E’ stato un libro Alan Turing. The Enigma di Andrew Hodges, nel 2001 un film The imitation game diretto da Michael Apted (Gorky Park, Gorilla nella nebbia, Chiamami Aquila)e prodotto da Mick Jagger, una pièce teatrale, scritta da Hugh Whitemore nel 1986. Da ieri fino al 25 gennaio Enigma (Breaking The Code), nella traduzione di Antonia Brancati, con la regia di Giovanni Anfuso, prodotto dal Teatro Biondo Palermo e Teatro di Messina, è al Teatro Menotti di Milano.
Enigma è stato un dispositivo elettromeccanico utilizzato dai sommergibilisti tedeschi per comunicare tra loro durante la seconda guerra mondiale. La vicenda narrata è quella di uno scienziato inglese Alan Turing, unico a essere riuscito a decifrare questi messaggi. Ma non tratta la sua attività, quanto, in varie fasi, quello che è avvenuto prima, ma soprattutto dopo la guerra e ha riguardato la vita privata dello scienziato. Come in parte anticipa quel Breaking the Code del sottotitolo. La scena, curata da Alessandro Chiti, è sempre la stessa. Un grande tavolo grigio con sgabelli intorno dove gli attori siedono, ci camminano vicino e sopra, ci si distendono. Sullo sfondo, uno schermo con una serie di messaggi in codice si alternano a immagini di un giardino, dietro a finestre. Nella parte di Turing il bravissimo Peppino Mazzotta, noto ai più come "il Fazio di Montalbano". Un flash iniziale sulla sua adolescenza, quando la matematica è già una sua grande passione e poi altri della fine e di dopo la guerra. Quando non è più la sua genialità da matematico al centro dell’attenzione, ma la sua omosessualità svelata nell’interrogatorio dell’ufficiale Ron Miller, al seguito di una denuncia dello scienziato stesso. Da qui è tutto un crescendo in cui sempre di più Turing è messo in difficoltà, ma non perde il suo aplomb, tanto da far diventare ridicoli gli accusatori. Non conta più l’ottimo lavoro fatto per il suo paese, neanche a salvarlo dalla giustizia inglese, per cui l’omosessualità è punibile. I pregiudizi trionfano sugli altissimi meriti. Processato, dovrà lasciare il lavoro. Nell’ultima scena, dopo un piccolo monologo, disteso sul tavolo-piattaforma, Turing ha in mano una mela rossa intrisa di cianuro. Anche se la madre non sosterrà mai la versione del suicidio.

Nessun commento:
Posta un commento