Certo se si confronta con le edizioni degli anni passati la Vendemmia di Via Montenapoleone(Milano)di giovedì scorso potrebbe essere definita un insuccesso. Iniziata alle 18,30 sporadicamente, dal grosso, si fa per dire, intorno alle 19, alle 20, cioè nel clou perché terminava alle 21,30, contava pochissima gente in giro. Molti negozi, presenti gli altri anni, non hanno aderito e in quelli aperti s’intravvedeva un vuoto quasi pneumatico all’interno, con inutili angeli-custodi-guardiani all’ingresso muniti d’inutili elenchi invitati. E questo nonostante la zona della Vendemmia fosse limitata a Via Montenapoleone con pochi flash in Via Sant’Andrea e pochissimi in Via Gesù. Colpiva anche il fatto che ci fosse meno illuminazione e nelle vetrine dei negozi non aderenti il minimo della luce. Le eccezioni ci sono state. Con entrate contingentate e qualcuno che ha dovuto aspettare in coda, per evitare pericolosi assembramenti. E’ importante comunque che la manifestazione ci sia stata, un segnale di ripresa e un’ulteriore dimostrazione della voglia di normalità, ma con saggezza. Nel nuovo negozio Bally, che prende lo stile della piazza milanese al pian terreno, quello dello chalet svizzero al primo piano e dell’appartamento milanese al secondo, i vini erano quelli del Castello di Fonteruoli nel Chianti, proprietà della Famiglia Mazzei dal 1435. In assaggio tre Gran Selezione in zone e vitigni diversi, destinati a diventare tra dieci anni vere eccellenze. Molto esclusivo e in pochissime bottiglie lo champagne, misto di Chardonnay e Pinot, da degustare nella boutique Missoni. E’ prodotto da Frerejean Frères cantina fondata nel 2005 da tre fratelli della famiglia Taittinger, una garanzia. Ha più di cent’anni invece la cantina di Mionetto a Valdobbiadene, terra del Prosecco, ospite da Chiara Boni tra Petite Robe e deliziosi completi. Due le proposte della Luxury Collection, un Valdobbiadene Superiore di Cartizze Docg e un Cuvée Sergio 1887 Rosé.
sabato 10 ottobre 2020
venerdì 9 ottobre 2020
IL MONDO DI FRIDA
Apre domani, 10 ottobre, la mostra Frida Kahlo. Il caos dentro alla Fabbrica del Vapore di Milano. Non ci sono sue opere, esposte tra l’altro di recente al Mudec, sempre a Milano. E’ una biografia illustrata, che racconta la sua vita e il personaggio, forse più conosciuto dell’artista. Attraverso ricostruzioni, testimonianze, cimeli, scritti, foto, dipinti, emerge il suo temperamento, l’amore travagliato ma speciale con Diego Rivera, il dolore fisico che l’ha
perseguitata per tutta la sua breve esistenza, la passione politica, ma soprattutto la sua poetica e la filosofia di vita, colta in importanti avvenimenti storici come nella quotidianità. Dei suoi autoritratti ci sono solo riproduzioni, ma ci sono opere di chi ha vissuto nel suo circondario o a lei si è ispirato. Una biografia quindi attenta e completa, dove la didascalia è fondamentale e segue passo a passo il visitatore. Si comincia con la ricostruzione di due stanze. La prima è la camera da letto dove si individuano i segni della sua sofferenza: lo specchio sotto al baldacchino fatto installare per potersi ritrarre, le stampelle appoggiate al muro. E il busto che era costretta a portare dopo l’incidente nel quale, già zoppa a sei anni per la poliomielite, a 18 era rimasta coinvolta. Schiacciata nello scontro fra l’autobus su cui viaggiava e un tram, aveva riportato fratture alla colonna vertebrale, alle vertebre e all’osso pelvico, oltre a una ferita all’addome, per cui aveva subito trenta operazioni e non riuscì mai a portare a termine una gravidanza. La seconda stanza è il suo atélier: i colori sono forti, allegri, ci sono gli strumenti del suo lavoro, ma anche oggetti della cultura popolare messicana da lei tanto amati. Un grande pannello di foto ricrea la vista del giardino dalla finestre di Casa Azul, dove abitava a Città del Messico. E poi la sedia a rotelle (v.foto). Una sezione, sicuramente la più artistica, è quella dei suoi ritratti (v.foto) realizzati dal colombiano Leo Matiz, uno dei più grandi fotografi di tutti i tempi, scomparso nel 1998. Qui, in un video la figlia Alejandra, tra i curatori della mostra, racconta l'amicizia fra il padre e Frida. In una teca al centro è esposta la vecchia Rolleiflex usata da Matiz e di cui era gelosissimo. Al piano superiore il percorso procede con una sezione dedicata a Diego Rivera, ai suoi murales, alle lettere che si scambiavano. Segue un’esposizione di abiti simili a quelli indossati dall’artista. La stanza del curatore, Antonio Arévalo, raccoglie pannelli con le parole delle canzoni popolari, gioielli, giocattoli della tradizione messicana. In un’altra ci sono sette busti in gesso, proprio come quelli portati da Frida, dipinti da vari artisti, tra i quali, struggente, uno con disegnato il feto del bambino che non riuscì mai a partorire. In due angoli sono esposte le foto di tutti i francobolli con il volto della pittrice, emessi da vari paesi in diverse ricorrenze. A completare il percorso, oltre a una sala cinema, una sala multimediale per immergersi nel mondo Frida, una ludoteca per i bambini e un bookshop.
