mercoledì 27 gennaio 2021

SUL FILO DELLA MEMORIA

La mostra aprirà, Covid permettendo, il 27 marzo, ma nel frattempo vale la pena visitare il luogo. In piena sicurezza, dato che il Museo Nivola è all’interno di un parco. Si parla di Orani, paese di neanche 3mila abitanti nel cuore della Barbagia. Qui nel 1911 nacque Costantino Nivola, uno dei più grandi scultori italiani dell’ultimo secolo. A lui è stato dedicato nel 1995, a sette anni dalla morte, un museo ricavato, a opera di Peter Chermayeff e Umberto Floris, dall’antico lavatoio pubblico che, per capriate e proporzioni, ricorda una chiesa. Oltre alla collezione permanente, con più di duecento opere dell’artista tra sculture, dipinti, disegni, ospita mostre temporanee, per lo più centrate sul rapporto tra arte, architettura, paesaggio. Proprio in memoria di Nivola che, esponente del modernismo, lavorò a stretto contatto con grandi architetti. Famoso l’intervento, ora si chiamerebbe site specific, negli anni‘50 nel negozio Olivetti sulla Fifth Avenue a New York, realizzato dallo studio BBPR, i progettisti della Torre Velasca di Milano. L’ultima mostra, interrotta per il passaggio della Sardegna a zona arancione, proponeva un’ installazione dell’inglese Sarah Entwistle con un percorso poetico tra materiali e oggetti di cui vari presi dall’archivio del nonno architetto. Mentre dal 27 marzo fino al 13 giugno è in scena il progetto site specific di Peter Halley uno dei massimi esponenti del concettualismo americano. E’ un’interessante metafora della nostra società giocata sul dualismo circolazione e chiusura. Per cui l’artista ha creato delle stanze virtuali rivestendo le pareti con composizioni geometriche dai colori fluo, in netto contrasto con il bianco abbagliante dei muri nel cortile e degli edifici intorno. A questa mostra seguirà una personale della scultrice iraniana Nairy Baghramian che si confronta con le opere di Nivola. Il programma si conclude in autunno con gli interventi site specific di Daniel Buren, padre dell’arte concettuale storica. In contemporanea il progetto Restare fermo con le foto di tre giovani, Valeria Cherchi, Paolo Ciriega, Vittorio Mortarotti, sul tema di isolamento e solitudine, 



ma anche della rigenerazione attraverso la crisi. In cantiere, con il comune di Sarule, il progetto-dialogo con gli artigiani sui tempi dell’artigianato, solo apparentemente più lunghi di quelli dell’industria che deve considerare le fasi di commercializzazione e distribuzione. Parte, affidato a Stefano Boeri, anche il Pergola Village, progetto di rigenerazione urbana, pensato da Nivola e mai attuato, per unire le case del paese con pergole di vite. 

martedì 26 gennaio 2021

L'ABITO PUO' FARE IL MONACO

Non sono molte le situazioni in cui un abito può avere un valore determinante specie se chi lo indossa è al centro dell’attenzione, ma non protagonista. E’ il caso dell’abito di Lady Gaga alla cerimonia per Joe Biden. Un aderente corpino blu navy con solo una spilla a forma di colomba in oro, lineare a sufficienza per far risaltare la capigliatura della cantante più famosa d’America e nello stesso tempo staccarsi in modo netto dai variopinti look delle signore, vicepresidente, first lady, ex first lady, poetessa. E, quasi a sorpresa, un’enorme gonna in faille di seta rosso da principessa delle fiabe. Certo una mise che poteva portare solo lei, come è stato detto, ma soprattutto solo in quell’occasione che non capita a molte donne. Un abito, comunque, che ha completato una figura iconica e ha aggiunto quel tocco di magia a un momento atteso in tutto il mondo. L’abito è di Schiaparelli, disegnato dall’attuale direttore creativo Daniel Roseberry, americano di stanza Parigi, che ha dichiarato di essere onorato di aver avuto l’occasione di vestire un’icona come Lady Gaga per un’inaugurazione che passerà alla storia. Schiaparelli ha aperto oggi l’Haute Couture parigina, che si conclude il 28 gennaio. Tutto in streaming. Niente sfilate ma un video girato nell’atélier di Place Vendôme con Roseberry che dà gli ultimi ritocchi. Pezzi di rara magia, questo è anche l’intento del couturier, assolutamente strabilianti. Niente è scontato, ma il corpo femminile è valorizzato al massimo. Grande attenzione ai dettagli, come i lucchetti che diventano decorazioni, borse, orecchini. Molto oro e molte perle per ornare scollature o formare dei pendenti. I tessuti della tradizione sartoriale da gran sera come il faille o il taffetà si affiancano alla pelle per i pantaloni o a un denim speciale per i jeans, ottenuto da una seta duchesse. Giochi di fiocchi, plissettature, ricami fragili come pizzi, giganteschi metri da sarto in seta che diventano strascichi come nelle favole.



