lunedì 10 agosto 2026

E QUINDI USCIRE A RIVEDER LE STELLE

Pur essendo in un punto della Riviera ligure di Levante tra i più frequentati, non la conoscono in molti. La Chiesa Millenaria o Chiesa Vecchia è a Ruta di Camogli, vicino al bivio dell’Aurelia  che da Genova porta a S.Margherita, Rapallo, eccetera, della strada oltre la cancellata che va al monte di Portofino e a quella che porta a S.Rocco, piccolo borgo da cui si scende a Punta Chiappa. 





Costruita nel XII secolo in un poggio sullo spartiacque tra il Golfo Paradiso e il Golfo Tigullio la chiesa ha una forma particolare. All’originale pianta trapezoidale è stato affiancato un elemento rettangolare, corrispondente alla navata. Un tempo unica chiesa della zona ha funzionato come centro di accoglienza per viandanti e senzatetto. Nei secoli è stata varie volte rimaneggiata e restaurata. Tra i restauri più importanti, sicuramente, quello dopo un lungo periodo di abbandono, seguito all’incendio provocato dalle truppe di Napoleone. Interessante la torre campanaria alla fine della navata, curioso uno specchio, collocato su una porta esterna(in basso). Le messe si celebrano ancora, ma con orari molto particolari. Ogni tanto la chiesa viene aperta per eventi culturali di vario genere, organizzati dalle volontarie e dai volontari della vicina Biblioteca Millenaria. Ieri ce n’è stato uno dedicato all’astronomia. O meglio alle stelle e al "Destino del sole", in concomitanza con la mitica notte delle stelle cadenti, ma soprattutto dell’imminente eclisse di sole. A parlare, con il supporto di video, Daniele Carminucci dell’Associazione Ligure Astrofili Polaris APS, che ha collaborato alla serata. Finita con osservazione astronomica da potenti telescopi. Appena offuscata da qualche nuvola, che la vista, a occhio nudo, dei due golfi, e una leggera, deliziosa brezza, ha largamente compensato.  
Info: www.bibliotecamillenaria.it 

domenica 9 agosto 2026

UNA GOCCIA NELL'OCEANO

Quanto la location può avere influito sul successo e la gradevolezza dello spettacolo Oceano Okeanòs? Si sta parlando del monologo di Simone Regazzoni, ieri sera allo Scalo Demola di Pieve Ligure, ultimo della diciannovesima edizione di Scali a mare Pieve Ligure Art Festival, ideato e diretto da Sergio Maifredi. Una terrazza ricavata nella roccia a picco sul mare, circondata da una folta vegetazione. Un mare di microonde con luci lontane di navi, al tramonto e poi nel buio della notte illuminato da fari ben posizionati. 


 



Una scenografia speciale, ma non certo determinante o sufficiente per catturare l’attenzione di un pubblico coinvolto e affascinato. Per circa un'ora Regazzoni, docente di estetica, esperto di filosofia politica e della cultura di massa, nonché scrittore, ha raccontato la storia del mondo, attraverso il rapporto dell’uomo con l’oceano.  Un viaggio a ritroso nel tempo, partito dall'osservazione degli  astronauti dell'Apollo 17 nel 1972 che avevano visto e segnalato quanto l'acqua quindi mare e oceani, costituissero la parte dominante del nostro pianeta. Una rivelazione colta già cinquecento anni avanti Cristo dal filosofo Talete da Mileto e sostenuta poi dai grandi maestri della filosofia greca. Una narrazione seguendo un filo logico basato su scritti e detti che mettono l’uomo a confronto . Rivelazioni quindi straordinarie espresse con chiarezza, niente caduto dall’alto, o dato per scontato. La visione di un mondo dove il mare,l’oceano,l’acqua avvolgono l'uomo. La lucida spiegazione di come gli umani siano solo la minima parte di un tutto. Dove le differenze sono fittizie.  Un quadro sconvolgente ma non tragico, anzi se ben interpretato, che potrebbe essere addirittura risolutivo per un futuro migliore.  Soprattutto di questi tempi dove il potere, le disuguaglianze, la sopraffazione prevalgono.

mercoledì 15 luglio 2026

ARTE CHE VIVE

Sono svariate le componenti che confluiscono, in straordinaria armonia, nelle opere di Maria Cristina Carlini. Le due sculture esposte, fino al 30 agosto, a Palazzo Reale di Milano, ne sono una dimostrazione più che evidente. S’intuisce il rapporto diretto con la materia, e la mostra non a caso s’intitola Materie viventi. C’è quindi la conoscenza e la scelta dei materiali e la capacità di suggerire le lavorazioni.


