lunedì 19 febbraio 2024

FATTE AD ARTE

La Fashion Week milanese ufficialmente inizia domani, ma in città si respira già aria di moda. Incontri di lavoro, shopping scatenati, anticipi di presentazioni. Piazza Duomo, il Quadrilatero e la Galleria Vittorio Emanuele brulicano di gente e l’internazionalità è dominante.  Proprio nella Galleria, ormai luogo d’elezione delle grandi maison, salta agli occhi la vetrina della Libreria Bocca, storica libreria che l’anno prossimo compirà 250 anni, confermandosi la più antica d’Italia. Dietro il vetro, circondati da libri, scelti tra quelli di moda e dintorni, un manichino con due giacche appese, un’altra giacca e varie borse . 




Raramente una commistione di questo tipo non solo è gradevole, ma valorizza tutti i soggetti. Merito sicuramente dell’ottimo vetrinista Giovanni Pegoraro, ma anche degli oggetti esposti. In particolare delle giacche, non solo disegnate,  ma tagliate e cucite da Clara Bartolini (nella foto al centro), non una stilista, ma un’artista a tutto tondo capace di passare dalla scrittura, in particolare la poesia, alla scenografia, alla fotografia. Anche performer e giornalista, ma soprattutto una creativa. Non è un caso che le sue giacche siano griffate con Clara.B’Art. Ma oltre a questo, Bartolini e un’appassionata viaggiatrice e molto di questa sua passione è nelle sue giacche. Sono, infatti, realizzate con tagli di tessuti acquistati in giro per il mondo e poi "accorpati" tra loro con uno studiatissimo coordinamento-contrasto. Anche il taglio  geometrico rimanda a costumi di paesi lontani. Con maniche speciali, aperture da scoprire, fodere a sorpresa e dettagli surreali come i bottoni trompe l’oeil, solo disegnati. Mercoledì le giacche sfileranno in libreria indossate da signore chic per dimostrare la loro portabilità. Perfetto l’accostamento con le borse "architettoniche" di Hussain Harba, architetto iracheno, da 30 anni in Italia. Fatte a mano in colori  e materiali  preziosi e inediti , e tutte pezzi unici, sono sparse qua e là in vetrina. All’interno della libreria, per la gioia degli occhi, i “paesaggi dell’anima” dell’artista ceca Katerina Lukasova. 

venerdì 16 febbraio 2024

TUTTA UN'EPOCA A SCATTI

Si chiama Faccia a faccia la mostra omaggio a Ernst Scheidegger, nel centenario della sua nascita, al MASI (Museo d’arte della Svizzera italiana) di Lugano dal 18 febbraio al 21 luglio. Titolo perfetto per un’esposizione che non propone solo foto, ma racconta un periodo di grande fermento artistico, con quelli che ne sono stati i protagonisti. Il sottotitolo Giacometti, Dali, Mirò, Ernst, Chagall nomina solo alcuni dei grandi maestri che Ernst Scheidegger ha conosciuto e fotografato, anche con le loro opere e dei quali è riuscito nei suoi scatti a far emergere la personalità. La mostra, curata da Tobia Bezzola, direttore del MASI, e da Taisse Grandi Venturi, mette in risalto questo speciale sguardo dell’artista oltre alla sua poliedricità.  




Nella sua lunga vita (è scomparso nel 2016) oltre che fotografo ritrattista e fotoreporter in giro per il mondo per l’agenzia Magnum, Scheidegger è stato, infatti, photo editor, grafico, designer, filmmaker, curatore di mostre e ha anche fondato una galleria. Il percorso espositivo è diviso in tre sezioni. Nella prima c’è una selezione di foto in bianco e nero, scatti privati e inediti dal 1945 al 1955, in cui si nota come l’autore stia cercando uno stile e, nello stesso tempo, il suo forte interesse per l’essere umano. Dai bambini cecoslovacchi per la strada al cortile di un carcere minorile, all’uomo con i palloncini o a quello che sta installando una scultura, ai ragazzi sulla giostra. Il secondo settore è dedicato al suo rapporto con Alberto Giacometti, conosciuto nel 1943, con il quale visse a Parigi e al quale restò amico fino alla sua morte. Oltre ai molti ritratti dell’artista nel suo atélier mentre lavora (foto al centro), ci sono le foto delle sue opere e anche un ritratto di Scheidegger dipinto nel 1959 dallo stesso Giacometti. Nell’ultima parte del percorso ci sono gli artisti fotografati nei loro studi e alcune delle loro opere. Oltre a quelli citati nel titolo, esponenti del modernismo svizzero e delle avanguardie storiche, astrattisti, architetti come Le Corbusier con i suoi disegni per Chandigarh, scultori come Marino Marini con i suoi animali, nell’ultima sala con la vetrata affacciata sul lago. In una stanza, all’inizio del percorso, da non perdere la proiezione del cortometraggio Alberto Giacometti, realizzato da Scheidegger tra il 1964 e il 1966, in cui l’artista è ripreso per le strade di Parigi e nel suo atélier, dove spiega come nasce un ritratto. 

