mercoledì 25 febbraio 2026

L' ELEGANZA NASCE DAL MIXARE

Rivivono gli anni ’50 delle star nella collezione di Alabama Muse,   intitolata "Bellissima". Alice Gentilucci porta sulla passerella della Fondazione Sozzani una versione Tremila delle donne che hanno dominato cinema e riviste.  Per loro visoni, volpe nere, astrakan, leopardo, ovviamente animal free, con tagli ed enfasi del guardaroba da star, portati su abiti-sottoveste in colori delicati. Ma pronti a diventare la versione femminile e donante del cappotto per tutte le ore. Quasi all’opposto la donna di Daniela Gregis che sfila nel chiostro dell’Oratorio della Passione in Piazza S.Ambrogio. La stilista mette insieme tessuti pesanti, soprattutto pied-de-poule di dimensioni diverse, con sete stropicciate e maglieria vintage. I pantaloni sono larghissimi, le gonne fino ai piedi e ampie. In testa le modelle portano fazzoletti annodati. Beige, nero, grigio i colori con flash di rosso, anche negli occhiali (foto qui in basso). 




Per la prima volta Herno presenta i suoi capi indossati. Per mostrare la fluidità delle linee e per farne tastare la morbidezza dei materiali. Il Principe di Galles dell’abito è rivisto nel colore, la gonna diritta è in finta pelle spalmata. Il cappotto è in eco-pelliccia, il trench in cashmere. Sul piumino sono applicati fiocchi di neve, sull’abito in mohair c’è una spruzzata di paillettes. Sealup (foto in basso) continua a rivedere il capo di tradizione sportiva con la cura sartoriale. Ecco nel piumino i dettagli di Alcantara su colletti e polsi, per eventuali personalizzazioni. Il peacoat è in velluto liscio. L’interno del cappotto ha una plissettatura. Il giaccone “marinaro” è vivacizzato da bottoni d’oro diversi. Il piumino ha un’imbottitura fatta degli scarti delle sete di Ratti.  Si chiama  Evolving Architecture  la collezione di Valextra. Le sue borse, pur rimanendo legate alla tradizione, seguono criteri innovativi nei materiali, nei dettagli, nella costruzione. Così Iside Editor ha una silhouette allungata. Iside Tin è completata da una tracolla, Iside Lily è movimentata da intarsi e ricami.  Nuova Giò, omaggio a Giò Pontirazionale ed essenziale, è anche in shearling (foto al centro).  Da Starbucks si raccontano le Apron Stories. E cioè i grembiuli elaborati da Francesca Ragazzi, direttore di Vogue Italia, Galib Gassanoff del progetto Institution, Carolina Castiglioni di Plan C e Sara Battaglia. Saranno venduti solo qui e il ricavato sarà devoluto in beneficenza. Redemption sceglie l’attraente cornice della Terrazza Duomo per il suo ritorno all’Aristopunk. Il direttore creativo Gabriele Moratti gioca sui contrasti, mette insieme velluti e broccati del vestire per serate chic con il perfecto(il giubbotto senza maniche) in ecopelle del mondo rock. E dai contrasti esce una nuova eleganza. Cristopher, brand indiano con produzione totalmente italiana, ha mostrato i suoi accessori luxury nell’elegante Galleria Robilant-Voena. Dalle scarpe, per uomo e per donna, con dettagli curatissimi, alle borse veri gioielli d’artigianato, ai foulard fino agli occhiali. A Palazzo Morando, fashion hub di Camera della Moda, Phan Dang Hoang, presenta Lacquer, supportato da Afro Fashion Association, organizzazione no-profit per promuovere il lavoro di creativi africani e non solo.  Il designer vietnamita mette insieme elementi del guardaroba occidentale con pezzi della sua tradizione. Oltre a un omaggio a uno scultore e a un pittore del suo Paese.    

martedì 24 febbraio 2026

DONNE D'INVERNO

Primo giorno di Fashion Week milanese per la donna del prossimo autunno-inverno.  Ad aprire le danze Simonetta Ravizza con una sofisticata rivisitazione dell’archivio (foto qui in basso). Nessuna interpretazione nostalgica, ma una rilettura chic, dove il vintage diventa status symbol. Ripresa di peli dimenticati come il rat mosqué, la capra tibetana, rigorosamente nella catena alimentare. Rivive lo shearling come pelliccia soprattutto a pelo lungo. Ritorno della stola che diventa una sciarpa perfetta per completare un insieme per tutte le ore. La volpe prende le macchie o diventa reversibile con la maglia. Interessante e inserita "nell’attenzione alla sostenibilità" la giacca realizzata con scarti di visone cuciti insieme e colorati. A completare giacche, camicie, pantaloni in camoscio. 




