giovedì 15 ottobre 2026

IL RIALZO DELLE BORSE

Non è una fake news, che può apparire sconvolgente. E’ tutto vero. Perché le borse in questione sono quell’accessorio di abbigliamento, prevalentemente femminile, che in questo momento sta vivendo il suo periodo d’oro. Tanto che il termine accessorio può apparire improprio. Un’ascesa, quella della borsa, che si stava preparando da anni, lentamente ma con perseveranza. Chi alla fine dello scorso secolo o ai primi anni Duemila non si è stupito vedendo nelle sfilate le modelle con in mano o a tracolla una borsa? 





Soprattutto perché, per varie "fashion addicted" e personaggi della moda da prima fila, era sempre più in voga non portare borsa, e avere in mano solo un cellulare (appena nato) per chiamare il "driver" all’uscita della sfilata. Le borse sulle passerelle erano una rarità che faceva discutere. Ora perfino su quelle maschili sono una presenza fissa. Anche negli show di maison che non hanno mai dato peso all’oggetto. Ma non solo, basta fare due passi nelle vie della moda, esempio il Quadrilatero milanese, per vedere vetrine di brand, di cui i capi sono la ragione della notorietà, dedicate interamente a questo accessorio. Le borse diventano le protagoniste assolute di eventi e presentazioni.  Certo la varietà dell’oggetto è enorme. E non solo per quel che riguarda la finalità, i materiali, le dimensioni. Protagoniste ieri la Spiritual Bag Collection di Cristina Molardi (in alto) e le borse di My style bags (al centro). Le prime, undici pochette realizzate con piccoli tappeti asiatici: vere opere d’arte, “racconti personali dedicati alla forza della dolcezza, alla libertà di immaginare e al coraggio di seguire la propria direzione” le ha definite l’ispirata autrice. Dalla valigia alla borsa da padel, dallo zaino al nuovo trolley, sono quelle di My style bags. In tela e pelle o solo in pelle con manico in bambù, puntano sulla praticità, ma anche sulle rifiniture e il dettaglio raffinato, come la possibilità di inserire le proprie iniziali.  Se un tempo la ragione del successo della borsa era essere un ottimo oggetto regalo, perché non soggetto a taglie, ora c’è altro. Ed è quasi una conferma il fatto che nel negozio di Hermès a Milano, brand noto soprattutto per le sue borse icone, nelle vetrine compaiano raramente e se ci sono, sono piccole, quasi invisibili (in basso). Molte spiegazioni del “fenomeno borsa” si possono trovare in La Borsa di Antonio Mancinelli, edito da Marsilio. Il libro sta ottenendo un successo che O la borsa o la borsetta, pubblicato da Idealibri nel 1988, non ebbe mai, anzi forse fu uno dei meno venduti della fortunata collana Piccoli piaceri.


mercoledì 7 ottobre 2026

ECLETTISMO E IRONIA

Chiamarla mostra è riduttivo e neanche "rassegna personale" rende l’idea. A proposito di Nespolo. Magnifiche illusioni, da ieri al 28 gennaio 2027 alla Fondazione Pasquinelli di Milano. E non solo perché è accompagnata da una serie di incontri. Perché Ugo Nespolo è un personaggio particolare “Impetuoso interprete di una scena artistica e culturale in ebollizione , aperta a ogni possibilità”. E’ stato messo in evidenza nella presentazione di Antonello Negri, curatore della mostra, all’inaugurazione.   





