mercoledì 15 luglio 2026

ARTE CHE VIVE

Sono svariate le componenti che confluiscono, in straordinaria armonia, nelle opere di Maria Cristina Carlini. Le due sculture esposte, fino al 30 agosto, a Palazzo Reale di Milano, ne sono una dimostrazione più che evidente. S’intuisce il rapporto diretto con la materia, e la mostra non a caso s’intitola Materie viventi. C’è quindi la conoscenza e la scelta dei materiali e la capacità di suggerire le lavorazioni.


                

C’è una poetica forte che coinvolge la cultura, l’osservazione, la fiaba, la mitologia. C’è una progettazione per cui le opere entrano in contesti diversi, senza imporsi ma caratterizzandoli fortemente. E poi c’è la fantasia,
 l’immaginazione. Non ultima, e non certo secondaria, l’attenzione all’ambiente e alla natura. Infatti Materie viventi è realizzata in occasione di Suart 2026, evento con un convegno internazionale sulla sostenibilità dell’arte. Che non significa solo l’uso di materiali di recupero, ma lasciare che la natura e i suoi mutamenti intervengano sulle opere stesse. Se si entra da Piazza Duomo la prima opera che si incontra è Bosco del 2012. Sono 19 elementi in ferro di un’altezza di circa 4 metri con trafori in alto da cui escono  dei rami “senza alcuna parvenza di fogliame…una sorta di natura morta incapace di sopravvivere all’intervento dell’essere umano” scrive il curatore della mostra Marco Eugenio Di Giandomenico. L’altra scultura, Filemone e Bauci del 2021, è invece posizionata nel giardino sul retro di Palazzo Reale. S’ispira all’omonimo racconto delle Metamorfosi di Ovidio. Sono due sezioni di tronchi di grandi alberi, di cui uno più grande, inseriti in cerchi metallici che si fondono in un certo punto. Nelle venature ci sono frammenti d’oro e di ferro, rispettivamente simboli di fragilità e di durata.  Parlano dell’indissolubilità dell’amore coniugale. Con Bauci che si trasforma in tiglio e Filemone in quercia “emblema di rettitudine morale e giustizia”. Due opere che parlano e, a seconda dell’ora e quindi della luce, raccontano storie diverse. L’ingresso è gratuito con orari da lunedì a domenica dalle 8 alle 20,30.   

lunedì 29 giugno 2026

LO STILE E' DA LEGGERE

La foto in copertina intriga, il titolo Lo stile eterno-Gli accessori dell’eleganza maschile comunica con precisione il contenuto. Il nome della collana Mestieri d’arte in alto a sinistra, ne conferma il carattere di guida. Eppure il libro di Gian Luca Bauzano, edito da Fondazione Cologni-Marsilio, per quanto documentato storicamente, si legge con la piacevolezza di un libro illustrato. E non solo perché le foto sono molte e di ottimo livello.  


Dipende dall’approccio giornalistico dell’autore e dalla sua capacità di filtrare informazioni storiche, economiche e tecniche con commenti, precisazioni, anche aneddotica. Mai fatta cadere dall'alto, ma con quel tocco, addirittura, d’ironia che invita a continuare la lettura. Anche per chi non è così interessato all’argomento. Un’aneddotica curiosa che aiuta a raccontare un mondo. Un mondo con i suoi personaggi che non sono solo gli stilisti, ma gli imprenditori della moda, gli artigiani, ma soprattutto quelli che hanno mantenuto lunghe tradizioni famigliari e che per l’Italia sono una ricchezza. Dai sarti ai cappellai, dai guantai agli scarpai, dagli ombrellai ai gioiellieri. Quelli, appunto, che sono il riferimento della vera eleganza maschile. Sempre con un occhio alla storia e a quei secoli in cui il vestire maschile era sovraccarico, prezioso quasi più di quello femminile, perché simbolo ed espressione di potere. Niente a che vedere con “lo stile che è l’abito dei pensieri”. Come nello scritto di Lord Chesterfield riportato nel primo capitolo. Informativa l’ultima parte dedicata alle scuole di moda e alle “fucine del saper fare” fondamentali “per difendere i mestieri d’arte come patrimonio comune irrinunciabile”.  
 

lunedì 22 giugno 2026

FINE SETTIMANA

Nomi nuovi, comunque non partecipanti abituali, in questo ultimo giorno di moda maschile a Milano, che si chiude con la sfilata di Giorgio Armani. Domani sette brand in passerella-streaming.  Alla Fondazione Sozzani in Bovisa, ormai diventato una delle location più frequentate delle fashion week, la mattina hanno presentato Zenam e Bottega Bernard.  






