lunedì 2 settembre 2019

RAGIONE E SENTIMENTO




Qual è la formula del film perfetto? E’ ovvio, una risposta non esiste. Eppure di fronte a certi film sembra ci sia. Uno di questi è The Laundromat di Steven Soderbergh, presentato ieri alla Mostra del Cinema di Venezia. Probabilmente non vincerà o forse sì. Forse non è piaciuto a tutti, ma comunque ha suscitato emozioni, pareri, commenti, curiosità. Riesce a mettere insieme la profondità del dialogo teatrale con l’energia del film d’azione, la suspense del thriller con la comicità della commedia brillante, la credibilità del documentario con quel po’ di fantastico che solo il cinema può dare, il reale e il surreale. Insomma ragione e sentimento. Si parte da una tragedia, con le mancate assicurazioni per le vittime, per raccontare il mondo sconfinato delle società offshore con i loro incastri da bambole-matrioske. Il tutto con una straordinaria Meryl Streep che, in conferenza stampa, ha ribadito  come questo mondo abbia portato vittime  soprattutto fra i giornalisti che indagano. Senza toni eccessivi e retorici ma con la voce pacata, e per questo più convincente, della donna intelligente e informata che è (in alto in una scena del film).Ottimi al suo fianco Gary Oldman e Antonio Banderas, che riesce a farsi perdonare dello spot tv con la gallina, nella parte dei soci di una di queste società, con le loro irresistibili (per comicità)   spiegazioni su banane e mucche. Buono, ma molto perfettibile, se così si può dire, Wasp Network di Olivier Assayas. Per chi la scorsa edizione della Mostra l’aveva amato in Double vie, sarà stato un po’ deluso. Per quanto si capisca che è impossibile paragonare una commedia a un film che racconta la storia (vera), scritta da Jake Bernstein, di cubani infiltratisi a Miami tra i connazionali fuoriusciti per difendere il loro paese dagli attacchi terroristici anticastristi. Nello stesso tempo si apprezza il coraggio e la professionalità di Assayas nell’ affrontare temi così diversi. Bellissima e brava Penelope Cruz (al centro) nella figura della moglie di uno dei cubani buoni, motivata a sopportare per amore. Grande folla, come sempre, per i red carpet, dove la gente si prenota il miglior punto di osservazione, lasciando ombrelli e scalette come segnaposto (in basso). Sabato sera è stata la volta  dello Jaeger–Le Coultre Glory to the filmaker Award. L’ultracentenaria manifattura svizzera di orologi, sponsor della Mostra da quindici anni, ha premiato il regista Costa-Gavras, a Venezia con il film fuori concorso  Adults in the Room. Con la motivazione, letta da Alberto Barbera, direttore della Mostra, di aver saputo tra i tanti meriti  “fare  della politica un tema affascinante….servendosi di tutti i mezzi che il cinema fornisce per accedere al più grande numero possibile di spettatori”.

sabato 31 agosto 2019

TUTTI I TEMI





Già in questi primi quattro giorni di Mostra riesce difficile trovare un tema d’attualità non trattato sugli schermi del Lido di Venezia. Direttamente o tra le righe. E considerando che c’è ancora una settimana di proiezioni, la cosa non è da poco. Altra caratteristica le performance di alcuni attori, a volte inaspettate. Come Scarlett Johansson in Marriage Story che compare con un’incerta capigliatura corta, senza trucco a coprire le prime rughe e in mises goffe. Ma il film commuove e incanta non solo per la sua capacità di rinunciare alla bellezza, per essere più nel ruolo, o per la recitazione convincente di Adam Driver, il marito, ottimo cantante, anche se forse non era il caso di fargli cantare interamente le canzoni. Con una trama minima riesce da situazioni quasi banali, a far emergere tematiche profonde, come l’inspiegabile fine di un vero amore. Sicuramente da Leone d’oro Joaquim Phoenix in Joker diretto da Todd Phillips. Un’ennesima versione del personaggio da fumetto,  non in concorrenza con la Marvel, come ha detto il regista in conferenza stampa. Il ritratto di uno psicopatico che cambia ogni momento, passando da atteggiamenti di tenera dolcezza a crudele follia. Teatro-cinema, tendenza in ascesa, per Il sindaco del Rione Sanità, di Mario Martone tratto da una commedia di Eduardo de Filippo. Francesco di Leva è un fantastico Antonio Barracane, camorrista-eroe capace di affascinare. Circondato da un cast di tutto rispetto. Applauditissimo  J’Accuse di Roman Polanski (foto in basso). Sul caso Dreyfus non un film storico, ma un thriller con i passaggi, le sorprese, la suspence. Si spera che nonostante le affermazioni integraliste della regista argentina in giuria, il regista riceva un premio se non diretto, almeno per il bravissimo Jean Dujardin, nella parte del colonnello Georges Picquart, che riesce a far emergere la verità. Quasi disperante, per la sua realistica storia di potere con documentazione ineccepibile, Adults in the room  di Costa Gavras. Tratto dal libro omonimo di Yanis Varoufakis racconta gli incontri della delegazione greca con l’Eurogruppo.  Tutto sfumato da un’ironia sottile, peraltro annunciata nel titolo e ripresa nel finale, forse un po’ lungo. Operina delicata anche se con un inizio lento Un monde plus grand di Fabienne Berthaud per le Giornate degli autori. Ispirato al romanzo di Corine Sombrum basato sulla sua coinvolgente esperienza sciamanica in Mongolia. Cecile de France è Corine. Deludente, perché inutilmente eccessivo Ema del cileno Pablo Larrain (I giorni dell’arcobaleno, Jackie).