giovedì 15 febbraio 2024

L' AMORE NASCOSTO

Da un romanzo di Giovanni Verga non ci si poteva aspettare che un quadro di realismo puro, riferito al suo periodo storico. Eppure il riadattamento drammaturgico di Micaela Miano e la messinscena del regista Guglielmo Ferro danno un’attualità, anche se tra le righe, a Storia di una capinera. Al Teatro Menotti Filippo Perego di Milano fino al 18 febbraio, racconta la vicenda di Maria, la convincente Nadia De Luca che, rimasta senza mamma, vive in convento dall’età di sette anni. Una scelta considerata a fin di bene, suggerita al padre dalla nuova moglie, che vuole favorire i propri figli, in particolare la figlia e sorellastra di Maria, che farà sposare al giovane Nino. Proprio il ragazzo di cui Maria s’innamora nel breve periodo che torna a casa dal convento, prima di rientrarci definitivamente da novizia a suora. 


La storia, letta secondo le norme e le regole che vigevano nelle famiglie a quei tempi, è datata, ma viene attualizzata e resa eterna dal concetto di Amore. Che non è solo quello struggente della povera Maria, che dopo averlo sperimentato, anche se con un solo bacio corrisposto, se lo vede portare via in modo brutale. Tanto che tornata in convento ne morirà dopo una penosa agonia. Ma è anche l’amore del padre che la vede fragile e indifesa e si lascia convincere dalla matrigna a proteggerla tra le mura di un convento, trasformandosi in carceriere spietato prima e in assassino dopo. Commuovente e poetico il monologo in cui Enrico Guarneri, che interpreta magistralmente il ruolo del padre, racconta di una capinera che voleva volare ma, timida e fragile proprio come sua figlia, preferisce ritornare in gabbia e lasciarsi morire. Uno spettacolo che è molto di più "dell’affresco della Sicilia borghese ottocentesca", ma riesce ad arrivare all'introspezione e parlare dell’amore in varie forme. Bravissimi tutti gli attori, notevole la regia e la scenografia con i pannelli scorrevoli e le proiezioni, che in pochi minuti trasformano le cupe stanze del monastero in un sontuoso palazzo.  


mercoledì 14 febbraio 2024

CIRCO AL MASSIMO

Non è facile rinnovarsi nel più antico spettacolo del mondo, il circo. Solo per esserci riuscito il Circoteatro Gerolamo merita grandi applausi (da ieri al 18 febbraio a Milano). Ma c’è molto altro che lo rende davvero irresistibile e da non mancare. Intanto l’essersi inserito perfettamente in un teatro, appunto il Gerolamo, piccolo gioiello milanese di metà Ottocento riaperto nel 2017, dopo una lunga chiusura e un grandioso restauro(in basso il teatro mezz'ora prima dello spettacolo). Per l’occasione il pubblico è seduto nei palchi, mentre le poltrone della platea sono state rimosse per creare una vera, anche se piccola, pista da circo. I componenti di La Pregiata Compagnia Circo dei Sogni entrano sia dalle quinte del palcoscenico, sia dalla tenda da dove normalmente entra il pubblico. Prima dello spettacolo alcuni di loro si confondono e interloquiscono con il pubblico. Senza mai esagerare, ma creando da subito un’atmosfera.