Bustier
di pelle che si trasformano in borse, seguendo un incantesimo. E tutto perfettamente in sintonia con la concezione di Elsa Schiaparelli, grande innovatrice, continuamente alla ricerca di nuovi materiali ed effetti speciali. 

martedì 19 gennaio 2021

TITOLI DI CODA

Il cavallo con cavaliere che galoppa su una spiaggia è una bella immagine, certo non inedita. Ma se su quel cavallo c’è un cow boy, allora non si può più parlare di banalità. E’l’inizio del filmato con il quale il marchio giapponese Jieda, per la terza volta alla Milano Fashion week, presenta la collezione Come to where the flavor is. Ma la suggestione western non si ferma qui. Il corto dal didascalico titolo A Man and a Horse continua con flash di ambientazioni che fanno riferimento alle foto di rodeo anni '70 del pittore-fotografo Richard Prince. Quanto ai capi, esclusi i cappelli genere Stetson, i jeans borchiati o certi giubbotti, fanno più parte del mix di streetwear e athleisure, rivisto con tagli sartoriali, tipico del marchio.  A Cold Wall giovane brand creato da Samuel Ross, classe 1991, propende per la sfilata, ovviamente in streaming, con la passerella intorno a una piramide di vetro stile Pei, simbolo delle architetture urbane, punto d’ispirazione insieme alle divise della working class. Efficaci, non effetto facile come in molti casi, i close up sui dettagli. All’insegna del pacchiano e dell’iper barocco, con momenti di totale dubbio gusto, il video di Magliano.  A chiudere l’ultima giornata di moda maschile milanese, dopo il nero prevalente di Les hommes, i colori solari di Dima Leu. Nome del brand italiano ma anche del designer di origini moldave.  Propone uno sport suit di pregio, mix di curata vestibilità e “rilettura  sofisticata dello sportswear”. Il tutto con attenzione alla sostenibilità nella ricerca di nuovi materiali e nell’uso di tessuti recuperati. Non a caso è una delle quaranta collezioni che, dal 16 al 18 gennaio,



erano sulla piattaforma WSM, il format di White sull’innovazione sostenibile, questa edizione interamente digitale. Con una serie di seguitissimi incontri, sui temi di diversità e inclusione, trasparenza e tracciabilità, artigianato evoluto (aziende di piccole dimensioni con un prodotto di alto livello e ottimo rapporto qualità-prezzo), arte e attivismo e comunicazione della sostenibilità. Da oggi la moda maschile si sposta a Parigi, sempre solo sul web. 
   