giovedì 29 agosto 2019

HOT RED CARPET



Sempre più difficile la vita dei cinefili. Ma anche di soddisfazione. Il riferimento è la 76° Mostra del Cinema di Venezia, dove il caldo non perdona e l’accessibilità a proiezioni, conferenze stampa, presentazioni, è continuamente minacciata da code inesauribili, sovrapposizioni di eventi, orari stringati. Ma già dal primo giorno l’atmosfera è coinvolgente, sia come qualità dei film, sia come cornice. Solito red carpet  preso d’assalto con fans sempre più fanatici e star sempre più generose a rilasciare autografi e concedere selfie.  Temperature elevate  fino a tarda  ora, che vedono  nella mitica strada tra l’Excelsior e il Palazzo del cinema affiancarsi, nella stessa folla, ragazze in mutande e top, uomini in canotta e bermuda e signori in smoking, i più audaci  con giacca in mano, e signore sempre più affaticate su tacchi 12 nascosti sotto gli scollatissimi(meno male) lunghi da gran sera. Film d’apertura in odore di Leone La Verité  del giapponese Koreda Hirozaku. Protagoniste Catherine Deneuve nella parte di un’attrice famosa, in una delle sue migliori interpretazioni, affiancata da Juliette Binoche, figlia trascurata che arriva a Parigi da New York, dove abita, con un bravissimo Ethan Hawke, nel ruolo del marito alcolizzato e mediocre attore e la loro deliziosa bambina. Dialogo sostenuto, film nel film, perché l’attrice recita, battute da commedia, in un contesto che sfiora la tragedia. Dove convivono, odio represso, ambizioni sfrenate, egoismi, rancori, segreti, verità mai svelate  con flash  di sottile ironia, che obbligano a pensare. Ottimo, e non solo per il forte messaggio, The perfect candidate, di Haifaa Al Mansour, prima regista donna dell’Arabia Saudita, e uno dei due registi al femminile sui ventuno della Mostra. Mentre si parla di donne condannate perché guidano di l’automobile, la storia di una giovane medico che si candida alle elezioni del consiglio comunale, sfidando tutte le convenzioni. Tifo e acclamazioni da stadio per Brad Pitt, uno dei primi ad arrivare al solito imbarcadero dell’Hotel Excelsior. In un incomprensibile cappello con visiera alla conferenza stampa del film Ad Astra, di James Gray in cui è un astronauta che va nello spazio a ricercare il padre, anche lui astronauta (Tommy Lee Jones). Già un primo premio, Leone d’oro alla carriera, assegnato oggi, secondo giorno, a Pedro Almodovar con proiezione a seguire di Donne sull’orlo di una crisi di nervi, il capolavoro che l’ha rivelato.

