domenica 27 settembre 2026

GRAN FINALE

Si è conclusa la Fashion Week di Milano in presenza, domani otto passerelle solo in digitale. Ha aperto la giornata Hui, brand cinese fondato dalla stilista Huizhou Zhao. Ormai una habitué della settimana della moda milanese. Questa volta per la collezione è partita dal "ventaglio circolare", elemento cardine della cultura cinese. Con cui vuole trasmettere un messaggio per la donna orientale, “non figura simbolica legata al passato”  ma protagonista di un’evoluzione.  Ecco quindi le sue sete impalpabili in forme occidentali e quasi minimali, con solo qualche flash non lineare.





Attesissimo lo show di Giorgio Armani, design Silvana Armani, nipote del grande stilista scomparso, alla sua seconda collezione. Bianco e nero dominanti, anche riuniti in inediti stampati, geometrici e non.  Molte le "tenues de soirée". Dagli abiti lunghi con lamé e frange e collane che fungono da corpino, fino allo smoking riveduto. Non nuovo sulle passerelle milanesi Marques Almeida, brand londinese fondato nel 2011 dai designers portoghesi Marta Marques e Paulo Almeida. Nell’imponente cortile di Palazzo Isimbardi ha sfilato con abiti e completi in colori scuri, come il verde muschio e il marrone di giorno, e neri con pizzi o interamente ricoperti di macropaillettes per la sera. D’effetto i copricapi con grandi piume.  Partecipata e coinvolgente la Milano Moda Graduate, evento-sfilata dedicato ai lavori e alla premiazione degli studenti delle scuole di moda italiane, tenutosi alla Rotonda della Besana. Un’esplosione di creatività, alle volte eccessiva, che comunque ha rivelato delle passioni forti, con progetti di partenza ben definiti. Premiata nella categoria fashion design da Camera della Moda, Matilde Bonechi dell’Istituto Marangoni. Vincitore del YKK Prize selezionato da YKK, main partner dell’evento, il progetto di Costanza Barbieri e Giulio Censori dello IED Istituto Europeo di Design. Menzione speciale a Corinne Zanini dello IUAV Università di Venezia. Curiosa, per non dire fuori luogo, la piccola manifestazione di protesta contro le pellicce all’ingresso della Rotonda. Trattandosi non solo di collezioni estive, ma di collezioni disegnate da giovani e non da consolidati “marchi della moda”. Ultima sfilata alla Rotonda della Besana quella del portoghese Miguel Vieira. Protagonista, contrastato solo da qualche outfit bianco, il nero in tutti i tipi di capi, per lui e per lei, con molta sera illuminata da paillettes e strass.  Cristopher, brand del gruppo indiano Sahakar, ha scelto i saloni, con camini e armature, del Museo Bagatti Valsecchi, dimora storica di metà Ottocento, per presentare la collezione per l’estate prossima, tutta made in Italy (Parabiago e Toscana). Con scarpe e borse per lei e per lui, con giochi di intrecci, arricciature, speciali lavorazioni tutte a mano. Nuovissimo il sandalo con intrecci di lacci impunturati. Presente anche una capsule di borse e scarpe, tra cui il tronchetto in argento, per l’autunno inverno 26/27, in vendita solo nel negozio di Via Spiga a Milano. 

sabato 26 settembre 2026

DARSI APPUNTAMENTO A MILANO

Continua la scoperta delle location nella Fashion Week milanese. Oggi dal giardino della Triennale per Ferragamo, si è passati all’ottocentesco Palazzo Turati per Marco Rambaldi. Diversi gli eventi ai Chiostri di Sant’Eustorgio che ospitano il Museo Diocesiano. Qui hanno presentato i brand portoghesi Pé de Chumbo e Davii. Il primo, disegnato da Alexandra Oliveira, ha scelto il porticato al suono di Vivaldi, perfetto per gli abiti “avvolti addosso” in viscosa, tutti di produzione portoghese, ma anche i twin- set con lurex e paillettes e i capi con giochi di trafori. Il brasiliano Davii ha mostrato dieci outfit, made in Portogallo, nel salone con parte dei 700 tesori artistici della Diocesi.Bianco e nero i colori dominanti, per abiti in organza di seta, gilé in lana doppiata e tagliata dal vivo, completi e giubbini in rete di neoprene, bomber in pelle.




