venerdì 24 aprile 2026

LA CREATIVITA' SI FA IN TRE

Stupirsi, meravigliarsi, anche divertirsi. Questo è quello che, in questi giorni di Fuorisalone milanese, si prova appena entrati al Superstudio Più di Via Tortona.  Un salone, che era ed è ancora  dedicato al design, diventa qualcosa di speciale. Sofisticato, raffinato, intellettuale, veicola e trasmette idee e spinge a pensare al futuro in modo positivo. Per questo a qualsiasi ora del giorno e della sera è affollatissimo, di giovani e non solo.  Normale che sia stato immediato il successo prima del Superstudio Maxi aperto alla Barona nel 2020 ed ora del Superstudio Village alla Bovisa, nato dalla riqualificazione dell’ex Trafileria Lombarda, con una ristrutturazione che ha preservato il 75% della struttura originale. 


 
                                

Nonostante non sia semplicissimo da raggiungere, ieri sera all’apertura ufficiale era pieno di gente. Superplayground il tema, dedicato ai nuovi creativi e alla sperimentazione. Qualche esempio? L’enorme installazione con teli di mongolfiere che formano una galleria surreale di Lousy Auber e parlano di riciclo (foto in alto). L’attaccapanni, un tempo si chiamava "servo muto", riveduto e "umanizzato" di Ayca Yilma. Le poltrone salvagente di Federica Ciotola, l’installazione-immersione nel visual design. Al Superstudio Maxi per il tema SupercityGiulio Cappellini racconta una città ideale con i Living Divani di Piero Lissoni, i totem di Flavio Lucchini e le sculture in corten, acciaio, legno di Maria Cristina Carlini, ospite fissa di Superstudio Più. Tutto comincia comunque dal Superstudio Più di Via Tortona con Supernova che riunisce le grandi firme del design internazionale. E qui lo spettacolo è grandioso. Da Dissuader, l’enorme piccione di Franco Perrotti che accoglie all’ingresso, al debutto di Re.Circle.  Sul Roof, accanto al Terzo Paradiso con i cerchi magici di Michelangelo Pistoletto e le bambole di Flavio Lucchini, interessanti proposte di designer, poeti, performer, artigiani. Come i poetici e, apparentemente, minacciosi personaggi creati con scarti di cantieri da Alberto Zanoletti, giornalista e artista (foto al centro). Tra i grandi espositori Marcel Wanders che torna dopo 25 anni “dove tutto è iniziato” cioè al Superstudio Più con uno spazio di 1000 metri quadrati dedicato al suo brand Moooi, popolato di alberi luminosi (foto in basso), poltrone in peluche, sedie “parlanti” e un bosco di abeti natalizi. Non poteva mancare Lexus con Space, un vero spettacolo di videoarte. Dove la nuova auto LS Concept diventa il pretesto per interrogarsi sul movimento, non più solo uno spostamento da un luogo a un altro, ma un percorso fatto di emozioni e riflessioni. Gli studenti di quattro università, in Portogallo, in Svezia, a Tokyo e il Politecnico di Milano presentano i loro plastici. Next 125, colosso delle cucine d’autore, con l’installazione Unfold di Ankon Mitra, architetto e scultore originario di Delhi, esempio di “oritecture” fusione di origami e architettura.  Uscendo dal Superstudio, su via Tortona in direzione Porta Genova, impossibile non notare il negozio di Avalon con i coloratissimi pouf, "gli unici al mondo", dice un cartello, con braccioli. Chissà se sarebbero riusciti a non far cadere Fantozzi?

 


giovedì 23 aprile 2026

VARIAZIONI SUI TEMI

In questi giorni basta fare qualche passo per le vie di Milano, e non solo nel Quadrilatero, per vedere come il design possa essere comunicato in svariati modi o anche diventare il veicolo per farsi notare. 



