La sua scultura Personaggio, in Via Vittor Pisani a Milano, è stata la prima opera pubblica della città realizzata da una donna e dedicata alle donne. Ma non è per questo, e neanche per le altre 13 opere, raffiguranti donne, distribuite in Lombardia, o per essere ricordata al Famedio di Milano, tra le prime cento donne della città, che la retrospettiva di Rachele Bianchi, nel centenario della nascita, sia da vedere.
La mostra Figura Forma 100 anni di Rachele Bianchi è dal 14 gennaio al 6 febbraio a Palazzo Pirelli, sede del Consiglio Regionale della Lombardia. Curata da Erika Lacava e Archivio Rachele Bianchi racconta i settant’anni dell’attività dell’artista (1925-2018) e la sua ricerca attraverso vari linguaggi. Ma soprattutto l’essere riuscita con i suoi lavori a “ridefinire il ruolo della donna nell’arte del XX secolo”. Sfidando i pregiudizi e perfettamente coerente con le sue scelte personali e di vita. Decisamente variato il percorso espositivo. Si va dalle foto delle opere pubbliche posizionate in Lombardia alle lettere, dagli schizzi preparatori agli appunti di archivio, ai disegni di nudi femminili. Contenuta ma d’effetto, la sezione dei vasi e dei piatti in ceramica, materiale secondo l’artista dove "il colore risalta meglio". Fino ai bassorilievi descrittivi. Interessanti le tele degli anni Duemila, mix di scultura e pittura. A questo proposito Bianchi nei suoi scritti rivela di non essere portata per la pittura e di trattare invece volentieri la scultura. La parte centrale è sicuramente quelle con le opere più rappresentative, e in queste la figura femminile è protagonista. Anche se è quasi sempre una testa da sola o che spunta da un volume geometrico che la avviluppa come un mantello, solo apparentemente protettivo. E il messaggio è chiaro e forte.



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