Non piace il concetto di occasione mancata. Di sicuro è venuto in mente a chi venerdì
scorso ha assistito alla performance nella
Loggia dei Mercanti, a Milano. “La rosa
spezzata” è un piccolo spettacolo, come dice il
sottotitolo, di voci, suoni e immagini, dove la garbata regia di Luisa Gay, che
è anche autrice dei testi, mette a fuoco il tema della violenza sulle donne. Niente
luoghi comuni o retorica standard sull’argomento, nessuna concessione agli
effetti facili per la commozione assicurata.
Testi veloci, come presi da un’antologia alla Spoon River, detti, più
che recitati da attrici emergenti.
Intervallati da movimenti di
ballerine sulle musiche di Bach con il violino di Diana Muttini. E dall’ a-solo di Artemide Modigliani, bianco
folletto danzante sulle note di un giovane compositore. Sicuramente
gli archi a tutto sesto e acuti della duecentesca Loggia dei Mercanti aggiungevano emozionalità
alla scena, come le installazioni create ad hoc da Maria Micozzi per simboleggiare
l’acqua, il vento, il sale
e il fuoco. Peccato che molti, troppi elementi negativi interferissero brutalmente. A cominciare
dalle prove a tutto volume di un concerto rock nella vicina Piazza Duomo, per
continuare con l’inizio, quasi in contemporanea, di una maratona sulla via laterale, preceduta da un corteo di auto e
moto della polizia a sirene spiegate. Per non parlare “dell’iniziativa privata”
di un vociare becero del “non pubblico”
che risuonava sotto le volte. O dal, miracolosamente evitato, passaggio di
turisti giapponesi sulla scena. Giustificato dalla totale assenza di
transenne per limitare l’area
spettacolo.mercoledì 4 giugno 2014
LA ROSA NON COLTA
Non piace il concetto di occasione mancata. Di sicuro è venuto in mente a chi venerdì
scorso ha assistito alla performance nella
Loggia dei Mercanti, a Milano. “La rosa
spezzata” è un piccolo spettacolo, come dice il
sottotitolo, di voci, suoni e immagini, dove la garbata regia di Luisa Gay, che
è anche autrice dei testi, mette a fuoco il tema della violenza sulle donne. Niente
luoghi comuni o retorica standard sull’argomento, nessuna concessione agli
effetti facili per la commozione assicurata.
Testi veloci, come presi da un’antologia alla Spoon River, detti, più
che recitati da attrici emergenti.
Intervallati da movimenti di
ballerine sulle musiche di Bach con il violino di Diana Muttini. E dall’ a-solo di Artemide Modigliani, bianco
folletto danzante sulle note di un giovane compositore. Sicuramente
gli archi a tutto sesto e acuti della duecentesca Loggia dei Mercanti aggiungevano emozionalità
alla scena, come le installazioni create ad hoc da Maria Micozzi per simboleggiare
l’acqua, il vento, il sale
e il fuoco. Peccato che molti, troppi elementi negativi interferissero brutalmente. A cominciare
dalle prove a tutto volume di un concerto rock nella vicina Piazza Duomo, per
continuare con l’inizio, quasi in contemporanea, di una maratona sulla via laterale, preceduta da un corteo di auto e
moto della polizia a sirene spiegate. Per non parlare “dell’iniziativa privata”
di un vociare becero del “non pubblico”
che risuonava sotto le volte. O dal, miracolosamente evitato, passaggio di
turisti giapponesi sulla scena. Giustificato dalla totale assenza di
transenne per limitare l’area
spettacolo.
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