, classe 2002). Nessun riferimento ai costumi da bagno, ma alle infrastrutture e al “dietro le quinte” di una piscina, metafora di quello che c’è dietro all’industria della moda. Per quel che riguarda le tendenze, continua il sartoriale in versione casual-funzionale, con grande attenzione ai tessuti e al confort, e voglia di colore. Lo spezzato è protagonista con giacche parzialmente foderate o addirittura sahariane. 






In questo trend a Milano la collezione di Retori, al suo quinto compleanno-capitolo, per l’inverno 2026 e per l’estate 2027. Brand, fondato nel 2024 dalla direttrice creativa Salma Rachid, propone un guardaroba pensato per chi viaggia, sia al maschile che al femminile.  Quindi capi leggeri, fluidi, piacevoli da indossare. Ispirati, soprattutto nei colori, alle opere dell’artista cino-americana Ye Quin Zhu, di cui sono esposti alcuni lavori. Tinte in genere sobrie, interrotte ogni tanto da bagliori, creati da inserti metallici (in basso a sinistra). Oltre agli accessori anche gli occhiali di Akoni Eyewear . Prevalentemente metallici uniscono la precisione svizzera all’eccellenza dei materiali giapponesi, titanio in primis. Per una "sweet luxury". Anche Santoni presenta sia la collezione maschile che quella femminile. Nessuna ispirazione a viaggi o a luoghi questa volta, ma una valorizzazione dell’artigianalità, con banchi dove veri artigiani lavorano. Tra le novità le nappine da acquistare anche separatamente per personalizzare i mocassini. O ancora la stringata fatta di un pezzo unico di vitello senza cuciture. Debutta nella Settimana della moda maschile, anche se è riservata alla donna, la collezione I.Shkap-Psyché. Abiti, ma soprattutto bijoux, disegnati da Alessandra Calore, con la direzione artistica di Irina Shkap, di cui sono esposte alcune foto. In un allestimento raffinato e intrigante con fiori particolari, in linea con i gioielli(foto al centro). “Un libro che fa bene al cuore” ha definito Gisella Borioli, fondatrice del Superstudio Più, Un abito alla volta presentato nel FLA Museum del Superstudio Più. Con testi e foto di Enzo Dal Verme e progetto grafico e art direction di Pier Paolo Pitacco racconta “di un posto a Londra che sembra un costoso negozio di abbigliamento maschile…dove i vestiti non sono in vendita… Ma vengono regalati. ” Nato dall’idea di Maria Lenn, è un progetto che ogni anno aiuta più di 1200 uomini. Regalando, appunto, un abbigliamento completo di scarpe, calze, cravatte per presentarsi a un colloquio di lavoro. E trovare, oltre al lavoro, la propria dignità (Nella foto la versione in inglese). 

giovedì 18 giugno 2026

IL DESIGN CHE SORPRENDE

Per quanto punti moltissimo sul “patrimonio” di design della tradizione, il Vitra Design Museum di Basilea offre sorprese continue. Non solo sorprende ed entusiasma chi viene per la prima volta ma anche chi ci ritorna con una certa frequenza. C’è sempre qualcosa da scoprire, o che non si aveva notato, ma è anche vero che ci sono continue variazioni. Perfino nella VitraHaus, che nei suoi quattro piani riassume le intere collezioni, si avvertono dei cambiamenti.







Soprattutto per quel che riguarda le composizioni di pezzi di design che sono vere installazioni, in genere situate davanti alle vetrate aperte sul “labirintesco” Oudolf Garden (In alto e al centro). Anche lo shop ha sempre delle novità, non necessariamente legate alle mostre in corso.  Tra le esposizioni quella aperta più di recente (23 maggio), che chiuderà il 9 maggio del 2027, è Verner Panton Form Colour Space allo Schaudepot, volume monolitico di mattoni progettato da Herzog & De Meuron. Qui sono esposti i lavori del designer danese a cent’anni dalla nascita. Certamente le sedie, e la Panton Chair in particolare, è la protagonista, con i vari cambiamenti negli anni. Ma c’è anche la collezione di tavolini e sedie a cono, o i tessuti, alcuni usati per creare dei capi dallo stilista belga Dries Van Noten, in una sfilata omaggio al designer (in basso). Interessante la camera con le poltrone che assecondano la linea del corpo in colori forti.  O i progetti di edifici in plastici o in foto, tra cui quello per un concorso per il Centre Pompidou di Parigi, che pare per uno sciopero generale non sia mai arrivato a destinazione. Verità o leggenda?  Appena aperto al pubblico, il Water Garden, che sarà inaugurato ufficialmente il 4 luglio durante il Vitra Campus Summer Festival. Progettato dal paesaggista Bas Smets, convinto ecologo, che nel Vitra Campus ha creato dei micro-boschi piantumando 8mila alberelli, è un laghetto circondato da piante acquatiche secondo criteri di biodiversità. Con la sua vegetazione dovrebbe attrarre uccelli e diventare fonte di sostentamento per i pesci. Il laghetto, alimentato dall’acqua piovana che si raccoglie sul tetto di un vicino capannone, ha al centro una fontana con tre  squali in ceramica. Fanno parte della collezione Angry animals di Hella Jongerius, della quale è in corso la mostra nel vicino Design Museum. Gli squali, con le loro bocche spalancate che svelano enormi, minacciosi denti, vogliono richiamare l’attenzione degli umani sulla loro specie in pericolo. 

