sabato 19 marzo 2016

STORIA DI ORDINARIA FOLLIA

Colpisce il ritmo in Annabel. Ballata anoressica per manichini bulli. Veloce ma non incalzante. Coinvolgente ma non inutilmente soffocante. Forte ma non opprimente. Fa entrare nella storia, ma dà la possibilità di esserne osservatore obiettivo. L’autrice della pièce, Michela Giudici, che è anche la regista con Alessandro Veronese e l’unica interprete, si è ispirata a una storia vera. Uno dei tanti casi di adolescenti vittime del bullismo. In scena solo un baule, che si scopre in seguito pieno di parrucche colorate. Si sentono voci di ragazzi e ragazze che ripetono insulti pesanti. Poi entra lei, Annabel, la troppo grassa, la troppo rossa, la sfigata. Incomincia il suo monologo, a parole e con il corpo. Fra fuga della realtà e voglia di rientrarci. Fra frenetici esercizi di addominali e ricordi d’infanzia. Fra  desiderio di lasciarsi andare e paura di vivere. Fra  buffo filosofare da quindicenne e cinica visione del mondo, di chi non crede più in niente. Fra esigenza di stare sola e ricerca di gratificazioni e sicurezze dagli altri. Un passaggio adolescenziale che per la protagonista è un tunnel da cui non è sicura di uscire. Intorno, il pubblico è seduto per terra o su sedie e lei lo spinge a dialogare. A rispondere alle sue domande, a leggere i suoi bigliettini, per avere forse approvazione e interesse. In un gioco che gioco non è affatto. Nessun invito a trarre conclusioni, nessun presuntuoso messaggio e soprattutto nessun uso di effetti facili. Ma grande rigore. Ieri, oggi, domani, Spazio DiLà Via Romilli 15 Milano.     

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