Il titolo dello spettacolo è Poeti folgoranti. Ma “folgoranti” non è come si pensa un aggettivo, anche se non particolarmente appropriato, per definire dei poeti capaci di dare emozioni forti. Ma è riferito a un cognome, anche se d’arte. La folgorazione è al centro di Poeti folgorati…ovvero…come provai a distruggere la poesia italiana del Novecento al Teatro della Cooperativa di Milano fino al 19 aprile. In scena Antonello Taurino che è anche ideatore e regista e Massimo Colazzo. Taurino, nella parte di Luciano Folgore, capace appunto di ridicolizzare i più grandi poeti italiani del Novecento. A spingerlo a questo, Colazzo nella parte del futurista Marinetti.
Durante tutto lo spettacolo si ha l’impressione che il personaggio di Folgore non sia mai esistito e Taurino lavora su questo. Un po’ giocando con quel suo humour, che lascia intravvedere una grande cultura e soprattutto una capacità di critica non superficiale. Un po’ rivelando il vero nome di Folgore: Omero Virgilio Vecchi. E mettendo in rilievo l’impossibilità con un nome così di diventare un poeta futurista. Sarebbe interessante a questo proposito sapere quante persone del pubblico, dopo lo spettacolo, hanno consultato Wikipedia. E questo è un punto a favore per Taurino. Che in scena alterna momenti di dialogo fra Marinetti, che vuole il poeta futurista, e Folgore disposto a tutto pur di far conoscere la sua poesia. Con i versi dei più grandi poeti, letti prima da Colazzo e poi reinterpretati da Taurino-Folgore. Tra i più esilaranti Quasimodo con Ed è subito sera, Montale con Meriggiare pallido e assorto e D’Annunzio con La pioggia nel pineto. Che Marinetti commissiona a un Folgore ritroso, con l’imperativo che per avere successo bisogna “parlare di figa”. Finale a sorpresa con poesie create con l’intelligenza artificiale sullo stile di Folgore. Che, scrive Taurino, “si conferma inesorabilmente maestro mai superato, neanche dalla macchina”. Uno spettacolo da vedere, dove l’irriverenza non è mai facile o di cattivo gusto. Ma rivela come sulla cultura, ben manipolata, si può anche ridere, senza essere blasfemi.