lunedì 15 giugno 2026

IL MAGO DELLA LUCE

Difficile dire se le fotografie di Aurelio Amendola siano così straordinarie per la luce o per un insieme di caratteristiche di cui l’uso sapiente della luce è il filo conduttore. Comunque la mostra Capolavori fotografati. Aurelio Amendola che apre domani a Palazzo Reale di Milano, è davvero eccezionale.  Toscano di Pistoia, classe 1938, Amendola è considerato uno dei più importanti fotografi d’arte italiani. Come ha detto Bruno Corà, critico e storico d’arte, nonché  presidente della Fondazione Burri, non è un fotografo ma “un artista che lavora con la fotografia”. Primo ad avere una mostra all' Ermitage di San Pietroburgo, ha fotografato i più grandi artisti contemporanei ma anche le opere più significative dei mastri della scultura rinascimentale e classica.





A Palazzo Reale sono esposte 85 immagini di capolavori che, come specifica il sottotitolo, si riferiscono a Burri, Vedova, Nitsch, Duomo di Milano, Bernini, Canova, Michelangelo. I primi tre artisti Amendola li ha fotografati nell’atto di creare le loro opere. E le immagini spiegano la loro arte meglio di qualsiasi testo. Ci sono i fuochi di Alberto Burri, che svelano La Combustione e il processo creativo dove l’alterazione della materia è in primo piano (foto in alto). Emilio Vedova si muove tra i suoi simbolici, grandi tondi. Il rosso sangue domina nelle foto di Hermann Nitsch all’opera nel castello di Prinzendorf. Tutte queste tre situazioni raccontano gli artisti. Si sente l’energia, l’enfasi, il piglio creativo. Del Duomo di Milano ci sono nove fotografie realizzate da Amendola nel 2009 ed esposte per la prima volta al pubblico. Ci sono svariate foto di dettagli, spesso non facili da cogliere, ma anche foto d’insieme, sempre con un’angolazione inedita e incredibili giochi di chiaroscuri che fanno risaltare gli aspetti più preziosi e interessanti. E poi ci sono 35 scatti dedicati ai grandi maestri della scultura, Bernini, Canova, Michelangelo. Anche qui la luce gioca un ruolo fondamentale rivelando la plasticità e il realismo dei corpi (in basso, "Il ratto di Proserpina" del Bernini). “Le luci fanno parlare le sculture” ha detto Domenico Piraina direttore di Palazzo Reale di Milano “Le foto sono un invito al saper vedere”.  E guardando le foto di Amendola, non ci si stupisce che qualcuno abbia chiesto se dietro queste foto ci fosse un sistema di illuminazione per avere quegli effetti. La mostra chiude il 6 settembre e l’ingresso è gratuito. Il catalogo in edizione bilingue, italiano e inglese, è edito da Skira.

venerdì 12 giugno 2026

BRILLO, DUNQUE SONO

In un primo momento si ha l’impressione che si tratti di pittura astratta, dove il colore e le geometrie sembrano giocare un ruolo primario. Ma basta uno sguardo minimamente più attento per distinguere dei visi, ma soprattutto dei corpi, che raccontano una storia. C’è un forte filo conduttore nella mostra Brillo, la prima personale in Italia di Carlos Enfedaque(qui sotto l'autoritratto) allo Spazio MU.RO di Milano, da ieri all’11 luglio. 



 

Spagnolo, di Saragozza, l’artista (classe 1994) dal 2018 vive e lavora a Berlino. Sue opere sono esposte in importanti gallerie di Londra, Madrid, Barcellona, Berlino, Valenza e in collezioni pubbliche e private europee e statunitensi. Ha partecipato a numerosi programmi di "residenza artistica" tra cui quello alla Tom of Finland Foundation di Los Angeles, istituzione fondata nel 1979 dal finlandese Touko Valio Laaksoonen, in arte Tom of Finland, che si occupa della raccolta e della divulgazione dell’arte omoerotica. Ed è qui che Enfedaque ha realizzato la maggior parte delle opere esposte nella galleria milanese. Perché proprio in questa famosa istituzione ha avuto modo di approfondire il tema del corpo umano e della sua libertà, del desiderio e dell’identità queer. A volte solo accennato, ma sempre espresso nelle sue opere, in prevalenza olii su lino e anche in un video. In forma più esplicita nei dipinti esposti nella Red Room, dove si accede oltrepassando una tenda. Non di immediata interpretazione il titolo della mostra: Brillo. Come ha spiegato Enfedaque è il nome di una cornacchia grigia con cui ha instaurato un rapporto quotidiano sul balcone della sua casa a Berlino. Ma El brillo de los ojos, che in spagnolo significa "luccichio", "luminosità degli occhi" è anche il personaggio principale del romanzo Las Malas dell’argentina Camila Sosa Villada. E il suo nome diventa “simbolo di cura, maternità e speranza…in una comunità marginalizzata di donne trans e travestiti”.  