                

C’è una poetica forte che coinvolge la cultura, l’osservazione, la fiaba, la mitologia. C’è una progettazione per cui le opere entrano in contesti diversi, senza imporsi ma caratterizzandoli fortemente. E poi c’è la fantasia,
 l’immaginazione. Non ultima, e non certo secondaria, l’attenzione all’ambiente e alla natura. Infatti Materie viventi è realizzata in occasione di Suart 2026, evento con un convegno internazionale sulla sostenibilità dell’arte. Che non significa solo l’uso di materiali di recupero, ma lasciare che la natura e i suoi mutamenti intervengano sulle opere stesse. Se si entra da Piazza Duomo la prima opera che si incontra è Bosco del 2012. Sono 19 elementi in ferro di un’altezza di circa 4 metri con trafori in alto da cui escono  dei rami “senza alcuna parvenza di fogliame…una sorta di natura morta incapace di sopravvivere all’intervento dell’essere umano” scrive il curatore della mostra Marco Eugenio Di Giandomenico. L’altra scultura, Filemone e Bauci del 2021, è invece posizionata nel giardino sul retro di Palazzo Reale. S’ispira all’omonimo racconto delle Metamorfosi di Ovidio. Sono due sezioni di tronchi di grandi alberi, di cui uno più grande, inseriti in cerchi metallici che si fondono in un certo punto. Nelle venature ci sono frammenti d’oro e di ferro, rispettivamente simboli di fragilità e di durata.  Parlano dell’indissolubilità dell’amore coniugale. Con Bauci che si trasforma in tiglio e Filemone in quercia “emblema di rettitudine morale e giustizia”. Due opere che parlano e, a seconda dell’ora e quindi della luce, raccontano storie diverse. L’ingresso è gratuito con orari da lunedì a domenica dalle 8 alle 20,30.   

lunedì 29 giugno 2026

LO STILE E' DA LEGGERE

La foto in copertina intriga, il titolo Lo stile eterno-Gli accessori dell’eleganza maschile comunica con precisione il contenuto. Il nome della collana Mestieri d’arte in alto a sinistra, ne conferma il carattere di guida. Eppure il libro di Gian Luca Bauzano, edito da Fondazione Cologni-Marsilio, per quanto documentato storicamente, si legge con la piacevolezza di un libro illustrato. E non solo perché le foto sono molte e di ottimo livello.  


Dipende dall’approccio giornalistico dell’autore e dalla sua capacità di filtrare informazioni storiche, economiche e tecniche con commenti, precisazioni, anche aneddotica. Mai fatta cadere dall'alto, ma con quel tocco, addirittura, d’ironia che invita a continuare la lettura. Anche per chi non è così interessato all’argomento. Un’aneddotica curiosa che aiuta a raccontare un mondo. Un mondo con i suoi personaggi che non sono solo gli stilisti, ma gli imprenditori della moda, gli artigiani, ma soprattutto quelli che hanno mantenuto lunghe tradizioni famigliari e che per l’Italia sono una ricchezza. Dai sarti ai cappellai, dai guantai agli scarpai, dagli ombrellai ai gioiellieri. Quelli, appunto, che sono il riferimento della vera eleganza maschile. Sempre con un occhio alla storia e a quei secoli in cui il vestire maschile era sovraccarico, prezioso quasi più di quello femminile, perché simbolo ed espressione di potere. Niente a che vedere con “lo stile che è l’abito dei pensieri”. Come nello scritto di Lord Chesterfield riportato nel primo capitolo. Informativa l’ultima parte dedicata alle scuole di moda e alle “fucine del saper fare” fondamentali “per difendere i mestieri d’arte come patrimonio comune irrinunciabile”.  
 

lunedì 22 giugno 2026

FINE SETTIMANA

Nomi nuovi, comunque non partecipanti abituali, in questo ultimo giorno di moda maschile a Milano, che si chiude con la sfilata di Giorgio Armani. Domani sette brand in passerella-streaming.  Alla Fondazione Sozzani in Bovisa, ormai diventato una delle location più frequentate delle fashion week, la mattina hanno presentato Zenam e Bottega Bernard.  






