venerdì 20 febbraio 2026

IMPAREGGIABILE GASTEL

Se qualcuno ha ancora qualche piccolo dubbio e considera la fotografia un’arte minore vedendo la mostra Giovanni Gastel Rewind, li supera immediatamente. Tutto questo senza togliere nulla al valore della fotografia d’autore, non solo in termini di documentazione e di creatività. La personale del grande fotografo, scomparso nel 2021, è a Palazzo Citterio a Milano fino al 26 luglio. Con più di 250 foto, video, sue poesie e scritti e oggetti personali.  Per quanto ci siano dei raggruppamenti, non esiste un percorso vero e proprio, comunque non in termini cronologici. Appena entrati si è subito abbagliati dagli still life, realizzati soprattutto per le riviste Donna e Mondo Uomo, che sono state un trampolino di lancio per molti. Entusiasma la capacità di Gastel di dare vita a capi e accessori, con l’aggiunta di qualche elemento spesso in contraddizione.


Ecco, per esempio, un casco di banane che con un paio di occhiali e una cravatta diventa uno strano animale-personaggio. Un fazzoletto semiaperto è un naso su cui poggiano degli occhiali tartarugati. Uno spremiagrumi si trasforma in un volto con una fetta di arancia che fa da cappello e dei grandi occhiali azzurri. Un paio di guantoni in pelle nera diventano un viso di cui un’apertura diventa la bocca. Degli occhiali crescono da un vaso, come una pianta. Una Tour Eiffel capovolta è il tacco di una scarpa, portata su una sexy calza a rete. E tutto senza mai svilire l’oggetto da presentare. Anzi dandogli vita, storia, identità. Di Gastel hanno detto che fotografava gli oggetti   come modelle. E le modelle come oggetti. Non è uno sterile gioco di parole, ma conferma la sua capacità di non togliere niente né alle persone, né agli oggetti, anzi di valorizzarli nei modi più imprevedibili. Interessante un angolo in cui è stato ricostruito il suo studio, con libri, carte, oggetti vari, e le sue poesie. Curiosa la stanza con le foto di modelle incorniciate e trattate come icone russe. Vari i ritratti di personaggi, con uno sguardo e un sorriso speciale, che coglie solo chi sa guardare al di là delle apparenze. Così Obama fotografato nel 2017, Andrea Bocelli a figura intera forse su un palco, Michele De Lucchi designer e architetto, Flavio Lucchini creatore e direttore storico di Vogue Italia (oltre che di Donna e Mondo Uomo), Carlo Verdone naturale, in un momento di massima empatia. Un’intera parete è dedicata alle foto che amici, colleghi, personaggi hanno scattato a lui. E anche in queste si percepisce una vicinanza, si intuisce come Gastel avesse un ottimo rapporto con le persone. E il video in cui si racconta lo conferma. Semplice ma senza false modestie, appassionato senza esaltarsi. “Fotografare è una necessità e non un lavoro. Rendere eterno un incontro tra due anime mi incanta” il suo pensiero.


giovedì 19 febbraio 2026

ARTISTICO, ANZI METAFISICO

Fa parte del "palinsesto espositivo" su Metafisica storica e Metafisiche dei linguaggi artistici da vedere a Palazzo Reale di Milano, ma la mostra dell’artista sudafricano William Kentridge, dedicata a Giorgio Morandi, ha comunque una sua identità precisa.  Aperta il 6 febbraio, in occasione dei Giochi Olimpici, è a Palazzo Citterio in via Brera fino al 5 aprile.   



