S’intitola Sorridi la mostra di Giovanni Sesia alla Galleria Fabbrica Eos di Milano, da oggi al 10 ottobre. Ma non si tratta di ritratti, come si potrebbe pensare. Il sorriso, enigmatico e dolce, è uno solo. Gli altri sorrisi sono immaginati, interiori, pensati. Emergono da foto su cui l’artista interviene con scritte volutamente indecifrabili o sculture di oggetti comuni che diventano installazioni.
E’ la visione poetica e che fa riflettere di Sesia (classe 1955) che da anni recupera fotografie d’archivio di ex ospedali psichiatrici. La mostra vuole, inserendo quei cenni di visi, raccontare le persone, non la malattia che li ha travolti. “Restituire loro un volto significa riconsegnare dignità a esistenze che la storia aveva relegato nell’oblio” scrive il curatore di Sorridi, Alberto Mattia Martini. Accanto ai ritratti immaginati, nature morte dedicate a rose, zucche, stelle alpine, melograni di diverse dimensioni, anche piccole, inserite su un lato di cubi rivestiti da una foglia d’oro. E poi sculture di oggetti rivisitati con l’aggiunta di un particolare che li rende vissuti. Come il bronzo di una sedia con sulla spalliera un giubbotto, che testimonia che lì si è seduto qualcuno. Sul filo della memoria anche la giostra, recuperata da un rottamaio, che con il suo movimento circolare, parla del ripetersi dell’esistenza. Più esplicito e simbolico il mobile in legno con tanti cassetti: “Una cassaforte che non custodisce beni materiali ma…ricordi, esperienze e frammenti di vita minacciati dalla cancellazione del tempo”.

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