martedì 12 aprile 2016
DI SORPRESA IN SORPRESA
lunedì 11 aprile 2016
API E ARTE

Una colata di miele su una figura
cilindrica e due api. Un filo di miele
su un caco tenuto da una mano guantata. Piccole api svolazzano su un fondo
verde. Anche quest’anno le locandine del Miart, fiera nazionale d’arte moderna
e contemporanea, conclusasi ieri a Milano, hanno catturato l’attenzione. Ma il
successo della manifestazione, alla sua 21esima edizione, non è certo dovuto a
questo. 45mila visitatori solo nei corridoi di Viale Scarampo, il dieci per
cento in più dell’anno scorso e code da concerto rock per gli appuntamenti
fuori, organizzati da istituzioni pubbliche, private e gallerie. A cominciare da
Innamemorabiliamumbum, prodotta dalla
Fondazione Trussardi e Miart in collaborazione con il Fai. Più di 6 mila
persone, con turni e prenotazioni rigorose, all’Albergo Diurno di Piazza Oberdan,
fascinosa costruzione sotterranea progettata da Pietro Portaluppi negli anni
Venti (spazio visitabile tutti i sabati con i volontari del Fai, foto in alto). Perfetta
location per le opere di Sarah Lucas: sculture, site
specific, effetti sonori, performance. Grande successo anche alla Fondazione
Prada per le due mostre in corso da febbraio e da marzo. Nella prima,
entusiasmante tra le opere di Goshka
Macuga, l’androide che declama pezzi di discorsi dei grandi pensatori(foto a destra). Nella
seconda L’image volée, curata da
Thomas Demand: dalla copia ispirata alla contraffazione, dal riutilizzo alla
rivisitazione, le declinazioni del furto
creativo.
All’interno di Miart molto apprezzata
la nuova sezione che si è aggiunta alle quattro degli ultimi tre anni. Chiamata
Decades coinvolge nove gallerie e racconta l’arte del secolo scorso divisa
appunto per decadi.
venerdì 8 aprile 2016
LA SIGNORA IN VERDE
Mentre il
pubblico prende posto, il palcoscenico si illumina. E appare un'immagine
incuriosente. Posizionata in alto, su una mensola
c'è una panchina. Su questa, immobile, è distesa una donna vestita di verde. Non
indossa le scarpe, che sono posate per terra. Alla stessa altezza a distanza di
qualche metro, su un’altra mensola c’è un albero dorato. Qualche nota
musicale e la donna all'improvviso si sveglia, si siede e inizia a parlare. Con
qualcuno, al telefono, anche se non si vede né un cellulare, né un auricolare.
S’intuisce che c'è un'emergenza e che dall'altro capo del filo c'è il fratello.
La loro madre è stata ricoverata in ospedale. La donna s’infila le scarpe ed
eccola di nuovo seduta. L'interlocutore, il fratello Mauro, questa volta è di
fronte a lei, perché gli critica l'abbigliamento. Tra piccole accuse, attacchi
violenti, prese in giro, emerge un rapporto faticoso, dei ruoli mai accettati,
in un crescendo che alterna momenti di comicità ad altri di meschinità,
squallore, o decisamente tragici. Sembra di sapere tutto di quella donna, dei
suoi sensi di colpa, della sua intolleranza, dei suoi rimpianti, ma soprattutto
della sua solitudine. E quando nel finale è seduta sulla stessa panchina,
sconvolta, come si fosse appena svegliata, si capisce che gli anni sono passati
ed è sempre più difficile distinguere fra ricordi e mondo reale per lei, Ombretta
Calco. Si chiama così, con il nome dell’unico personaggio, la pièce in scena
fino al 10 aprile al Teatro Verdi di Milano. Scritta da Sergio Pierattini, che
si è ispirato vagamente a un curioso episodio accadutogli, ha l'ottima regia di
Peppino Mazzotta. Milvia Marigliano è una straordinaria Ombretta che, con una
panchina e delle scarpe a sua disposizione, riesce a fare entrare in una
situazione, meglio della più dettagliata scenografia. Tanto che soltanto quando
cominciano gli applausi, e le portano una scala per scendere dalla sua
postazione, si realizza che per un'ora in scena c'è stata
solo lei.venerdì 1 aprile 2016
TU MI TURBI
E’ un peccato che chiuda domani la mostra di
Fabrizio Bergamo a Milano, perché davvero
cattura attenzione e non solo. Già il titolo Perturbanti non lascia indifferenti. Il che non è sempre un bene,
