In un primo momento si ha l’impressione che si tratti di pittura astratta, dove il colore e le geometrie sembrano giocare un ruolo primario. Ma basta uno sguardo minimamente più attento per distinguere dei visi, ma soprattutto dei corpi, che raccontano una storia. C’è un forte filo conduttore nella mostra Brillo, la prima personale in Italia di Carlos Enfedaque(qui sotto l'autoritratto) allo Spazio MU.RO di Milano, da ieri all’11 luglio.
Spagnolo, di Saragozza, l’artista (classe 1994) dal 2018 vive e lavora a Berlino. Sue opere sono esposte in importanti gallerie di Londra, Madrid, Barcellona, Berlino, Valenza e in collezioni pubbliche e private europee e statunitensi. Ha partecipato a numerosi programmi di "residenza artistica" tra cui quello alla Tom of Finland Foundation di Los Angeles, istituzione fondata nel 1979 dal finlandese Touko Valio Laaksoonen, in arte Tom of Finland, che si occupa della raccolta e della divulgazione dell’arte omoerotica. Ed è qui che Enfedaque ha realizzato la maggior parte delle opere esposte nella galleria milanese. Perché proprio in questa famosa istituzione ha avuto modo di approfondire il tema del corpo umano e della sua libertà, del desiderio e dell’identità queer. A volte solo accennato, ma sempre espresso nelle sue opere, in prevalenza olii su lino e anche in un video. In forma più esplicita nei dipinti esposti nella Red Room, dove si accede oltrepassando una tenda. Non di immediata interpretazione il titolo della mostra: Brillo. Come ha spiegato Enfedaque è il nome di una cornacchia grigia con cui ha instaurato un rapporto quotidiano sul balcone della sua casa a Berlino. Ma El brillo de los ojos, che in spagnolo significa "luccichio", "luminosità degli occhi" è anche il personaggio principale del romanzo Las Malas dell’argentina Camila Sosa Villada. E il suo nome diventa “simbolo di cura, maternità e speranza…in una comunità marginalizzata di donne trans e travestiti”.


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