L’eclettismo di Nespolo salta subito all’occhio. Il passare dalla pittura e scultura al cinema sperimentale, dalla ceramica ai libri.  Sempre legando tutto con “il filo sotterraneo di una logica precisa , in autonomia alle tendenze dominanti”. Ed è la sua capacità di transitare dagli esordi dell’Arte Povera degli anni ’60 alla sperimentazione concettuale, fino alle forme d’arte più recenti. “Il titolo Magnifiche illusioni sa di malinconia, ma l’arte è velata di malinconia in questo momento”  ha detto Nespolo. E la modernità può essere secondo lui fonte di bellezza, per questo l’artista ha sempre fatto quello che gli piaceva, “il contrario di quello che ci si aspettava". ”Solo gli stupidi non sono malinconici” una frase, apparentemente oscura, surreale, ma in realtà che spiega l’evoluzione dei suoi lavori nel tempo. Anche i titoli delle sue opere, spesso superflue nell’arte di molti artisti, nelle sue diventano parte integrante. Da Animale da nutrire a La fontana malata (in alto). Interessanti, e sempre dominati dal colore, i puzzle di acrilici su legno o i lavori su panno. In mostra anche le sue copertine dei grandi classici (al centro). Tra le sculture  i bozzetti per le scenografie di L'elisir d’amore (in basso)e di Madama Butterfly. E i video, dal 1967 al 1975-76, con Un supermaschio, durata 25 minuti, il più lungo, dall’irresistibile, sottile humour. A raccontare il gusto per la sperimentazione le più recenti opere Ubu Roi e Lest I forget. La prima, collocata sul terrazzo, è un’enorme scultura gonfiabile ispirata all’opera teatrale di Alfred Jarry, padre della Patafisica. La seconda, con varie scritte e disegni, in tecnica mista su legno, come scrive Negri, è “monumentale conclusione e al tempo stesso chiave di lettura della mostra”. Nespolo. Magnifiche illusioni, con i suoi incontri, può essere l’occasione per conoscere la Fondazione Pasquinelli, creata dall’imprenditore Francesco Pasquinelli, cultore di musica e arte, per promuovere attività di formazione e di educazione soprattutto per i giovani e gli anziani. Info:didattica@fondazionepasquinelli.org



lunedì 5 ottobre 2026

PER CAPIRE IL NOVECENTO

Il Museo del Novecento di Milano continua con le mostre sui lavori dei critici d’arte. Dopo Enrico Crispolti, apre domani, al 4° piano, La terra vista dalla luna dedicata a Tommaso Trini. Un modo interessante e illuminante per comprendere i linguaggi e le correnti contemporanee, così varie e diversificate. “La critica d’arte è stata e continua a essere uno strumento essenziale per leggere il nostro tempo… Rileggere oggi il lavoro di Tommaso Trini significa riportare alla luce questa storia e renderla nuovamente accessibile al pubblico” ha spiegato l’assessore alla cultura Tommaso Sacchi. 

 




Il titolo La terra vista dalla luna è ispirato dalla fotografia Earthrise, dell’astronauta William Anders durante la missione Apollo 9 del 1968. Un’immagine che Trini ha usato sulla rivista Domus nel 1969 per illustrare un articolo dedicato alle ricerche sul paesaggio e sulla natura, con riferimento allo spazio e al cosmo, argomento a cui il critico è sempre stato interessato. Nella mostra, divisa in quattro settori, da vedere dai suoi dattiloscritti e appunti a mano alle lettere scritte ad artisti e critici. Dalle foto e i manifesti di mostre alle pagine con i suoi articoli su varie riviste, tra cui, oltre a Domus, DATA da lui fondata e diretta tra il 1971 e il 1978. E poi ancora audio e video con interviste.  Tutto è estremamente chiaro, e dà un’idea di come Trini abbia precorso i tempi. La mostra, curata da Daniela Domina e Iolanda Ratti con Lodovica Cesaretti, contempla il materiale d’archivio, curato anche dal figlio di Trini Jacopo, dalla fine degli anni ‘50 alla fine degli anni ‘80. Quando Trini si dedica quasi completamente all’insegnamento all’Accademia di Belle Arti di Brera (in alto una delle foto della mostra).  Insieme a questa mostra, sempre al quarto piano, nella Galleria Gesti e Processi si aprono le sale per FOCUS900, programma di approfondimento sull’arte italiana della seconda metà del Novecento realizzato in collaborazione con artisti e studi d’artista. Con due focus monografici e uno collettivo con artisti dai linguaggi diversi. Il primo monografico è dedicato a Vincenzo Agnetti e la sua poesia, diventata negli ultimi anni il filo conduttore della sua arte (al centro un'installazione di Agnetti). Il secondo ha come protagonista Enrico Castellani, maestro nello studiare le superfici in dialogo con la luce e lo spazio. Mentre il terzo focus collettivo presenta le opere di Valerio Adami, Alik Cavaliere, Lucio Del Pezzo, Bobo Piccoli, Emilio Tadini.  Ognuno con il suo linguaggio, espressione e testimonianza della scena artistica milanese anni ’60 e ’70 (in basso opere di Del Pezzo e Adami). 
Le mostre, aperte il 6 ottobre, chiudono il 14 marzo 2027.



