martedì 19 maggio 2026

INTELLIGENCE FASHION

Ci sono grandi cambiamenti nella moda. Dovuti, oltre alla normale evoluzione, agli avvenimenti esterni e a quello che succede nel mondo. E’ indicativo che il film, in questo momento di maggiore successo, Il Diavolo veste Prada N°2 pur mantenendo gli stessi protagonisti e raccontando lo stesso ambiente, parte da un punto di vista molto diverso dal N°1(nella foto in basso le vetrine della Rinascente di Milano dedicate al film). Sono passati vent’anni, ma il cambiamento non è dato solo dal tempo. Il mondo della moda è sempre più attento a quello che succede intorno. Più pronto a cogliere le opportunità o trovare il modo per coglierle, più vicino ai desideri, anche nascosti, dei consumatori. Lo studio del mercato è sempre più importante. E non è come nello scorso secolo che nei periodi felici (v.boom e anni 80) il nero era il colore preferito, mentre nei periodi più problematici, ci si rallegrava con i colori forti e vivaci. 





I problemi ora ci sono e non si risolvono così. Da qui varie iniziative. Come quella di ACBC, brand nato nel 2017 per la produzione di scarpe, tra i primi a individuare i cambiamenti in atto. Da cui il nome, l’acronimo di Anything can be changed. Tra i primi anche a utilizzare materiali riciclati da bottiglie di plastica o dagli scarti delle coltivazioni di mele. Ma ora ha ampliato il suo progetto e ha inaugurato a Milano un Innovation Hub, per mettere l’innovazione al servizio dei brand di moda, dalle scarpe all’abbigliamento, agli accessori. Con un team interno di otto persone e la collaborazione di esperti del settore tessile, pelli, materiali in genere, offre una consulenza, sulle tre fasi della produzione. Dalla Strategy Consulting per aiutare nelle strategie di crescita e nell’integrazione della sostenibilità. Al Supply Chain Managed Services per accompagnare i brand nella creazione di prodotti e nell’industrializzazione. E, infine, il Marketing & Communication per trovare il posizionamento e farsi conoscere. Ma c’è anche chi come Levi’s vuole avvicinare sempre di più il mondo del denim al design. Ha dato vita a Milano a una Milanese House for creative souls, più che uno showroom, uno spazio dove i mobili e i complementi d’arredo dei più famosi designers italiani degli ultimi 80 anni dialogano con i suoi prodotti. E’ancora il denim a essere in primo piano nei progetti intelligenti. Ecoalf, che ha festeggiato nel 2025 i dieci anni d’attività con più di 14 negozi nel mondo, ha lanciato i primi jeans ecologici. Di due modelli, più a sigaretta per lui, con la gamba di uguale larghezza e la vita alta per lei (in basso a sinistra) entrambi anche genderless, sono in materiale riciclato al 100% e riciclabile (come tutto da Ecoalf. Oltre 4300 pescatori in 74 porti hanno raccolto più di 1900 tonnellate di rifiuti dai fondali marini) usano pochissima acqua per la produzione. Ma c’è anche un altro modo per essere rispettosi dell’ambiente e quindi “intelligentemente attenti” ai cambiamenti. Raffaela D’Angelo nella sua collezione beachwear “inno al romanticismo e al saper fare italiano” propone costumi (in basso a destra), copricostumi-abiti, camicie con stampe ispirate ai fiori di Monet, piuttosto che a temi esotici, in sete, chiffon e altri nobili tessuti naturali, che pur rinnovandosi ogni stagione, nelle lavorazioni, per la maggior parte a mano,  sono pronti a una lunga durata nel tempo. Un’altra forma intelligente di sostenibilità.

martedì 12 maggio 2026

LE GIOIE DI LUI

Chi non ha visto la mostra sarà tentato di andarla a vedere e chi l’ha vista sarà ben contento di avere in quel libro un validissimo ricordo. Si sta parlando di The Gentleman. Stile e gioielli al maschile presentato a Milano, proprio a Palazzo Morando dove, dal 17 gennaio al 27 settembre, è in corso la mostra, con lo stesso titolo, a cui si è ispirato il volume.  