lunedì 18 gennaio 2021

IL RACCONTO DEI RACCONTI

E’ vero che si può presentare un marchio raccontando un’atmosfera che faccia individuare uno stile. Al quarto giorno di una fashion week, tutta in streaming, si capisce il concetto e lo si apprezza. Va bene potenziare le immagini, creare suggestioni, far prevalere la cornice sugli abiti. Perfino gli eccessi sono graditi e comprensibili, meno comprensibili le incongruenze. Come il video di una vera sfilata con più di venti modelli, in uno spazio illuminato solo da una luce naturale che filtra da finestre-tagli: poco meno di un buio totale. Le prime uscite sono suggestive, generano aspettativa, coinvolgono, ma quando si trasformano in una sfilata di cui non si riesce a vedere nessun capo, interrotta da qualche inutile close up sui visi dei ragazzi, ci si chiede perché tutto questo. L’effetto sorpresa non c’è e non c’è nemmeno un’immagine forte da trattenere nella mente e i capi restano sconosciuti. Peccato per il marchio coreano Solid Homme, perché dietro la collezione c’è molta ricerca. Meglio la tenera storia d’amore che ha il suo centro in un campo rom proposta  da Vaderetro che più che un brand si definisce un art de vivre. I capi, pochi, sono i costumi di scena. O il quasi thriller con inseguimenti e sguardi da lontano nel verde tra grotte e  passaggi tra gli alberi, scelto da Justin Gall per il suo brand Gall, finalista allo scorso Who’s on next. Interessante anche il Dalpaos witch project (foto in alto). Andrea Dalpaos, creativo fondatore del marchio omonimo, s’ispira all’inquietante The Blair witch project, film presentato al Sundance Festival nel 1999. Due ragazzi e una ragazza vanno in un paese per indagare su una leggenda locale di strane presenze. Si perdono nel bosco, dove dormono due notti e qua e là trovano cuori che segnalano il passaggio di qualcuno, oltre che due manichini bianchi. Fortunatamente è tutto un sogno.



Un'opportunità per mostrare una collezione significativa fatta da contaminazioni di generi. Definirlo più tradizionale non è corretto per il video di Woolrich, che comunque fa vedere bene i capi e soprattutto ne mostra la doppia valenza: per i freddi polari della montagna e per un vestire confortevole e urbano. Privilegiata, come sempre, la cura dei materiali e dei dettagli, finalizzati a una migliore funzionalità e vestibilità (foto in basso). 
 

domenica 17 gennaio 2021

L'IMPORTANZA DEI LUOGHI

In questa Fashion Week in streaming, le location sono fondamentali.  Le nuove architetture sono tra le preferite. A Personal Note o meglio APN 73, ha realizzato un video girato in gran parte nella sede di Hangzhou, progettata da Renzo Piano, della multinazionale JNBY produttrice del brand cinese. Il direttore creativo, l’italiano Andrea Pompilio si è ispirato ai film di Bertolucci e alla pittura di Bacon. Protagonisti ragazzi e ragazze con un vestire unisex fatto di piumini, trench, felpe in colori audaci o in tonalità naturali(foto in alto). MTL Studio di Matteo Lamandini, classe 1989, sceglie la campagna con i cavalli e tre ragazzi e una ragazza che si ritrovano per brindare in una casa sugli alberi. I loro look sono all’insegna del confortevole, con l’unica 


stampa ricorrente di un emoticon. Church’s mostra un’asta dove un ragazzo arriva trafelato quando, dopo sculture e dipinti, stanno battendo degli stivaletti e riesce ad aggiudicarseli. Kiton presenta i suoi pezzi sartorial-chic tra riprese della vita in fabbrica. Mentre ambienta tra le architetture la linea giovane KNT. Fendi sfila nella sede di Via Solari a Milano, con installazioni luminose a effetto e una voce sincopata che commenta la collezione, dove le novità sono i cappotti-vestaglia con cintura e i colori forti giallo, bluette, rosso, verde bandiera e rosa. Anche Etro opta per la sfilata negli spazi dell’ex Ansaldo con luci particolari oltre a quella naturale e finale con uscita in strada. Ribadisce le origini 