giovedì 1 ottobre 2026

VESTIRSI D'ARTE

Che le contaminazioni fra arte e moda siano sempre più frequenti non è una novità. Non solo l’arte, in particolare la pittura, è di ispirazione, ma è sempre più forte il dialogo che ha con la moda. E’ particolarmente evidente, anzi è il punto di partenza, nella mostra dall’esplicito titolo Indossa l’arte. Dal quadro all’abito, aperta ieri alla Galleria d’Arte Marco Bertoli-M45 a Milano. 



 


Da vedere, nelle sale dello storico palazzo di Via Manzoni, il progetto Art to wear di Francesca Levi. Si tratta di sette abiti nati dal confronto con l’arte di sette grandi protagonisti. Ovviamente sono pezzi unici realizzati e dipinti a mano. Dietro questi la creatività di Francesca Levi, artista e designer con una formazione all’Accademia di Belle arti di Brera e un diploma in Industrial Design alla Scuola Politecnica di Design, ma soprattutto, come rivela lei stessa, avere “respirato arte” fin da bambina. La sua "arte da indossare" non riproduce opere specifiche degli artisti, ma ne prende degli elementi per assemblarli e rielaborarli sul tessuto, anche tenendo conto della linea e della forma degli abiti.  Così mutati da Klimt sono quei piccoli moduli geometrici e quei ricami dove l’oro prevale. Da Picasso quelle geometrie di vari toni di grigio con accostamenti di tessuto lucido e opaco, che si muovono con l’abito. Anche da Mirò ci sono geometrie, ma coloratissime, che emergono su un fondo grigio. Una composizione di geometrie, invece, per Kandisky che, in qualche modo, si riflettono nella forma con maniche larghe in fondo e scollo a V sia davanti che dietro (in alto). Inconfondibile Fontana dove il taglio sul retro sembra simulare uno spacco (in basso). L’abito nero legato a Hokusai s’ispira a La grande onda di Kanagawa che compare e si muove quando l’abito è indossato. La mostra è aperta fino a sabato 3 ottobre, dalle 11 alle 18.

  


mercoledì 30 settembre 2026

RAGIONE E SENTIMENTO

Difficile, forse impossibile, inquadrare in un genere teatrale (commedia, tragedia ecc.) Agamennone, in scena al Teatro Menotti Filippo Perego di Milano fino al 7 ottobre, dopo aver esordito in prima nazionale al Segesta Teatro Festival in agosto. Il testo, scritto e pubblicato da Fabrizio Sinisi nel 2026, prende spunto dall’omonima tragedia di Eschilo. Ma ne filtra e ne raccoglie gli elementi che rendono la vicenda, se così si può definire, attuale. Non è quindi una rivisitazione in chiave contemporanea del dramma che apre la trilogia Orestea. 


