lunedì 6 aprile 2026

CONOSCI BRUGNATO ?

Si chiama Brugnato. E’ un paese di 1291 abitanti, in provincia di La Spezia ed è sicuramente uno dei tanti comuni italiani con storie interessanti da raccontare. A 40 minuti d’auto da Moneglia nelle Cinque Terre, si raggiunge facilmente in autostrada da Genova e da La Spezia. Vicino quindi al mare, ma attraversato dal fiume Vara e circondato da colline, con un paesaggio quasi montano. Anche sul nome c’è qualcosa da dire. E’ una trasformazione di "brigne" o "brignun" che in dialetto del luogo significa susino, e una pianta di susino è sullo stemma araldico del comune. Una spiegazione controversa, a cui si oppone quella, meno istituzionale, che fa derivare il nome da "brignae", massa di sterpi con tipologie di piante di varia natura. 




E questo, anche all’occhio meno preparato, è più evidente.  Basta uscire pochi metri dal centro del paese per imbattersi in una vegetazione foltissima. Salite scoscese, rovi, fitti boschi, con cammini stretti ma assolutamente intriganti, dove è facile immaginare film di fughe e thriller. Il paese è perfetto con le case basse e colorate, gli archivolti, la chiesa costruita fra l’XI e il XII secolo con una strana navata centrale e una sola laterale. Una piccola piazza con portici, un ponte sul Vara di probabile origine romana con una curiosa passatoia verde. Le targhe delle strade riportano il nome in italiano e in dialetto, che spesso suonano completamente diversi. Qualche ristorante, bar con piacevoli dehors, un’insegna di bed & breakfast, ben due banche, una grande libreria-cartoleria. Più di un parrucchiere e un centro estetico, una boutique di abbigliamento con una scelta raffinata e un negozio di tatoo. E, a sorpresa, un distributore di latte gratuito. Subito intorno un centro scolastico, una zona sportiva con campi da tennis e da calcetto, case con giardini tenuti perfettamente con cani addestrati, che convivono in pace con galline e pavoni. Nessun nanetto nei giardini, neanche quelli di Philippe Starck, ma finti cani neri dall’aria protettiva. Strade pulite, poche persone sorridenti in giro, un’impressione di vita piacevole e sicura dove anche una bimba di dieci anni, dai grandi occhi azzurri, può portare il fratellino di tre mesi in carrozzella, senza temere niente.

sabato 4 aprile 2026

OLTRE IL PONTE

Cosa deve avere una città per diventare capitale italiana della cultura? La risposta sembra ovvia. Avere un certo numero di palazzi, istituzioni, monumenti che possano essere di attrazione per un tipo di turismo colto, interessato all’arte, alla storia, alle scienze, a ogni forma di cultura. In sostanza caratteristiche legate al passato. Ma questo è solo una minima parte di tutto quello che una città deve mostrare, proporre, organizzare, progettare. Eloquente è stata la presentazione della candidatura di Bassano del Grappa come Capitale italiana della cultura 2029 alle Gallerie d’Italia di Milano. 