Dior, in via Manzoni, propone i suoi accessori su finte torte che diventano oggetti di design. Parosh, in Corso Venezia, tra i suoi capi dai tagli asimmetrici, introduce le lampade colorate di varie dimensioni di George Sowden e le opere in fil di ferro di Antonino SciortinoValextra, in via Manzoni, in collaborazione con Object of Common Interest, studio di architetti greci basati ad Atene e New York, evidenzia i punti forti della maison. Ed ecco all’interno una grande struttura in gomma e tondeggiante, con linee morbide in contrapposizione, o meglio in dialogo, con i piedestalli in marmo bianco, su cui sono posate borse varie. Neri, in materiale plastico anche gli sgabelli. Gli stessi elementi si ritrovano accostati nelle vetrine(foto al centro). In linea con le installazioni le due edizioni limitate della borsa Iside, create per la Design Week. Kartell trasforma i marciapiedi di via Turati e quasi l’intera Via Carlo Porta in una discoteca con mega Dj set, per presentare Le Stanze di Kartell. All’interno del negozio costruisce un percorso con tutti i locali di una casa, bagno padronale, bagno degli ospiti e spazio outdoor, ovviamente al chiuso, compresi. Ognuno caratterizzato dai suoi pezziforti. Viste dall’esterno, attraverso le vetrine, ”le stanze” danno al passante l’idea di “frammenti di vita domestica”(foto in basso). Cappellini, oltre i nuovi pezzi, propone un rinnovamento di quelli iconici. Aggiunge il marmo bianco o nero alla scrivania Lochness di Piero Lissoni. Marmo colorato anche per il tavolo Giunto di Antrei Hartikainen. Impreziosisce le finiture dei tavolini Gong di Giulio Cappellini e aggiunge nuovi colori forti per la mitica poltrona Peacock di Dror (foto in basso). Il design racconta la storia di un Paese, la Polonia, nelle due mostre di Visteria Foundation al 16° piano della Torre Velasca. Impossibile non distrarsi per la vista spettacolare che si gode dalle finestre, disposte sui quattro lati dell’edificio. Ma anche le storie dietro alle due mostre catturano l’attenzione. Una è dedicata a Jorge Zalszupin (1922-2020) sopravvissuto all’Olocausto ed emigrato in Brasile, dove costruisce case e pezzi d’arredo ispirati a Le Corbusier e caratterizzati da un forte rigore.  La seconda mostra illustra il modernismo polacco, anche questo rigoroso, adatto ai modi di vivere e le difficoltà di un Paese. 

mercoledì 22 aprile 2026

DESIGN A PALAZZO

Il Fuorisalone rivela luoghi di Milano sconosciuti e affascinanti.  Il design più avanzato trova il suo spazio espositivo in preziosi palazzi d’epoca.  Palazzo Crivelli, nel cuore di Brera, è una novità. Qui, proposto da Door, mensile del design di Repubblica, Il giardino delle meraviglie offre un percorso tra saloni settecenteschi e parco con alberi secolari e laghetto. All’interno, al piano nobile, La Biblioteca dell’outdoor con il racconto degli arredi da esterni, soprattutto sedie e poltrone, dagli anni Venti a oggi. E il fascinoso Ballet Mécanique di Anna Franceschini, ispirato all’auto Maserati Grecale. Al piano terreno Genealogie architettoniche di Michele De Lucchi e il suo studio AMDL Circle, con sculture, bozzetti di costruzioni, prototipi, per la maggior parte in legno. Al centro del giardino, sempre di De Lucchi, L’Anello mancante, installazione percorribile con interessanti effetti di luce tra le "scandole", assi metalliche che la compongono(qui in basso). Sparsi nel parco arredi outdoor di recente produzione. 

