lunedì 15 luglio 2019

GENTE E PAESAGGI



Si nota Valeria, cappello di paglia nero, occhiali da sole e un’enorme borsa rosa che dà luce al suo insieme. Per lei il catering è un’esperienza interessante che le dà modo di vedere e conoscere  posti nuovi. Franco, occhiali, faccia simpatica, è contento di quello che fa, seguire il bar, curare la pulizia dell’ostello e dedicarsi alle piante di Casa Maer, per cui è stato  molto lodato. Arriva tutti i giorni con il bus e la cosa gli piace. Parla anche a nome di Francesca, sottile, caschetto biondo, sempre sorridente, timidissima tanto da non riuscire a comunicare con chi non conosce. Giulia, coda di cavallo e look alla Audrey Hepburn, è una nuova arrivata, lavora al bar. Non vuole parlare e neanche essere fotografata. Spiega Federica Bacchetti, psicoterapeuta, appassionata del suo lavoro. Siamo a Lavenone nei locali gestiti dalla Co.ge.s.s. Cooperativa Gestione Servizi Sociali della   Valle di Sabbia. Nata nel 2013, rientra in AttivAree, il progetto per ridare vita alle Valli Resilienti della provincia di Brescia, finanziato dalla Fondazione Cariplo. Dare lavoro a queste persone non è l’unico obiettivo individuato e raggiunto. “Si fa vivere il paese” spiega  Alessandra Bruscolini, giovane e brillante direttore. Nel bar, infatti, trovano un punto dove incontrarsi persone  che si sentirebbero emarginate in un paese da cui molti, giovani e meno giovani, sono andati via. C’è Il nonno che tutti i giorni è lì per un caffè, un aperitivo, due chiacchiere  e c’è Augusta, detta La Signorina, 92 anni, di Milano con un fisico  e uno scatto da ragazza. Vicino al bar c’è l’ostello  Borgo Venno, inserito nel circuito Airbnb, con camere a più letti, pulizia ineccepibile, grandi terrazze, e sempre un biglietto con disegno di benvenuto sui comodini. C’è Casa Maer, dal nome della montagna che sovrasta il paese, un loft arredato con eleganza non convenzionale da architetti milanesi, preferito per un week end speciale. Co.ge.s.s. si occupa del catering per eventi. Tra le mete le frazioni di Presegno con undici residenti o quella di Bisenzio addirittura con due. Qui vengono organizzate cene per una cinquantina di persone con musica e spettacolo. Altro luogo scelto è la fattoria La Mirtilla, centro di Psicoterapia legato alle scuole, animato da Francesca. Qui nelle stalle vivono l’asino Sophie con l’irrequieta figlia Mirtilla, due capre prepotenti e il gatto rosso di nome Blu. Sabato scorso c’è stata una cena con piccolo concerto di musica classica sotto il nocciolo. Mesi fa è stato invece organizzato un evento nel settecentesco Palazzo Gerardini Brunori, storica costruzione dove hanno dormito Napoleone e Garibaldi. Delabré ma non fatiscente all’esterno, ristrutturato all’interno, ha ospitato un’installazione realizzata con lavori di bambini. Ma di Napoleone parla soprattutto la Rocca d’Anfo, maestoso forte fatto costruire dal grande corso tra il 1802 e il 1813, per ospitare 400 uomini. Per l’avanzata contro  austriaci e Repubblica di Venezia. A picco sul singolare lago d’Idro, dall’aspetto di un fiordo chiuso tra le montagne, si raggiunge solo a piedi su una strada sterrata (v.foto). La visita, salita compresa, varia dalle due ore e mezza alle quattro. Si può fare solo con una guida e Maurizio, competente volontario, è uno di questi. 