perché può generare un carico troppo impegnativo di aspettative. In questo caso il problema non si pone, nel senso che quello che si vede soddisfa pienamente. I soggetti scelti dal fotografo sono le bambole e i fiori. Temi non facili da affrontare, il primo per le implicazioni inquietanti, che rischiano il déjà vu o l’effetto facile. Il secondo, i fiori, tra i più affrontati, che richiede quindi chiavi di lettura nuove. Per Bergamo è il colpo di luce. Non scontata neppure questa. Grazie all’audace tecnica usata(pinhole digital art), che consiste nel non usare l’obiettivo. L’eliminazione di qualsiasi filtro permette di avvicinarsi maggiormente, entrando quasi nel soggetto. E così le bambole diventano esseri viventi, che sembrano sentire la nostra presenza, fra l’horror e il surreale. I fiori si trasformano in creature mostruose, pur nella loro apparente bellezza. Le foto, tutte su fondo nero, sono rese ancora più pregnanti dalle cornici in legno di gusto barocco, ma dipinte di nero anche loro. Completano l’esposizione una serie di lavori del passato. Sono ritratti di pittori come Tom Porta, musicisti come Eugenio Finardi, dove la luce è quanto mai caravaggesca.La galleria Mario Giusti HD–Headquarter si trova nel secondo, fascinoso cortile di un vecchio palazzo di Via Cesare Correnti con un curioso giardino al centro, che sembra la base di una collina. Dal 7 aprile fino a maggio da vedere qui la mostra di Andrea Greco, con un’installazione che mette insieme musica e sensazioni olfattive. www.mariogiustihq.com
domenica 27 marzo 2016
NESSUNA PIETA'
In
scena c’è un vecchio disperato, tiene un fazzoletto nelle mani tremanti e parla
con il pianto in gola della moglie sedicenne, morta suicida da poche ore. E’ un
monologo tratto dal racconto La mite di Fedor Dostoevskij. Apparentemente la storia struggente di due
solitudini. Da una parte un uomo anziano che gestisce un banco dei pegni,
dall’altra una giovane orfana alla ricerca di un lavoro per liberarsi dalla
schiavitù in cui la tengono due acide zie. Lui scambia in denaro le povere cose
che lei gli porta, finché un giorno decide di sposarla. Un atto di pietà e di
amore ricambiato da grande devozione? Già dalle prime
parole si capisce che non
è così. Soprattutto il ritratto che emerge di lui è completamente diverso. La
pietà per un uomo che da qualche
ora ha seppellito la giovane
compagna scompare già dalle prime battute. Per far posto a un crescendo
di disprezzo per un essere di spietato egoismo, presuntuoso, incapace di
sentimenti, con un maschilismo bieco anche per i tempi. Lei la mite dalle parole di lui non è una povera ragazza,
docile, che ha solo un momento di comprensibile ribellione, ma è un essere
irriconoscente, sbiadito, senza peso, come la ballerina in bianco che ogni
tanto volteggia sulla scena. Lui le ha dato tutto socialmente e deve sopportare
in silenzio le sue accuse di avarizia e vigliaccheria. L’ insensibilità, la meschinità, la
ridicola falsa disperazione di lui hanno il momento clou nella frase finale “E adesso cosa sarà di me?”.
Convincente più che mai l’interpretazione di Vittorio Ristagno, capace di rendere il personaggio in
tutta la sua sgradevolezza. Ottimo l’intervento coreografico di Beatrice Rossi.
Ben studiati regia, luci, suoni, scenografia, dato anche lo spazio non
teatrale dell’Aula Magna
dell’Istituto Nautico di Camogli, dove si è tenuto ieri lo spettacolo.
lunedì 21 marzo 2016
FIORISCE L'ARTE
Orticola sta diventando sempre più evento di rilievo nel calendario
milanese. Tanto che la XXI edizione che si svolgerà dal 6 all' 8 maggio, come al
solito ai Giardini Pubblici, è stata presentata nella Sala del Collezionista nel museo Poldi Pezzoli. La scelta del luogo non è casuale, dal momento che Via
Manzoni, dove si trova il settecentesco palazzo, nell' Ottocento era Via dei Giardini.
Anche il tema è in linea, perché si indirizza a un pubblico più vasto e
metropolitano. E’ il giardino contenuto,
cioè le piante in vaso, una tradizione molto italiana, che ha stimolato nel
tempo la voglia di coltivare specie esotiche. E in spazi ridotti. Un'attenzione
quindi anche per i contenitori, in legno, in coccio, in mosaico. Di un
artigianato di cui si sta perdendo la memoria, ma fa parte del made in
Italy. Molta importanza è data questa
volta ai giovani vivaisti. Vari come
sempre i corsi e gli incontri tra cui
quattro presentazioni di libri. Diversi gli artisti coinvolti con le
loro installazioni vegetali. A
confermare ulteriormente il legame con
la città, Orticola ha realizzato proprio dietro Palazzo Reale, che dal 23 marzo
fino al 10 luglio ospita una mostra di Umberto Boccioni, La
primavera Futurista. Progettato dall’architetto paesaggista Marco Bay, il
giardino si ispira alle opere del pittore
nella scelta dei colori e nella disposizione
alternata delle fioriture, che simulano le pennellate sulla tela.
Iscriviti a:
Post (Atom)



