sabato 12 ottobre 2019

NUVOLE DI DOLORE


Non è un teatro facile quello di Daniele Aureli, che con La teoria del cracker ha aperto ieri la stagione al Teatro della Cooperativa di Milano. E’ un monologo come   
                lo sono i due che seguono per la rassegna Cioni Mario. Nome preso da uno spettacolo di Roberto Benigni in cui appariva solo sulla scena. E solo sulla scena Aureli racconta del destino tragico di un paese del centro Italia dove la gente si ammala e muore per l’amianto e le nubi tossiche. Il tono non è quello dell’accusa dall’esterno. Sono gli abitanti che, ricreati con voci diverse dall’attore-regista, tessono un racconto per immagini, dove il poetico ha il sopravvento sulla denuncia sociale. E per questo è forse ancora più forte e disperato. Vite che si spezzano nella quotidianità più banale, dove tutto sembra continuare come ogni giorno con i suoi personaggi. L’uomo che siede al bar, il pazzo che straparla e ripete le frasi, per cui la giacca messa al contrario diventa una camicia di forza, la donna che aspetta un figlio di cui s’ intuisce un legame con un pseudo protagonista, le madri in vestaglia a fiori, e anche un cane senza padrone con tre zampe, sempre presente con il suo abbaiare. E poi c’è la nuvola bianca, forse borotalco nella finzione scenica, che ricopre il palcoscenico e i vestiti di Aureli . Lui se la scrolla di dosso ma non riesce a toglierla, proprio come la nuvola  di morte che avvolge il paese. Ogni tanto un tocco di comicità surreale, come il dialogo tra due donne impersonate dalle gambe sollevate di Aureli di cui le scarpe diventano i volti animaleschi.  Ma fa tutto parte di un discorso di disperazione e dolore, difficile da capire se non ci si è dentro. Come dice la teoria del cracker enunciata quasi all’inizio del monologo: “Quando mastichiamo un cracker, il rumore che percepiamo dentro di noi è maggiore rispetto al rumore che sentono le persone che ci sono accanto. E così quando proviamo dolore”.

Nessun commento:

Posta un commento