 

Nel primo pomeriggio, è stata la volta, nel porticato, degli abiti architettonici di Kasai, brand di Bucarest fondato da Ana Olingheru. Asimmetrie, tagli a sorpresa, collane come spalline (in alto).  All’interno, Henri Paris del designer canadese Henri Maheu con creazioni ispirate all’Alta Moda dagli anni 30 ai 60. A fine pomeriggio Tommaso Aquilano e Roberto Rimondi del duo Aquilano. Rimondi hanno fatto sfilare nel porticato capi mix di atmosfere da Secessione Viennese ed estetica giapponese. Con rivisitazioni del kimono e giochi di sovrapposizioni. Atmosfere contemporanee e continui riferimenti all’arte, alla Fondazione Sozzani, spazio che ha dato vita all’anonimo quartiere Bovisasca. Tra pregevoli opere di artisti e abiti come installazioni, si è tenuta la prima edizione del Sozzani Award. Un premio nato per sostenere i progetti delle nuove generazioni. Tre i finalisti, la canadese Marie-Eve Lecavalier, basata a Parigi, la giapponese Mai Suzki, basata a Londra, e Timisola Shasanya, britannico-nigeriana, la premiata. Con una collezione di capi sartoriali che mette insieme tecniche della tradizione con innovativi processi tecnologici. Interessante in esposizione la collezione di Leandro Canu e il Worldrobe di Vien, per uomo e per donna e “oltre i calendari”, con una sartorialità non scontata e fatta per durare nel tempo. Non una location particolare, ma un allestimento che cattura quello del brand Marea disegnato da Giuseppe Della Monica. La collezione s’intitola Scacciapensieri ed è stata proposta tra tendaggi e una musica forte, sincopata, al limite del rumore. I capi, di forme pulite in tessuti semplici, sono movimentati da ricami, broccati, inserti di materiali inaspettati. Uno spazio professionale e sobrio quello di Lineapelle, scelto da Veiga, giovane brand (2 anni) disegnato da Ida Antonelli, interamente prodotto in Toscana, con capi in pelle di tutte le “categorie”, dal pantalone che richiama il Levi’s 501 alla minigonna, dagli shorts con pinces  ai bermuda, al top traforato. Non particolare, ma ospitale lo spazio industriale delle Officine del Volo, scelto spesso dalla moda, dove la piattaforma B-Iconic con Fondazione Fiera di Milano  ha presentato e premiato collezioni di giovani stilisti e opere di artisti. Con piacevoli intermezzi musicali. De Wan, nel negozio di Via Manzoni, ha mostrato i nuovi 12 modelli di borse e i nuovi 28 occhiali, tutti made in Italy, con lavorazioni accurate e uno straordinario rapporto qualità prezzo.  

venerdì 25 settembre 2026

DAL DENIM ALL'ACCESSORIO

Al quarto giorno di Fashion Week per la primavera-estate 2027 si può dire con certezza che il denim è un tessuto protagonista, con una sua universalità. Chissà se certe compagnie aeree e certi locali "conservatori" si decideranno a farlo rientrare nei codici di abbigliamento consentito. 





