martedì 22 settembre 2026

MODA AL VIA

Pienissimo primo giorno di Fashion Week milanese, per la donna della prossima estate, aperta “ufficialmente” con la sfilata di Prada alle 2 PM, in realtà preceduta da svariate presentazioni e da una passerella. Quella di Martino Midali che ha dato il via agli show nel salone del Museo della Scienza e della Tecnica. 





Dal titolo Iconica, perché accanto alle modelle hanno sfilato sei donne con percorsi diversi e una “femminilità autentica”. In primo piano le righe, sia verticali che orizzontali. Morbide, as usual, le linee. Accanto al jersey di viscosa, materiale simbolo “dell’universo Midali”, un tessuto effetto denim per trench e camicie. Cotone e seta effetto denim anche da Simonetta Ravizza, che ha presentato quattro piccoli guardaroba. In ognuno materiali e stampe a contrasto, righe e quadri nelle camicie, giubbini di nylon con abiti in chiffon. Accostamenti inconsueti, ma sempre plausibili (foto in alto). Sergio Davila, peruviano basato a New York, mette insieme il sartoriale contemporaneo con le tradizioni artigianali del suo Paese. Giocando sul concetto di ricomporre, rimettere insieme, riparare, per capi da indossare da Mykonos a Saint-Tropez o sulle Ande.  Rivisitazioni delle tradizioni anche nella sfilata collettiva dall’Asia Centrale e dall’Europa dell’est. Dal Kazakistan gli abiti di Aida Kaumenova con plissé soleil e vari dettagli preziosi. Ma anche i tailleur con spencer stilizzati e l’abito con pallone di chiffon sul retro di Kamalini. O le stratificazioni in bianco e nero del vestire nomade di ShakerBay. Vive a San Pietroburgo, ma ha trascorso la sua infanzia negli Urali, la designer di Reve con i suoi capi in denim blu con impunture bianche. Sempre dalla Russia arriva la Modest Fashion, ispirata all’abbigliamento religioso, che spazia dallo streetwear all’abito importante. Dai corsetti ai lunghi ricami in oro di SA Marail, ai tagli asimmetrici e architettonici di Puti Tenk, fino agli abiti da sposa di Aynaeva che guardano alle divise militari. Pizzo, drappeggi, frange, tessuti luccicanti per miniabiti dallo scollo vertiginoso, camicie, top, ma anche pantaloni con pinces dal taglio maschile da Custo Barcelona (foto in basso). Dal Distretto di Futian, cuore amministrativo, finanziario e commerciale di Shenzhen, arrivano, in collaborazione con Camera Nazionale della Moda Italiana, tre brand emblematici. Sono Laurel, nato in Germania nel 1978 con 92 negozi in Cina, IDPAN che guarda alle architetture del Rinascimento Italiano e YINER, sofisticato marchio, che si ispira alla natura. Più che una sfilata una performance quella di Sagìo, disegnato da Alexander Sagìo che vive e lavora a Budapest, in uno dei saloni di Palazzo Bovara. Davanti a una mezza maschera in metallo, appoggiata a una parete, camminano lentamente le modelle. In mano o accostata al viso portano una mezza maschera nera o bianca. Per loro minigonne e shorts, giubbotti anche in pelle, abiti da sirena con scollo, top che simula due lunghi guanti annodati tra loro (foto al centro).      

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