Non c’è una vera e propria presentazione ma il regista Paride Orfei, figlio di quel Nando della famosa famiglia circense e il direttore artistico Roberto Bianchin, compaiono in scena, anzi in pista, ogni tanto con storie sul circo come quella della cavallerizza francese che portava nella platea di un teatro di Broadway i suoi purosangue o della spericolata funambola, amata da Napoleone. Ma anche con battute frizzanti, battibecchi, frasi da imbonitori riviste in chiave ironica . Così bravi da non rompere mai il ritmo, anzi da creare aspettativa tra le sequenze ben giocate di acrobati, trapezisti, giocolieri, clown, cantanti, e anche una violinista.  Tutti formati nelle scuole più prestigiose con curricula blasonati o promesse di talento come Cristian Orfei, ultimo discendente della famiglia, dal sorriso che incanta e l’agilità elegante di un felino, inserito dalla rivista Circo Classico  "tra gli artisti più promettenti delle nuove generazioni". Non scontato il repertorio dei clown, dal poetico Paolo Casanova "L'omino dei sogni" adorato negli Usa (foto in alto) ad Anatoli Ackerman, definito "uno dei più importanti clown del pianeta"(foto al centro). Inediti i numeri degli acrobati e delle acrobate, tutte bellissime, con piramidi di sedie, equilibrismi impossibili, capaci di generare suspense come il meglio congegnato thriller. Tutto enfatizzato dall’avere l’esibizione a pochi metri, date le dimensioni del teatro. Non ci sono animali, anche se tra le varie gag si vocifera di un arrivo delle tigri. Ci sono però dei peluche (agnellini o barboncini?) che cantano brani di lirica, canzoni popolari(O mia bela Madunina) e d’autore, alternandosi con Naimana Casanova e Daniele Tommasi che li tengono in braccio. Due geniali ventriloqui specializzati in ventriloquismo lirico.  

venerdì 9 febbraio 2024

A SINISTRA! IL TOVAGLIOLO.

 

"Il design della tavola". Ma non della tavola come pezzo d’arredamento, ma nel senso dell’addobbo, del come apparecchiare. Questo il tema di un incontro o meglio della conversazione con Csaba della Zorza, “andato in scena” qualche giorno fa nel Flagship Store Kartell di Milano. Buona l’affluenza, con una prevalenza, se non una quasi totalità femminile, ma diversificata per fasce d’età.Giustificabile? Sembra proprio di sì. 


E il merito va senz’altro a Csaba della Zorza, conduttrice televisiva scrittrice di libri di cucina e dell’arte di ricevere. Alla sua capacità di essere convincente e sicura delle proprie idee che, dette da altri e in altro modo suonerebbero spesso ovvie e scontate. Perfetta la scelta per la schermata alle sue spalle, come sull’invito, della foto di lei accanto a un gigantesco nanetto di Philippe Starck. Il simbolo del cattivo-gusto-piccolo-borghese-provinciale che Csaba combatte come il drago San Giorgio, sdoganato dal celebrato designer, diventa l’espressione del suo stile fatto di dettagli, anche inaspettati. Non ci sono state grandi rivelazioni se non si vuole considerare tale l’informazione del tovagliolo a sinistra, su cui dibattono da anni maestri/e del bon ton. Tra gli errori imperdonabili la sciatteria. Tra i diktat più a sorpresa le tovagliette adatte solo a un pranzo in giardino/terrazzo e i runner per una tavola sexy. Fondamentale le distanze tra piatto, sottopiatto, bicchieri, da calcolare con il centimetro.  Qualche citazione come quella del libro Come cucinare il lupo un ricettario, per sopravvivere negli stenti della guerra, scritto nel 1942 da Mary Frances Kennedy Fisher. Da leggersi come il consiglio a non sperimentare piatti difficili negli inviti importanti. Qualche osservazione/consiglio su come servire le portate quando non si hanno aiuti. E diverse considerazioni di buon senso su vasi, candele e accessori solo decorativi.  


giovedì 8 febbraio 2024

QUANTE STORIE

Apre domani Religioso Amore. Bergognone a Lodi. Molto di più di una mostra, un progetto-evento che comunica l’entusiasmo di chi ci ha lavorato. Religioso amore del titolo non si riferisce solo all’arte sacra esposta, ma alla partecipazione sentita di chi la mostra l’ha voluta, a cominciare dalla curatrice Monja Faraoni, che ci ha accompagnato nel percorso. Tutto parte dai dipinti di Ambrogio da Fossano detto il Bergognone di cui lo scorso anno si sono celebrati i 500 anni dalla nascita.  In primis il capolavoro, Cristo in pietà. Una Pietà non tradizionale. Gesù è circondato da angeli e da un monaco inginocchiato ai suoi piedi. E’ già in Paradiso e della terra si vedono colline e campanili sotto un cielo cupo. Gli angeli, con ali e vesti colorate, hanno l’espressione di bambini tristi. Cristo non è il trentenne dei crocefissi ma un adolescente con i segni dei chiodi su mani e piedi.




