Come ogni anno, appuntamento al Teatro Menotti di Milano con Familie Flöz, in scena fino a domenica 19. Con Finale. Un’ouverture la compagnia berlinese, che lavora con maschere straordinarie e parole sostituite da una mimica eccezionale, festeggia nel 2026 i trent’anni di attività. E di meritati successi.Prima dello spettacolo gli attori ricostruiscono pseudo-set fotografici di cui i personaggi sono persone del pubblico trasformati dalle maschere.
Poetica come sempre e sul filo dell’ironia la storia, anzi le tre piccole storie con un fondo amaro. Tutte e tre con la scenografia di una composizione geometrica, che di volta in volta diventa velocemente qualcosa d’altro, sotto gli occhi del pubblico. Fa immaginare, finestre con vetri da pulire, porte da aprire, specchi, boschi e sentieri, interni di edifici. Nel primo racconto il protagonista è il gestore di uno Späti, locale tipico berlinese aperto tutta la notte, sempre a contatto con clienti e passanti di vario genere, tra i quali una donna di cui s’innamora corrisposto o così sembra, ma il finale lo smentisce. Nel secondo c’è un ragazzo grasso che vaga in un ospedale alla ricerca della mamma, forse un tempo un’attrice-cantante o che lui ricorda come tale. Nel terzo, una giovane donna, amante della natura, si confronta con brutali cacciatori all’inseguimento di un toro, perfettamente interpretato da un attore con maschera-muso di toro che cammina “a quattro zampe”. Alla fine il ragazzo grasso si toglie la pancia, il toro si mette in piedi, così come uno dei cacciatori che sembrava morto e senza maschera, salutano il pubblico. Compresi i due musicisti, anche loro prima mascherati e, come tutti gli altri, agilissimi sulla scena.