con il paisley, ma punta anche sul beige in tutte le varianti, dal marrone all’oro. Da MSGM i ragazzi camminano nel buio sotto la neve, ben equipaggiati con bomber e giubbotti. Il racconto di Tod’s è ambientato in una casa di campagna. L’attore-modello, con voce fuori campo, riflette sulla sua situazione di solo e sull’importanza di trovare un proprio ritmo e stile, compreso un modo diverso di viaggiare, dove l’importante del viaggio non è la destinazione. Indossa tutti i pezzi clou, dal montgomery al double face, dalle sneakers agli stivali. Anche Prada sfila in sede e caratterizza le pareti con tessuti nei toni dei capi. In primo piano cappotti e giacche doppiopetto, maglieria con geometrie e dettagli intriganti come i guanti ipercolorati con taschino. Nel dopo  sfilata Miuccia Prada e Raf Simons dialogano sul web con studenti di scuole di moda da tutto il mondo. Il brand danese Han Kjøbenhavn per presentare la collezione Sweet Melancholia, propone, coerente con il titolo, la favola struggente e inquietante L’Elfo della rosa di H.C.Andersen. Solo fugaci apparizioni dei capi genderless (foto in basso).  

sabato 16 gennaio 2021

LIBERI TUTTI

Si continua a ripetere che la pandemia ha aperto delle opportunità. Può essere una frase consolatoria, ma è vero che ha sviluppato la 



creatività e ha fatto riflettere. Zegna, primo appuntamento video nel calendario di Camera della Moda per la Milano fashion week maschile, ha titolato Reset la collezione . “Partire dalle origini per reinterpretare i codici stilistici e dare vita a un modo di vestire in cui comfort e stile si integrano in una nuova estetica” ha spiegato il direttore artistico Alessandro Sartori. Forme fluide, largo uso di tessuti in jersey, pullover ampi usati come outwear. Il formale è fatto di giacche in cashmere con cintura. Coerenti le location scelte, Piazza Adriano Olivetti con i palazzi di uffici, la zona intorno in costruzione nel rispetto della sostenibilità, gli edifici circolari della Bocconi, ma anche le stanze unipersonali con vetrate, dove lavorare e rilassarsi. Marco Baldassari, direttore creativo di Eleventy, parla di un’eleganza riflessiva per stare bene con se stessi. Semplicità, relaxing, inspiration sono le tre parole chiave che compaiono anche sulle felpe-tricot in cashmere. Da accostare a pantaloni con pinces e dettagli di praticità, come le tasche sui fianchi. Molti i bomber doppiati all’interno con maglia, in alternativa alle giacche confortevoli o ai pull in cashmere effetto tweed. Presenti anche i cappotti, in pied-de-poule, double face o doppiopetto stile militare. Nuovi colori il geranio e il coccio. Anche David Catalàn pensa a una collezione adatta al momento e mette insieme abbigliamento da lavoro e pezzi classici. Materiali quindi innovativi, forme comode, dettagli funzionali e un inedito camouflage. Il cappotto classico è rivisto in un tessuto inconsueto, la giacca denim si porta con camicia e cravatta. All’insegna della libertà la collezione di Miguel Vieira, che significa capi dal taglio sartoriale  modificati nella silhouette, accostati e accessoriati in modo quasi provocatorio. La cintura sul completo, grandi revers di pelliccia sul cappotto, pantaloni dentro gli stivali, orecchini e collane (foto al centro). Patchwork di tessuti, ispirazione militare e streetwear per i rapper di Children of the discordance, brand giapponese nato nel 2011 come collettivo di amici patiti di musica pop e hard core (foto in alto). La voglia di ripartire con un vestire confortevole sembra essere la tendenza del momento. E quale migliore prova di far indossare i capi da ballerini in azione? Così è stato per Serdar, brand del turco Serdar Uzuntas alla sua terza fashion week milanese, che ha scelto come location la storica Balera dell’Ortica, dove uno dei più prestigiosi corpi di ballo si è esibito in acrobatici volteggi con capispalla in tessuto o in pelle, totalmente rigenerata,


dai sofisticati dettagli, tutti in materiale riciclato (foto in basso).