domenica 14 luglio 2019

PERFETTI EQUILIBRI



C’era un paese, nella repubblica di Venezia, che nel 1700  contava 6mila abitanti, quando la città più importante, Brescia, ne contava 20 mila.  Alla fine del 1800 gli abitanti erano 2mila. Ora  a Pertica Alta, vivono solo 548 anime, divise in sei frazioni  e del periodo popolato rimangono le otto chiese con affreschi preziosi e portali istoriati, testimonianza delle ricche famiglie che qui risiedevano. Siamo nella Valle Sabbia, valle resiliente insieme alla Val Trompia. La sede comunale, la canonica e la biblioteca  sono nella frazione di Livemmo: 200 abitanti, un unico negozio di alimentari, anzi una cooperativa, di fronte alla quale si ritrovano gli anziani. La scuola materna e quella elementare frequentata da 14 bambini, divisi in due uniche                                 classi, invece, sono a  Lavino.  Con tempo pieno, servizio di bus garantito e varie attività di doposcuola. “Non abbiamo la piscina” dice Giovanmaria Flocchini sindaco di Pertica Alta al secondo mandato e Presidente della Comunità Montana Valle Sabbia. Ma cercano di offrire sempre più servizi e i risultati si sentono: i bambini sono aumentati, e si stanno aprendo piccole attività per la produzione di formaggi e marmellate, agriturismi, aziende per l’allevamento di bestiame, come quella di Milena e Christian di Malga Casine. Tra i fiori all’occhiello un piccolo museo con video interattivo e il servizio pasti a domicilio per gli anziani. Un esempio di iniziativa imprenditoriale il ranch Vaghezza a Marmentino al confine con la Val Trompia, un agriturismo con cavalli per passeggiate nei dintorni e una grande sala con camino per assaggiare le grigliate miste tipiche della zona. Tutto con vista sulla vallata. Per chi ama la natura, ma con qualcosa da raccontare e in questo caso è molto, da non mancare  Barbaine, con la quattrocentesca chiesa dei Morti, immersa nel verde. Chiamata così per minuscolo cimitero con lapidi-parallelepipedi dedicati ai Caduti della Resistenza valsabbina, sorvegliato da un grosso cane dallo sguardo buono. In stile romanico-lombardo e con interessanti affreschi, la chiesa, in abbandono fino al 1985, è stata per secoli la meta di pellegrinaggio per le ragazze che volevano trovare marito e per le spose che non riuscivano a restare incinte.  Non distante c’è Belprato, un paese arroccato destinato a scomparire, se non fosse stato per la brillante idea dell'artista svizzero Marino Gabusi. Nel 2014 è stato istituito un concorso  per cui pittori e scultori di ogni età e provenienza sono invitati a mandare un loro progetto che, esaminato da una commissione e ritenuto interessante, dà diritto all’artista a essere ospitato in paese per realizzare il murale o la scultura proposta. Non tutto certo è di grande livello, ma i muri sono notevolmente rallegrati, diventa un gioco andare per gli stretti vicoli a scoprirne dei nuovi e quindi l’attrattiva per il turista aumenta. Dalle gambe che escono da una finestra al trompe-l’oeil delle donne alla fontana, dall’uomo che cammina sul filo al paesaggio, dal figurativo al pop, tutte le tendenze sono contemplate. Da non perdere la casa di Gabusi, letteralmente ricoperta da murales, sculture, mosaici, colorate composizioni con materiali di recupero, un vero divertimento per gli occhi.

venerdì 12 luglio 2019

ANDAR PER VALLI




La parola resiliente di questi tempi è troppo usata. Però bisogna saper distinguere quando esprime bene un concetto, come nel caso di Valli Resilienti. Si chiama così un progetto per le Prealpi bresciane, affidato alle Comunità Montane della Val Trompia e della Val Sabbia. Finanziato dalla Fondazione Cariplo, si propone di ridare vita a zone che si stanno spopolando e rischiano davvero di scomparire.  Vitalissime negli anni del boom, per le industrie collegate alle miniere di ferro,  ora sono un insieme di paesi dove la  maggior parte delle case sono disabitate, non esistono o quasi negozi, sono spariti i locali dove ritrovarsi. Basta un piccolo giro per rendersene conto e capire nello stesso 
tempo le potenzialità del luogo. Il turismo, ovviamente, è tra gli obiettivi. E non certo come soluzione di recupero. Le attrattive ci sono e soprattutto sono particolari. A cominciare da una natura generosa, con vegetazione variegata e storie e tradizioni da raccontare. La possibilità di camminare per ore nel silenzio completo,  o nel giro di un centinaio di metri scoprire panorami e scorci completamente differenti o avere intorno specie diversissime di fiori. A mezz’ora dal traffico della città (Brescia) trovare un rifugio a 1400 metri come il Rifugio Piardi. Punto di partenza per un’escursione impegnativa, ma anche occasione per una cena o un pranzo con piatti locali, o per scambiare due chiacchiere con Giacomo Ottelli, il proprietario, con un passato da fotografo. O ancora sperimentare la naturopatia. Con i trattamenti di medicina vibrazionale di Antonella Trombetta che ti aiuta a individuare tra sedici fiori quello per il tuo equilibrio. Di tutt’altro genere, se non quasi all’opposto, l’esperienza delle miniere di Pezzaze. Pochi minuti su un trenino guidato dal mitico Ciso, uno egli ultimi minatori della valle e si è nelle buie gallerie con l’umidità a 90°, l’acqua che scorre  e stallatiti alle pareti. Carla, ottima guida, ti seduce e ti strazia con il racconto della vita in miniera, dove solidarietà, amicizia e spirito d’avventura sono stati i punti forti dei lavoratori . E poi  c’è il vecchio borgo di Mondaro con un inaspettato trompe-l’oeil nella piazza della chiesa (al centro). Accanto, nel quattrocentesco Broletto, il Museo Orma, acronimo di Officina delle Radici Museo Archeologico, che in un allestimento curatissimo ed elegante  mostra reperti dal neolitico all’epoca romana (in basso). Con il commento competente,  mai pedante, ma appassionato e trascinante di Fausto.        