giovedì 11 giugno 2026

VISIONARIO, ANZI PRAGMATICO

Perché un libro sulla moda viene presentato a Milano nella Pinacoteca di Brera dal suo direttore generale Angelo Crespi? E’ successo oggi e il libro è Realtà e visione oltre la moda. Un viaggio visionario oltre il confine del reale (Edizioni Bookness). L’autore non è uno stilista, né un direttore creativo, è Francesco Casile, fondatore di CSM Camera Showroom Milano e CEO del Casile & Casile Fashion Group, una delle figure più autorevoli del sistema distributivo moda italiano ed europeo. Quindi importante, ma dietro le quinte. 



Al primo momento il libro può sembrare autoreferenziale e un po’ambizioso, ma basta leggere la quarta di copertina dal titolo  Il libro che non doveva esistere" e la prefazione di Mario Boselli, presidente onorario di Camera della Moda, per rendersi conto che non è “un’operazione nostalgica” ma "un atto di restituzione... che restituisce dignità a un sistema che vive di competenze, di sacrifici, di visioni”. Ma anche un manuale che descrive un mondo, le sue origini e il suo futuro, dove anche il carattere autobiografico diventa fondamentale. Francesco Casile, nato in un piccolo paese della Calabria in una famiglia di contadini, è riuscito ad arrivare a importanti traguardi. La sua storia, per quanto potrebbe avere tutte le caratteristiche del “racconto buonista”, in genere fine a sé stesso, è invece assolutamente funzionale. Soprattutto come messaggio per i giovani, su cui punta la moda e il made in Italy del futuro. Come è scritto nella quarta di copertina “ai giovani talenti che sognano la moda questo libro servirà per conoscere il passato, per crescere e in futuro diventare i leader del settore”. Casile spiega come un sogno può diventare realtà. E guardare al passato per costruire il futuro è la base. Ma non sono frasi fatte. I suoi verbi-consigli sono: ascoltare, osservare, interpretare, costruire relazioni più che fatturare, esserci quando gli altri svaniscono. Non mancano piccoli ritratti dei protagonisti della moda, dai couturier del passato come Fortuny e Poiret ai nomi del prêt-à-porter, a importanti giornalisti scomparsi. Interessante, e anche divertente, uno dei capitoli, che l'autore chiama tappe, in cui analizza le figure simbolo della moda. Da quelle positive a quelle negative e come riconoscerle. Chi vuole tutto subito, il capo che non guida, ma si specchia, “Io prima di tutti”, il bello senza fondamento.  Casile distingue i consigli da dare ai giovani da quelli da dare ai leader.  Insegna a distinguere tra velocità che è intelligenza, da fretta che è disordine. Quasi commuoventi, ma senza retorica, i ringraziamenti finali ai colleghi, ai giornalisti e ai media, ai collaboratori silenziosi, alla sua famiglia. E perfino ai critici, ai dubbiosi, ai detrattori e “a chi non ho nominato ma sa di esserci”. E da quello che hanno detto i relatori alla presentazione del libro, non sono parole vuote o di prammatica, ma l’espressione di una persona altruista e generosa, oltre che geniale.

mercoledì 10 giugno 2026

MANI IN ALTO

Che l’artigianato sia una ricchezza da proteggere è uno dei temi da affrontare. Non è certo facile in un mondo come l’attuale dove si "disconoscono" molti valori. Gli artigiani sono sempre meno, sono spesso persone di una certa età e se hanno dei figli questi non possono o non vogliono ereditare un mestiere ormai difficile da esercitare. Per cui un’iniziativa come quella di Homo Faber deve essere vista come una vera ancora di salvezza, oltre che un piacevolissimo appuntamento d’arte.