venerdì 15 gennaio 2021

OLTRE L' WEB

E’ iniziata la Milano Fashion week maschile. Ma è già da qualche giorno che l’web è zeppo di appuntamenti dedicati alla moda e non solo. Oltre al Pitti di Firenze, che si conclude domani, è in corso fino al 19 gennaio il Fashion Film Festival con la selezione dei 200 film in concorso, scelti tra un migliaio provenienti da ben sessanta Paesi, e una serie di incontri con registi, influencer, giornalisti, imprenditori. Svariati i temi trattati, dal sociale al design fino al green e l’ecologia. Riguarda la sostenibilità anche la seconda edizione di WSM Fashion Reboot, format di White questa volta completamente digitale. C’è  però anche chi vuole far sentire la sua voce in modo più tradizionale e punta sul fisico, con le dovute precauzioni. Così Roberto De Wan, accanto ai video su diversi canali social, ha presentato la capsule collection smart dressing per tutto  oggi nel negozio di Via Manzoni. Tra i pezzi clou i cappotti unisex double face in lana all’ 80%, caldi ma sottilissimi, tanto da poter trovar posto, come un maglione, nella borsa di pelle dal disegno essenziale, in colori universali  come cipria, tortora, grigio e nero. I cappotti sono  realizzati dalla giovane fashion designer-ingegnere Matilde Zani e sono accompagnati da sciarpe coordinate. A indossarne alcuni Helga, ventiseienne avvocato-modella di Kiev, in una veloce e divertente performance sulla svestizione della donna impegnata. I lineamenti perfetti e intriganti di Helga sono riconoscibili in uno ritratto opera dello stesso De Wan.  E’ esposto nella collettiva alla Galleria Antonio Battaglia di Via Ciovasso, inaugurata anche questa oggi. Caratterizzato da pennellate di colori accesi, vagamente espressionista è uno dei quattro ritratti ispirati alla Divina Commedia,



in omaggio ai settecento anni dalla morte di Dante.  Accanto a queste tele e ad altre legate ai miti dionisiaci,  tutte inedite del 2020 e 2021, opere di artisti dagli anni ’60 a oggi, come Maria Vincenza Giacobbe con i gioielli-sculture, Alessandro Russo con una rappresentazione onirica del Covid, Testuro Shimizu, Mattia Moreni con le sue surreali campagne emiliane, Piermario Dorigatti, Guido Strazza, Gianni Madella, Armando Marrocco.  

martedì 12 gennaio 2021

UOMINI IN STREAMING

A dare il via alla moda 2021, come al solito, Pitti Immagine Uomo, a Firenze. Questa volta con una formula nuova, tutta in streaming, o meglio un Pitti Connect. Un’edizione, la 99esima, a cui tutta l’equipe sta lavorando da un anno, che è un’ennesima dimostrazione della voglia di andare avanti, di guardare il futuro con ottimismo  e soprattutto vedere questo difficile momento non solo come crisi, ma come un’opportunità. “Per investire sulla tecnologia e sull’innovazione e conquistare il mondo virtuale” ha ribadito nel discorso inaugurale, tenuto in collegamento nel suo ufficio, il sindaco Dario Nardella. Il quale ha anche aggiunto che Firenze sta diventando la prima smart city italiana. Particolare  l’apertura della manifestazione, non nel cortile o fra gli stand della Fortezza da Basso, ma con alle spalle le vetrate affacciate sulla campagna umbra del quartier generale di Brunello Cucinelli a Solomeo (foto in basso).  A parlare, sempre con le mascherine, oltre al padrone di casa, Raffaello Napoleone, amministratore delegato di Pitti Immagine, e Agostino Poletto, direttore generale. Intorno alcuni modelli, sempre con mascherine, 

