In periodi come questi con comizi di vicepremier in
spiaggia, fra cubiste e moto d’acqua, un titolo come Abbronzati a sinistra,
potrebbe sembrare quello dell’ennesimo libro di satira politica. E
invece no, tratta del Cammino di Santiago, la cui direzione porta a prendere il
sole, appunto, da sinistra. Anche questo certo non è un argomento inedito. In
forma di manuale, di guida, di racconto autobiografico ne sono stati scritti
svariati, più o meno godibili, interessanti, di servizio e non. Abbronzati
a sinistra di Elio Paoloni, pubblicato da Melville, non si distingue solo per
titolo e sottotitolo (A Santiago con riserva)divertenti e
concreti. In realtà raccoglie una serie di considerazioni, su persone, contatti,
ricordi, incontri, apparentemente semplici ma che spingono a ragionarci sopra, a
trovare analogie, riferimenti, eccetera. Il tutto raccontando se non minuto per
minuto, giorno per giorno il cammino, come una guida. Ci sono annotazioni profonde e considerazioni
banali, filosofeggiare e chiacchiere salottiere. Anche se ogni capitolo è
dedicato a una tappa e quindi a un luogo, le descrizioni dei posti non sono
dettagliate, eppure a poco poco si riesce a immaginarli, a vederli. Sembra di
camminarci in mezzo. Di partecipare alle discussioni con la moglie Vera e gli
amici Marco e Marta. Ci si arrabbia per l’atteggiamento insolente del gestore
di un hostal (albergo), ci si
rallegra per la gentilezza di un turista incontrato all’albergue (ostello). Ci si incuriosisce per l’anziana signora
solitaria camminatrice, ci si intenerisce per il giovane bergamasco che ha approfittato del licenziamento per intraprendere il viaggio, ma deve stare
attentissimo a non spendere. Molte sono le considerazioni sulla spiritualità
del Cammino. Sarà giusto pretendere una sistemazione più comoda o farsi portare
il bagaglio alla prossima tappa ? L’arrivo non è trionfale, ma con quel filo di
ironia che serpeggia per tutta la narrazione. E non si sa come il senso
dell’avventura continua a prevalere in una misura tale da invogliare a mettersi
in cammino gli scettici, e forse a far abbandonare l’idea ai viaggiatori
onnivori che l’avevano messa in programma.
martedì 20 agosto 2019
domenica 18 agosto 2019
LIVERPOOL-CAMOGLI NO STOP
| I figuranti con la conduttrice Laura Sciutto di Radio Aldebaran |
Può sembrare strano l’abbinamento, ma vedendo un
palco installato sulla piazzetta del porto con batteria, tastiere e microfoni
si può già cominciare a fare qualche
collegamento. Se poi si vede il manifesto con un grosso tricheco rosa e la
scritta I am the walrus, i dubbi
scompaiono. Soprattutto per chi era un ventenne negli anni 70. Siamo alla nona
edizione del Beatlesday di Camogli, giornata di celebrazione dei Fab Four
voluta da un tenace gruppo di volontari, diversamente
giovani off course, determinati a tener viva la memoria del gruppo musicale forse più amato della
storia. I festeggiamenti iniziano con una parata per le vie di Camogli condotta
da quattro figuranti con le stesse colorate uniformi dei Beatles nella
memorabile cover di Sgt Pepper’s Lonely Hearts Club Band, dal tricheco rosa e dalla Pepperlandia Marching
Band. Quindi, nel pomeriggio, Non solo
Beatles, concerto di gruppi vari nella piazzetta del porto e, sempre nella
piazzetta, serata finale. Ad aprire, la
premiazione di Note Raccontate, concorso alla quinta edizione per
scegliere i tre migliori racconti, inviati da tutta Italia. Nessun soggetto o
genere richiesto, ma solo la presenza di un elemento del logo del nono
Beatlesday. E cioè walrus, il famoso tricheco del Magical Mistery Tour
del 1967. In linea, tra l’altro, con lo spirito marinaro di Camogli. Primo
premio a un intrigante e surreale giallo tra
spie e colpi di scena, molto british. E quindi applauditissimo il
concerto dei simil Beatles, Repeatles. Quattro giovanissimi, ma con già vent’
anni di tournée in Italia e all’estero, di Merano. Parlano rigorosamente in
inglese e si presentano con completo e cravatta, parrucche con frangia come i
primi Beatles di Twist and Shout e Please please, per poi
riapparire con i capelli lunghi, gilet, vagamente figli dei fiori per le
canzoni del dopo India. Repertorio vastissimo, grande capacità di interagire
con il pubblico, coinvolto nel cantare, ballare, applaudire. Con addirittura momenti di ola da
cellulare per i pezzi più trascinanti come Hey Jude. Sullo schermo, alle
loro spalle, sfilano le cover dei brani cantati,
dalle meno note alle icone come le zebre di Abbey Road, con anche
qualche piccolo filmato. Generoso e di grande soddisfazione il bis.
