Già l’idea di ambientare la ricerca di un serial killer a Milano durante il lookdown è un’idea che intriga. Ma non basterebbe certo per fare di E così per non morire (Ed. Italian Tabloid, Feltrinelli) di Paolo Roversi un thriller che prende davvero.
Come annuncia il sottotitolo, l’indagine è condotta dalla profiler Gaia Virgili, personaggio protagonista, come Radeschi, nei romanzi dello scrittore. Pure questa è una caratteristica intrigante. Anche perché a indagare su un killer, che uccide solo donne, è una donna con una serie di pensieri, riflessioni e caratteristiche che rendono la sua ricerca più credibile. Anche l’impianto del libro è particolare, in quanto a capitoli “in tempo reale” appunto nella Milano del 2020, si alternano capitoli che raccontano l’indagine su un serial killer, sempre di donne, che agisce, sempre a Milano, ma negli anni ’60 e ’70. Dettaglio interessante, che si scopre a poco a poco, i vari punti di contatto dei delitti e soprattutto le caratteristiche comuni delle vittime. Di questi capitoli “del passato” fanno parte anche articoli di giornali allora “specializzati” in cronaca nera. E la scrittura sembra davvero originale, grazie all’esperienza nel settore di Roversi che, anche se in tempi più recenti, ha iniziato la sua attività di giornalista proprio nella “nera”. Questo non toglie comunque niente alla descrizione di una Milano chiusa, muta, preoccupantemente silenziosa e dei personaggi con cui si riesce quasi a stabilire un rapporto o comunque li si sente vicini. Questo varia ovviamente da lettore a lettore. Il finale è una sorpresa, ma non in modo sfacciatamente esagerato, come spesso accade anche nei migliori thriller, fino a diventare scontato.