Guarda all’archivio anche Alberto Affinito, fondatore e designer di Art259Design. Il 70% della sua collezione è una rielaborazione di capi di passate collezioni: le giacche si allungano, l’abito si trasforma in un top, lo spolverino si stringe in vita e diventa un vestito. Solo la maglieria non ha un passato. Pesanti tweed, scozzesi in toni pacati, pied-de-poule inediti sono i tessuti della collezione genderless di Zona 20 dove l’asimmetria è dominante. Silhouette verticali e allungate per una vestibilità universale, come sempre, nella sfilata di Martino Midali, nata in collaborazione con Stati Generali delle Donne, rete impegnata nella promozione della parità di genere e del valore del lavoro femminile. Tessuti morbidi in colori luminosi e caldi si alternano a tessuti tecnici opachi, in una perfetta armonia. La luce e il lucicchio è il fil rouge che lega tra loro i capi di Custo Barcelona. Che siano i revers del blazer dal taglio maschile o le fasce con cristalli che spiccano su abiti e pantaloni. Ritorno della gonna a palloncino e degli abiti bustier.  S’intitola "A room with a view" la presentazione di Borbonese (foto in basso). Solo un riferimento con il cult di James Ivory del 1985. Portare la natura nella quotidianità. La continua ricerca del nuovo senza dimenticare la tradizione. A fare da cornice alla collezione, a Palazzo Crespi progettato da Piero Portaluppi nel 1930, le sculture e le installazioni video dell’artista italo-argentino Martin Romero. Tra le novità i pezziforti del brand in materiali inediti come cavallino, montone, ecopelliccia e tessuto riciclato maculato. Alta artigianalità e dettagli a sorpresa sono i punti forti delle borse e delle scarpe di Rodo disegnate da Giorgio Dori, terza generazione del brand che quest’anno compie 70 anni. Dai giochi di impunture alle fibbie per le scarpe in metallo intrecciato a mano, dal corno degli alamari del montgomery, rivisti in metallo, per i sandali alla nappa stropicciata per le borse, agli zirconi che illuminano le clutch. Verde petrolio e rosso ciliegia sono i colori del momento  per le borse De Marquet. Svariati i pellami: pelle verniciata, pelle dollaro (martellata), pelle di vitello liscia, falso coccodrillo e camoscio. Tra gli eventi di Camera della Moda l’apertura del Fashion Hub a Palazzo Morando e la presentazione del progetto Next on air realizzato da CNMI in collaborazione con Rinascente: nell’Air Snake al primo piano del department store sono in esposizione e in vendita da oggi al 9 marzo le collezioni di dieci brand internazionali selezionati da una giuria di professionisti.

venerdì 20 febbraio 2026

IMPAREGGIABILE GASTEL

Se qualcuno ha ancora qualche piccolo dubbio e considera la fotografia un’arte minore vedendo la mostra Giovanni Gastel Rewind, li supera immediatamente. Tutto questo senza togliere nulla al valore della fotografia d’autore, non solo in termini di documentazione e di creatività. La personale del grande fotografo, scomparso nel 2021, è a Palazzo Citterio a Milano fino al 26 luglio. Con più di 250 foto, video, sue poesie e scritti e oggetti personali.  Per quanto ci siano dei raggruppamenti, non esiste un percorso vero e proprio, comunque non in termini cronologici. Appena entrati si è subito abbagliati dagli still life, realizzati soprattutto per le riviste Donna e Mondo Uomo, che sono state un trampolino di lancio per molti. Entusiasma la capacità di Gastel di dare vita a capi e accessori, con l’aggiunta di qualche elemento spesso in contraddizione.


Ecco, per esempio, un casco di banane che con un paio di occhiali e una cravatta diventa uno strano animale-personaggio. Un fazzoletto semiaperto è un naso su cui poggiano degli occhiali tartarugati. Uno spremiagrumi si trasforma in un volto con una fetta di arancia che fa da cappello e dei grandi occhiali azzurri. Un paio di guantoni in pelle nera diventano un viso di cui un’apertura diventa la bocca. Degli occhiali crescono da un vaso, come una pianta. Una Tour Eiffel capovolta è il tacco di una scarpa, portata su una sexy calza a rete. E tutto senza mai svilire l’oggetto da presentare. Anzi dandogli vita, storia, identità. Di Gastel hanno detto che fotografava gli oggetti   come modelle. E le modelle come oggetti. Non è uno sterile gioco di parole, ma conferma la sua capacità di non togliere niente né alle persone, né agli oggetti, anzi di valorizzarli nei modi più imprevedibili. Interessante un angolo in cui è stato ricostruito il suo studio, con libri, carte, oggetti vari, e le sue poesie. Curiosa la stanza con le foto di modelle incorniciate e trattate come icone russe. Vari i ritratti di personaggi, con uno sguardo e un sorriso speciale, che coglie solo chi sa guardare al di là delle apparenze. Così Obama fotografato nel 2017, Andrea Bocelli a figura intera forse su un palco, Michele De Lucchi designer e architetto, Flavio Lucchini creatore e direttore storico di Vogue Italia (oltre che di Donna e Mondo Uomo), Carlo Verdone naturale, in un momento di massima empatia. Un’intera parete è dedicata alle foto che amici, colleghi, personaggi hanno scattato a lui. E anche in queste si percepisce una vicinanza, si intuisce come Gastel avesse un ottimo rapporto con le persone. E il video in cui si racconta lo conferma. Semplice ma senza false modestie, appassionato senza esaltarsi. “Fotografare è una necessità e non un lavoro. Rendere eterno un incontro tra due anime mi incanta” il suo pensiero.