martedì 9 luglio 2019

L'ABC DELLA MODA (COREANA)


Le t-shirt che parlano non sono certo una novità, perfino le pagine dei giornali riprodotte su tessuto  si sono straviste. Già nei primi anni 90 il creativissimo Jean Charles de Castelbajac aveva riprodotto la Pravda su uno straordinario pareo di seta. Ma che le lettere dell’alfabeto diventassero un motivo decorativo per abiti, oggetto di esposizione artistica, non era mai successo prima. Accade a Milano, a Palazzo Morando, raccolta-museo di costume moda e immagine, con la mostra 

Connecting Borders:Hangeul x Fashion Art. Curata da Sunhee Park, presidente della Associazione della moda e della cultura coreana, nonché docente di Fashion Design presso la Ewha Womans University di Seoul, racconta  e promuove il legame tra le diverse forme artistiche connesse con il mondo della moda. Un’occasione anche per celebrare il centenario del Movimento 1° marzo, giornata dell’indipendenza dal Giappone della Corea. Negli abiti proposti, per la maggior parte da sera, lunghi e importanti, compaiono le lettere dell’alfabeto Hangeul, linguaggio grafico di scrittura coreano nato nel XV secolo. Tre le sezioni in cui sono suddivisi gli abiti, a seconda di come riportano questo alfabeto, che comprende 21 vocali, delle quali 10 basiche da cui si formano altre, e 19 consonanti. Una prima, Forma e Scrittura,  vuole mostrare la struttura dell’Hangeul. La seconda, Stile e Scrittura, ne indica i vari stili. La terza, Forma e Grafica, enfatizza l’aspetto grafico. L’Hangeul, come ha detto Sunhee Park, esprime una visione filosofica del mondo. Fu creato per dare un migliore mezzo di comunicazione e fu poi adottato  nella letteratura, nelle lettere personali, nei testi di studio. Gli abiti creati da 73 couturier, veri artisti della moda, sono in svariati tessuti, dai più leggeri come la seta o lo chiffon  ai più pesanti e strutturati. I colori dominanti sono il bianco e il nero, anche accostati tra di loro, con flash di rosso e di blu. Le linee sono decisamente  da alta moda. Forme a trapezio, ampiezze, giochi di frange e plissettature. Quanto alle lettere possono essere sparse sullo strascico di un lungo nero, oppure essere in rilievo su un abito da cocktail bianco o ancora composte a formare parole su un aderente cappotto di seta. 

lunedì 8 luglio 2019

CRONACA DI UNA FUGA



L'avevano portato all'ambulatorio per un controllo, perché da qualche giorno era inappetente, cosa strana per lui. Ma terminata la visita, nonostante la stretta sorveglianza, era riuscito a fuggire. Immediatamente era scattato l'allarme.  Perfino il dottore che l'aveva visitato si era impegnato nella ricerca, sicuro che non avrebbe potuto andare lontano. Avevano rastrellato tutte le strade intorno, sentito i negozianti, intervistato portinai e clienti dei bar.  Eppure, dicevano 
tutti, non avrebbe potuto passare inosservato. Nessuno aveva visto nulla. Sebbene fossero le quattro di pomeriggio d'inverno, ci fosse ancora luce e tanta gente per le strade.  Erano addirittura entrati  in un centro di accoglienza, dove avrebbe potuto rifugiarsi, mescolandosi tra i tanti ospiti. Avevano scrutato l'interno delle macchine  posteggiate, senza nessun  risultato. Trattandosi di un minore, qualcuno aveva ventilato perfino l'ipotesi di un rapimento. A questo punto, dopo aver avvisato e allertato i famigliari, data la giovane età del fuggitivo, avevano deciso di desistere e di riprendere le operazioni di ricerca il giorno appresso con la luce.  La mattina seguente, trascorsa qualche ora in inutili appostamenti,  di comune accordo, avevano pensato a dare il via a un rastrellamento a tappeto con i cani. Anzi con il cane, un intraprendente meticcio con cui il ricercato era in ottimi rapporti, nonostante le origini diversissime e l’appartenenza a bande diverse. Portato in una delle vie più vicine all'ambulatorio, davanti a un grosso fuoristrada, questo si era improvvisamente bloccato e aveva emesso un “Bau”. A cui era seguito immediato un “Miao”. Individuato, seguendo indizi svariati e con l'aiuto degli abitanti del quartiere, il proprietario del veicolo, avevano potuto aprire l’auto e ispezionarla in lungo e in largo. Il gatto, un tigrato rosso di 4 anni, era stato stanato nel motore e, non senza difficoltà, catturato.