Eleventy, presenta la capsule Indigo Blue, in uno speciale denim “reattivo”, che non si rovina. Con capi dai tagli sartoriali, lavorazioni sofisticate e applicazioni preziose (in alto).  Nella collezione per la prossima estate ci sono colori nuovi come il marrone, continua il blu e si conferma il nero per la sera. I materiali sono esclusivi, accanto a cotone, lino e seta compare il cupro, fibra di origine vegetale ottenuta dalla cellulosa del cotone. Presente la pelle, la nappa per i pantaloni traforati, il suède per bomber sfrangiati e gonne. Novità della stagione le borse “pensate” in collaborazione con il designer Stefano Galandrini: la shopper "Meneghina" in due dimensioni e "Sogno" con manico per portarla in vari modi. Denim con brillanti applicati per pantaloni, sahariane, giubbotti anche da Sara Behbud, talentuosa e coraggiosa designer nata in Persia, dal 2014 a Milano. I suoi pezzi forti sono però i "made to order" (su misura) con cui rivendica la libertà per la donna di scegliere anche nella moda (al centro). Presentati cinque abiti al 100% in organza di seta, con il motivo "Afshan", uno dei linguaggi floreali dei tappeti persiani, e ricami a mano. Tutto made in Italy. La femminilità è valorizzata senza eccessi da Hanita. Tailleur pantalone in cotone, stampato e non, per il giorno, abiti con dettagli gioiello per la sera, ma anche gonne in pizzo traforato e trasparenze misurate. Molta sera pure nei capi della Mercedes Benz Bucharest Fashion Week, che per la prima volta entra nel calendario della Fashion Week milanese, con una presentazione nella Fashion Hub di Camera della moda. Ecco quindi, dopo le proposte degli stilisti napoletani, in omaggio e con riferimento alla 38esima edizione della  38° America's Cup a Napoli, una selezione di otto designer romeni. Negli accessori Baldinini si riconferma per la qualità dei materiali, il classico rivisitato e quella fibbia con il logo che caratterizza vari modelli. Anche Giuseppe Zanotti recupera i pezzi d’archivio per nuove scarpe. Ecco l’anello di pietre, il serpente utilizzato in forme diverse o ancora il granchio, oltre che dorato, in vetro e brillanti e la lisca di pesce. Per sandali piatti o con i vertiginosi tacchi "Brivido" e "Killer". Deichmann, brand tedesco più grande d'Europa, mette in mostra scarpe e stivali della campagna TV Made for Italy pianificata dal 14 settembre al 22 novembre. La Fashion Week dà modo di conoscere luoghi sconosciuti di Milano, dai giardini segreti a spazi di lavoro, come la fabbrica di borse Amato Daniele. Fondata nel 1908 dai tre fratelli Locati, con il nome di Leu Locati e una specializzazione nelle borse di lusso (Tra i suoi clienti la Regina Elisabetta), nel 2012 con la guida creativa di Daniele Amato diventa Amato Daniele. Che continua l’attività, sempre con lavorazioni di pelli esotiche, materiali preziosi, come seta, raso, fili d’oro. Le borse sono interamente lavorate a mano, ognuna da un’unica persona. 

giovedì 24 settembre 2026

COME VESTIREMO: TERZA PUNTATA

Minimalismo donante. Così si potrebbe definire lo stile di Mantù,  che ha aperto il terzo giorno della Fashion Week di Milano. Una definizione inusuale che potrebbe non voler dire niente. E invece non solo ha un suo perché, ma è decisamente positiva e si adatta a pochissimi. Il brand nato nel 2008, pur continuando a rinnovarsi non perde di vista, certi principi. Dalla scelta dei colori, con rosa e arancio in prima fila. A quella dei tessuti, un seersucker diverso dal solito per l’abito dal drappeggio misurato, o il ramié, lino superleggero ideale per lo chemisier. Le linee sono pulite, ma con tagli inediti, così le giacche destrutturate o l’abito con corsetto, scolpito addosso, ma non troppo fasciante. 