Il primo è un marchio fondato e diretto dal designer del Camerun Paul Roger Tanonkou. Zenam, che in un dialetto del Camerun significa "Raggio di sole", promuove l’inclusione e il dialogo delle culture. Lo fa creando capi dal design attuale, in tessuti sostenibili, frutto di artigianato africano al 75%. Come il completo a righe realizzato a mano con telai nel Burkina Faso o i pantaloni ampi, le leggerissime camicie e i trench, tutti genderless e in tessuti di tonalità non scontate, perché derivati dalla natura. Chiara Bernardi, nipote d’arte, come raccontano gli attrezzi di modellistica della nonna (qui sopra), per Bottega Bernardi utilizza tessuti scarti di Prato. La collezione si chiama Sign of e vuole essere un riflesso sul vissuto di ognuno. Il filo conduttore sono le pieghe che si ritrovano nei pantaloni, nelle gonne-grembiuli da sovrapporre, nelle camicie. Vari gli inserti in tessuti diversi, così la camicia in lino con il plastron in fibra di ortica. Curati i dettagli, come i bottoni in cocco o in madreperla. La maglieria “in materiali puri” è riproposta in tutta la sua eleganza understatement da De Nobiliary Particle, brand creato da Paolo de Vivo, noto consulente di comunicazione( in alto a destra). In cotone a coste  girocollo di vari colori, in raso anche cardigan e gilé, sempre in tonalità interessanti. Ma anche pull in cashmere, alcuni con sciarpe abbinate o in lurex con un 60% di Viscosa per togliere il rischio di “puntura da lurex”. Su un tavolo un telo mare e una pochette con orlatura a mano. Tutto made in Italy e tutto presentato nel fascinoso   appartamento-studio-museo di Corso Italia con la compagnia del levriero afgano Caos. Roberto De Wan nel negozio di Via Manzoni partecipa, as usual, alla Fashion week con raffinati accessori maschili come la cartella notaria in vitello stampa cocco (foto in basso), gli zaini, gli orologi e una grande scelta di occhiali. Nel cortile e davanti a Casa Bagatti Valsecchi sfila la collezione di Sergio Davila, peruviano di Lima. Tutti i capi sono realizzati a mano. Dai piccoli spencer all’uncinetto per lei, ai pantaloni jacquard con coulisse in vita per lui. Dalle maglie traforate alle gonne con lavorazioni speciali, ai pull riedizione di quelli sportivi. Molto bianco con flash di rosso  e arancio. Nel pomeriggio ritorno alla Bovisa per Koday, marchio creato da Alex Léal, parigino, con origini brasiliane. E al Brasile s’ispira la collezione, in particolare alle foto di Salvador de Baia scattate dal noto fotografo francese Pierre Verger tra gli anni Cinquanta e Sessanta. La leggerezza e la fluidità sono dominanti (in alto a sinistra). I tessuti per la maggior parte sono di recupero, in colori caldi e luminosi spesso trasparenti, con molte righe. I pantaloni sono ampissimi così come le bluse abbinate. Creata per l’uomo, piace anche alle donne. Sono i chiostri di San Barnaba, incredibilmente freschi in una Milano torrida, ad accogliere, come sempre, il party con sfilata di dieci brand di Camera Showroom Milano e Confartigianato Moda. Il tema è l’eco-sostenibilità.

domenica 21 giugno 2026

QUANDO LE COLLEZIONI SONO VIAGGI


 Ad aprire la giornata, Eleventy.  Non nel suo show room, come sempre, ma nel giardino dell’Hotel Four Seasons, dove si poteva approfittare  di una minima ma, in questi caldi milanesi, preziosa brezza. Al suono di violini. Per festeggiare i vent’anni del brand il direttore creativo Marco Baldassari propone la capsule The Indigo Blue. Con un tessuto al 100% lino, produzione Zegna, effetto denim. Per giacche, abiti, anche in versione Principe di Galles (a destra). La Main Collection si ispira, invece, all’atmosfera di Venezia. Soprattutto nei colori: blu, nocciola, amarena, nero delavé, terracotta, verde militare. Tra le novità la giacca con collo mao o priva di revers, e i pantaloni dai volumi morbidi e confortevoli. Tra gli accessori sandali intrecciati a mano, mocassini goffrati e charms in pelle da applicare a borse e pantaloni. 

 

 E’ una crociera di mezzanotte la collezione di Alchètipo, brand fondato e diretto da Andrea Alchieri, alla sua seconda presentazione milanese. Ogni capo, di cui qualcuno per donna, è accostato a una piccola isola di terra caratterizzata da una vegetazione diversa. Da quella fiorita a quella con alberelli secchi. Le giacche hanno revers larghi o doppi revers, si accorciano e tendono a segnare la figura. I pantaloni sono larghi, con pinces e vita alta. Colori prevalenti bianco, beige, grigio pietra, nero per i profili. Piccoli gioielli metallici sostituiscono le cravatte. Il papillon dello stesso tessuto dell’abito con due tagli diventa una maschera (in alto). Presentazione come sempre statica per la collezione di Canali, disegnata dal nuovo direttore creativo Alessio Lillocci. In un grande spazio, indossati dai modelli, tutti i capi del classico guardaroba maschile. Dal blazer blu doppiopetto alla giacca in pelle, dal giubbotto in denim alle maglie in cotone traforato, dai pantaloni con pinces al completo. In ogni capo emerge la sartorialità.  La palette cromatica è quella delle spezie, raccolte in cestini di paglia sulla pedana della presentazione. Per presentare la  collezione “slow living” Pal Zileri sceglie la Terrazza Martini, luogo ideale per “il ritmo lento dell’aperitivo estivo”. Incorniciati da una vista a 360° gradi, manichini con giacche-camicie in suède, blazer in tessuto finestrato, abiti dalle silhouette morbide, completate con polo. Dietro la collezione Brett Johnson c’è la luce della Costiera Amalfitana. Quindi tonalità come il sabbia, il rosa cipria, l’acquamarina, il verde salvia per capi fluidi, che accompagnano il corpo con naturalezza, espressione di un’alta sartorialità. Grande ricerca nei materiali e nei dettagli come i profili in pelle sulle tasche della sahariana. Tra gli accessori dedicati al viaggio, le stringate con suola realizzata con gli scarti di precedenti collezioni. A chiudere la giornata, in contemporanea con la presentazione di Etro, la sfilata di Domenico Orefice con capi per lui e per lei. Dominanti le linee enfatizzate soprattutto nei bermuda e nei pantaloni, interessanti i tessuti tappezzeria floreale per giacche per lui e tailleur per lei. 