  

Palazzo Litta con i suoi saloni affrescati non è, invece, una novità. A “occuparlo” Moscapartners Variations, venticinque espositori tra aziende, progettisti, artisti, architetti, scuole e università, di undici Paesi, selezionati da Caterina Mosca e dal suo team, con progetti sul tema Metamorphosis.  Nuovi materiali, nuove identità formali, trasformazioni varie. Nel cortile d’onore Metamorphosis in motion, installazione di Lina Ghotmeh, architetta libanese con studio a Parigi (qui sopra il cortile dall'alto). Esempio di ecosistema spaziale dove i visitatori diventano parte della composizione. Prendere dal passato e trasformare è in The perfect imperfection of ceramic art di Onofrio Acone. I suoi  vasi in ceramica hanno i colori del Mediterraneo e sono lavorati con una tecnica dell’antica Grecia, sovrapponendo elementi circolari, per creare la rotondità. Tra gli espositori, nel piccolo cortile a fianco, il Bar Adrenalina di DebonaDemeo. Dove “voci e suoni generati dal pubblico diventano parte del progetto”. Meno scenografica forse, ma sempre notevole come sede, Palazzo Giureconsulti, scelta ormai da dieci edizioni da Masterly–The Dutch. Oltre cento tra aziende e designers, olandesi e non, presentano i loro lavori nelle stanze e nel porticato del palazzo. Grande spazio è dato alla ricerca dei materiali e alle lavorazioni particolari, come sempre. Interessanti le sedie e gli sgabelli componibili di Polimair, fondata dai francesi Arthur e Léo Gaudenz. O ancora le cucine e i sofisticati arredi da esterni di POLDR, COOXS e Knops Tuindesign. Le sedie e i tavoli in legno degli studenti di HMC Wood & Furniture College, perfetto mix di creatività e funzionalità. O i tavoli pittorici di Stoksel, del designer Bart Stok con rivestimento in smalto vitreo a fuoco. Un blu intenso ricopre parte della facciata di Palazzo Confalonieri, gioiello del tardo Seicento, nascosta da un ampio giardino. E’ il blu protagonista di Design Palazzo Austria, che accoglie trenta tra aziende e designer austriaci. Dalle lampade ai tavoli, dai tappeti agli arredi scolastici, agli occhiali. 

martedì 21 aprile 2026

ARTE E DESIGN : SCENE DA UN MATRIMONIO

Giusto parlare ora, in piena settimana del design e a fiera conclusa, di Miart. Perché è sempre più forte la contaminazione fra design e arte. Una grande varietà di linguaggi artistici ha caratterizzato,  infatti, la sesta edizione della fiera dell'arte tenutasi a Milano, dal 17 al 19 aprile, negli spazi aerodinamici della South Wing di Allianz MiCo. Non a caso il titolo New Direction, prende spunto dal modello creativo del jazz, che fa dialogare musiche del passato e contemporanee.  160 le gallerie presenti, provenienti da 24 Paesi. Come sempre divise in sezioni. Gli Emergent, posizionati nella Balcony, con le nuove tendenze e gli artisti di ultime generazioni.  Gli Established, i più numerosi, al piano terra con proposte moderne e contemporanee in settori svariati. Dalla pittura alla ceramica, dalle opere tessili alla fotografia. Al piano superiore l’Established Anthology dove le gallerie più note hanno proposto accanto ai grandi maestri del Novecento i nuovi artisti. Enormi vetrate che spaziano sull’area delle Due Torri e un ristorante "firmato" Cracco.





