Il Museo del Novecento di Milano continua con le mostre sui lavori dei critici d’arte. Dopo Enrico Crispolti, apre domani, al 4° piano, La terra vista dalla luna dedicata a Tommaso Trini. Un modo interessante e illuminante per comprendere i linguaggi e le correnti contemporanee, così varie e diversificate. “La critica d’arte è stata e continua a essere uno strumento essenziale per leggere il nostro tempo… Rileggere oggi il lavoro di Tommaso Trini significa riportare alla luce questa storia e renderla nuovamente accessibile al pubblico” ha spiegato l’assessore alla cultura Tommaso Sacchi.
Il titolo La terra vista dalla luna è ispirato dalla fotografia Earthrise, dell’astronauta William Anders durante la missione Apollo 9 del 1968. Un’immagine che Trini ha usato sulla rivista Domus nel 1969 per illustrare un articolo dedicato alle ricerche sul paesaggio e sulla natura, con riferimento allo spazio e al cosmo, argomento a cui il critico è sempre stato interessato. Nella mostra, divisa in quattro settori, da vedere dai suoi dattiloscritti e appunti a mano alle lettere scritte ad artisti e critici. Dalle foto e i manifesti di mostre alle pagine con i suoi articoli su varie riviste, tra cui, oltre a Domus, DATA da lui fondata e diretta tra il 1971 e il 1978. E poi ancora audio e video con interviste. Tutto è estremamente chiaro, e dà un’idea di come Trini abbia precorso i tempi. La mostra, curata da Daniela Domina e Iolanda Ratti con Lodovica Cesaretti, contempla il materiale d’archivio, curato anche dal figlio di Trini Jacopo, dalla fine degli anni ‘50 alla fine degli anni ‘80. Quando Trini si dedica quasi completamente all’insegnamento all’Accademia di Belle Arti di Brera (in alto una delle foto della mostra). Insieme a questa mostra, sempre al quarto piano, nella Galleria Gesti e Processi si aprono le sale per FOCUS900, programma di approfondimento sull’arte italiana della seconda metà del Novecento realizzato in collaborazione con artisti e studi d’artista. Con due focus monografici e uno collettivo con artisti dai linguaggi diversi. Il primo monografico è dedicato a Vincenzo Agnetti e la sua poesia, diventata negli ultimi anni il filo conduttore della sua arte (al centro un'installazione di Agnetti). Il secondo ha come protagonista Enrico Castellani, maestro nello studiare le superfici in dialogo con la luce e lo spazio. Mentre il terzo focus collettivo presenta le opere di Valerio Adami, Alik Cavaliere, Lucio Del Pezzo, Bobo Piccoli, Emilio Tadini. Ognuno con il suo linguaggio, espressione e testimonianza della scena artistica milanese anni ’60 e ’70 (in basso opere di Del Pezzo e Adami). Le mostre, aperte il 6 ottobre, chiudono il 14 marzo 2027.

