giovedì 19 febbraio 2026

ARTISTICO, ANZI METAFISICO

Fa parte del "palinsesto espositivo" su Metafisica storica e Metafisiche dei linguaggi artistici da vedere a Palazzo Reale di Milano, ma la mostra dell’artista sudafricano William Kentridge, dedicata a Giorgio Morandi, ha comunque una sua identità precisa.  Aperta il 6 febbraio, in occasione dei Giochi Olimpici, è a Palazzo Citterio in via Brera fino al 5 aprile.   



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Si compone della videoinstallazione More sweetly play the dance e di Hommage to Morandi. Se la mostra, come dice il titolo, è inequivocabilmente legata all’artista italiano, l’installazione può essere vissuta in modo assolutamente indipendente. Nell’omaggio a Morandi Kentridge reinterpreta in cartone gli oggetti delle famose  nature morte del pittore. Non ci sono colori, tutto è grigio, impreciso, volutamente non finito. Fa pensare a un passato, ma rivisto in una chiave poetica . Gli stessi tratti grigi e imprecisi si ritrovano nello sfondo della grande installazione che domina la sala Stirling. E’ un enorme video circolare dove inizialmente si vedono dei tratti grigi su un fondo nebuloso, poi improvvisamente parte la musica e lo schermo diventa un lungo sentiero popolato da figure umane, più o meno realistiche e più o meno riconoscibili. Ognuno di loro ha qualcosa da raccontare. Nel modo di sventolare la bandiera, piuttosto che in quel camminare aggrappato a una macchinario per ossigeno che invece sostiene un vecchio telefono. Ci sono donne e uomini che ballano e altri che incedono zoppicando. C’è chi porta dei palloni con facce umane. C’è la banda che suona le trombe, ma c’è anche un uomo che dal suo pulpito arringa la folla. E’ la storia di un popolo, di un Paese, dei casi della vita. I personaggi si avvicendano portando casse, gabbie,  bandiere. Ognuno di loro è una sorpresa eppure ognuno di loro contribuisce con qualcosa di fondamentale alla storia. Quando gli ultimi personaggi scompaiono e la musica finisce, svanisce un mondo e si ha l’impressione di aver sognato.   

lunedì 16 febbraio 2026

VEDERE CON ARTE

A distanza si notano soprattutto i colori, mai invasivi ma  caratterizzanti e ben accostati. Avvicinandosi, si individua un piccolo scoiattolo da una parte e una foglia dall’altra. O una minuscola cornice barocca, delle ali multicolori, dei riccioli che richiamano la decorazione o il portale di un palazzo patrizio. O ancora dei semplici elementi geometrici in una varietà di tonalità a effetto. Sono sul volto di persone, ma non sono maschere o parte di un travestimento e nemmeno un espediente per non farsi riconoscere. Tutt’altro, servono per vedere meglio. 



Sono infatti occhiali, anzi montature di occhiali completabili con lenti da vista o da sole. Ognuno di questi è un pezzo unico, con l’unicità proprio di un oggetto d’arte, di una scultura.  Il marchio è Design Shower e il suo creatore è il designer coreano Zone Feel Kim, capace di mettere insieme arte e tecnologia, rigore asiatico e fantasia. Cesellati e assemblati interamente a mano su suo disegno, gli occhiali sono realizzati nei migliori acetati coreani e italiani.   Elemento non trascurabile, nonostante l’impegnativo design, sono di straordinaria leggerezza e quindi particolarmente confortevoli da indossare. “Un occhiale che non si sente sul volto ma si fa guardare dal mondo” è il commento di Maria Vittoria Vanoni dell’Ottica 58EttorePonti di Milano.

venerdì 13 febbraio 2026

PASSIONE BIANCA

E’incredibile vedere come i Giochi Olimpici invernali siano ispiratori, oltre che di eventi previsti, di mostre d’arte. Basta pensare a quelle  visitabili a Milano. Svariati i punti di vista da cui partono. Le montagne e la neve sono tra i principali. Lo sono di due mostre alla Fabbrica del Vapore, diversissime tra loro. 