Curato da Mara Cappelletti, docente all’Università Statale di Milano e autrice di diverse pubblicazioni sul tema, è edito da White Star. Cappelletti ne ha illustrato il contenuto in dialogo con il filosofo Beppe Vicenti che, studioso dell’evoluzione dei mercati e dei sistemi di scambio, ha dato una lettura contemporanea del gioiello maschile. Il racconto, segue il percorso temporale della mostra, dal Settecento a oggi. Si parte quindi da quel secolo con gioielli simbolo di potere ed esclusivi delle classi aristocratiche, come anelli a sigillo, fibbie, pendenti. Si prosegue con l’Ottocento dove le decorazioni sono più misurate e il gioiello deve essere funzionale: ecco quindi gemelli, spille da cravatta, catene da orologio. Più che testimoni di potere e ricchezza diventano simbolo di eleganza e appartenenza culturale. Il percorso si conclude con i gioielli contemporanei, nei quali “l’uomo riscopre la libertà di ornarsi senza condizionamenti”.  Sono firmati da importanti maison come Buccellati, Bulgari, Cartier, Damiani, ma anche da creativi artigiani. Con schede redatte da Diletta Sordi, esperta di comunicazione, che costruisce un dialogo tra “heritage, linguaggi contemporanei e posizionamento estetico”. Interessanti le illustrazioni, dagli still life di preziosi ai ritratti di personaggi, più e meno noti, del passato con gioielli particolari.
   

domenica 10 maggio 2026

FABBRICO, DUNQUE C'E'

Quante persone alla parola "fabbrico" pensano che sia qualcosa d’altro che la prima persona del verbo "fabbricare"? Sicuramente 6800, ma non molte di più. E invece Fabbrico è anche un paese in provincia di Reggio Emilia, con appunto circa 6800 abitanti. Lo racconta Massimiliano Loizzi in uno spettacolo, al Teatro della Cooperativa di Milano fino al 17 maggio, dal titolo: Fabbrico. Storia di un paese antifascista. E, da quanto annuncia il sottotitolo, un paese con una storia importante. Un vero esempio di socialismo "nel senso buono della parola", difesa delle libertà, ma anche resistenza, eroismo, valori della comunità. 



Di profilo sul palcoscenico, Loizzi, autore del testo e con una presenza scenica incredibile, parla di Fabbrico. In parte è un monologo, in parte è in un dialogo tra l’autore di una storia su Fabbrico e un produttore che vuole trarne una serie televisiva, ma con i dovuti cambiamenti per l’audience. E si capisce subito che vuole togliere tutto quello che è lo spirito del paese, per farne una storia senza impegno. Nella narrazione di quei cent’anni, che vanno dall’inizio del secolo al fascismo, al dopoguerra fino al 2012 con i misteriosi cerchi comparsi nei campi di grano, Loizzi si avvale di veri filmati in bianco e nero. Ma con intromissioni di pezzi creati ad hoc. “Non è un ricostruzione storica classica ma uno spettacolo meta-teatrale in cui l’autore appare come un narratore in piena crisi personale e politica” è scritto sul comunicato. Si parla di un certo Giovanni Landini, dell’introduzione del motore a scoppio con conseguente trasformazione di Fabbrico da paese contadino in paese anche industriale (appunto con la Landini produttrice di trattori), con scolarizzazione, asili nido, una fabbrica modello e poi tutte le azioni contro il fascismo, gli atti di eroismo (il primo antifascista ucciso era di Fabbrico), i falsi sabotaggio della fabbrica per evitare il bombardamento, l’aiuto agli ebrei perseguitati. Tutto è raccontato velocemente, ma ben drammatizzato con confronti, ogni tanto, sull’attuale situazione. Ed è in questi che il filo dell’ironia, sempre presente, diventa comicità. 
Uno spettacolo ben costruito, che sorprende, insegna, informa, diverte. Dal 26 e al 31 maggio Fabbrico sarà a Torino all’OffTopic Torino Fringe Festival, il 13 giugno a Verona-GForte Santa Sofia One Bridge To Festival. Il seguito del tour è in via di definizione.

 

venerdì 8 maggio 2026

ATTENTI AL GORILLA

E’ l’artista francese contemporaneo più venduto al mondo, eppure sono in molti che hanno “scoperto” Richard Orlinski nel recente Fuorisalone milanese. La sua opera, un enorme gorilla rosso, realizzato per Fidenza Village, era esposto nel cortile della Università Statale. Da ieri fino al 23 maggio si possono vedere svariati suoi lavori nella mostra Richard Orlinski:The wild Kong Invasion alla Galleria Deodato a Milano.