Al centro dello spettacolo più che il ritorno dalla guerra, sono le sue conseguenze sulle persone. Sia di quelle che ritornano anche vittoriose, come appunto Agamennone, sia di quelle che “a casa” hanno atteso “i guerrieri”. Un tema che non affronta solo il dramma della guerra, ma il dramma del distacco nel tempo. Che porta a sovvertire situazioni, dove i ricordi belli e quelli brutti si incrociano con nostalgia, rimpianto, sensi di colpa mai risolti. La scena ha luci attenuate, che evocano gli oscuri interni del palazzo e gli esterni con l’arrivo della notte. Nessun arredo, solo un elemento che diventa, senza o con una coperta, ora ringhiera, ora sedile, soprattutto letto, su cui siedono i personaggi, per parlare di tradimenti, di incomprensioni, ma anche di amori persi. Bravissimi gli attori, guidati dalla convincente regia di Gianluigi Fugacci. Maddalena Crippa è Clitennestra, la cinica regina moglie di Agamennone.  Per lei i ricordi d’amore sono superati dalla voglia di vendetta. Sarà lei, aiutata da Egisto (cugino di Agamennone e suo amante) e sostenuta dal popolo, a fare uccidere il marito. Sergio Basile è Agamennone, un uomo finito, schiacciato dai rimorsi, che arriva dalla guerra non come trionfatore, distrutto dal pensiero di aver sacrificato la figlia Ifigenia agli dei per la vittoria. Si accompagna alla giovane Cassandra, alias Emilia Scatigno, sacerdotessa e profetessa, rovinata dal sapere troppo del destino suo e di chi le sta intorno. Una figura fragile, ambigua, nel bene e nel male.  E poi c’è il Coro con Claudio Pellegrini e Alessandro Sampaoli, in veste di guardie del corpo, inservienti-segretari, vestiti in abiti scuri contemporanei, gli unici a raccontare veramente i fatti. Funzione da sempre del coro nella tragedia greca, come è stato detto nell’interessante dibattito, aperto al pubblico, che ha seguito la prima rappresentazione al Teatro Menotti.

lunedì 28 settembre 2026

WHITE SEMPRE PIU' BRILLANTE

Ieri si è concluso White, salone della moda femminile, in contemporanea con la Fashion Week milanese. Sempre più esteso, più partecipato da espositori (24% in più dell’edizione precedente) e da visitatori. Con molte novità, svariate sorprese, e nuovi spazi oltre  a quelli del Superstudio e dell’ex Ansaldo, come l’Hotel Nhow dedicato al resort e al beachwear. Ma anche nuove sezioni come beauty, nell’Opificio e lifestyle e design nell’ex Ansaldo. Qui esposta Sexdreams, l’installazione ironica-pop dell’artista milanese Gioele Corradengo (qui, in basso). 





Molti i raggruppamenti strategici come quello dei 25 brand brasiliani, uniti da artigianato e sostenibilità, che non significa solo riciclo e attenzione all’ambiente ma anche rispetto del lavoro, soprattutto femminile. Elis Cardim usa esclusivamente seta naturale e pigmenti naturali, Ludimila Heringer attualizza le lavorazioni a crochet. Villa Dharma propone abiti e top realizzati con il giunco. Louloux coloratissimi sandali tra il pop e il geometrico. Vari i gioielli, da quelli con metallo a quelli con pietre preziose, dal disegno più classico. Fuori dal gruppo, come collocazione, ma sempre brasiliana, Melissa con scarpe e borse in plastica totalmente riciclabile (foto in basso). Cerimonia di apertura, con taglio del nastro e autorità, per il progetto Keqiao nella Lounge del Superstudio. Un appuntamento che conferma il legame tra l’Italia e il distretto della città di Shaoxing, il più importante polo del tessile cinese (foto al centro). In mostra una selezione di 15 brand tra cui  molti cinesi e l’italiano Alberto Zambelli. Tra gli Special Guest, Kimhekim brand coreano che da anni partecipa alla Fashion Week di Parigi. Tra le Secret Room notevole la collezione di Batakovic da Belgrado con abiti e completi sartoriali che utilizzano l’eccellenza dei tessuti italiani. Un brand già in vendita nelle più selezionate tra le nostre boutique. Molto interessante, nell’Opificio, Core un network che unisce chi produce e chi disegna anche per nuovi contatti. Tra questi da Parigi, Unfortunately Unforgettable, estrosi “gioielli da naso”, occhiali compresi, fatti a mano in argento.  Già affermatissimo il brand omonimo di Hnia Harrati. Nata in Marocco, da anni in Italia, ha proposto la collezione nell’Hotel Nhow. Una produzione tutta made in Italy che punta al contemporaneo ma non dimentica, anzi coltiva, rinnovando e attualizzando, quello che è parte della cultura marocchina. Abiti da sera, completi da giorno, spolverini anche per lui, sempre con qualche dettaglio che ricorda il Marocco. La collezione si chiama Luce perché vuole dare luce, visibilità e indipendenza alle donne del suo paese. Tra le new entries anche Inès de La Fressange, con studiati e funzionali peacock jacket, camicie a righe, cardigan e, nuovissimi, gli occhiali da vista e da sole in metallo e in acetato e le scarpe. Tutto nello stile easy-chic dell’iconica top model.  
   