Nissa s’ispira ai giardini, come raccontano i video di una sfilata realizzata in una villa veneta con giardino all’italiana e labirinto. Gli abiti, quasi esclusivamente da sera, fanno dialogare il classico con asimmetrie, nuovi drappeggi, dettagli a sorpresa, come le spalline di perline incrociate sul dietro per l’abito sottoveste o i ricami tutti realizzati a mano. C’è anche un tailleur pantalone, ma in organza devoré bianca. Ennio Capasa ritorna alla Fashion Week con la linea di calzature Capasa Milano Shoes Collection. Pochi pezzi, ma studiati per essere "nuovi nel classico", ma soprattutto confortevoli. Ecco il sandalo dalla punta arrotondata che richiama le scarpe dell’inverno.  Superbo il mocassino con arricciatura, molto flessibile, per uomo e per donna con tacco deciso. Il riferimento della collezione con cui Borsalino festeggia i 170 anni è il film Casablanca. Ed ecco il cappello di paglia, simile a quello che portava Bergman-Ilsa Lund, realizzato dal cappellificio di Alessandria, come quello di Bogart-Rick Blaine. Svariati i materiali, tra i nuovi una canapa mista a cellulosa o il raso per la visiera. Varie le misure della fascia del classico Borsalino. Nuove anche le borse, tra cui la Vortice in raso e rafia con una cintura di pelle che la avvolge, appunto come un vortice o i bauletti in camoscio. Tutte con una calamita per appendere il cappello.  Capi come installazioni d’arte quelli di Giada (foto in basso), non a caso da vedere nella grande sala di Palazzo Citterio, parte della Grande Brera, con la colonna sonora di Aimé Portioli, in arte Grand River, la musicista olandese-italiana che vive a Berlino. Protagonisti il bianco e il nero sulla passerella di Daily Mirror, brand genderless fondato e diretto dal coreano Kim Ju-Han. Arthur Arbesser ha presentato la collezione per l’autunno 2026, interamente realizzata con tessuti "deadstock", cioè rimanenze di magazzino e quindi sostenibili. Mix e sovrapposizioni di tessuti, con fantasie diverse e in contrasto, linee semplici, ma confortevoli da indossare. Sempre con recuperi di collezioni passate (foto in alto). Nella presentazione anche i cavatappi-omini disegnati da Arbesser per Alessi. Tra gli eventi del giorno l’inaugurazione al mattino di White, sempre più esteso e partecipato. A fine pomeriggio, nei chiostri di San Barnaba, organizzati da Camera Swowroom Milano, l’eccellenza artigiana in passerella e l’incontro sulla sostenibilità. La sera nella Casa degli Artisti Voices of Denim. A Living Cultural Language.  In mostra il progetto di Afro Fashion Association e Levi’s, dove il denim non è più solo un tessuto, ma diventa un linguaggio per raccontare. Con straordinarie installazioni da vedere fino al 2 ottobre (foto al centro).

mercoledì 23 settembre 2026

VISIONI DAL MONDO

Seconda giornata di Fashion Week milanese piuttosto varia. Ad aprirla Luisa Beccaria che, come sempre, sceglie una location in linea con la sua moda: il verde giardino dell’Acquario Civico (foto in alto).  Fedele al suo DNA propone abiti in tulle, chiffon, seta, tinta unita o stampati movimentati da ricami. Per la maggior parte lunghi. Nuovo, invece,  il completo gessato in seta e il lungo chemisier. Interessanti gli accessori, dai cappelli a larga tesa alle miniborse di perline o a quella a forma di ventaglio. 