    

Sicuramente il gorilla è l’animale più emblematico dello zoo dell'artista, ma è un gorilla particolare, come annuncia il titolo dell’esposizione. E’ ispirato  all’iconografia di King Kong. Come gli altri animali, pantera e coccodrillo, simboleggia il concetto di "Born Wild". Con queste sculture Orlinski non vuole parlare di animali quanto esplorare gli impulsi alla base della violenza umana. Ponendosi e ponendo la domanda su chi sia più selvaggio fra l’uomo o la bestia.  Le opere sono realizzate in materiali vari, la maggior parte in una speciale resina, con sfaccettature che aiutano a evidenziare la forza e la ferocia delle bestie. Oppure in metallo dorato e traforato, come la pantera. I colori sono sempre molto definiti, rosso, bluette, ma anche rosa e grigio, in uno stile pop, che prevede anche scritte, stampe e accostamenti di tonalità in contrasto. Tutti gli animali hanno la bocca aperta, con la dentatura in evidenza, pronti all’attacco. L’aggressività del gorilla è “raccontata”, oltre  che dalle fauci che sembrano annunciare un urlo, dalle braccia alzate, in posizione  per colpire o per sostenere delle botti, da usare come arma impropria.  

IL MISTERO E' SEMPRE VIVO

E’ un momento di remake: film, teatro, perfino mostre e libri. Non sempre sono vincenti, ma spesso sulla valutazione negativa gioca una certa prevenzione. Per Mistero Buffo con Lucia Vasini, al Teatro Menotti di Milano fino al 17 maggio, non c’è e non ci deve essere. Certo, si sta parlando di un classico portato in scena per celebrare il centenario della nascita di Dario Fo, suo autore insieme a Franca Rame. Ma la personalità e la presenza sul palcoscenico di Vasini è tale che non porta al confronto. Diventa uno spettacolo a sé, grazie anche alle luci, solo apparentemente essenziali, di Mattia De Pace e perfino ai costumi di Pamela Aicardi, a metà fra l’abbigliamento attuale e il costume. 


La comicità è perfettamente mantenuta, senza mai abusarne. Conservato lo spirito che richiama i giullari medioevali, ma mai calcato. “Una potente antologia dell’affabulazione popolare in cui ironia, impegno e racconto si intrecciano" è scritto nella presentazione. Ed è questo perfetto mix che cattura il pubblico e soprattutto rende lo spettacolo ancora attuale, anche se le tematiche dal 1969, anno di nascita di Mistero Buffo, sono state varie volte affrontate e riprese su altri palcoscenici. Tre i monologhi scelti, originariamente interpretati da Franca Rame. In La nascita di Eva la comicità è immediata, si ride forse di più. Maria alla croce  è più inaspettato, stupisce, l’ironia è dominante anche se più sottile. La Parpaja Topola, preso da una storia del 1200, è sicuramente il più “boccacesco” e non solo per l’originale a cui si è ispirato. Narra la vicenda di un capraio ingenuo “intortato” dalla bella Alessia in combutta con il prete suo amante e con la madre Volpassa. Ripetuti e meritatissimi gli applausi alla prima, compreso quello richiesto da Lucia Vasini per Dario Fo.  

mercoledì 6 maggio 2026

METTERE IN MOTO LE EMOZIONI

E’ già alla seconda ristampa Vespiste e Motocicliste di Paola Scarsi, uscito a novembre del 2025, pubblicato da Erga Edizioni. Sulla copertina rossa, sotto il simbolo dell’infinito, il sottotitolo Donne con una marcia in più. Che è molto di più di una battuta, dato l’argomento, ma non ha nessuna connotazione femminista/aggressiva. Come scrive nella prefazione Giovanni Copioli, presidente della FIMI Federazione Motociclista Italiana, che è patrocinatore del libro: “Non troverete desiderio di rivalsa, ma consapevolezza. Non troverete vittimismo, ma forza. E soprattutto un messaggio potente e diretto: Ce l’ho fatta io, puoi farcela anche tu”. 