domenica 27 settembre 2026

GRAN FINALE

Si è conclusa la Fashion Week di Milano in presenza, domani otto passerelle solo in digitale. Ha aperto la giornata Hui, brand cinese fondato dalla stilista Huizhou Zhao. Ormai una habitué della settimana della moda milanese. Questa volta per la collezione è partita dal "ventaglio circolare", elemento cardine della cultura cinese. Con cui vuole trasmettere un messaggio per la donna orientale, “non figura simbolica legata al passato”  ma protagonista di un’evoluzione.  Ecco quindi le sue sete impalpabili in forme occidentali e quasi minimali, con solo qualche flash non lineare.





Attesissimo lo show di Giorgio Armani, design Silvana Armani, nipote del grande stilista scomparso, alla sua seconda collezione. Bianco e nero dominanti, anche riuniti in inediti stampati, geometrici e non.  Molte le "tenues de soirée". Dagli abiti lunghi con lamé e frange e collane che fungono da corpino, fino allo smoking riveduto. Non nuovo sulle passerelle milanesi Marques Almeida, brand londinese fondato nel 2011 dai designers portoghesi Marta Marques e Paulo Almeida. Nell’imponente cortile di Palazzo Isimbardi ha sfilato con abiti e completi in colori scuri, come il verde muschio e il marrone di giorno, e neri con pizzi o interamente ricoperti di macropaillettes per la sera. D’effetto i copricapi con grandi piume.  Partecipata e coinvolgente la Milano Moda Graduate, evento-sfilata dedicato ai lavori e alla premiazione degli studenti delle scuole di moda italiane, tenutosi alla Rotonda della Besana. Un’esplosione di creatività, alle volte eccessiva, che comunque ha rivelato delle passioni forti, con progetti di partenza ben definiti. Premiata nella categoria fashion design da Camera della Moda, Matilde Bonechi dell’Istituto Marangoni. Vincitore del YKK Prize selezionato da YKK, main partner dell’evento, il progetto di Costanza Barbieri e Giulio Censori dello IED Istituto Europeo di Design. Menzione speciale a Corinne Zanini dello IUAV Università di Venezia. Curiosa, per non dire fuori luogo, la piccola manifestazione di protesta contro le pellicce all’ingresso della Rotonda. Trattandosi non solo di collezioni estive, ma di collezioni disegnate da giovani e non da consolidati “marchi della moda”. Ultima sfilata alla Rotonda della Besana quella del portoghese Miguel Vieira. Protagonista, contrastato solo da qualche outfit bianco, il nero in tutti i tipi di capi, per lui e per lei, con molta sera illuminata da paillettes e strass.  Cristopher, brand del gruppo indiano Sahakar, ha scelto i saloni, con camini e armature, del Museo Bagatti Valsecchi, dimora storica di metà Ottocento, per presentare la collezione per l’estate prossima, tutta made in Italy (Parabiago e Toscana). Con scarpe e borse per lei e per lui, con giochi di intrecci, arricciature, speciali lavorazioni tutte a mano. Nuovissimo il sandalo con intrecci di lacci impunturati. Presente anche una capsule di borse e scarpe, tra cui il tronchetto in argento, per l’autunno inverno 26/27, in vendita solo nel negozio di Via Spiga a Milano.