Si può capire come nel 1960 la commedia non avesse avuto successo, anzi la prima fosse stata addirittura un "fiasco", nonostante la presenza di attori come Vittorio Gassman e Ilaria Occhini. Perché Un marziano a Roma di Ennio Flaiano, ispirato a un suo racconto del 1954, era troppo avanti per i tempi. Era surreale ma non abbastanza per capirne l’ironia e soprattutto il ritratto di un certo mondo. Ora la pièce di Flaiano, in scena al Teatro Menotti di Milano da ieri al 23 maggio, non solo risulta attuale, ma descrive bene il disincanto e la superficialità di una società pronta a infiammarsi immediatamente per una notizia e subito dopo dimenticare tutto, senza alcuna paura di contraddirsi.
La storia è quella di Kunt, un marziano che atterra sulla sua astronave a Villa Borghese, a Roma. L’evento fa grande scalpore, il personaggio è accolto con tutti gli onori, perfino dal Presidente della Repubblica. E’ ammirato, tutti vorrebbero conoscerlo. La sua venuta viene vista come risolutiva, come la promessa di un futuro migliore. Nel giro di poco tempo l’entusiasmo non solo si spegne, ma il marziano viene criticato, preso in giro, deriso, ridicolizzato. Nessuno si interessa più a lui e perfino il suo ritorno a Marte, dopo neanche tre mesi, riesce a fare notizia. Sicuramente a rendere surreale, ma nello stesso tempo realistica, la storia è la bravura di Milvia Marigliano, unica interprete. Sola sulla scena,in completo maschile, si trasforma in vari personaggi, comparse per lo più, che commentano in italiano, ma anche in romanesco, l’avvenimento. Il ritmo è sempre sostenuto e la comicità forte, ma pure capace di dare spazio alla riflessione.










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