Sicuramente il passato è importante, “Bassano ha tutte le carte in regola per primeggiare, grazie al ruolo che ha sempre mantenuto nella sua storia come crocevia di scambi culturali tra l’area alpina, la pianura e Venezia” ha detto Alberto Stefani, Presidente della Regione del Veneto. Basta pensare al ponte disegnato da Palladio, interamente costruito in legno, dipinto di rosso e coperto. “Un ponte vissuto come una piazza, un luogo collettivo” l’ha definito Paolo Dalla Sega, Advisor di Candidatura. O all’opera di Giovanni Segantini ”cantore della montagna intesa come luogo fisico e insieme simbolico”. O ai Musei Civici, tra i più antichi del Veneto, con opere di Tiepolo, Hayez, Lorenzo Lotto, Artemisia Gentileschi, oltre alle collezioni grafiche di Remondini e della ceramica bassanese. O ancora al più ampio patrimonio di opere di Antonio Canova. A cui il 14 dicembre si aggiungerà il colossale cavallo. Iniziata la costruzione nel 1807, come parte di un monumento equestre dedicato a Napoleone, fu poi realizzato in bronzo e si trova a Piazza Plebiscito a Napoli. Mentre l’originale, interamente in gesso e poi dipinto con una vernice effetto bronzo, alto ben 4 metri escluso il basamento, fu smontato a metà Ottocento, smembrato in più di 200 pezzi e abbandonato nei depositi del Museo di Bassano. Dopo anni di lavoro è stato ripristinato e da novembre è esposto nel grande salone delle Gallerie d’Italia, dove resterà fino al 6 aprile. Questa ricostruzione fa parte di un programma, iniziato da anni, volto a rafforzare l’immagine culturale di Bassano. E’ ormai alla 46° edizione l’Operaestate Festival Veneto, festival multidisciplinare di danza, teatro, musica, circo, da cui è nata Dance Well pratica di danza rivolta ai malati di Parkinson. E poi la Biblioteca Civica che conta oltre 100mila presenze annue. In progetto varie iniziative per coinvolgere le nuove generazioni. Come Cantiere 35 dedicato agli under 35 per co-working, incubazione d’impresa, laboratori di formazione professionale. O l’hub culturale che sarà ospitata nel quattrocentesco Palazzo Bonaguro per progetti di rifunzionalizzazione. Varie e interessanti le mostre in programma.  A Palazzo Sturm, dal 24 aprile al 27 settembre,
 Olivetti. L’arte di comunicare, dedicata all’utopia Olivetti, all’avanguardia per visione sociale e strategie di comunicazione.  Dal 24 ottobre al 4 aprile 2027, Sebastiao Salgado. Collezione della Maison Européenne de la Photographie di Parigi.

martedì 31 marzo 2026

ORIZZONTI D'ARTE

L’orizzonte e l’orizzontalità sembrano il punto forte dell’opera di Luca Pancrazzi. Almeno da quello che si vede nell’installazione site-specific all'esterno e nella mostra all'interno di Assab One, lo spazio-galleria nell’omonima via di Milano, sede di un’organizzazione no profit. Che, fondata da Elena Quarestani, vuole “offrire agli artisti uno spazio di ricerca ed espressione” e nello stesso tempo “dedicarsi alla cura del territorio e alla relazione con il quartiere”.

 

Lo site-specific di Pancrazzi attraversa interamente la facciata dell’edificio, per una lunghezza di 38 metri. E’la scritta-titolo “Mi disperdo e proseguo lasciandomi indietro un passo dopo l’altro” composta da 513 elementi in ceramica policroma. Un omaggio al passato dell’edificio, sede della GEA, Grafiche Editoriali Ambrosiane. All’interno una serie di opere realizzate negli ultimi vent’anni dall’artista, tutte caratterizzate da una sempre presente linea dell’orizzonte. Alcune sono immagini quasi fotografiche che ritraggono, ben identificati, la curva di un’autostrada o un ponte sul fiume. Altre sembrano schizzi di edifici lontani, altre ancora sono una pellicola o solo dei segni o dei piccoli non identificabili elementi geometrici. Sono paesaggi di tutti i tipi, visti dal finestrino di un treno o di un’auto, rivela l’artista. Alcuni veri, altri ricordati, altri “un po’ inventati”. “Non li ho mai visti tutti in fila, ma la cosa più curiosa è che si potranno osservare partendo sia da destra sia da sinistra” spiega Pancrazzi. E in tutti e due i modi si consiglia di vedere la mostra. A confermare l’orizzontalità anche il testo del critico Alessandro Rabottini, pubblicato su un leporello (taccuino composto da una lunga striscia di carta ripiegata a zig zag). La mostra è aperta fino al 16 maggio, da giovedì a sabato, dalle 15 alle 19. Durante la Design Week, dal 18 al 26 aprile, dalle 12 alle 19.