lunedì 12 agosto 2019
LA LUNA SENZA I FALO'
martedì 6 agosto 2019
LOVE STORY
![]() |
| Il bacio (Robert Doisneau) |
Si erano conosciuti da piccoli per via di amicizie
famigliari. Lei, una brunetta molto graziosa con un corpo scattante e
atletico, sportivissima e infaticabile nuotatrice. Lui, per quanto nato in
Italia, denunciava le sue origini teutoniche (lato positivo), non tanto per
il fisico alto e slanciato, quanto per la serietà, il doverismo e un
innato senso di giustizia. Per cui era sempre pronto a opporsi ai forti e
arroganti per difendere i più deboli. C’era stata subito un’intesa tra loro,
nonostante lui fosse tendenzialmente un solitario e lei, insofferente al nugolo di maschi che le
ronzavano intorno. Avevano fatto varie vacanze insieme, sia al mare che in
montagna. Non si separavano mai tranne quando lei, spericolata, si tuffava
nelle onde o addirittura nelle acque gelide di un torrente o di un laghetto
alpino. Lui, per quanto buon nuotatore, preferiva starla a guardare. Da piccolo
aveva avuto una brutta esperienza in Costa Azzurra e non l’aveva dimenticata.
Ma sarebbe stato pronto a intervenire per salvare l’amica se si fosse
trovata in difficoltà. Tra loro c’era stato solo qualche bacio furtivo,
nonostante molti loro coetanei avessero già avuto rapporti sessuali. Si
completavano perfettamente. Lei era sempre piena d’ idee e iniziative. Lui, più
riflessivo, ogni tanto la fermava, ogni tanto si dava da fare per mettere a
punto la realizzazione e gli aspetti tecnici. Un brutto giorno, al rientro di una
vacanza, lui si era ammalato di un male incurabile, inutili erano state le cure
e le operazioni. Nessuno aveva informato lei della sua morte e comunque lei non
si era preoccupata, dato che in inverno capitava spesso che non si vedessero
per mesi. Un giorno era andata con la famiglia a casa di lui. Quando si era
aperta la porta e non l’aveva visto subito, era rimasta perplessa. In genere
lui arrivava tutto allegro, spesso con un nuovo gioco da proporle. Lei
si era guardata intorno e, indispettita, aveva pensato che lui non la volesse più
o magari in quei mesi avesse trovato un’altra. Senza dire niente era corsa in
camera sua, dove lui teneva i giochi, per prenderne uno e fargli vedere che non
era venuta per lui ma per quelli. Nella stanza Zazie aveva capito qualcosa, era
tornata in soggiorno, si era distesa ai piedi della sua padrona e non si era
più mossa. Inutili erano state le carezze e i tentativi della padrona di Popolo
di farla giocare per consolarla.
giovedì 1 agosto 2019
UN PASSO DAL CIELO
C’è stato un momento negli anni 70 in cui Cervinia
poteva essere un modello di pessima architettura, edilizia correggerebbero gli
architetti. Sequenze, certo modeste, di cemento dove l’inserimento, non sempre
azzeccato per luogo e dimensioni, del legno avrebbe dovuto, nell’idea e nel
progetto dell’intraprendente geometra, dare quell’aria da chalet, anzi da
rifugio alpino. Purtroppo anche la svettante e coraggiosa mole della Casa del Sole di Carlo Mollino del 1955, quasi un grattacielo per il contesto, era incapace
di cancellare l’obbrobrio dell’insieme. Perfino il rifugio Pirovano, progetto di
Franco Albini con le sue colonne di pietra, riusciva a malapena a risollevare
lo spirito a chi indirizzava l’occhio solo in quella direzione. Inutili i
tentativi di qualche piccolo edificio senza particolare qualità, ma realmente
montano. L’unica consolazione, certo non piccola, era alzare lo sguardo verso
le montagne intorno e soprattutto il Cervino, che più montagna montagnosa di quella non ne esiste altra. Oltre al suo gemello
ingrandito nel Nepal: il Fishtail, considerato montagna sacra e non scalabile,
forse ispiratore del logo della Paramount. La vera fortuna insomma era poter
essere in uno degli orrendi condomini e da lì guardare il Cervino. Da qualche
anno sembra essere arrivato un maghetto che con la sua bacchetta magica ha creato case
che sono realmente da montagna. Non necessariamente hanno delle dimensioni più
contenute, ma i rivestimenti di legno sono preponderanti e soprattutto cercano
di avere uno stile. Una delle caratteristiche comuni delle nuove architetture, in
questo caso anche l’architetto più integralista concederebbe l’uso del termine,
sono le grandi finestre. Con un piacevole effetto. Di giorno riflettono le
montagne intorno, di sera le luci all’interno alleggeriscono la massa del legno
e danno un senso di calore. C’è poi anche nell’uso dei materiali un’attenzione
alla sostenibilità, come racconta l'ampio chalet all’inizio della salita
verso il rifugio Oriondé. C’è una ricerca di differenziare i volumi quasi a
immagine e somiglianza delle montagne. Anche qualche vecchia costruzione è
stata modificata, con rivestimenti di legni, insegne particolari, terrazzi ed è
diventata più piacevole alla vista. Altre sono mimetizzate, con l’eccezione di
una quasi all’ingresso del paese, prima anonima in legno e muri bianchi, ora di
un grigio e sinistro cemento che sembra portata lì direttamente dalla Berlino
Est dei tempi più oscuri. Comunque i
molti cantieri in atto promettono bene. Non è certo un caso che tra le varie
iniziative turistiche organizzate quest’estate per Sentieri d’autore ci siano I
trekking delle architetture, dedicati ai luoghi e ai modi dell’abitare.
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