Il primo è un marchio fondato e diretto dal designer del Camerun Paul Roger Tanonkou. Zenam, che in un dialetto del Camerun significa "Raggio di sole", promuove l’inclusione e il dialogo delle culture. Lo fa creando capi dal design attuale, in tessuti sostenibili, frutto di artigianato africano al 75%. Come il completo a righe realizzato a mano con telai nel Burkina Faso o i pantaloni ampi, le leggerissime camicie e i trench, tutti genderless e in tessuti di tonalità non scontate, perché derivati dalla natura. Chiara Bernardi, nipote d’arte, come raccontano gli attrezzi di modellistica della nonna (qui sopra), per Bottega Bernardi utilizza tessuti scarti di Prato. La collezione si chiama Sign of e vuole essere un riflesso sul vissuto di ognuno. Il filo conduttore sono le pieghe che si ritrovano nei pantaloni, nelle gonne-grembiuli da sovrapporre, nelle camicie. Vari gli inserti in tessuti diversi, così la camicia in lino con il plastron in fibra di ortica. Curati i dettagli, come i bottoni in cocco o in madreperla. La maglieria “in materiali puri” è riproposta in tutta la sua eleganza understatement da De Nobiliary Particle, brand creato da Paolo de Vivo, noto consulente di comunicazione( in alto a destra). In cotone a coste  girocollo di vari colori, in raso anche cardigan e gilé, sempre in tonalità interessanti. Ma anche pull in cashmere, alcuni con sciarpe abbinate o in lurex con un 60% di Viscosa per togliere il rischio di “puntura da lurex”. Su un tavolo un telo mare e una pochette con orlatura a mano. Tutto made in Italy e tutto presentato nel fascinoso   appartamento-studio-museo di Corso Italia con la compagnia del levriero afgano Caos. Roberto De Wan nel negozio di Via Manzoni partecipa, as usual, alla Fashion week con raffinati accessori maschili come la cartella notaria in vitello stampa cocco (foto in basso), gli zaini, gli orologi e una grande scelta di occhiali. Nel cortile e davanti a Casa Bagatti Valsecchi sfila la collezione di Sergio Davila, peruviano di Lima. Tutti i capi sono realizzati a mano. Dai piccoli spencer all’uncinetto per lei, ai pantaloni jacquard con coulisse in vita per lui. Dalle maglie traforate alle gonne con lavorazioni speciali, ai pull riedizione di quelli sportivi. Molto bianco con flash di rosso  e arancio. Nel pomeriggio ritorno alla Bovisa per Koday, marchio creato da Alex Léal, parigino, con origini brasiliane. E al Brasile s’ispira la collezione, in particolare alle foto di Salvador de Baia scattate dal noto fotografo francese Pierre Verger tra gli anni Cinquanta e Sessanta. La leggerezza e la fluidità sono dominanti (in alto a sinistra). I tessuti per la maggior parte sono di recupero, in colori caldi e luminosi spesso trasparenti, con molte righe. I pantaloni sono ampissimi così come le bluse abbinate. Creata per l’uomo, piace anche alle donne. Sono i chiostri di San Barnaba, incredibilmente freschi in una Milano torrida, ad accogliere, come sempre, il party con sfilata di dieci brand di Camera Showroom Milano e Confartigianato Moda. Il tema è l’eco-sostenibilità.

domenica 21 giugno 2026

QUANDO LE COLLEZIONI SONO VIAGGI


 Ad aprire la giornata, Eleventy.  Non nel suo show room, come sempre, ma nel giardino dell’Hotel Four Seasons, dove si poteva approfittare  di una minima ma, in questi caldi milanesi, preziosa brezza. Al suono di violini. Per festeggiare i vent’anni del brand il direttore creativo Marco Baldassari propone la capsule The Indigo Blue. Con un tessuto al 100% lino, produzione Zegna, effetto denim. Per giacche, abiti, anche in versione Principe di Galles (a destra). La Main Collection si ispira, invece, all’atmosfera di Venezia. Soprattutto nei colori: blu, nocciola, amarena, nero delavé, terracotta, verde militare. Tra le novità la giacca con collo mao o priva di revers, e i pantaloni dai volumi morbidi e confortevoli. Tra gli accessori sandali intrecciati a mano, mocassini goffrati e charms in pelle da applicare a borse e pantaloni. 