 


mercoledì 25 marzo 2026

PSYCO-SATIRA

Operaccia satirica s’intitola l’ultimo spettacolo di e con Paolo Rossi in prima milanese al Teatro Menotti fino al 29 marzo. Un titolo che potrebbe introdurre molti dei suoi lavori, che lui stesso definisce “creazioni stravaganti che nascono da diverse ispirazioni”. Ma è il sottotitolo che incuriosisce e genera aspettative ben soddisfatte: Onora i padri e paga la psicologa



Lo spettacolo si apre con Caterina Gabanella che raggiunge sul palcoscenico i musicanti alla chitarra e al contrabbasso 
Emanuele Dell’Aquila e Alex Orciari . Si presenta come la psicologa di Paolo Rossi e introduce il suo paziente. Dopo aver spiegato che con l’incasso dello spettacolo pagherà la psicologa “oltre ad altri debiti per varie…questioni in… tempi difficili”, l’attore incomincia a rispondere alle domande dell’analista. Ed è una sequenza serrata, sul filo di una comicità irresistibile. C’è un’autodifesa non convinta e dei continui riferimenti a fatti di vita comune, ma anche a grandi classici letterari. Preso di mira spesso quel che riguarda il politically correct. In modo non scontato o banale e mai volgare. Anche se raccontato con la solita voce impastata di Paolo Rossi, che sembra nel pieno, o appena uscito, da una sbornia. Gli attacchi sono bonari, ma a tono, chiari e ben formulati. Non mancano neanche quelli alla psicologa, o meglio a quel tipo di introspezione degli analisti, alle volte al limite. Né si percepisce “il già sentito”. Come sempre negli spettacoli di Paolo Rossi c’è un’interattività con il pubblico. Mai alla ricerca dell’effettaccio o gratuitamente insultante. Solo rivelatore della capacità di improvvisazione di un grande attore. Assolutamente da vedere, risate garantite. 

giovedì 19 marzo 2026

SCATTI MATTI (NON SOLO)

La quindicesima edizione di Mia Photo Fair BNP Paribas è, da oggi a domenica, al Superstudio Più, che ne è anche uno degli sponsor. Vi partecipano 111 espositori, di cui 76 gallerie (27 internazionali e 24 alla  prima partecipazione). Il titolo scelto è Metamorfosi, una parola che fa riferimento alla continua evoluzione della fotografia da documentarista ad artistica. Ma anche ai possibili interventi tecnologici, alle mutazioni del corpo e a quello che siamo. In molti casi il legame con il titolo è impercettibile o da costruire, in altri è forte e sentito, in altri ancora lasciato all’immaginazione del visitatore.






E’ palese nelle fotografie di Rohn Meijer, olandese di nascita e cresciuto a Los Angeles, che negli anni 80 e 90 ha lavorato in Italia con le più famose maison di moda. Di lui sono esposti, da Tallulah Studio Art, un ritratto di Kate Moss e uno di Linda Evangelista, top model storiche. Fanno parte della mostra Metamorphic Dreams dove le foto delle modelle sono trattate con processi chimici che riproducono l’invecchiamento naturale e diventano nuove, intriganti immagini. Sempre sui volti di modelle ha lavorato Piero Gemelli nei due scatti esposti alla Galleria di Frediano Farsetti. In uno c’è un ritratto femminile, risultato di sovrapposizioni di 25 volti di altrettante modelle. Nell’altro una meravigliosa ragazza dagli occhi verdi è tagliata a metà e perfettamente ricomposta (v.foto). Più sottile e non di immediata riconoscibilità il senso della metamorfosi nel progetto Napolitan Issue della fotografa, ex modella cubana da anni basata a Milano, Keila Guilarte. Donne diverse, con una storia da raccontare. Al limite dell’horror La Sacra Famiglia di Ruben Montini presentata dalla Galleria Gaburro (v.foto). Persone intorno a un tavolo, dove minacce e insulti costituiscono la conversazione. Quello che resta della famiglia tradizionale?  Moltissime le fotografie di animali. Come quelle di Phillip Toledano, ospite di Tallulah Studio Art, voce autorevole nel dibattito Intelligenza artificiale e declino della verità.  Suoi animali sempre più improbabili, come la renna di cui dall’acqua spuntano solo le corna e un minuscolo muso, o le pecore trasparenti o la medusa che funge da lampada. C’è un cane nero circondato da specchi e cornici nello studio della fotografa canadese Torrie Groening, allestito su un autobus della Royal Canadian Air Force. La foto la presenta Alta Vista Arts di Los Angeles, insieme a quelle di altre nove fotografe, tutte donne. E infine ci sono le polaroid 24x20 portate dalla Galleria Alta di Andorra di William Wegman con i suoi weimaraner, o bracchi di Weimar, che diventano(ecco la metamorfosi)una cantante rock, Marlowe, una fascinosa signora in lungo, una bionda starlette con occhiali maculati.

mercoledì 18 marzo 2026

ROMANZO DI UNA CARRIERA?