ù




Si compone della videoinstallazione More sweetly play the dance e di Hommage to Morandi. Se la mostra, come dice il titolo, è inequivocabilmente legata all’artista italiano, l’installazione può essere vissuta in modo assolutamente indipendente. Nell’omaggio a Morandi Kentridge reinterpreta in cartone gli oggetti delle famose  nature morte del pittore. Non ci sono colori, tutto è grigio, impreciso, volutamente non finito. Fa pensare a un passato, ma rivisto in una chiave poetica . Gli stessi tratti grigi e imprecisi si ritrovano nello sfondo della grande installazione che domina la sala Stirling. E’ un enorme video circolare dove inizialmente si vedono dei tratti grigi su un fondo nebuloso, poi improvvisamente parte la musica e lo schermo diventa un lungo sentiero popolato da figure umane, più o meno realistiche e più o meno riconoscibili. Ognuno di loro ha qualcosa da raccontare. Nel modo di sventolare la bandiera, piuttosto che in quel camminare aggrappato a una macchinario per ossigeno che invece sostiene un vecchio telefono. Ci sono donne e uomini che ballano e altri che incedono zoppicando. C’è chi porta dei palloni con facce umane. C’è la banda che suona le trombe, ma c’è anche un uomo che dal suo pulpito arringa la folla. E’ la storia di un popolo, di un Paese, dei casi della vita. I personaggi si avvicendano portando casse, gabbie,  bandiere. Ognuno di loro è una sorpresa eppure ognuno di loro contribuisce con qualcosa di fondamentale alla storia. Quando gli ultimi personaggi scompaiono e la musica finisce, svanisce un mondo e si ha l’impressione di aver sognato.   

lunedì 16 febbraio 2026

VEDERE CON ARTE

A distanza si notano soprattutto i colori, mai invasivi ma  caratterizzanti e ben accostati. Avvicinandosi, si individua un piccolo scoiattolo da una parte e una foglia dall’altra. O una minuscola cornice barocca, delle ali multicolori, dei riccioli che richiamano la decorazione o il portale di un palazzo patrizio. O ancora dei semplici elementi geometrici in una varietà di tonalità a effetto. Sono sul volto di persone, ma non sono maschere o parte di un travestimento e nemmeno un espediente per non farsi riconoscere. Tutt’altro, servono per vedere meglio. 



Sono infatti occhiali, anzi montature di occhiali completabili con lenti da vista o da sole. Ognuno di questi è un pezzo unico, con l’unicità proprio di un oggetto d’arte, di una scultura.  Il marchio è Design Shower e il suo creatore è il designer coreano Zone Feel Kim, capace di mettere insieme arte e tecnologia, rigore asiatico e fantasia. Cesellati e assemblati interamente a mano su suo disegno, gli occhiali sono realizzati nei migliori acetati coreani e italiani.   Elemento non trascurabile, nonostante l’impegnativo design, sono di straordinaria leggerezza e quindi particolarmente confortevoli da indossare. “Un occhiale che non si sente sul volto ma si fa guardare dal mondo” è il commento di Maria Vittoria Vanoni dell’Ottica 58EttorePonti di Milano.

venerdì 13 febbraio 2026

PASSIONE BIANCA

E’incredibile vedere come i Giochi Olimpici invernali siano ispiratori, oltre che di eventi previsti, di mostre d’arte. Basta pensare a quelle  visitabili a Milano. Svariati i punti di vista da cui partono. Le montagne e la neve sono tra i principali. Lo sono di due mostre alla Fabbrica del Vapore, diversissime tra loro. 

A visionary at altitude – N vijionar so alalt nella Sala Bianca fino al 13 aprile è una “Mostra fotografica di Stefano Zardini” dice il titolo, curata da Margherita Palli, Thina Adams, Valentina Vitali. Al primo impatto le foto potrebbero sembrare immagini di gare di sci. Ma basta uno sguardo più attento per entrare in un’atmosfera particolare. Le foto sono in prevalenza di gare, scattate durante le Olimpiadi Invernali di Cortina d'Ampezzo del 1956, ma completamente rivisitate.  