Con questa opera, proveniente dalla collezione d’arte Cagnola di Gazzada Schianno, vicino a Varese, ha inizio il percorso espositivo. Siamo nella Fondazione Maria Cosway nel centro storico di Lodi. E’ un palazzo con una lunga storia. Nato come convento nel Quattrocento fu acquistato a fine Settecento da Maria Cosway, personaggio affascinante e protofemminista, nata a Firenze da genitori inglesi, che ne fece un collegio, per bambine nobili dai 6 ai 12 anni, dove non si insegnava a ricamare, ma si studiavano le scienze, le lingue straniere (lei ne parlava tre). Tra le allieve anche Vittoria Manzoni, figlia di primo letto dello scrittore. Chiuso per lungo periodo l’edificio è stato restaurato negli ultimi anni, per diventare uno spazio per l’arte. Questa prima mostra occupa la cappella e la sala attigua, dove si trova il Cristo. Nella cappella ci sono tre formelle lignee dei fratelli Donati e i disegni del progetto dell’altare dell’Incoronata di Filippo Juvara, mai realizzato. Oltre a un modellino in legno degli studenti del Liceo Artistico di Lodi, che ricostruisce l’originale altare centrale del Tempio dell’Incoronata. Nel Tempio dell’Incoronata, a qualche centinaia di metri, dopo la piazza con il Duomo e il palazzo del Comune (foto in basso), prosegue la mostra. Piccolo gioiello con pianta ottagonale, costruito  dove prima era una casa di tolleranza, conserva nella Cappella di San Paolo quattro tavole del Bergognone con la storia della Vergine (al centro la Cappella di San Paolo e l'esterno). Da vedere, per gli splendidi intarsi, i sedili lignei del coro, dietro l’altare centrale. La mostra è aperta fino al 14 aprile  e l’ingresso è libero. Doveroso citare gli artefici che l’hanno resa possibile: il Comune di Lodi, la Fondazione Maria Cosway, la Fondazione Comunitaria della provincia di Lodi e anche i lodigiani. I tre  organizzatori, infatti, hanno promosso una raccolta fondi per supportare il restauro del palazzo e quindi l’evento. Aziende, imprese, realtà operative e privati cittadini hanno aderito. Raggiunto l’obiettivo di 35 mila euro la Fondazione Cariplo si è impegnata a raddoppiare la somma raccolta. Ben impaginato, ben documentato, da leggere come un romanzo, il catalogo. Non è acquistabile, ma si può avere con l’offerta di 20 euro.          

sabato 3 febbraio 2024

IN DOG WE TRUST

 

Anche l’amante dei cani più appassionato potrebbe ritenere eccessiva la customizzazione di un’automobile, per la sicurezza e il comfort del cane, all’insegna del lusso. Dato che all’interno dell’auto più spartana il cane può star bene, se il padrone è con lui. Ma siamo nel mondo del luxury. Così anche potendo viaggiare comodamente su un’auto qualsiasi se ne preferisce una dal confort lussuoso, magari con aggiunte da estendere all’amico a quattro zampe. Sapendo che questo condividerà volentieri il suo piacere. 


E’ stata accolta con molta curiosità, ma anche vivo interesse la presentazione a Milano della BMW X7, customizzata da Poldo Dog Couture  uno dei più famosi brand specializzati nell’abbigliamento e negli accessori di lusso per cani. Perfino il mitico Poldo, ispiratore del marchio oltre che del nome, ha manifestato con abbai di approvazione l’iniziativa. L’ispirazione per il kit da viaggio, invece, è stata la foresta "illuminata dai primi raggi del sole" come ha spiegato Rossella Barbuto direttore creativo di Poldo Dog Couture. In perfetto accordo quindi con i colori del SUV, o meglio del SAV(Sport Activity Vehicle), nero e Oxford Green. Il kit, che può essere posizionato nell’ampio bagagliaio, è custodito in un baule di ebano, rivestito in pelle martellata verde bosco, con tre cassetti. Dentro i quali, oltre la cintura di sicurezza da applicare al sedile, ci sono un guinzaglio e un collare coordinati, una coperta in nylon e Alcantara sopra cui il cane può distendersi, un cuscino imbottito da agganciare ai sedili per i cani piccoli. Completano il tutto una fiaschetta termica nera per mantenere più a lungo l’acqua fresca e, forse un po’ azzardate, due ciotole in porcellana con logo su vassoio in ebano. Last but not least sacchetti e salviette e uno ionizzatore di essenze, realizzato da un noto naso italiano, per catturare i cattivi odori dell’abitacolo.