martedì 26 maggio 2026

MA CAINO C'ENTRA?

Un thriller senza violenza, o almeno non nella forma più comune. Nessun assassinio sanguinoso, nessuna traccia di killer spietati. Eppure dietro una pluralità di pensieri, sentimenti espressi e inespressi, opinioni, ritratti c’è una materia tale da rendere Processo a Caino, il nuovo romanzo di Annalaura Giannelli (Mario Adda Editore), un thriller avvincente.  E soprattutto al di fuori da schemi già percorsi. Didascalico il sottotitolo, assolutamente in contrasto con il titolo incuriosente, Un nuovo caso per Andrej Lupo



Si limita a informare che c’è in ballo un delitto ed è in mano a "l'imperscrutabile" e ottimo detective Lupo. Un personaggio ben descritto già dai primi dialoghi, come la sua assistente Karina, bella, capace e dotata di poteri extrasensoriali utili nelle indagini. Tra i due si intuisce un rapporto che va oltre il lavoro, ma che di fatto non si sa e non si deve capire se porterà a qualcosa. Il morto è un famoso avvocato e importante docente cinquantenne, che viene trovato senza vita nel suo studio all’Università La Sapienza di Roma. Inizialmente si pensa a un infarto e poi si scopre che è stato avvelenato. Con il "tallio" un materiale usato nell’industria elettrica, che nel caso del morto deve essergli stato somministrato in varie fasi. Data la fama di grande severità, si pensa a una vendetta di qualche studente “maltrattato”, ma il tipo di avvelenamento premeditato fa escludere il delitto passionale. Non è facile trovare dei possibili colpevoli data la poca socialità dell’uomo, che divideva lo studio con il fratello e il padre, soprattutto il fratello, pronto a fornire ogni informazione. E poi un documento, trovato in cassaforte con uno scritto del morto sul biblico Caino, porta a seguire una pista che si dimostra vincente, anche se assolutamente inaspettata, ma non di un inaspettato ovvio. Svariati i riferimenti culturali che rivelano non solo l’avvocato Giannelli, ma la sua cultura e soprattutto la sua sensibilità.

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