Fino al 22 marzo è in scena al Teatro Menotti di Milano Mephisto romanzo di una carriera con la regia di Andrea Baracco, che ha curato anche l’adattamento con Maria Teresa Berardelli. E’ tratto  dall’omonimo romanzo di Klaus Mann (figlio di Thomas, morto suicida nel 1949 a 43 anni). Per quanto sia ambientato in un periodo ben connotato, la Germania alla vigilia della seconda guerra mondiale, lo spettacolo è per molti aspetti quanto mai contemporaneo. 



Il protagonista, ottimamente interpretato da Woody Neri è Hendrik  Höfgen, un attore che vuole continuare a recitare, nonostante le censure, i divieti, le intrusioni del potere ed è quindi disposto ad accettare i peggiori compromessi. Sul palcoscenico con lui personaggi dello spettacolo e non, interpretati da Giuliana Vigogna, Gabriele Gasco, Rita Castaldo, Samuele Finocchiaro. Ognuno di loro, in un modo e o nell’altro, riesce nel dialogo a tirare fuori i sentimenti, i pensieri, le contraddizioni di Höfgen. Notevole la scenografia affidata, come i costumi, a Marta Crisolini Malatesta e Francesca Tunno, dove l’elemento principale, dietro e davanti al quale “tutto succede” è un sipario di velluto rosso. Perfetta cornice per quell’alternarsi di momenti quasi surreali con altri realistici e con fondamenti storici. Come le allusioni a figure del nazismo, tanto che il romanzo fu bandito per anni dal regime. Ma il vero tema centrale, che rende lo spettacolo attuale e con un ritmo sostenuto, sono i dialoghi e le affermazioni che spingono a riflessioni sui condizionamenti del potere, le scelte influenzate, e i conseguenti problemi di coscienza.  

domenica 15 marzo 2026

SCENE DA UNA FAMIGLIA

Il Teatro Linguaggicreativi di Milano ha ospitato ieri e oggi l’anteprima di Attilio. E il teatro con quel nome non poteva essere più adatto allo spettacolo, davvero molto creativo, tanto da essere stato vincitore del Premio delle Arti Lidia Petroni 2018 e avere avuto la Menzione Speciale Asti Scintille 2019. A dar vita a questo “poemetto famigliare grottesco”, la bravissima ed eclettica Flavia Ripa



Sola sulla scena, con l’ausilio di semplici strumenti tecnici, per far partire suoni, musiche, voci, o con la sua voce, riesce a raccontare, alle volte impersonandoli, i componenti della famiglia. Oltre a lei, Barbara, c’è la nonna religiosa e con il problema dei moscerini della frutta, la figlia Stefania, aspirante rapper, che vuole aggiungere una H al suo nome, dove non si sa.  Armando il marito è nominato ogni tanto, ma è ininfluente. E poi c’è Attilio, 9 anni, il piccolo di casa che, invece di andare a scuola, frequenta campi da bocce e bar per briscola e controlla i lavori nei cantieri, con i suoi amici pensionati. Fatto che sarà vissuto malissimo, non tanto come problema del bambino, quanto perché porterà la famiglia a essere mal vista e giudicata nell'immaginario paesino di Quadrella. Dove le notizie del mondo intorno arrivano, ma filtrate in una bambagia di convenzioni o attraverso le continue telefonate di Barbara con una certa Rosa. A far da sottofondo qualche pezzo di canzone più o meno nota o litanie da chiesa, che sembra avere una parte determinante nel paese. Essenziale la scena, dove gli elementi più importanti sono il telefono con poltroncina e tavolino e una finta tavola da dove i piatti cadono facendo un rumore di veri piatti. Perfetti per dar forza all’immagine di casa e delle sue problematiche.