 

 E’ una crociera di mezzanotte la collezione di Alchètipo, brand fondato e diretto da Andrea Alchieri, alla sua seconda presentazione milanese. Ogni capo, di cui qualcuno per donna, è accostato a una piccola isola di terra caratterizzata da una vegetazione diversa. Da quella fiorita a quella con alberelli secchi. Le giacche hanno revers larghi o doppi revers, si accorciano e tendono a segnare la figura. I pantaloni sono larghi, con pinces e vita alta. Colori prevalenti bianco, beige, grigio pietra, nero per i profili. Piccoli gioielli metallici sostituiscono le cravatte. Il papillon dello stesso tessuto dell’abito con due tagli diventa una maschera (in alto). Presentazione come sempre statica per la collezione di Canali, disegnata dal nuovo direttore creativo Alessio Lillocci. In un grande spazio, indossati dai modelli, tutti i capi del classico guardaroba maschile. Dal blazer blu doppiopetto alla giacca in pelle, dal giubbotto in denim alle maglie in cotone traforato, dai pantaloni con pinces al completo. In ogni capo emerge la sartorialità.  La palette cromatica è quella delle spezie, raccolte in cestini di paglia sulla pedana della presentazione. Per presentare la  collezione “slow living” Pal Zileri sceglie la Terrazza Martini, luogo ideale per “il ritmo lento dell’aperitivo estivo”. Incorniciati da una vista a 360° gradi, manichini con giacche-camicie in suède, blazer in tessuto finestrato, abiti dalle silhouette morbide, completate con polo. Dietro la collezione Brett Johnson c’è la luce della Costiera Amalfitana. Quindi tonalità come il sabbia, il rosa cipria, l’acquamarina, il verde salvia per capi fluidi, che accompagnano il corpo con naturalezza, espressione di un’alta sartorialità. Grande ricerca nei materiali e nei dettagli come i profili in pelle sulle tasche della sahariana. Tra gli accessori dedicati al viaggio, le stringate con suola realizzata con gli scarti di precedenti collezioni. A chiudere la giornata, in contemporanea con la presentazione di Etro, la sfilata di Domenico Orefice con capi per lui e per lei. Dominanti le linee enfatizzate soprattutto nei bermuda e nei pantaloni, interessanti i tessuti tappezzeria floreale per giacche per lui e tailleur per lei. 

sabato 20 giugno 2026

IN OGNI MODO

Secondo giorno di moda maschile a Milano. Grande varietà non solo nelle collezioni, ma anche nelle presentazioni. Dalla sfilata più tradizionale di Dolce & Gabbana alle varie presentazioni-installazioni, fino alla sfilata con l’intelligenza-artificiale di Corneliani. Come sempre nel palazzo di via Durini, oltre i soliti manichini con i capi più importanti e due modelli in giro per il salone, il video di una sfilata realizzata, appunto, con AI