giovedì 8 ottobre 2020
LA MATERIA DELL' ARTE
Sono svariate le motivazioni per coltivare l’arte. Lasciando perdere l’estremo dell’investimento finanziario, riservato a pochi e comunque al di fuori della finalità dell’arte stessa. Di sicuro l’emozione è il fattore principale, più stimolante, più comune e forse più antico. Piace anche trovare un ritratto della persona dietro un’opera, cercare di capirne la vita e il pensiero, non sempre facile, anzi difficilissimo. E poi c’è la ricerca della storia, dell’evoluzione dell’arte, di come si è arrivati a certi linguaggi, in generale, ma anche in particolare. La pittura di Angelo Molinari soddisfa pienamente quest’aspetto. Al primo impatto le sue pennellate di colori forti, ma anche di bianco, rimandano o ricordano la poetica di Hans Hartung. C’è chi come il critico Paolo Iacchetti, autore del testo di presentazione della mostra alla Galleria Francesco Zanuso di Milano, vede il riferimento a Hsiao Chin, per l’evidenza del segno, ponte fra Oriente e Occidente. Poi, osservando bene i lavori si trova quell’incredibile luminosità che riesce a dare alle pennellate una quasi tridimensionalità che incanta. S’intuisce che è data dai materiali e dalla tecnica usata: colori acrilici su PVC. Qualcosa quindi che risponde anche alla scoperta dell’evoluzione nell’arte, del suo aggiornamento, al di là dei contenuti. Pure i titoli dati alle opere vanno letti, anche se, sempre a prima vista, potrebbe sembrare un approccio scolastico e non emozionale. E invece completano, spiegano e soprattutto suggeriscono modi di guardare
Dove lo sguardo si confonde con l’invisibile s'intitola una con tratti azzurri(foto in alto). Mare? Cielo? Su un fondo beige, terra? Nuvole? Solo pensieri?
O un’altra All’ombra dei platani (foto in basso). Grandi pennellate di verde da cui si intravvedono minimi squarci di luce, accentuati dal PVC di base, che raccontano uno sguardo tra le foglie. La mostra di Angelo Molinari è aperta da ieri fino al 29 ottobre alla Galleria Francesco Zanuso, Corso di Porta Vigentina 26. Da lunedì a giovedì 15-19, venerdì mattina e altri orari su appuntamento.
mercoledì 7 ottobre 2020
UNA SETTIMANA IN CASA
niente da poter regalare a un amico/a perché in casa ha tutto, con una visita al sesto piano e al piano inferiore ha di che ricredersi. Per la ricerca del design puro come per l’utilità o la razionalità, per la superfirma come per il divertimento, eccetera, eccetera. Non solo ci sono complementi d’arredo, lampade, sedie dei più grandi e premiati designer degli ultimi 70 anni, ma si trovano bonsai, piante sottovetro e oggetti in grado davvero di dare un tocco in più e rasserenare un ambiente. Che è lo scopo del design, oltre alla funzionalità.
giovedì 1 ottobre 2020
L'ALTRA META' DEL CIELO?