A visionary at altitude – N vijionar so alalt nella Sala Bianca fino al 13 aprile è una “Mostra fotografica di Stefano Zardini” dice il titolo, curata da Margherita Palli, Thina Adams, Valentina Vitali. Al primo impatto le foto potrebbero sembrare immagini di gare di sci. Ma basta uno sguardo più attento per entrare in un’atmosfera particolare. Le foto sono in prevalenza di gare, scattate durante le Olimpiadi Invernali di Cortina d'Ampezzo del 1956, ma completamente rivisitate.  


 


Zardini, fotografo ampezzano, ha attinto dall’archivio fotografico del padre e dello zio, e ha inserito colore al limite del pop, creato ombreggiature e flash particolari. Da sue personali foto di luoghi di montagna con funivie, impianti di risalita, affollamenti vari, invece, ha tolto ombre e colori ed enfatizzato il bianco.”Un progetto di grande forza poetica e visiva capace di mettere in dialogo l’immaginario urbano con quello delle vette dolomitiche “l’ha definito l’Assessore alla Cultura Tommaso Sacchi. Dietro al lavoro di Zardini non solo un incredibile e virtuosistico intervento artistico, ma soprattutto un messaggio, una provocazione che spinge a rivedere una montagna trasformata in luna park. Oltre alle immagini colorate di The Pioneers’Passion e quelle dove il bianco è dominante di Snowland , c’è Tracce-Lasciare che l’occhio squarti il paesaggio  con  gigantografie delle righe e dei solchi che gli sci lasciano sulla neve.      



Nella porta accanto, la Sala delle Colonne ospita la mostra Silvia De Bastiani. Water and Peak, fino al 6 aprile. Sono straordinarie immagini di montagna da punti di vista diversissimi con una precisione di dettagli fotografica. Invece, sono acquarelli realizzati dall’artista (Feltre, classe 1981), diplomata in Pittura, laureata in Arti Visive e Discipline dello Spettacolo e docente presso le Accademie di Belle Arti di Venezia e Verona (nella foto).  Dotata di una conoscenza profonda dell’ambiente alpino, De Bastiani sale sulle vette e cammina per boschi con pennelli e tela nello zaino, per riportare quello che vede. “Le montagne non sono mai rappresentate come vedute statiche, ma come organismi in continuo mutamento".

martedì 10 febbraio 2026

RIDERE IN PROGRESS

Applausi scroscianti, ma soprattutto risate continue che, alle volte, impediscono di afferrare le ultime sillabe di una battuta. Nessun momento di pausa o sospensione qualsiasi. Un ritmo incalzante, inarrestabile, frenetico, a cui è difficile tenere dietro. Questo succedeva ieri sera al Teatro della Cooperativa di Milano. Sul palcoscenico Finché la barca va. Non uno spettacolo, ma un laboratorio comico, come lo definisce la stessa ideatrice, nonché capocomica,Debora Villa (nella foto).


 

In pratica un movimentato cabaret a più volti dove il fil rouge non è tanto l’argomento trattato, ma il tipo di comicità. Pur nelle sue svariate sfaccettature. Accanto a Debora, che apre l’immaginario sipario, quattro artisti. Tema trattato la risposta a “Come va?”. Una domanda spesso formale che riceve e solleva, invece, risposte diverse. C’è chi come Debora cerca di stabilire cosa sia la felicità, fondamentale per stare bene e difficile da incontrare in questo momento. C’è chi come Daniela Panetta, cantante jazz, insegnante, vocologa, interviene cantando e con i ritratti di qualche allievo della scuola di musica, non proprio allineato.  Flavio Pirini, cantautore e cantattore, con la sua chitarra non la mette sul personale, ma resta “sul generale” con follia. Giochi di parole anche da Rafael Didoni, con un’interpretazione fuori dagli schemi, in linea con la sua definizione di comico surreale e poeta. Più "terreno" Alessandro Girami, monologhista e attore, che riesce a costruire un piccolo, irresistibile show sull’abitudine milanese di chiedere, a chi dice di essere di Milano: "Ma Milano Milano?". Non sul cartellone, ma perfettamente in linea-humour con il resto, gli interventi a sorpresa del "milanese imbruttito" Germano Davide Lanzoni e di Gianmarco Pozzoli. Il prossimo spettacolo-laboratorio Finché la barca va di Debora Villa, con show diverso, sarà al Teatro della Cooperativa il 23 marzo.