Uno spettacolo teatrale che è anche un fumetto. Nei “classici” non è una rarità. Ma è piuttosto inconsueto se lo spettacolo è un monologo. Ancora di più se racconta la vita, e poi la formazione sociale e politica di una bambina-ragazzina e se, nella versione teatrale, chi racconta ed è autrice del testo è Barbara Apuzzo, proprio quella bambina-ragazzina qualche anno dopo. E comunque lo spettacolo prende, diverte, fa pensare, coinvolge, insomma è riuscitissimo. Ne sono una prova l’entusiasmo e gli applausi del pubblico al Teatro della Cooperativa di Milano dove ‘A noce, che ha debuttato nel 2005, è ora in scena fino al 24 maggio.
Perché la noce? Perché riuscire a romperla è la sfida di un "pappicio", una specie di bruco nero che ci vive dentro, con cui Apuzzo, portatrice di handicap motorio, si identifica. E proprio come il bruco uscendo diventa farfalla, anche lei non solo è riuscita a valicare i limiti della disabilità, ma è diventata attrice, come voleva. “Che diritto avevo io ragazzina disabile di vedermi proiettata sul palcoscenico? Negli anni '90 non si vedevano attori con disabilità….E io non avevo modelli di riferimento. Ma ci ho creduto. Ed è andata bene” scrive. La narrazione ha un ritmo sempre sostenuto. L’autoironia è dominante, la commozione ogni tanto c’è, ma non esiste il compatimento, soprattutto non c’è mai la sua ricerca o la voglia di provocarlo. Irresistibili i dialoghi con medici e impiegati statali sulla disabilità, buffi i ricordi di frasi pronunciate dalla mamma, dal papà, dai fratelli, che lei definisce carcerieri, ma dai quali si intuisce il forte legame con loro. Lo spettacolo è assolutamente da vedere, se proprio non si riesce c’è il libro ‘A noce con l’introduzione e i testi di Barbara Apuzzo e i fumetti di Stefano Mura, Edizioni Sensibili alle foglie, società cooperativa.










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