La manifestazione nata nel 2018, con una cadenza biennale (ha saltato il 2020) è organizzata da Michelangelo Foundation (associazione no-profit con sede a Ginevra) in collaborazione con Fondazione Cologni Dei Mestieri d’arte e Fondazione Giorgio Cini. La quarta edizione, dal 1° al 30 settembre, si tiene come sempre nell’Isola di San Giorgio a Venezia, che ogni volta si trasforma secondo il tema della mostra. Quest’anno, come annuncia il titolo An Island of light, è il rapporto tra luce, materiali e naturalmente la mano dell’uomo. Un tema quello della luce, caro al direttore artistico del momento, l’artista e designer inglese Es Devlin (nella foto) che è stata tra i protagonisti dell’ultimo Salone del Mobile di Milano con la sua Library of Light alla Pinacoteca di Brera. Più di 800 gli oggetti esposti, creati da più di 400 artigiani di 55 paesi del mondo. Suddivisi all’interno della Fondazione, ma anche nei cortili e nei giardini. Si va da oggetti e creazioni selezionati nei colori della terra, in un salone, agli uccelli nella zona piscina dove l’acqua è un altro filo conduttore. Uccelli di carta bianca voleranno nella Sala Bianca mentre nell’Anticenacolo voleranno, come uccelli, delle lanterne. I colori non mancheranno e saranno quelli dell’arcobaleno in un’altra sala. La mostra prosegue nel Labirinto Borges dove su un muro saranno disegnati gli animali di città, ignorati e non considerati. Un altro richiamo al rapporto tra uomo e natura. A completare il tutto e invitare a una piacevole sosta tre ristoranti di diversi livelli di servizio e di menù, ma tutti con la firma dello chef stellato Salvatore Sodano. Previsti workshop e tour tra gli artigiani di Venezia. A fare da guida e ad accogliere i visitatori gli Ambassador, giovanissimi artigiani in uniforme, colorata con lo spray di uno speciale indaco coltivato sull’isola.

mercoledì 3 giugno 2026

MILANO IN NERO

Già l’idea di ambientare la ricerca di un serial killer a Milano durante il lookdown è un’idea che intriga. Ma non basterebbe certo per fare di E così per non morire (Ed. Italian Tabloid, Feltrinelli) di Paolo Roversi un thriller che prende davvero. 

 



Come annuncia il sottotitolol’indagine è condotta dalla profiler Gaia Virgili, personaggio protagonista, come Radeschi, nei romanzi dello scrittore. Pure questa è una caratteristica intrigante. Anche perché a indagare su un killer, che uccide solo donne, è una donna con una serie di pensieri, riflessioni e caratteristiche che rendono la sua ricerca più credibile. Anche l’impianto del libro è particolare, in quanto a capitoli “in tempo reale” appunto nella Milano del 2020, si alternano capitoli che raccontano l’indagine su un serial killer, sempre di donne, che agisce, sempre a Milano, ma negli anni ’60 e ’70. Dettaglio interessante, che si scopre a poco a poco, i vari punti di contatto dei delitti e soprattutto le caratteristiche comuni delle vittime. Di questi capitoli “del passato” fanno parte anche  articoli di giornali allora “specializzati” in cronaca nera. E la scrittura sembra davvero originale, grazie all’esperienza nel settore di Roversi  che, anche se in tempi più recenti, ha iniziato la sua attività di giornalista proprio nella “nera”. Questo non toglie comunque niente alla descrizione di una Milano chiusa, muta, preoccupantemente silenziosa e dei personaggi con cui si riesce quasi a stabilire un rapporto o comunque li si sente vicini. Questo varia ovviamente da lettore a lettore. Il finale è una sorpresa, ma non in modo sfacciatamente esagerato, come spesso accade anche nei migliori thriller, fino a diventare scontato.

venerdì 29 maggio 2026

IL PARADISO SI PUO' COSTRUIRE

Incredibile come il Museo Rietberg di Zurigo, con una notevole  collezione permanente di arte extraeuropea, organizzi mostre  particolari, emozionanti e sempre con un messaggio e un forte contenuto sociale. Ora è in corso, fino al 6 settembre, Quasi un Paradiso. Fotografia dell’era coloniale nell’arte contemporanea. Già dal titolo si può intuire che non è una normale mostra di foto relative a un certo periodo. Infatti, le foto di archivio sono solo il punto di partenza del lavoro di venti artisti da tutto il mondo. 

 



Tutti nati tra il 1974 e il 2000, con l’eccezione di due del 1967 e 1968. Uno di questi è il vietnamita Dinh Q.Lê, morto prematuramente nel 2024, la cui opera apre la prima delle quattro sezioni della mostra che ricostruisce archivi fotografici, per varie ragioni, soprattutto sociali e di guerre, andati distrutti o mai creati. E i suoi cubi Crossing the Farther Shore raccolgono immagini della vita quotidiana di famiglie vietnamite costrette ad abbandonare le loro case durante il conflitto (in alto). La seconda sezione parla di stereotipi di tipo razzista-coloniale. Ma in una forma ironica o, comunque, che mette in ridicolo un certo modo di pensare dei bianchi. Come Four Seasons di Wendy Red Star (USA) le cui immagini kitsch vogliono raccontare come i nativi americani vivessero il contatto con la natura (in alto). O ancora le foto recuperate del senegalese Omar Victor Diop di quadretti   conviviali anni ‘50 e ‘60, in cui si avverte sempre la presenza di un nero escluso. Sia perché il suo sguardo è da un’altra parte, sia perché non partecipa a una risata comune, ecc. Nella terza sezione gli artisti, in qualche modo, correggono le ingiustizie rivelate da vecchie fotografie. La svizzera Sasha Huber vuole riparare alle foto di un naturalista, che ritraeva uomini e donne schiavizzati nudi, rivestendoli, come per proteggerli, con abiti-armature scintillanti e importanti, applicati con graffette (in basso). La quarta sezione è quella che lascia più spazio alla fantasia degli artisti. Indicativa la mega installazione del francese Raphaêl Barontini. Con applicazioni, collages, disegni e foto stampate su una grande tenda a tutta altezza, racconta come una donna del Congo, Nobosudru, venuta in Europa in un viaggio organizzato da Citroên nel 1924-25, possa aver visto quel mondo così lontano dal suo modo di vivere. La foto della donna è vera. Una mostra da non perdere, anche per il magnifico parco che circonda il museo, particolarmente attraente in questo periodo. 