sabato 20 giugno 2026

IN OGNI MODO

Secondo giorno di moda maschile a Milano. Grande varietà non solo nelle collezioni, ma anche nelle presentazioni. Dalla sfilata più tradizionale di Dolce & Gabbana alle varie presentazioni-installazioni, fino alla sfilata con l’intelligenza-artificiale di Corneliani. Come sempre nel palazzo di via Durini, oltre i soliti manichini con i capi più importanti e due modelli in giro per il salone, il video di una sfilata realizzata, appunto, con AI






Una porta, anzi la vera porta del palazzo si apre ed escono i modelli, ma dopo qualche passo si ritrovano in un cortile con specchi d’acqua su cui galleggiano fiori di loto, che richiamano “le radici mantovane del brand”. Ma anche nel bel mezzo di una foresta tropicale. Due sono i modelli presenti, gli altri sono creati con un casting digitale. Indossano giacconi impermeabili, camicie con tasche, maglie con motivi di rombi, l’abito a quattro bottoni in un popeline di lana pura con un effetto mosso (al centro a sinistra). MTL Studio, brand creato sette anni fa da Matteo Lamandini, ricostruisce una spiaggia della Romagna, dove andava da piccolo. Per terra un patchwork di asciugamani colorati anni 80-90 davvero appartenuti alla zia, un ombrellone con appesi abiti, due sdraio e “tipi da spiaggia” che vanno e vengono. Dal bagnino al ragazzo che torna dalla discoteca (foto in alto). Il popeline di cotone rigato è tra i protagonisti, diventa oltre che camicia, blazer e pantaloni con coulisse in vita. Tecnica ma coinvolgente la presentazione di Ten C con i capi indossati sia dai modelli, sia sui manichini per meglio vederne la costruzione e il materiale, sia nelle grandi foto che riempiono la sala. Giacche, giubbotti, capi spalla realizzati in OJJ, jersey giapponese con fibre di nylon e poliestere, in colorazioni varie, dalle spruzzate viola e arancione alla tinta unita. A completare maglie in ciniglia. MCM, marchio tedesco di borse e valigie di Monaco, propone anche una piccola collezione di giubbotti, giacche in pelle e jeans senza logo.  Sempre “logati” bauli, zaini, valigie e anche una serie di cani e animali in pelle. Garcias, brand colombiano fondato da Nicolas Martin Garcia, che ne è anche il direttore creativo, fa sfilare i suoi modelli, uomini e donne, intorno a un improvvisato mercatino con verdura, frutta e birra, tipico colombiano. Molte le giacche senza collo, le camicie e i bermuda con megastampa, ma anche poncho. Tra i pezzi più “divertenti” la camicia rosa che a metà diventa gessata sul marrone per coordinarsi ai pantaloni. Anche Filippo Cascinelli Staudacher, per la collezione che porta il suo cognome, ricorda le estati nella tenuta di famiglia in Trentino  e ricostruisce un picnic nel cortile di Palazzo Turati, sede dell’Istituto Marangoni dove si è diplomato designer nel 2022. Con ombrelloni, tavolini, sedie in ferro, cestini da picnic, tovaglie a quadri, una bicicletta. Per lui e per lei camicie, pantaloncini, gilé in tessuti riciclati, con bottoni di perla e ricami floreali (foto in basso). Filippo De Laurentiis presenta Damar, una collezione in maglia con giacche, pull, pantaloni nell’Onda Listening Bar, con i modelli seduti su due panche (al centro, a destra). Mentre nella stanza interna con i quadrati luminosi delle trame della maglieria, si ascolta musica. Prima con deejay, poi dal vivo.