Difficile fare un commento finale su quello che si è visto al Fuorisalone. Si possono dare dei numeri, per vedere l’incremento di presenze rispetto allo scorso anno, specie quello dei visitatori stranieri, enumerare i progetti e gli allestimenti più visti. Ma è impossibile fare una sintesi o dare un giudizio generale. I punti fermi sono le lunghissime code, l’impossibilità di camminare per le strade o all’interno dei palazzi, dei giardini, dei cortili con le esposizioni. Dove la gente sembra più interessata a farsi dei selfie che a leggere le didascalie per “capire” le installazioni. Forse nell’entusiasmo, nel divertimento, nella sorpresa dei bambini si può avvertire il riconoscimento per il lavoro fisico e di pensiero che c’è dietro.
Non è facile rendere artistica un’esposizione di arredi per bagno. Patricia Urquiola, ci ha provato con successo. Ed ecco nella hall del Gran Melia Palazzo Cordusio l’installazione scultorea Balcoon-Scapes che mette insieme ed esalta i vari elementi e i materiali rendendoli dei totem. E’ un racconto che parte dalla serotonina, il cosiddetto ormone della felicità, l’installazione di Sara Ricciardi per American Express. Nel loggiato della Pinacoteca di Brera enormi forme gonfiabili si dilatano e si muovono, accompagnate da suoni, con un ritmo lento, vicino al battito cardiaco (in alto). Missoni celebra The slow art of craft, un elogio all’artigianato e alla sua lentezza. E lo fa mettendo al centro del salone di Via Solferino la mitica macchina tessile Caperdoni in attività. Seduti sui divani intorno, è un piacere vedere il movimento lento e continuo con i fili "densi" di lurex che compongono una lunga, luccicante striscia di tessuto. Di cui sono fatti i divani, i pouf, gli abiti da sera sui manichini, e gli orsacchiotti di varie dimensioni, collocati tutt’intorno. Arte fruibile quella presentata da Amini in collaborazione con R & Company per la seconda edizione di Woven Forms. Sono tappeti, pezzi unici, interpretati da nove artisti e interior designer(in basso a sinistra). Ma ci sono state anche mostre d’arte non legate al design. Come Eggs l’opera di Piero Figura tra la pop art di Andy Warhol e certe immagini surrealiste di René Magritte. In scena allo Studio Déco Gallery in Via Santa Maria alla Porta (in basso a destra). O il Giardino Alchemico di Julie Hamisky alla Casa d’Aste Pandolfini. Un giardino dove i fiori, e non solo, brillano di luce propria.



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