mercoledì 27 maggio 2026

SCULTURE DA INDOSSARE

Un filo dorato con pietra che “percorre” due dita di una mano. Una catenina "da battesimo" interrotta da conchiglie che, come collana, sale sul collo e diventa orecchini e poi arriva sulla bocca come un "bacio prezioso". Sono due dei gioielli di Arcangelo Bungaro esposti a Milano nelle vetrine e all’interno della Sartoria Bassani di via Gian Giacomo Mora, fino al 10 giugno. 



Definirli gioielli non è corretto, sicuramente è riduttivo. Sono piccole sculture da indossare con l’effetto finale di illuminare e dare valore a un viso, a una mano, a un polso, a un collo. Pugliese, classe 1969, Bungaro da anni vive a Parigi dove ha esposto anche al Palais Royal, con una collezione dedicata alla città. Ha iniziato lavorando nel mondo del design, della moda, della comunicazione. E forse per questo ha una formazione eclettica e una visione che esce dai confini del gioiello. Pur avendone colto il meglio dell’artigianalità. La sperimentazione è comunque il filo conduttore della sua attività. Che va dalla scelta delle forme a quella dei materiali. La maggior parte dei suoi gioielli sono in bronzo rivestito d’oro. Utilizza molto la ceramica per i ciondoli di orecchini, ma anche per vivacizzare un anello o una catena. La sperimentazione è pure nelle forme, ecco gli anelli “aperti” e fermati da due elementi in bronzo dorato o in ceramica che possono essere svitati e svelare un sigillo. Anche l’ispirazione è variegata e gioca un ruolo importante nella creatività. Da una parte guarda a gioielli e oggetti di secoli passati, dall’altra alla natura. Dall’anello per due dita con la forma di un ramoscello, di cui le due pietre simulano i fiori o le foglie, a due scimmiette che in un anello sostengono una pietra. ”Come la natura percorre le ramificazioni filogenetiche degli organismi viventi così le mie creazioni… sono un caleidoscopio di forme e colori che a volte non si somigliano ma ….hanno una radice comune” spiega. Altro particolare non trascurabile i materiali, ceramica compresa, sono testati con attenzione per garantire la resistenza in un’eventuale caduta. Creatività può far rima con funzionalità.   

martedì 26 maggio 2026

MA CAINO C'ENTRA?

Un thriller senza violenza, o almeno non nella forma più comune. Nessun assassinio sanguinoso, nessuna traccia di killer spietati. Eppure dietro una pluralità di pensieri, sentimenti espressi e inespressi, opinioni, ritratti c’è una materia tale da rendere Processo a Caino, il nuovo romanzo di Annalaura Giannelli (Mario Adda Editore), un thriller avvincente.  E soprattutto al di fuori da schemi già percorsi. Didascalico il sottotitolo, assolutamente in contrasto con il titolo incuriosente, Un nuovo caso per Andrej Lupo



Si limita a informare che c’è in ballo un delitto ed è in mano a "l'imperscrutabile" e ottimo detective Lupo. Un personaggio ben descritto già dai primi dialoghi, come la sua assistente Karina, bella, capace e dotata di poteri extrasensoriali utili nelle indagini. Tra i due si intuisce un rapporto che va oltre il lavoro, ma che di fatto non si sa e non si deve capire se porterà a qualcosa. Il morto è un famoso avvocato e importante docente cinquantenne, che viene trovato senza vita nel suo studio all’Università La Sapienza di Roma. Inizialmente si pensa a un infarto e poi si scopre che è stato avvelenato. Con il "tallio" un materiale usato nell’industria elettrica, che nel caso del morto deve essergli stato somministrato in varie fasi. Data la fama di grande severità, si pensa a una vendetta di qualche studente “maltrattato”, ma il tipo di avvelenamento premeditato fa escludere il delitto passionale. Non è facile trovare dei possibili colpevoli data la poca socialità dell’uomo, che divideva lo studio con il fratello e il padre, soprattutto il fratello, pronto a fornire ogni informazione. E poi un documento, trovato in cassaforte con uno scritto del morto sul biblico Caino, porta a seguire una pista che si dimostra vincente, anche se assolutamente inaspettata, ma non di un inaspettato ovvio. Svariati i riferimenti culturali che rivelano non solo l’avvocato Giannelli, ma la sua cultura e soprattutto la sua sensibilità.