Un concetto ribadito anche dall’autrice nell’introduzione, in cui ringrazia tutte le donne delle due ruote che hanno raccontato la loro storia. Donne molto diverse tra loro, per tipo di vita, famiglia, professione, studi, per le quali le due ruote, dalla piccola Vespa 50 alla rombante Moto 1200, hanno avuto un significato speciale.  Dalla prima, Alessandra (classe 1992), che fa il carrozziere, a Christa Solbach nella postfazione (classe 1936), conosciuta come "la signora della Vespa" per aver partecipato a tutti i raduni internazionali. Da Irene, unica donna in Italia meccanica per moto e auto, a Tiziana che dipinge veicoli a motore soprattutto moto e scooter anni ’50 e ’60. Commercialiste, medici, mamme, titolari di azienda, fotografe, pianiste, cartografe, insegnanti, impiegate nel turismo. Molte fanno parte di club di moto, hanno partecipato a gare o viaggi particolari. Chi è stata “iniziata” alla moto dal padre, chi per caso. Ognuna ha una storia tutta sua da raccontare. Chi ha partecipato a rally, chi ha attraversato la Patagonia in moto. Chi viaggia in gruppo, chi da sola come l’autrice, giornalista e fotografa, che ha scritto il libro appena tornata da un viaggio in solitaria di 8 giorni verso la Provenza.  In tutte le testimonianze, sempre sincere e senza giri di parole, si sentono le emozioni provate, i dubbi, la curiosità, ma sempre l’entusiasmo e la soddisfazione di quello che si è fatto. Senza nessun spirito di rivalsa, né nei confronti degli uomini, né di altre donne. Se mai una spinta a fare lo stesso. Ma quasi inconsapevole, e soprattutto senza farlo cadere dall’alto. Particolare interessante: il libro, come è scritto nella prima pagina, "è stampato su carta ecologica che non proviene da foreste primarie. Per non disturbare troppo gli alberi".

lunedì 4 maggio 2026

A CIASCUNO IL SUO

Tra le svariatissime proposte del Fuorisalone, appena concluso, vale la pena citare la mostra dell’architetto brasiliano Henrique Steyer (nelle foto). Si potrebbe definire "una mostra diffusa", in quanto i sei oggetti, progettati da lui o dal suo studio, sono distribuiti nelle vetrine dei negozi e all’interno di locali situati in Galleria Vittorio Emanuele e nelle vie intorno. Tutti questi luoghi fanno parte delle botteghe storiche milanesi e rientrano nel progetto firmato da Elisabetta Invernici e Alberto Oliva Nelle botteghe di Galleria & Friends.






Rappresentano un interessante accostamento di tradizione e novità. Di diverso tipo gli oggetti o i mobili, che in qualche modo ribadiscono l’eclettismo di Steyer. Si va da quelli con una precisa utilità a quelli “di fantasia”. Ecco la sedia Vittorio, con struttura metallica e rivestimento in pelle naturale e tessuto
 e una funzionalità contemporanea, presentata ufficialmente alla mostra della Galleria. Esposta da Cadé, un nome d’eccellenza per le cravatte, fondato nel 1852 da Paolo Biffi, confettiere del re. Rievoca gli anni 60 e il modernismo la poltrona Alento da Guenzati in Via Agnello, il negozio più antico di Milano, con una selezione di tessuti e maglieria british. Si chiama Patricia il tavolino-sgabello in legno massello, essenziale, funzionale, senza tempo. Da Noli Tabacchi, che dal 1927 tiene viva la cultura del fumo di alta qualità(in alto a destra).  Un porta candele in marmo che simula un fiore di cui ogni petalo è lavorato singolarmente. E'un invito alla contemplazione e al relax, perfetto per essere esposto nella mitica, novantenne Libreria Bocca (in basso a sinistra). Non ha una funzione pratica, ma “restituisce un significato” alla materia di cui è fatto, il legno recuperato, il totem nel Ristorante Galleria, che dal 1968 accoglie artisti, musicisti e cultori di musica per i dopo Scala. Ogni pezzo porta con sé il DNA della foresta e l’anima di chi lo ha realizzato (in alto a sinistra). Non ha una funzione ma aiuta a sensibilizzare sulla tutela della natura, o meglio della fauna, la statuina d‘oro del macaco. Fa parte di una serie ispirata agli animali in via di estinzione. Non poteva trovare migliore collocazione che nelle vetrine della Gioielleria Cielo, in Piazza Duomo(in basso a destra).