e manichini con i look più indicativi della nuova collezione. Tutti e tre i relatori hanno parlato della capacità degli italiani di andare avanti. Non è stato facile  in streaming ricreare l’atmosfera del Salone così apprezzata. Come ha commentato Poletto  in un sondaggio è emerso che l’attaccamento al Pitti è di tipo emotivo, quindi  difficile da ricreare. Cucinelli ha sottolineato l’importanza di accettare quello che non si può cambiare e di come bisogna pensare “a quello che abbiamo avuto, più che a quello che ci è stato tolto”. Ripartire quindi con serenità e con maggiore attenzione allo spreco, con progetti di sostenibilità e di riciclo. Previste ogni giorno presentazioni dei marchi più importanti. Dopo Cucinelli oggi, domani sarà la volta di Herno con prodotti focalizzati sul green, mentre giovedì Kiton apre le porte del suo atélier di Napoli per  una collezione da intenditori sofisticati. Mentre Lardini, nell’azienda gestita dalla famiglia, propone una collezione  che vuole approfondire il rapporto intimo con la natura. Come sempre c’è una suddivisione degli espositori. Ora in tre macro aree: Fantastic Classic per il classico contemporaneo. Dynamic Attitude  per lo sportswear e il tempo libero, SuperStyling per la ricerca. Dedicata agli espositori stranieri Pitti Olympics.  


Presenze internazionali anche al Buyers Select, un format editoriale dove i top buyers di tutto il mondo elencano le loro scelte tra le collezioni presenti (nella foto in alto il buyer giapponese Hirofumi Kurino)

 


giovedì 7 gennaio 2021

QUANDO LA MODA E' IN BALLO

Lo stilista che disegna costumi per un balletto non è una novità, ma in questo momento fa particolarmente piacere, perché si inserisce in quel programma di solidarietà e collaborazione che è stato uno degli aspetti straordinari di questo anno difficile. La maison in questione è Laura Biagiotti che ha creato gli abiti per il corpo di ballo dell’Opera di Roma, diretto da Eleonora Abbagnato per lo spettacolo Baroque Suite. Un legame tra moda, musica e danza che ha un notevole precedente. Laura Biagiotti stilista e fondatrice del marchio, scomparsa nel 2017, nel 2003 aveva realizzato e regalato il sipario in velluto al Teatro la Fenice di Venezia, ricostruito dopo l’incendio che lo aveva devastato nel 1996. “La nostra è un’affinità elettiva nel segno della bellezza e dell’amore per Roma” ha commentato Lavinia Biagiotti Cigna che porta avanti l’importante eredità della mamma “Gli abiti raccontano una storia di leggerezza e bagliori luminosi che si fondono con le luci e la straordinaria architettura della Nuvola di Fuksas”. Perché è qui nel Convention Center, progettato dall’architetto romano, che andrà in scena sabato 9, alle 20, lo spettacolo trasmesso in streaming. Gli abiti mettono insieme passato, presente e futuro: dalla fluidità dei drappeggi che ricordano le statue greche ai giochi di luce e la leggerezza, punti forti della Nuvola. Il tutto con i tessuti dell’alta sartoria, mixati a materiali e dettagli tecnologici. Ecco gli abiti monospalla in georgette di seta con borchie sulla gonna per le ballerine del passo a due. Quelli in jersey e georgette con specchietti sulle gonne a ruota per le quattro soliste. Quelli, sempre in georgette di seta, con corpino cosparso di micro borchiette d’oro



per le sette ballerine del corpo di ballo, tutti nelle sfumature del rosa e del cipria. T-shirt e pantaloni in jersey per i ballerini. Lo spettacolo è visibile sul canale
You Tube
del Teatro dell’Opera di Roma in diretta e nei giorni successivi. La visione è gratuita.(https://www.youtube.com/user/operaroma). 

martedì 5 gennaio 2021

UTO BALMORAL?