domenica 24 maggio 2026

COMICITA' - UMORISMO: 10 PARI

Sembra semplice trovare il confine tra comicità e umorismo. Ma non lo è. Nei testi di Marcello Marchesi, scrittore, sceneggiatore, regista, paroliere, cantante, attore, ma soprattutto autore di programmi televisivi e radiofonici, il problema non si pone perché c‘è un perfetto mix dei due. Marchesi (1912-1978), forse per questo è considerato uno degli intellettuali più originali del dopoguerra. E lo spettacolo Marcello Marchesi-Con quella bocca può dire ciò che vuole al Teatro Gerolamo di Milano, ieri e oggi, ne è una delle migliori conferme.





Con la regia di Claudio Beccari, mette in scena gran parte del repertorio di Marchesi, benissimo interpretato, oltre che dallo stesso regista, dai bravi Marisa Della Pasqua, Valeria Falcinelli, Mario Scarabelli. Con le musiche originali e in armonia di Gian Luigi Bozzi al pianoforte. La scenografia è semplice, essenziale come l’abbigliamento, in bianco e nero. Eppure perfetto e identificativo dello stile dell’autore. E’ un susseguirsi di flash che ricordano alcuni dei suoi 4mila slogan “da caroselli” rimasti per tanti anni nel linguaggio delle generazioni di allora. Da "Contro il logorio della vita moderna" a "Il signore sì che se ne intende", fino a "Con quella bocca può dire ciò che vuole" diventato appunto parte del titolo, e legato a un’indimenticabile Virna Lisi. Non sono scenette, non si ricrea la situazione del "Carosello", ma basta qualche parola e subito arriva il richiamo alla battuta. Niente è scontato, si rievoca eppure è tutto attuale, nuovo, anche se molte di quelle frasi sono state veri e propri "tormentoni". Ogni tanto compaiono dei riferimenti precisi a Marchesi, come quei cartelli con solo il disegno di un cappello, di occhiali e di baffi, o nella scena finale le maschere con il suo viso sui quattro attori. Oppure, ancora, quel filo steso o l’ombrello aperto con appesi i pezzetti di carta per ricordare l’abitudine di Marchesi di appuntarsi frasi di vita quotidiana, sentite in giro, per farle diventare testi. Uno spettacolo davvero riuscito, applauditissimo dal pubblico della prima, con molti spettatori di quelle generazioni. Ci si domanda se potrà essere capito dai millennial.    

giovedì 21 maggio 2026

PERCHE' LA NOCE ?

Uno spettacolo teatrale che è anche un fumetto. Nei “classici” non è una rarità. Ma è piuttosto inconsueto se lo spettacolo è un monologo. Ancora di più se racconta la vita, e poi la formazione sociale e politica di una bambina-ragazzina e se, nella versione teatrale, chi racconta ed è autrice del testo è Barbara Apuzzo, proprio quella bambina-ragazzina qualche anno dopo. E comunque lo spettacolo prende, diverte, fa pensare, coinvolge, insomma è riuscitissimo. Ne sono una prova l’entusiasmo e gli applausi del pubblico al Teatro della Cooperativa di Milano dove ‘A noce, che ha debuttato nel 2005, è ora in scena fino al 24 maggio con la regia di Renato Sarti, Gianluigi Gherzi, Edoardo Favetti e la produzione del Teatro della Cooperativa.




Perché la noce? Perché riuscire a romperla è la sfida di un "pappicio", una specie di bruco nero che ci vive dentro, con cui Apuzzo, portatrice di handicap motorio, si identifica. E proprio come il bruco uscendo diventa farfalla, anche lei non solo è riuscita a valicare i limiti della disabilità, ma è diventata attrice, come voleva. “Che diritto avevo io ragazzina disabile di vedermi proiettata sul palcoscenico? Negli anni '90 non si vedevano attori con disabilità….E io non avevo modelli di riferimento. Ma ci ho creduto. Ed è andata bene” scrive. La narrazione ha un ritmo sempre sostenuto. L’autoironia è dominante, la commozione ogni tanto c’è, ma non esiste il compatimento, soprattutto non c’è mai la sua ricerca o la voglia di provocarlo. Irresistibili i dialoghi con medici e impiegati statali sulla disabilità, buffi i ricordi di frasi pronunciate dalla mamma, dal papà, dai fratelli, che lei definisce carcerieri, ma dai quali si intuisce il forte legame con loro. Lo spettacolo è assolutamente da vedere, se proprio non si riesce c’è il libro ‘A noce con l’introduzione e i testi di Barbara Apuzzo e i fumetti di Stefano Mura, Edizioni Sensibili alle foglie, società cooperativa.


mercoledì 20 maggio 2026

COSE DA MARZIANI

Si può capire come nel 1960 la commedia non avesse avuto successo, anzi la prima fosse stata addirittura un "fiasco", nonostante la presenza di attori come Vittorio Gassman e Ilaria Occhini. Perché Un marziano a Roma di Ennio Flaiano, ispirato a un suo racconto del 1954, era troppo avanti per i tempi. Era surreale ma non abbastanza per capirne l’ironia e soprattutto il ritratto di un certo mondo. Ora la pièce di Flaiano, in scena al Teatro Menotti di Milano da ieri al 23 maggio, non solo risulta attuale, ma descrive bene il disincanto e la superficialità di una società pronta a infiammarsi immediatamente per una notizia e subito dopo dimenticare tutto, senza alcuna paura di contraddirsi.



