Quanto la location può avere influito sul successo e la gradevolezza dello spettacolo Oceano Okeanòs? Si sta parlando del monologo di Simone Regazzoni, ieri sera allo Scalo Demola di Pieve Ligure, ultimo della diciannovesima edizione di Scali a mare Pieve Ligure Art Festival, ideato e diretto da Sergio Maifredi. Una terrazza ricavata nella roccia a picco sul mare, circondata da una folta vegetazione. Un mare di microonde con luci lontane di navi, al tramonto e poi nel buio della notte illuminato da fari ben posizionati.

Una scenografia speciale, ma non certo determinante o sufficiente per catturare l’attenzione di un pubblico coinvolto e affascinato. Per circa un'ora Regazzoni, docente di estetica, esperto di filosofia politica e della cultura di massa, nonché scrittore, ha raccontato la storia del mondo, attraverso il rapporto dell’uomo con l’oceano. Un viaggio a ritroso nel tempo, partito dall'osservazione degli astronauti dell'Apollo 17 nel 1972 che avevano visto e segnalato quanto l'acqua quindi mare e oceani, costituissero la parte dominante del nostro pianeta. Una rivelazione colta già cinquecento anni avanti Cristo dal filosofo Talete da Mileto e sostenuta poi dai grandi maestri della filosofia greca. Una narrazione seguendo un filo logico basato su scritti e detti che mettono l’uomo a confronto . Rivelazioni quindi straordinarie espresse con chiarezza, niente caduto dall’alto, o dato per scontato. La visione di un mondo dove il mare,l’oceano,l’acqua avvolgono l'uomo. La lucida spiegazione di come gli umani siano solo la minima parte di un tutto. Dove le differenze sono fittizie. Un quadro sconvolgente ma non tragico, anzi se ben interpretato, che potrebbe essere addirittura risolutivo per un futuro migliore. Soprattutto di questi tempi dove il potere, le disuguaglianze, la sopraffazione prevalgono.

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