A fine anni Settanta la mostra L’Altra metà del cielo al Palazzo Reale di Milano, dedicata a opere di donne, aveva fatto scalpore. Quarant’anni dopo, sempre a Milano, da vedere due progetti esclusivamente al femminile. Stupisce che ancora si debba pensare a dare un sesso alla creatività. Nell’arte, come in qualsiasi altra professione, non dovrebbe esistere la distinzione. “Ci sono registi bravi e no, non importa se donna o uomo” così aveva risposto Alberto Barbera, direttore della mostra del cinema di Venezia, l’anno scorso a chi lo accusava di non avere selezionato film di donne. Stando così le cose, qualsiasi iniziativa che faccia conoscere la creatività al femminile è apprezzabile. Specie se propone lavori così variegati come Nelle mani delle donne, al Superstudio Più fino al 29 ottobre. E’ composta da due mostre. I fiori della materia a cura di Gisella
Borioli, fondatrice e mente del Superstudio Più, mette insieme designer, architetti, artigiane di fasce d’età e impostazioni differenti, unite dalla ricerca continua di nuovi
linguaggi
e nuovi materiali. Dai contenitori totemici di Elena Salmistrano (foto in alto) ai divani e gli orologi con stampe ipercolorate di Paola Navone, alle sedie-personaggi di Mavi Ferrando. Arte pura, invece, in Narcisi Fragili curata da Sabino Maria Frassà, che pur sapendo che non ha più senso parlare di sessi, è consapevole che “la nostra società è ancora vittima delle discriminazioni di genere”. Non a caso ha scelto opere di sei artiste italiane che indagano la bellezza e la precarietà dell’esistenza umana, come anticipa il mito del titolo. Playtiles-The instant è il progetto fotografico di Patrizia Madau, a cura di Rossella Farinotti, alla Isorropia Home Gallery, da oggi al 4 ottobre. Anche in questo caso da vedere le immagini di tre artiste di formazione diversa. Tutto parte dalle cento foto in piccolo formato di momenti e dettagli di vita quotidiana di Donata Clovis, scomparsa nel 2016 a soli trentanove anni, e alla quale questa mostra è un tributo. Donatella Izzo (classe 1979) con i suoi inquietanti anti-ritratti in trasformazione, realizzati con una tecnica composta, rende omaggio alle donne vittime di violenza. Federica Angelino (classe 1995) più che dei suoi viaggi, esprime il suo modo di guardarsi intorno, non importa il soggetto. Così di quell’installazione a Miami racconta il cielo blu e l'angolo di casa di contorno. Le rive del fiume a Zurigo sono un cenno nello scatto che ferma le acrobazie dei ragazzi in skate, passione dell’artista. Uno scorcio di Parigi in bianco e nero è rivissuto con tonalità contrastanti, dopo un errore tecnico (foto in basso).
lunedì 28 settembre 2020
GRAN FINALE
Si è chiusa la fashion week milanese, che passerà alla storia come la migliore testimonianza della capacità degli italiani di dare il meglio nelle situazioni difficili. Ultime tre sfilate in digitale quelle dei portoghesi. Alexandra Moura con stampati per lei e camicie bicolori stile-paggio medioevale per lui. David Catalan veste solo l’uomo con camicie madras dalle tasche applicate e completi in pelle. Molto rosa in tutte le sfumature e giacche in tela plastificata nella collezione solo maschile di Miguel Vieira. A dare prova della volontà di ripresa, la Camera della Moda ha voluto continuare con la sesta edizione della Milano Moda Graduate, che premia i più promettenti studenti delle scuole di moda italiane. Davanti a una cospicua giuria hanno sfilato sei outfit di ognuno dei sei finalisti. Il premio della Camera della Moda, un sopporto monetario per la professione, è andato a Giulia Barbieri dell’Istituto Modartech, che ha proposto capi maschili e femminili in tessuti e forme classiche, rivisti con la sovrapposizione di elementi inediti(foto in basso). Un altro premio è stato assegnato da YKK, partner dell’evento, a chi ha utilizzato in modo creativo le sue zip. E un altro da Vogue Talents a un emergente. Anche White è stato un successo quasi insperato, 5mila le presenze, fra stampa e buyer per la maggior parte italiani con alcuni stranieri, ospitati con il supporto del Ministero degli Affari Esteri e dell’ICE. Duecento le aziende presenti concentrate nel Superstudio Più di Via Tortona. 
