lunedì 12 agosto 2019
LA LUNA SENZA I FALO'
martedì 6 agosto 2019
LOVE STORY
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| Il bacio (Robert Doisneau) |
Si erano conosciuti da piccoli per via di amicizie
famigliari. Lei, una brunetta molto graziosa con un corpo scattante e
atletico, sportivissima e infaticabile nuotatrice. Lui, per quanto nato in
Italia, denunciava le sue origini teutoniche (lato positivo), non tanto per
il fisico alto e slanciato, quanto per la serietà, il doverismo e un
innato senso di giustizia. Per cui era sempre pronto a opporsi ai forti e
arroganti per difendere i più deboli. C’era stata subito un’intesa tra loro,
nonostante lui fosse tendenzialmente un solitario e lei, insofferente al nugolo di maschi che le
ronzavano intorno. Avevano fatto varie vacanze insieme, sia al mare che in
montagna. Non si separavano mai tranne quando lei, spericolata, si tuffava
nelle onde o addirittura nelle acque gelide di un torrente o di un laghetto
alpino. Lui, per quanto buon nuotatore, preferiva starla a guardare. Da piccolo
aveva avuto una brutta esperienza in Costa Azzurra e non l’aveva dimenticata.
Ma sarebbe stato pronto a intervenire per salvare l’amica se si fosse
trovata in difficoltà. Tra loro c’era stato solo qualche bacio furtivo,
nonostante molti loro coetanei avessero già avuto rapporti sessuali. Si
completavano perfettamente. Lei era sempre piena d’ idee e iniziative. Lui, più
riflessivo, ogni tanto la fermava, ogni tanto si dava da fare per mettere a
punto la realizzazione e gli aspetti tecnici. Un brutto giorno, al rientro di una
vacanza, lui si era ammalato di un male incurabile, inutili erano state le cure
e le operazioni. Nessuno aveva informato lei della sua morte e comunque lei non
si era preoccupata, dato che in inverno capitava spesso che non si vedessero
per mesi. Un giorno era andata con la famiglia a casa di lui. Quando si era
aperta la porta e non l’aveva visto subito, era rimasta perplessa. In genere
lui arrivava tutto allegro, spesso con un nuovo gioco da proporle. Lei
si era guardata intorno e, indispettita, aveva pensato che lui non la volesse più
o magari in quei mesi avesse trovato un’altra. Senza dire niente era corsa in
camera sua, dove lui teneva i giochi, per prenderne uno e fargli vedere che non
era venuta per lui ma per quelli. Nella stanza Zazie aveva capito qualcosa, era
tornata in soggiorno, si era distesa ai piedi della sua padrona e non si era
più mossa. Inutili erano state le carezze e i tentativi della padrona di Popolo
di farla giocare per consolarla.
giovedì 1 agosto 2019
UN PASSO DAL CIELO
C’è stato un momento negli anni 70 in cui Cervinia
poteva essere un modello di pessima architettura, edilizia correggerebbero gli
architetti. Sequenze, certo modeste, di cemento dove l’inserimento, non sempre
azzeccato per luogo e dimensioni, del legno avrebbe dovuto, nell’idea e nel
progetto dell’intraprendente geometra, dare quell’aria da chalet, anzi da
rifugio alpino. Purtroppo anche la svettante e coraggiosa mole della Casa del Sole di Carlo Mollino del 1955, quasi un grattacielo per il contesto, era incapace
di cancellare l’obbrobrio dell’insieme. Perfino il rifugio Pirovano, progetto di
Franco Albini con le sue colonne di pietra, riusciva a malapena a risollevare
lo spirito a chi indirizzava l’occhio solo in quella direzione. Inutili i
tentativi di qualche piccolo edificio senza particolare qualità, ma realmente
montano. L’unica consolazione, certo non piccola, era alzare lo sguardo verso
le montagne intorno e soprattutto il Cervino, che più montagna montagnosa di quella non ne esiste altra. Oltre al suo gemello
ingrandito nel Nepal: il Fishtail, considerato montagna sacra e non scalabile,
forse ispiratore del logo della Paramount. La vera fortuna insomma era poter
essere in uno degli orrendi condomini e da lì guardare il Cervino. Da qualche
anno sembra essere arrivato un maghetto che con la sua bacchetta magica ha creato case
che sono realmente da montagna. Non necessariamente hanno delle dimensioni più
contenute, ma i rivestimenti di legno sono preponderanti e soprattutto cercano
di avere uno stile. Una delle caratteristiche comuni delle nuove architetture, in
questo caso anche l’architetto più integralista concederebbe l’uso del termine,
sono le grandi finestre. Con un piacevole effetto. Di giorno riflettono le
montagne intorno, di sera le luci all’interno alleggeriscono la massa del legno
e danno un senso di calore. C’è poi anche nell’uso dei materiali un’attenzione
alla sostenibilità, come racconta l'ampio chalet all’inizio della salita
verso il rifugio Oriondé. C’è una ricerca di differenziare i volumi quasi a
immagine e somiglianza delle montagne. Anche qualche vecchia costruzione è
stata modificata, con rivestimenti di legni, insegne particolari, terrazzi ed è
diventata più piacevole alla vista. Altre sono mimetizzate, con l’eccezione di
una quasi all’ingresso del paese, prima anonima in legno e muri bianchi, ora di
un grigio e sinistro cemento che sembra portata lì direttamente dalla Berlino
Est dei tempi più oscuri. Comunque i
molti cantieri in atto promettono bene. Non è certo un caso che tra le varie
iniziative turistiche organizzate quest’estate per Sentieri d’autore ci siano I
trekking delle architetture, dedicati ai luoghi e ai modi dell’abitare.