La storia è quella di Kunt, un marziano che atterra sulla sua astronave a Villa Borghese, a Roma. L’evento fa grande scalpore, il personaggio è accolto con tutti gli onori, perfino dal Presidente della Repubblica. E’ ammirato, tutti vorrebbero conoscerlo. La sua venuta viene vista come risolutiva, come la promessa di un futuro migliore. Nel giro di poco tempo l’entusiasmo non solo si spegne, ma il marziano viene criticato, preso in giro, deriso, ridicolizzato. Nessuno si interessa più a lui e perfino il suo ritorno a Marte, dopo neanche tre mesi, riesce a fare notizia. Sicuramente a rendere surreale, ma nello stesso tempo realistica, la storia è la bravura di Milvia Marigliano, unica interprete. Sola sulla scena,in completo maschile, si trasforma in vari personaggi, comparse per lo più, che commentano in italiano, ma anche in romanesco, l’avvenimento. Il ritmo è sempre sostenuto e la comicità forte, ma pure capace di dare spazio alla riflessione.

martedì 19 maggio 2026

INTELLIGENCE FASHION

Ci sono grandi cambiamenti nella moda. Dovuti, oltre alla normale evoluzione, agli avvenimenti esterni e a quello che succede nel mondo. E’ indicativo che il film, in questo momento di maggiore successo, Il Diavolo veste Prada N°2 pur mantenendo gli stessi protagonisti e raccontando lo stesso ambiente, parte da un punto di vista molto diverso dal N°1(nella foto in basso le vetrine della Rinascente di Milano dedicate al film). Sono passati vent’anni, ma il cambiamento non è dato solo dal tempo. Il mondo della moda è sempre più attento a quello che succede intorno. Più pronto a cogliere le opportunità o trovare il modo per coglierle, più vicino ai desideri, anche nascosti, dei consumatori. Lo studio del mercato è sempre più importante. E non è come nello scorso secolo che nei periodi felici (v.boom e anni 80) il nero era il colore preferito, mentre nei periodi più problematici, ci si rallegrava con i colori forti e vivaci. 





I problemi ora ci sono e non si risolvono così. Da qui varie iniziative. Come quella di ACBC, brand nato nel 2017 per la produzione di scarpe, tra i primi a individuare i cambiamenti in atto. Da cui il nome, l’acronimo di Anything can be changed. Tra i primi anche a utilizzare materiali riciclati da bottiglie di plastica o dagli scarti delle coltivazioni di mele. Ma ora ha ampliato il suo progetto e ha inaugurato a Milano un Innovation Hub, per mettere l’innovazione al servizio dei brand di moda, dalle scarpe all’abbigliamento, agli accessori. Con un team interno di otto persone e la collaborazione di esperti del settore tessile, pelli, materiali in genere, offre una consulenza, sulle tre fasi della produzione. Dalla Strategy Consulting per aiutare nelle strategie di crescita e nell’integrazione della sostenibilità. Al Supply Chain Managed Services per accompagnare i brand nella creazione di prodotti e nell’industrializzazione. E, infine, il Marketing & Communication per trovare il posizionamento e farsi conoscere. Ma c’è anche chi come Levi’s vuole avvicinare sempre di più il mondo del denim al design. Ha dato vita a Milano a una Milanese House for creative souls, più che uno showroom, uno spazio dove i mobili e i complementi d’arredo dei più famosi designers italiani degli ultimi 80 anni dialogano con i suoi prodotti. E’ancora il denim a essere in primo piano nei progetti intelligenti. Ecoalf, che ha festeggiato nel 2025 i dieci anni d’attività con più di 14 negozi nel mondo, ha lanciato i primi jeans ecologici. Di due modelli, più a sigaretta per lui, con la gamba di uguale larghezza e la vita alta per lei (in basso a sinistra) entrambi anche genderless, sono in materiale riciclato al 100% e riciclabile (come tutto da Ecoalf. Oltre 4300 pescatori in 74 porti hanno raccolto più di 1900 tonnellate di rifiuti dai fondali marini) usano pochissima acqua per la produzione. Ma c’è anche un altro modo per essere rispettosi dell’ambiente e quindi “intelligentemente attenti” ai cambiamenti. Raffaela D’Angelo nella sua collezione beachwear “inno al romanticismo e al saper fare italiano” propone costumi (in basso a destra), copricostumi-abiti, camicie con stampe ispirate ai fiori di Monet, piuttosto che a temi esotici, in sete, chiffon e altri nobili tessuti naturali, che pur rinnovandosi ogni stagione, nelle lavorazioni, per la maggior parte a mano,  sono pronti a una lunga durata nel tempo. Un’altra forma intelligente di sostenibilità.