Sfila nel chiostro di Sant’Ambrogio Daniela Gregis. Il bianco è l’indiscusso protagonista con solo qualche flash di giallo e di écru. Tessuto leader lo stropicciato.  Per il completo come per la blusa, per l’abito come per la salopette o lo spolverino. Tessuto a rete per il top abbinato ai pantaloni di seta. Trasparente il lungo bianco vivacizzato da fiori colorati applicati. Da Forte_Forte l’ispirazione è il viaggio. Sia per i capi pratici e freschi da mettere in valigia, sia per i dettagli e le stampe che evocano paesaggi lontani. Inserti all’uncinetto per l’abito in chiffon. Tra i nuovi colori il verde menta e il blu Majorelle, dal giardino di Marrakech caro a Yves Saint Laurent. E’ invece il rock libero e ribelle, di Jimi Hendrix e Janis Joplin, l’ispiratore di Redemption, brand fondato da Gabriele Bebe Moratti nel 2014, presentato nelle sale con terrazza affacciata su Piazza del Duomo. Una collezione quasi esclusivamente per la sera  con abiti drappeggiati in georgette, tailleur di lurex tre pezzi, top, pantaloni, giacca. Gonne lunghe con spacchi vertiginosi rivestite di paillettes abbinate a rigorose camicie da uomo (foto al centro). Abiti in tessuto animalier illuminato da micropaillettes. Viene dal Ghana la collezione di Kenneth Tetteh, distribuita nel mondo ma per la prima volta in Italia. Solo abiti da sera con ricami di paillettes, tutti realizzati a mano che richiamano i tradizionali costumi africani. Lavorazioni artigianali, dettagli couture e molti ricami nella couture dell’Oriental Fashion Show  che ha visto in passerella gli abiti di Yoland dal Sultanato dell’Oman, di Rena dal Marocco e di Gowher Gouvernet dal Turkmenistan. Arriva dalla Cina Zifei Wang, che ha sfilato nel cortile di Palazzo Isimbardi (foto in basso). Una collezione attuale  e innovativa che rivisita stampe, tessuti e anche linee del vestire della tradizione. Molti gli inserti, le asimmetrie, le sovrapposizioni. Curiosi i dettagli come gli orologi che decorano le borse di lei o appesi alla cintura di lui.

martedì 22 settembre 2026

MODA AL VIA

Pienissimo primo giorno di Fashion Week milanese, per la donna della prossima estate, aperta “ufficialmente” con la sfilata di Prada alle 2 PM, in realtà preceduta da svariate presentazioni e da una passerella. Quella di Martino Midali che ha dato il via agli show nel salone del Museo della Scienza e della Tecnica. 





Dal titolo Iconica, perché accanto alle modelle hanno sfilato sei donne con percorsi diversi e una “femminilità autentica”. In primo piano le righe, sia verticali che orizzontali. Morbide, as usual, le linee. Accanto al jersey di viscosa, materiale simbolo “dell’universo Midali”, un tessuto effetto denim per trench e camicie. Cotone e seta effetto denim anche da Simonetta Ravizza, che ha presentato quattro piccoli guardaroba. In ognuno materiali e stampe a contrasto, righe e quadri nelle camicie, giubbini di nylon con abiti in chiffon. Accostamenti inconsueti, ma sempre plausibili (foto in alto). Sergio Davila, peruviano basato a New York, mette insieme il sartoriale contemporaneo con le tradizioni artigianali del suo Paese. Giocando sul concetto di ricomporre, rimettere insieme, riparare, per capi da indossare da Mykonos a Saint-Tropez o sulle Ande.  Rivisitazioni delle tradizioni anche nella sfilata collettiva dall’Asia Centrale e dall’Europa dell’est. Dal Kazakistan gli abiti di Aida Kaumenova con plissé soleil e vari dettagli preziosi. Ma anche i tailleur con spencer stilizzati e l’abito con pallone di chiffon sul retro di Kamalini. O le stratificazioni in bianco e nero del vestire nomade di ShakerBay. Vive a San Pietroburgo, ma ha trascorso la sua infanzia negli Urali, la designer di Reve con i suoi capi in denim blu con impunture bianche. Sempre dalla Russia arriva la Modest Fashion, ispirata all’abbigliamento religioso, che spazia dallo streetwear all’abito importante. Dai corsetti ai lunghi ricami in oro di SA Marail, ai tagli asimmetrici e architettonici di Puti Tenk, fino agli abiti da sposa di Aynaeva che guardano alle divise militari. Pizzo, drappeggi, frange, tessuti luccicanti per miniabiti dallo scollo vertiginoso, camicie, top, ma anche pantaloni con pinces dal taglio maschile da Custo Barcelona (foto in basso). Dal Distretto di Futian, cuore amministrativo, finanziario e commerciale di Shenzhen, arrivano, in collaborazione con Camera Nazionale della Moda Italiana, tre brand emblematici. Sono Laurel, nato in Germania nel 1978 con 92 negozi in Cina, IDPAN che guarda alle architetture del Rinascimento Italiano e YINER, sofisticato marchio, che si ispira alla natura. Più che una sfilata una performance quella di Sagìo, disegnato da Alexander Sagìo che vive e lavora a Budapest, in uno dei saloni di Palazzo Bovara. Davanti a una mezza maschera in metallo, appoggiata a una parete, camminano lentamente le modelle. In mano o accostata al viso portano una mezza maschera nera o bianca. Per loro minigonne e shorts, giubbotti anche in pelle, abiti da sirena con scollo, top che simula due lunghi guanti annodati tra loro (foto al centro).      