giovedì 18 luglio 2019
ADORO IL POMODORO
Il luogo ormai è conosciuto, eppure è sempre una
sorpresa andarci. In fondo a Via Ampola,
una via chiusa che finisce , anche se
non si vede, sulla roggia Vettabbia, in un quartiere a sud di Milano in piena trasformazione. Definire Mari & Co. spazio, termine abusato,
è riduttivo. Ricavato in un vecchio
opificio, è una curiosa sintesi di una casa senza abitanti, un laboratorio senza
lavoranti, un magazzino senza merci. Non ha
né colori, né tempo. I muri volutamente delabré, le grandi finestre, i vecchi pavimenti
e un frondoso giardino-cortile, con il fresco che viene dall’acqua vicina.
Tutto è inconsueto, quasi spiazzante ma perfetto, a cominciare dalle toilette. La padrona di casa è Marinella Rossi, ecclettica
come il luogo, che diventa ora
ristorante ma solo per cene private, ora punto di ritrovo per eventi d’arte ma
anche di gioco. In questi giorni è una galleria d’arte per Transito – Collettività=rosso. In mostra lavori di otto giovani
artisti in coppia con altrettanti professionisti. Sono per
lo più dipinti tutti
su tela, a volte con la forma di una
shopping bag. Il fil rouge, è il caso di dirlo, è il colore rosso e per molti
del pomodoro, spunto ricorrente da Mari & Co. Ma il rosso alle volte viene
dal melograno, altre dalle rose, altre
da reti. Ci sono ricami e inserimenti pop. Rigoroso Umberto Passerini che con Keiko Yakushi ha disegnato
con bucce di pomodoro essiccati, utilizzandone 80 kg. E in ogni
borsa-quadro ha inserito un seme d’oro,
il seme che genera la vita. Al vernissage a far da colonna sonora live un
ensemble di archi. Piatti, con pomodoro
of course, come spuntino. La mostra sarà aperta al pubblico da domani al 22
luglio dalle 11 alle 17.
martedì 16 luglio 2019
MUSICA & MODA
Sono passati cinquant’anni anni da Woodstock, eppure
quei due giorni, diventati poi tre, dell’ agosto 1969 sono ancora la più
straordinaria testimonianza di come la cultura hippie sia stata importante e
non solo nella musica. Un festival di provincia,in una piccola cittadina dello
stato di New York, diventato il raduno di 400mila giovani, un milione secondo alcuni.
Trentadue tra solisti e gruppi di tutto il mondo che si alternavano sul palco
con musica soprattutto rock e folk. Inevitabile che sia ancora ora d’ispirazione
nella moda che con la musica ha sempre
avuto un’ottima intesa. E’ il caso di Aniye
By, marchio italiano al 100 per cento, che ha presentato ieri, allo Spazio
Tenoha di Milano, la sua collezione per la prossima primavera-estate.In
passerella rivisitazioni di alcuni pezzi
forti di quegli anni, senza nostalgie ma con l'inserimento di elementi nuovi e contemporanei.
Dominanti, of course,le stampe floreali anche
accostate all’animalier o al camouflage.
Molti gli abiti lunghi, ma anche i miniabiti inguinali. Giochi di
volants e ruches in primo piano, e la vita spesso strizzata. Qualche pantalone o con pinces sopra la caviglia o attillati e a
zampa, sempre accessoriati con tacchi altissimi. Tra i colori viola, rosa,
arancione, giallo, flash di nero e finale in bianco per un’eventuale sposa. Oltre
al debutto del beachwear, a tinte forti e mai prevedibile. Dopo la sfilata, in
perfetta coerenza, un concerto di Achille Lauro, il ventinovenne performer
pioniere del samba trap, rivelazione di
S.Remo 2019 con il suo brano Rolls Royce. Accompagnato dalla chitarra del producer e amico Boss Doms.Ad applaudire in prima fila, tra un pubblico variegato total look Aniye By, la
produttrice discografica Mara Maionchi.
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