martedì 12 maggio 2026

LE GIOIE DI LUI

Chi non ha visto la mostra sarà tentato di andarla a vedere e chi l’ha vista sarà ben contento di avere in quel libro un validissimo ricordo. Si sta parlando di The Gentleman. Stile e gioielli al maschile presentato a Milano, proprio a Palazzo Morando dove, dal 17 gennaio al 27 settembre, è in corso la mostra, con lo stesso titolo, a cui si è ispirato il volume.  



Curato da Mara Cappelletti, docente all’Università Statale di Milano e autrice di diverse pubblicazioni sul tema, è edito da White Star. Cappelletti ne ha illustrato il contenuto in dialogo con il filosofo Beppe Vicenti che, studioso dell’evoluzione dei mercati e dei sistemi di scambio, ha dato una lettura contemporanea del gioiello maschile. Il racconto, segue il percorso temporale della mostra, dal Settecento a oggi. Si parte quindi da quel secolo con gioielli simbolo di potere ed esclusivi delle classi aristocratiche, come anelli a sigillo, fibbie, pendenti. Si prosegue con l’Ottocento dove le decorazioni sono più misurate e il gioiello deve essere funzionale: ecco quindi gemelli, spille da cravatta, catene da orologio. Più che testimoni di potere e ricchezza diventano simbolo di eleganza e appartenenza culturale. Il percorso si conclude con i gioielli contemporanei, nei quali “l’uomo riscopre la libertà di ornarsi senza condizionamenti”.  Sono firmati da importanti maison come Buccellati, Bulgari, Cartier, Damiani, ma anche da creativi artigiani. Con schede redatte da Diletta Sordi, esperta di comunicazione, che costruisce un dialogo tra “heritage, linguaggi contemporanei e posizionamento estetico”. Interessanti le illustrazioni, dagli still life di preziosi ai ritratti di personaggi, più e meno noti, del passato con gioielli particolari.
   

domenica 10 maggio 2026

FABBRICO, DUNQUE C'E'

Quante persone alla parola "fabbrico" pensano che sia qualcosa d’altro che la prima persona del verbo "fabbricare"? Sicuramente 6800, ma non molte di più. E invece Fabbrico è anche un paese in provincia di Reggio Emilia, con appunto circa 6800 abitanti. Lo racconta Massimiliano Loizzi in uno spettacolo, al Teatro della Cooperativa di Milano fino al 17 maggio, dal titolo: Fabbrico. Storia di un paese antifascista. E, da quanto annuncia il sottotitolo, un paese con una storia importante. Un vero esempio di socialismo "nel senso buono della parola", difesa delle libertà, ma anche resistenza, eroismo, valori della comunità. 



Di profilo sul palcoscenico, Loizzi, autore del testo e con una presenza scenica incredibile, parla di Fabbrico. In parte è un monologo, in parte è in un dialogo tra l’autore di una storia su Fabbrico e un produttore che vuole trarne una serie televisiva, ma con i dovuti cambiamenti per l’audience. E si capisce subito che vuole togliere tutto quello che è lo spirito del paese, per farne una storia senza impegno. Nella narrazione di quei cent’anni, che vanno dall’inizio del secolo al fascismo, al dopoguerra fino al 2012 con i misteriosi cerchi comparsi nei campi di grano, Loizzi si avvale di veri filmati in bianco e nero. Ma con intromissioni di pezzi creati ad hoc. “Non è un ricostruzione storica classica ma uno spettacolo meta-teatrale in cui l’autore appare come un narratore in piena crisi personale e politica” è scritto sul comunicato. Si parla di un certo Giovanni Landini, dell’introduzione del motore a scoppio con conseguente trasformazione di Fabbrico da paese contadino in paese anche industriale (appunto con la Landini produttrice di trattori), con scolarizzazione, asili nido, una fabbrica modello e poi tutte le azioni contro il fascismo, gli atti di eroismo (il primo antifascista ucciso era di Fabbrico), i falsi sabotaggio della fabbrica per evitare il bombardamento, l’aiuto agli ebrei perseguitati. Tutto è raccontato velocemente, ma ben drammatizzato con confronti, ogni tanto, sull’attuale situazione. Ed è in questi che il filo dell’ironia, sempre presente, diventa comicità. 
Uno spettacolo ben costruito, che sorprende, insegna, informa, diverte. Dal 26 e al 31 maggio Fabbrico sarà a Torino all’OffTopic Torino Fringe Festival, il 13 giugno a Verona-GForte Santa Sofia One Bridge To Festival. Il seguito del tour è in via di definizione.