Sempre più sottile, quasi inesistente, il confine tra arte e design confermato ampiamente in questi primi giorni anche dal Fuorisalone milanese. Uno degli esempi più evidenti lo stand della Bernini Gallery che ha ricreato una sala da pranzo mettendo insieme arredi storici del proprio archivio con altri, reinterpretati da Daniele Daminelli. Come il tavolo e la credenza di Silvio Coppola del 1964 e la sedia di Gianfranco Frattini del 1981. Ma anche un ritratto di Francesco Vezzoli, ispirato a quello del poeta Conte Robert de Montesquiou dipinto da Giovanni Boldini. Con l’aggiunta di una cascata di pietre colorate (in alto). Da Giò Marconi, l’americano Jonathan Lyndon Chase ha messo insieme scultura e design nel tavolino con piano di vetro, sorretto da figura umana nera piegata. Interessanti le piccole scatole con soluzioni, abitative e non, di Susanne Kutter, proposte da MAAB Gallery. O la personale di Gabriele Picco da Ex Elettrofonica con la straordinaria "auto da funerale". Grande varietà anche nei materiali, con un occhio aperto alla sostenibilità.  Il legno è stato protagonista nella Galleria Luisa Delle Piane. In mostra pezzi di Ceroli, Andrea Branzi e i vasi di Delos by Locatelli-Zambernardi in legno, appunto, con ricami in tessuto, seguendo la tecnica delle terracotte dell’antica Grecia (in basso a destra). In legno  anche l’orso-uomo del tedesco Stephan Balkenhol, presentato dalla Galleria Monica De Cardenas (in basso a sinistra). Tra i classici, se così si possono definire, le opere di Gillo Dorfles, da Paula Seegy Gallery.


venerdì 17 aprile 2026

SU LA MASCHERA

Come ogni anno, appuntamento al Teatro Menotti di Milano con Familie Flöz, in scena fino a domenica 19. Con Finale. Un’ouverture la compagnia berlinese, che lavora con maschere straordinarie e parole sostituite da una mimica eccezionale, festeggia nel 2026 i trent’anni di attività. E di meritati successi.Prima dello spettacolo gli attori ricostruiscono pseudo-set fotografici di cui i personaggi sono persone del pubblico trasformati dalle maschere. 



Poetica come sempre e sul filo dell’ironia la storia, anzi le tre piccole storie con un fondo amaro. Tutte e tre con la scenografia di una composizione geometrica, che di volta in volta diventa velocemente qualcosa d’altro, sotto gli occhi del pubblico. Fa immaginare, finestre con vetri da pulire, porte da aprire, specchi, boschi e sentieri, interni di edifici. Nel primo racconto il protagonista è il gestore di uno Späti, locale tipico berlinese aperto tutta la notte, sempre a contatto con clienti e passanti di vario genere, tra i quali una donna di cui s’innamora corrisposto o così sembra, ma il finale lo smentisce. Nel secondo c’è un ragazzo grasso che vaga in un ospedale alla ricerca della mamma, forse un tempo un’attrice-cantante o che lui ricorda come tale. Nel terzo, una giovane donna, amante della natura, si confronta con brutali cacciatori all’inseguimento di un toro, perfettamente interpretato da un attore con maschera-muso di toro che cammina “a quattro zampe”. Alla fine il ragazzo grasso si toglie la pancia, il toro si mette in piedi, così come uno dei cacciatori che sembrava morto e senza maschera, salutano il pubblico. Compresi i due musicisti, anche loro prima mascherati e, come tutti gli altri, agilissimi sulla scena.

giovedì 16 aprile 2026

FOLGORAZIONI SUL PALCO

Il titolo dello spettacolo è Poeti folgoranti.  Ma “folgoranti” non è come si pensa un aggettivo, anche se non particolarmente appropriato, per definire dei poeti capaci di dare emozioni forti. Ma è riferito a un cognome, anche se d’arte. La folgorazione è al centro di Poeti folgorati…ovvero…come provai a distruggere la poesia italiana del Novecento  al Teatro della Cooperativa di Milano fino al 19 aprile.  In scena Antonello Taurino che è anche ideatore e regista e Massimo Colazzo. Taurino, nella parte di Luciano Folgore, capace appunto di ridicolizzare i più grandi poeti italiani del Novecento. A spingerlo a questo, Colazzo nella parte del futurista Marinetti