Molti gli accessori, tutte di qualità le proposte, coerenti con quel principio di selezione che deve essere di servizio. Varie le presentazioni digitali, le installazioni e gli eventi nei negozi di moda collegati che fanno capo a Milano Loves Italy, il FuoriSalone della moda creato a luglio da White con la rivista Interni. Interessanti e seguiti i talk centrati soprattutto sul retail e la sostenibilità. Sulla sostenibilità anche la mostra Health in Fashion negli spazi dell’ex Ansaldo, di fronte al Superstudio, nelle scorse edizioni occupati da altri stand. Curata dal team di White e da Matteo Wrad, co-founder del brand Wrad e sostenitore da sempre della tematica, affronta anche il tema di come gli indumenti possano proteggere da virus e batteri. Focus su dieci designers tra cui Gilberto Calzolari che, in una sfilata digitale ha presentato Tilt System Vol.2,capsule che va a completare la collezione Tilt System in passerella a febbraio. Secondo il concetto che le stagionalità mischiate sono un modo per azzerare gli sprechi e quindi risparmiare energia, acqua e materie prime.
domenica 27 settembre 2020
IL PIACERE DELL' EVERGREEN
La sfilata di Giorgio Armani su La7 in prima serata è stata all’altezza delle aspettative. Anzi potrebbe essere ricordata non tanto come celebrazione
dello stilista, quanto come dimostrazione del ruolo che la moda ha e il suo coinvolgimento nella cultura, nello spettacolo, nell’arte oltre che nell’imprenditoria. A precedere la sfilata un 8 e mezzo ad hoc di Lili Gruber e un video-documento di venti minuti con il racconto, per immagini e la voce fuori campo di Francesco Favino, dei Timeless Thoughts. Pensieri senza tempo che descrivono il modo di lavorare dello stilista, la tendenza ai capisaldi negli anni, come i colori simbolo, il destrutturare, il gusto per le sovrapposizioni, il ricamo per la sera e il piacere, ogni tanto, del dettaglio estroso. Tutto quello che ieri sera si è visto sui modelli e le modelle di una delle sfilate più lunghe nella storia di Re Giorgio (foto in alto). Ciliegina sulla torta American gigolò di Paul Schrader con Richard Gere trentenne, il migliore testimonial dello chic-understatement di Armani. Chic ma mai sopra le righe (e se no non è eleganza) e durevole nel tempo l’estate della donna Eleventy, che sceglie la presentazione in presenza. “Una passeggiata mediterranea“ commenta il direttore creativo Cristina Ortiz "attraverso gli ulivi, con i colori ispirati alle ceramiche, alla terra, al mare”. Per un’estate rilassante da godere, lontano dai ritmi frenetici e forzati del mondo delle discoteche. Un guardaroba completo con pezzi che a seconda di come sono accostati sono perfetti per la città ma ideali anche per la vita di spiaggia. C’è la tuta mai troppo sportiva, la gonna ad anfora ma senza inutili enfasi importabili, lo spacco sulla manica della camicia o sui fianchi dello chemisier, non per una seduzione a buon mercato ma per la ricerca di freschezza e leggerezza. Curata e non banale la scelta dei tessuti, dal lino martellato al seersucker, al cotone naturalmente (foto in basso). Presentazione in presenza anche per L’Arabesque, raffinato negozio di Largo Augusto, che propone una sofisticata capsule fatta di top e giacche in cotone e lino da abbinare a gonne enfatizzate con applicazioni di crinolina, per un patchwork chic. Il patchwork è di tendenza. E’ protagonista assoluto nella collezione, presentata in digitale, di Shuting Qiu, giovane stilista di Hangzhou che ha debuttato sulla passerella internazionale nella Fashion Week milanese di settembre 2019. Abiti patchwork anche con trasparenze da TheFour, uno dei sei brand della Budapest Select, i designers ungheresi che hanno sfilato nello Hub di Camera della Moda. Con lo sportivo futuribile di Cukovy, il sensuale fatto di trasparenze, plissé soleil, volants di Elysian, i lunghi in tutte le sfumature del rosa di Mero, il nude look e lo stile pigiama di Kata Szegedi, gli stampati nuovo barocco di Abodi.