 


Zardini, fotografo ampezzano, ha attinto dall’archivio fotografico del padre e dello zio, e ha inserito colore al limite del pop, creato ombreggiature e flash particolari. Da sue personali foto di luoghi di montagna con funivie, impianti di risalita, affollamenti vari, invece, ha tolto ombre e colori ed enfatizzato il bianco.”Un progetto di grande forza poetica e visiva capace di mettere in dialogo l’immaginario urbano con quello delle vette dolomitiche “l’ha definito l’Assessore alla Cultura Tommaso Sacchi. Dietro al lavoro di Zardini non solo un incredibile e virtuosistico intervento artistico, ma soprattutto un messaggio, una provocazione che spinge a rivedere una montagna trasformata in luna park. Oltre alle immagini colorate di The Pioneers’Passion e quelle dove il bianco è dominante di Snowland , c’è Tracce-Lasciare che l’occhio squarti il paesaggio  con  gigantografie delle righe e dei solchi che gli sci lasciano sulla neve.      



Nella porta accanto, la Sala delle Colonne ospita la mostra Silvia De Bastiani. Water and Peak, fino al 6 aprile. Sono straordinarie immagini di montagna da punti di vista diversissimi con una precisione di dettagli fotografica. Invece, sono acquarelli realizzati dall’artista (Feltre, classe 1981), diplomata in Pittura, laureata in Arti Visive e Discipline dello Spettacolo e docente presso le Accademie di Belle Arti di Venezia e Verona (nella foto).  Dotata di una conoscenza profonda dell’ambiente alpino, De Bastiani sale sulle vette e cammina per boschi con pennelli e tela nello zaino, per riportare quello che vede. “Le montagne non sono mai rappresentate come vedute statiche, ma come organismi in continuo mutamento".

martedì 10 febbraio 2026

RIDERE IN PROGRESS

Applausi scroscianti, ma soprattutto risate continue che, alle volte, impediscono di afferrare le ultime sillabe di una battuta. Nessun momento di pausa o sospensione qualsiasi. Un ritmo incalzante, inarrestabile, frenetico, a cui è difficile tenere dietro. Questo succedeva ieri sera al Teatro della Cooperativa di Milano. Sul palcoscenico Finché la barca va. Non uno spettacolo, ma un laboratorio comico, come lo definisce la stessa ideatrice, nonché capocomica,Debora Villa (nella foto).


 

In pratica un movimentato cabaret a più volti dove il fil rouge non è tanto l’argomento trattato, ma il tipo di comicità. Pur nelle sue svariate sfaccettature. Accanto a Debora, che apre l’immaginario sipario, quattro artisti. Tema trattato la risposta a “Come va?”. Una domanda spesso formale che riceve e solleva, invece, risposte diverse. C’è chi come Debora cerca di stabilire cosa sia la felicità, fondamentale per stare bene e difficile da incontrare in questo momento. C’è chi come Daniela Panetta, cantante jazz, insegnante, vocologa, interviene cantando e con i ritratti di qualche allievo della scuola di musica, non proprio allineato.  Flavio Pirini, cantautore e cantattore, con la sua chitarra non la mette sul personale, ma resta “sul generale” con follia. Giochi di parole anche da Rafael Didoni, con un’interpretazione fuori dagli schemi, in linea con la sua definizione di comico surreale e poeta. Più "terreno" Alessandro Girami, monologhista e attore, che riesce a costruire un piccolo, irresistibile show sull’abitudine milanese di chiedere, a chi dice di essere di Milano: "Ma Milano Milano?". Non sul cartellone, ma perfettamente in linea-humour con il resto, gli interventi a sorpresa del "milanese imbruttito" Germano Davide Lanzoni e di Gianmarco Pozzoli. Il prossimo spettacolo-laboratorio Finché la barca va di Debora Villa, con show diverso, sarà al Teatro della Cooperativa il 23 marzo. 


domenica 8 febbraio 2026

ALICE GUARDA IL NONNO?

Alice non canta De Andrè ha esordito al Teatro Gerolamo di Milano in prima nazionale ieri e oggi. Detto così il titolo non è chiaro o  sembrerebbe da scoprire nel corso dello spettacolo. Ma poi sapendo che quell’Alice di cognome fa De Andrè è che è lei, insieme ad Alessio Tagliento, l’autrice del testo nonché la regista, oltre che l’unica interprete, allora tutto diventa più chiaro. Quel De Andrè di nome fa Fabrizio e lei Alice è sua nipote, la figlia di Cristiano.  