Durante tutto lo spettacolo si ha l’impressione che il personaggio di Folgore non sia mai esistito e Taurino lavora su questo. Un po’ giocando con quel suo humour, che lascia intravvedere una grande cultura e soprattutto una capacità di critica non superficiale. Un po’ rivelando il vero nome di Folgore: Omero Virgilio Vecchi. E mettendo in rilievo l’impossibilità con un nome così di diventare un poeta futurista. Sarebbe interessante a questo proposito sapere quante persone del pubblico, dopo lo spettacolo, hanno consultato Wikipedia. E questo è un punto a favore per Taurino. Che in scena alterna momenti di dialogo fra Marinetti, che vuole il poeta futurista, e Folgore disposto a tutto pur di far conoscere la sua poesia. Con i versi dei più grandi poeti, letti prima da Colazzo e poi reinterpretati da Taurino-Folgore. Tra i più esilaranti Quasimodo con Ed è subito sera, Montale con Meriggiare pallido e assorto e D’Annunzio con La pioggia nel pineto. Che Marinetti commissiona a un Folgore ritroso, con l’imperativo che per avere successo bisogna “parlare di figa”. Finale a sorpresa con poesie create con l’intelligenza artificiale sullo stile di Folgore. Che, scrive Taurino, “si conferma inesorabilmente maestro mai superato, neanche dalla macchina”. Uno spettacolo da vedere, dove l’irriverenza non è mai facile o di cattivo gusto. Ma rivela come sulla cultura, ben manipolata, si può anche ridere, senza essere blasfemi. 

mercoledì 15 aprile 2026

VERSO IL SALONE

Un piccolo stop post Olimpiadi e Milano ha ripreso il suo fermento.  E’ iniziata lunedì Art Week con mostre ed eventi vari, a cui si aggiungerà il 17 MIART, fiera internazionale d’arte moderna, accolta questa volta nella South Wing di Allianz MiCo. Intanto per le vie, soprattutto del centro, sono in allestimento, e qualcuna è già allestita, le presentazioni del Fuori Salone che affiancherà in anticipo la 64° edizione del Salone del Mobile, dal 21 al 26 aprile. Inutile dire che palazzi storici, giardini, edifici particolari saranno coinvolti, così come i musei. 




Ben quattro nuove mostre-progetti hanno aperto i battenti nel Museo del Novecento già il 9 aprile. Come ha detto il direttore del museo Gianfranco Maraniello “Raccontano un’istituzione in trasformazione, per rafforzare il dialogo fra la città e la scena artistica contemporanea”. Un anticipo della seconda torre che diventerà un nuovo spazio espositivo del museo. Domani, dalle 19 alle 20,30, il pubblico è invitato a un percorso, gratuito e guidato, nella collezione permanente e nelle nuove mostre. Che sono: nella Sala Fontana, nella torre,  Salut!Hallo!Hello! di Diego Marcon, vincitore del Premio Acacia, che entra a far parte della collezione donata al museo. In un video, incorniciato dalle grandi vetrate aperte su Piazza Duomo, scorrono immagini di una tipografia che si alternano alle classiche cartoline dei luoghi di vacanza, che qui venivano stampate (foto in alto). Al primo piano, dedicato agli approfondimenti monografici dei maggiori artisti italiani del secondo Novecento, Vedere l’aria. Racconta una manifestazione, ideata e realizzata da Bruno Munari nel 1969, con fogli di carta buttati dalla torre di Como, documentata dalle foto di Ugo Mulas e completata da disegni dello stesso Munari. Al piano terra, negli spazi di Forum900, con pezzi di arredo iconici del secondo Novecento,  una quadreria con lavori di pittori e fotografi entrati nella collezione del museo attraverso premi, acquisizioni e donazioni di artisti e collezionisti (foto al centro). Nella Lounge900 al quarto piano, infine, è di scena la collezione di artisti, legati alla “ricerca verbovisuale” anni 70 e 80, donata al museo da Anna Spagna Bellora, (nella foto in basso un'opera di Sarenco).