Minimalismo donante. Così si potrebbe definire lo stile di Mantù, che ha aperto il terzo giorno della Fashion Week di Milano. Una definizione inusuale che potrebbe non voler dire niente. E invece non solo ha un suo perché, ma è decisamente positiva e si adatta a pochissimi. Il brand nato nel 2008, pur continuando a rinnovarsi non perde di vista, certi principi. Dalla scelta dei colori, con rosa e arancio in prima fila. A quella dei tessuti, un seersucker diverso dal solito per l’abito dal drappeggio misurato, o il ramié, lino superleggero ideale per lo chemisier. Le linee sono pulite, ma con tagli inediti, così le giacche destrutturate o l’abito con corsetto, scolpito addosso, ma non troppo fasciante.
Nissa s’ispira ai giardini, come raccontano i video di una sfilata realizzata in una villa veneta con giardino all’italiana e labirinto. Gli abiti, quasi esclusivamente da sera, fanno dialogare il classico con asimmetrie, nuovi drappeggi, dettagli a sorpresa, come le spalline di perline incrociate sul dietro per l’abito sottoveste o i ricami tutti realizzati a mano. C’è anche un tailleur pantalone, ma in organza devoré bianca. Ennio Capasa ritorna alla Fashion Week con la linea di calzature Capasa Milano Shoes Collection. Pochi pezzi, ma studiati per essere "nuovi nel classico", ma soprattutto confortevoli. Ecco il sandalo dalla punta arrotondata che richiama le scarpe dell’inverno. Superbo il mocassino con arricciatura, molto flessibile, per uomo e per donna con tacco deciso. Il riferimento della collezione con cui Borsalino festeggia i 170 anni è il film Casablanca. Ed ecco il cappello di paglia, simile a quello che portava Bergman-Ilsa Lund, realizzato dal cappellificio di Alessandria, come quello di Bogart-Rick Blaine. Svariati i materiali, tra i nuovi una canapa mista a cellulosa o il raso per la visiera. Varie le misure della fascia del classico Borsalino. Nuove anche le borse, tra cui la Vortice in raso e rafia con una cintura di pelle che la avvolge, appunto come un vortice o i bauletti in camoscio. Tutte con una calamita per appendere il cappello. Capi come installazioni d’arte quelli di Giada (foto in basso), non a caso da vedere nella grande sala di Palazzo Citterio, parte della Grande Brera, con la colonna sonora di Aimé Portioli, in arte Grand River, la musicista olandese-italiana che vive a Berlino. Protagonisti il bianco e il nero sulla passerella di Daily Mirror, brand genderless fondato e diretto dal coreano Kim Ju-Han. Arthur Arbesser ha presentato la collezione per l’autunno 2026, interamente realizzata con tessuti "deadstock", cioè rimanenze di magazzino e quindi sostenibili. Mix e sovrapposizioni di tessuti, con fantasie diverse e in contrasto, linee semplici, ma confortevoli da indossare. Sempre con recuperi di collezioni passate (foto in alto). Nella presentazione anche i cavatappi-omini disegnati da Arbesser per Alessi. Tra gli eventi del giorno l’inaugurazione al mattino di White, sempre più esteso e partecipato. A fine pomeriggio, nei chiostri di San Barnaba, organizzati da Camera Swowroom Milano, l’eccellenza artigiana in passerella e l’incontro sulla sostenibilità. La sera nella Casa degli Artisti Voices of Denim. A Living Cultural Language. In mostra il progetto di Afro Fashion Association e Levi’s, dove il denim non è più solo un tessuto, ma diventa un linguaggio per raccontare. Con straordinarie installazioni da vedere fino al 2 ottobre (foto al centro).


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