Una porta, anzi la vera porta del palazzo si apre ed escono i modelli, ma dopo qualche passo si ritrovano in un cortile con specchi d’acqua su cui galleggiano fiori di loto, che richiamano “le radici mantovane del brand”. Ma anche nel bel mezzo di una foresta tropicale. Due sono i modelli presenti, gli altri sono creati con un casting digitale. Indossano giacconi impermeabili, camicie con tasche, maglie con motivi di rombi, l’abito a quattro bottoni in un popeline di lana pura con un effetto mosso (al centro a sinistra). MTL Studio, brand creato sette anni fa da Matteo Lamandini, ricostruisce una spiaggia della Romagna, dove andava da piccolo. Per terra un patchwork di asciugamani colorati anni 80-90 davvero appartenuti alla zia, un ombrellone con appesi abiti, due sdraio e “tipi da spiaggia” che vanno e vengono. Dal bagnino al ragazzo che torna dalla discoteca (foto in alto). Il popeline di cotone rigato è tra i protagonisti, diventa oltre che camicia, blazer e pantaloni con coulisse in vita. Tecnica ma coinvolgente la presentazione di Ten C con i capi indossati sia dai modelli, sia sui manichini per meglio vederne la costruzione e il materiale, sia nelle grandi foto che riempiono la sala. Giacche, giubbotti, capi spalla realizzati in OJJ, jersey giapponese con fibre di nylon e poliestere, in colorazioni varie, dalle spruzzate viola e arancione alla tinta unita. A completare maglie in ciniglia. MCM, marchio tedesco di borse e valigie di Monaco, propone anche una piccola collezione di giubbotti, giacche in pelle e jeans senza logo.  Sempre “logati” bauli, zaini, valigie e anche una serie di cani e animali in pelle. Garcias, brand colombiano fondato da Nicolas Martin Garcia, che ne è anche il direttore creativo, fa sfilare i suoi modelli, uomini e donne, intorno a un improvvisato mercatino con verdura, frutta e birra, tipico colombiano. Molte le giacche senza collo, le camicie e i bermuda con megastampa, ma anche poncho. Tra i pezzi più “divertenti” la camicia rosa che a metà diventa gessata sul marrone per coordinarsi ai pantaloni. Anche Filippo Cascinelli Staudacher, per la collezione che porta il suo cognome, ricorda le estati nella tenuta di famiglia in Trentino  e ricostruisce un picnic nel cortile di Palazzo Turati, sede dell’Istituto Marangoni dove si è diplomato designer nel 2022. Con ombrelloni, tavolini, sedie in ferro, cestini da picnic, tovaglie a quadri, una bicicletta. Per lui e per lei camicie, pantaloncini, gilé in tessuti riciclati, con bottoni di perla e ricami floreali (foto in basso). Filippo De Laurentiis presenta Damar, una collezione in maglia con giacche, pull, pantaloni nell’Onda Listening Bar, con i modelli seduti su due panche (al centro, a destra). Mentre nella stanza interna con i quadrati luminosi delle trame della maglieria, si ascolta musica. Prima con deejay, poi dal vivo.

  


venerdì 19 giugno 2026

FIRENZE-MILANO SOLO ANDATA

Passaggio di testimone, per la moda maschile della prossima primavera-estate, da Firenze a Milano. Buoni risultati per il Pitti Immagine Uomo, che ha visto presenti 720 marchi di cui il 44% provenienti da 30 paesi. Oltre 14mila i visitatori da più di 90 paesi. Molto apprezzata la scenografia della Fortezza da Basso con The Pitti pool (foto in basso), installazione del designer Philéo Landowski (Parigi, classe 2002). Nessun riferimento ai costumi da bagno, ma alle infrastrutture e al “dietro le quinte” di una piscina, metafora di quello che c’è dietro all’industria della moda. Per quel che riguarda le tendenze, continua il sartoriale in versione casual-funzionale, con grande attenzione ai tessuti e al confort, e voglia di colore. Lo spezzato è protagonista con giacche parzialmente foderate o addirittura sahariane. 