martedì 20 agosto 2019

OLTRE IL TITOLO


In periodi come questi con comizi di vicepremier in spiaggia, fra cubiste e moto d’acqua, un titolo come Abbronzati a sinistra,  potrebbe sembrare quello dell’ennesimo libro di satira politica. E invece no, tratta del Cammino di Santiago, la cui direzione porta a prendere il sole, appunto, da sinistra. Anche questo certo non è un argomento inedito. In forma di manuale, di guida, di racconto autobiografico ne sono stati scritti svariati, più o meno godibili, interessanti, di servizio e non.  Abbronzati a sinistra di Elio Paoloni, pubblicato da Melville, non si distingue solo per titolo e sottotitolo (A Santiago con riserva)divertenti e concreti. In realtà raccoglie una serie di considerazioni, su persone, contatti, ricordi, incontri, apparentemente semplici ma che spingono a ragionarci sopra, a trovare analogie, riferimenti, eccetera. Il tutto raccontando se non minuto per minuto, giorno per giorno il cammino, come una guida.  Ci sono annotazioni profonde e considerazioni banali, filosofeggiare e chiacchiere salottiere. Anche se ogni capitolo è dedicato a una tappa e quindi a un luogo, le descrizioni dei posti non sono dettagliate, eppure a poco poco si riesce a immaginarli, a vederli. Sembra di camminarci in mezzo. Di partecipare alle discussioni con la moglie Vera e gli amici Marco e Marta. Ci si arrabbia per l’atteggiamento insolente del gestore di un hostal (albergo), ci si rallegra per la gentilezza di un turista incontrato all’albergue (ostello). Ci si incuriosisce per l’anziana signora solitaria camminatrice, ci si intenerisce per il giovane bergamasco che ha approfittato del licenziamento  per intraprendere il viaggio, ma deve stare attentissimo a non spendere. Molte sono le considerazioni sulla spiritualità del Cammino. Sarà giusto pretendere una sistemazione più comoda o farsi portare il bagaglio alla prossima tappa ? L’arrivo non è trionfale, ma con quel filo di ironia che serpeggia per tutta la narrazione. E non si sa come il senso dell’avventura continua a prevalere in una misura tale da invogliare a mettersi in cammino gli scettici, e forse a far abbandonare l’idea ai viaggiatori onnivori che l’avevano messa in programma.

domenica 18 agosto 2019

LIVERPOOL-CAMOGLI NO STOP



I figuranti con la conduttrice Laura Sciutto di Radio Aldebaran
Può sembrare strano l’abbinamento, ma vedendo un palco installato sulla piazzetta del porto con batteria, tastiere e microfoni si può già cominciare a fare  qualche collegamento. Se poi si vede il manifesto con un grosso tricheco rosa e la scritta I am the walrus, i dubbi scompaiono. Soprattutto per chi era un ventenne negli anni 70. Siamo alla nona edizione del Beatlesday di Camogli, giornata di celebrazione dei Fab Four voluta da un tenace gruppo di volontari, diversamente giovani off course, determinati a tener viva la memoria  del gruppo musicale forse più amato della storia. I festeggiamenti iniziano con una parata per le vie di Camogli condotta da quattro figuranti con le stesse colorate uniformi dei Beatles nella memorabile cover di Sgt Pepper’s Lonely Hearts Club Band, dal tricheco rosa e dalla Pepperlandia Marching Band. Quindi,   nel pomeriggio, Non solo Beatles, concerto di gruppi vari nella piazzetta del porto e, sempre nella piazzetta, serata finale.  Ad aprire, la premiazione di Note Raccontate, concorso alla quinta edizione per scegliere i tre migliori racconti, inviati da tutta Italia. Nessun soggetto o genere richiesto, ma solo la presenza di un elemento del logo del nono Beatlesday. E cioè walrus, il famoso tricheco del Magical Mistery Tour del 1967. In linea, tra l’altro, con lo spirito marinaro di Camogli. Primo premio a un intrigante e surreale giallo tra  spie e colpi di scena, molto british. E quindi applauditissimo il concerto dei simil Beatles, Repeatles. Quattro giovanissimi, ma con già vent’ anni di tournée in Italia e all’estero, di Merano. Parlano rigorosamente in inglese e si presentano con completo e cravatta, parrucche con frangia come i primi Beatles di Twist and Shout e Please please, per poi riapparire con i capelli lunghi, gilet, vagamente figli dei fiori per le canzoni del dopo India. Repertorio vastissimo, grande capacità di interagire con il pubblico, coinvolto nel cantare, ballare, applaudire. Con  addirittura momenti di ola da cellulare per i pezzi più trascinanti come Hey Jude. Sullo schermo, alle loro spalle, sfilano le cover dei brani cantati,  dalle meno note alle icone come le zebre di Abbey Road, con anche qualche piccolo filmato. Generoso e di grande soddisfazione il bis.