lunedì 21 settembre 2026

MODA E AI : VOILA' L'AMOUR

L’intelligenza artificiale al servizio della creatività. Sembra un controsenso, qualcosa di inattendibile, fatto per stupire. E invece la Futurfashion di The Hidden Genius è una rivelazione che sorprende, entusiasma, ma soprattutto su cui si può contare per il futuro della moda. E’ stata presentata oggi, a Milano, dove domani inizia la Fashion Week Donna per la primavera estate 2027. Location perfetta l’atelier del FLA FlavioLucchiniArt Museum all’interno del Superstudio, con le sculture e le opere di Flavio Lucchini che raccontano la moda degli ultimi 50 anni. E’ una sfilata virtuale, che porta sugli schermi capi nati attraverso AI e indossati da modelle virtuali. 




Artefice e creatore The Hidden Genius al secolo Pierre Amour (nella foto) scoperto e sostenuto da Gisella Borioli, fondatrice e anima del Superstudio. 35 anni, nato a Parigi, ma basato da anni a New York, è un artista a tutto tondo con una passione particolare per la moda. Ha studiato in importanti scuole e ha lavorato in atélier famosi come quello di John Galliano e di Zac Posen. I suoi capi risentono della sua cultura nel fashion, ne affrontano tutti i temi ma non sono mai interpretazioni o revisioni, sono assolutamente innovativi e inediti, la realizzazione di sogni. Si va dall’abito da red carpet che riecheggia, ma non copia, i grandi nomi dell’alta moda al tailleur prêt-à-porter con spalle enfatizzate ma mai eccessive. Dall’abito giocato sul plissé soleil all’insieme con pantaloni stile country, che ricorda i primi Moschino, a una rivisitazione nuova e non pedissequa delle camicie di Gianfranco Ferré. Dall’abito mix di cheomsang e chemisier fino a una linea di impermeabili, suggerita da Gisella Borioli che lei ritiene poco considerati nelle collezioni dei grandi stilisti. Notevole la ricerca di tessuti e soprattutto gli abbinamenti, audaci ma mai sopra le righe. Accanto ai video con le sfilate di capi “destinati a diventare moda reale”, video “di fantasia” dove la creatività è inarrestabile e inarrestata, ma dove si intravvedono moltissimi spunti interessanti. “L’AI mi permette di spaziare con la mente” dice lo stilista “AI è un mezzo non un fine, non deve rimpiazzare la manodopera fisica, ma aiutarla”. E questo porta a considerare positivo l’uso di AI nella moda, che in molti settori, invece, sta già creando problemi di occupazione.  La Futurfashion si può vedere al FLA fino al 28 settembre.