In questo trend a Milano la collezione di Retori, al suo quinto compleanno-capitolo, per l’inverno 2026 e per l’estate 2027. Brand, fondato nel 2024 dalla direttrice creativa Salma Rachid, propone un guardaroba pensato per chi viaggia, sia al maschile che al femminile.  Quindi capi leggeri, fluidi, piacevoli da indossare. Ispirati, soprattutto nei colori, alle opere dell’artista cino-americana Ye Quin Zhu, di cui sono esposti alcuni lavori. Tinte in genere sobrie, interrotte ogni tanto da bagliori, creati da inserti metallici (in basso a sinistra). Oltre agli accessori anche gli occhiali di Akoni Eyewear . Prevalentemente metallici uniscono la precisione svizzera all’eccellenza dei materiali giapponesi, titanio in primis. Per una "sweet luxury". Anche Santoni presenta sia la collezione maschile che quella femminile. Nessuna ispirazione a viaggi o a luoghi questa volta, ma una valorizzazione dell’artigianalità, con banchi dove veri artigiani lavorano. Tra le novità le nappine da acquistare anche separatamente per personalizzare i mocassini. O ancora la stringata fatta di un pezzo unico di vitello senza cuciture. Debutta nella Settimana della moda maschile, anche se è riservata alla donna, la collezione I.Shkap-Psyché. Abiti, ma soprattutto bijoux, disegnati da Alessandra Calore, con la direzione artistica di Irina Shkap, di cui sono esposte alcune foto. In un allestimento raffinato e intrigante con fiori particolari, in linea con i gioielli(foto al centro). “Un libro che fa bene al cuore” ha definito Gisella Borioli, fondatrice del Superstudio Più, Un abito alla volta presentato nel FLA Museum del Superstudio Più. Con testi e foto di Enzo Dal Verme e progetto grafico e art direction di Pier Paolo Pitacco racconta “di un posto a Londra che sembra un costoso negozio di abbigliamento maschile…dove i vestiti non sono in vendita… Ma vengono regalati. ” Nato dall’idea di Maria Lenn, è un progetto che ogni anno aiuta più di 1200 uomini. Regalando, appunto, un abbigliamento completo di scarpe, calze, cravatte per presentarsi a un colloquio di lavoro. E trovare, oltre al lavoro, la propria dignità (Nella foto la versione in inglese). 

giovedì 18 giugno 2026

IL DESIGN CHE SORPRENDE

Per quanto punti moltissimo sul “patrimonio” di design della tradizione, il Vitra Design Museum di Basilea offre sorprese continue. Non solo sorprende ed entusiasma chi viene per la prima volta ma anche chi ci ritorna con una certa frequenza. C’è sempre qualcosa da scoprire, o che non si aveva notato, ma è anche vero che ci sono continue variazioni. Perfino nella VitraHaus, che nei suoi quattro piani riassume le intere collezioni, si avvertono dei cambiamenti.







Soprattutto per quel che riguarda le composizioni di pezzi di design che sono vere installazioni, in genere situate davanti alle vetrate aperte sul “labirintesco” Oudolf Garden (In alto e al centro). Anche lo shop ha sempre delle novità, non necessariamente legate alle mostre in corso.  Tra le esposizioni quella aperta più di recente (23 maggio), che chiuderà il 9 maggio del 2027, è Verner Panton Form Colour Space allo Schaudepot, volume monolitico di mattoni progettato da Herzog & De Meuron. Qui sono esposti i lavori del designer danese a cent’anni dalla nascita. Certamente le sedie, e la Panton Chair in particolare, è la protagonista, con i vari cambiamenti negli anni. Ma c’è anche la collezione di tavolini e sedie a cono, o i tessuti, alcuni usati per creare dei capi dallo stilista belga Dries Van Noten, in una sfilata omaggio al designer (in basso). Interessante la camera con le poltrone che assecondano la linea del corpo in colori forti.  O i progetti di edifici in plastici o in foto, tra cui quello per un concorso per il Centre Pompidou di Parigi, che pare per uno sciopero generale non sia mai arrivato a destinazione. Verità o leggenda?  Appena aperto al pubblico, il Water Garden, che sarà inaugurato ufficialmente il 4 luglio durante il Vitra Campus Summer Festival. Progettato dal paesaggista Bas Smets, convinto ecologo, che nel Vitra Campus ha creato dei micro-boschi piantumando 8mila alberelli, è un laghetto circondato da piante acquatiche secondo criteri di biodiversità. Con la sua vegetazione dovrebbe attrarre uccelli e diventare fonte di sostentamento per i pesci. Il laghetto, alimentato dall’acqua piovana che si raccoglie sul tetto di un vicino capannone, ha al centro una fontana con tre  squali in ceramica. Fanno parte della collezione Angry animals di Hella Jongerius, della quale è in corso la mostra nel vicino Design Museum. Gli squali, con le loro bocche spalancate che svelano enormi, minacciosi denti, vogliono richiamare l’attenzione degli umani sulla loro specie in pericolo.