In effetti non canta nessuna canzone del nonno, rivela subito di essere stonata e nemmeno usa le sue canzoni come sottofondo, pur avendo sempre sulla scena l’ottimo violoncello di Giulia Monti. Il racconto, monologo, parte comunque da lì, da quel nonno mai conosciuto di cui, in qualche modo per bocca del padre, ha forse il ricordo di quella carezza sul collo quando era ancora in pancia della mamma, pochi mesi prima che lui morisse. Quello di Alice, comunque, è un omaggio al grande Faber. Anche se ribadisce che quel cognome le è stato alle volte un po’ stretto. Ma lo dice senza drammatizzazioni, che suonerebbero stonate, e ne prende spunto per far ridere. Proprio su una certa ovvietà di pensiero della gente.  Regista e drammaturga, Alice De Andrè ha lavorato con una compagnia di ragazzi Asperger e con questa, tra l’altro, è stata applaudita al Teatro Gerolamo, qualche mese fa. Ed è anche molto bella Alice, con una presenza scenica notevole, una vivacità e una simpatia istintiva. Questo rende ancora più apprezzabile il fatto di non aver voluto sfruttare quel cognome, senza però volersene disfare. Anche perché a quel nonno lo legano tanti ricordi, che non sono solo le canzoni ma l’aver vissuto in Sardegna nella sua casa, i racconti del padre, certi suoi modi di dire, la passione comune per la torta pasqualina. Risultato un mix di comico e di poetico che prende, diverte e per i più agés fa pensare e commuove. Un po’ lungo e meno tonico il finale, subito superato e dimenticato da un bis con il quiz per far indovinare al pubblico la canzone di Faber suonata al violoncello.   

mercoledì 4 febbraio 2026

MOMENTI DI INCOMMENSURABILE MAGIA

Sono moltissimi, ed è logico, in questo periodo di Olimpiadi gli eventi che parlano di sport. A Cortina, ma per la maggior parte a Milano. Le mostre, soprattutto d’arte e fotografiche sono in primo piano. Difficile riuscire a vederle tutte, anche perché spesso hanno durata limitata. Ed è un peccato. Per esempio per I am possible. La magia dello sport, inaugurata il 2 e aperta solo fino all’11 febbraio a Milano, nell’ex Fornace sul Naviglio Pavese.  




Quel termine"magia"del titolo non si riferisce solo all’entusiasmo e all’atmosfera che lo sport può generare. Ma a un qualcosa che può davvero cambiare la vita delle persone. Con le foto di Cristina Corti, che ne ha curato anche l’allestimento, e il patrocinio del Municipio 6 del Comune di Milano, la mostra è in partnership con Stelle nello sport. E’ questo un progetto di "promozione della cultura sportiva e dei suoi valori etici e sociali" al 27° anno di attività. Protagonisti delle immagini, quindi, ragazze e ragazzi con disabilità fisiche, psichiche e sociali che nello sport hanno trovato valori e modi per superare la diversità. Le foto di Corti sono il frutto di anni di reportage in società sportive liguri. Gli sport, esclusi quelli da neve, ci sono tutti, da quelli di squadra a quelli da singoli, dalla vela all’equitazione, dalla scherma al tennis, al tiro all’arco. Alcuni utilizzano equipaggiamenti particolari, altri no.  Ma in tutte le foto la fotografa è riuscita a cogliere oltre il movimento, lo sforzo, la tenacia, quel particolare sorriso o sguardo capace di raccontare un traguardo “di vita”. Completano la mostra una serie di foto in bianco e nero degli atleti ripresi soprattutto nei momenti di relax, di convivialità, di festeggiamenti. In questi ancora di più si avverte l’empatia, la solidarietà, l’aver conquistato più che un "traguardo" sportivo. Come è scritto in un pannello, si intuisce la magia dello sport che “leva il dis e divento abile”. Ottima la scelta della ristrutturata ex Fornace come spazio espositivo.