 
Chi era costui? Anzi chi è, dal momento che disegna una lampada attualmente in commercio come questa. E’ un designer, ma un po’ particolare essendo virtuale. “E’ un personaggio provocatoriamente creato per essere lui stesso prodotto, progetto del designer” recita la definizione. Inutile dire che dietro a tutto questo c’è una riflessione sul design contemporaneo. L’oggetto non prende vita dal designer e dal suo nome, ma con un percorso inverso è l’oggetto che crea il designer. La sua prima apparizione è stata nel 2011 durante la settimana milanese del design in zona Ventura, con vari pezzi tra cui i tavoli Unstables e le lampade Putrella’s Collection. Questa Wonder lamp, invece, è uno dei suoi ultimi lavori, prodotta da Seletti. Testa da scultura greca in resina e vetro con l’inserimento della bolla di chewing gum che esce dalla bocca e dà luce. Questa rivisitazione dell’arte classica in chiave pop è solo una delle tante proposte non allineate di Seletti. Molte le lampade. Da quella senza filo a forma di lampione alla serie di topolini in tutte le possibili posizioni, dalla lampada–lampadina al cactus che illumina. Ma ci sono anche il vaso-stivali di porcellana, quello Hybrid metà ming e metà ceramica nostrana, l’appendiabiti a forma di fungo e lo specchio da muro Selfie, dove la parte riflettente è lo schermo di uno smartphone sostenuto da una mano dalle unghie rosse, fino all’applique in porcellana a forma di cuore, ma anatomico, e al servizio di piatti Palace: sette ciotole e un ramequin, piccola pirofila per la cottura in forno, che impilati formano una torre. Tutti oggetti utili, non solo decorativi con humour




 

domenica 3 gennaio 2021

PUZZLE DI VITE

Quindicimila testimonianze: pezzetti di vita quotidiana, piccoli monologhi, tragedie di un minuto. Tutto elaborato e miscelato da Gabriele Salvatores nel film: Fuori era primavera, andato in onda ieri in prima serata su Rai 3, dopo l’anteprima alla Festa del Cinema di Roma. Uno straordinario lavoro che documenta il vissuto degli italiani nel primo lockdown dal 24 marzo al 30 maggio. 



Una situazione estrema vista come un episodio limitato, che invece è continuata e di cui è difficile vedere la fine. “Se dovessi girare il film adesso, lo farei diverso“ ha detto il regista. Quella che doveva essere una parentesi è diventata una quasi routine, che ha cambiato anche i sentimenti della gente, il modo di vedere le cose. Perché, come ha spiegato Salvatores, la cinepresa racconta il fuori ma anche il dentro di chi riprende. Si augura che chi vede il film possa ancora sentire “il senso di solidarietà e vicinanza che ci ha accompagnati durante il primo lockdown… e di cui abbiamo bisogno tutti”. Spettacolare l’inizio con gli stormi di uccelli, i fenicotteri sui laghi, le centinaia di pinguini sulla banchisa polare, le folle nelle piazze. Immagini che sembrano voler dare il senso di un risveglio di primavera, ma in realtà pongono l’attenzione sul pianeta che stiamo distruggendo. Momenti di vera commozione si alternano ad altri in cui si sorride o perfino si ride. Ci sono le corsie di ospedale dove medici e infermieri scrivono i loro nomi sulle tute per riconoscersi e tengono la mano di chi sta morendo, dando l’illusione di essere la persona cara. Ma c’è anche la ragazza incinta, pronta ad andare a partorire con l’autocertificazione scritta sul pancione. O l’anziana signora che corre sul terrazzo, il ragazzo che si arrampica sul tetto per vedere in lontananza la casa della fidanzata. I bambini che sul lettone giocano con le mazze a combattere il virus. Tutto si svolge in Italia con solo qualche flash del ricercatore italiano al Polo Nord, dove la solitudine c’è, ma non per il Covid, che non è arrivato, e da temere c‘è l’orso bianco. Le piazze e le strade vuote, straviste, ci sono certo, ma senza indugi che suonerebbero scontati. Spesso all’immagine di una città deserta segue quella dei ragazzi delle consegne. I loro commenti di triste ironia fanno da filo conduttore. C’è la ragazza che canta sul terrazzo della casa di ringhiera e i ballerini che per tenersi allenati si esercitano sul pianerottolo di casa, in mancanza di uno spazio adatto per i volteggi. Dentro ognuna di quelle figure si ritrova un poco di noi, di chi è stato più fortunato e di chi lo è stato meno, ma il senso della solidarietà alla fine prevale.