Ancora una volta un esempio di come una pièce teatrale, tratta da un famoso romanzo, possa diventare uno spettacolo a sé stante, tanto da non spingere minimamente al confronto. Così è Il male oscuro fino al 12 aprile al Teatro Menotti di Milano. Certo molto è dovuto alla profondità del capolavoro di Giuseppe Berto (da cui Mario Monicelli nel 1990 ha tratto un film), ma è anche da attribuire all’alta professionalità di chi l’ha portato in scena.
Da Giuseppe Dipasquale, che ne ha curato l’adattamento teatrale e la regia, ad Alessio Vassallo che interpreta il protagonista Bepi e a Ninni Bruschetta, sdoppiato nella parte sia dello psicanalista sia del padre di Bepi. Ma anche delle quattro attrici e dei due attori, molto di più di comparse, che si alternano ognuno di loro in vari ruoli, di contorno, ma assolutamente fondamentali. Notevole anche la scenografia con enormi teli argentati e trasparenti, indispensabili per delimitare gli spazi e crearne dei nuovi, ma anche perfetti per raccontare le incertezze, il vagare dei pensieri, anche le ombre e l’allontanarsi dalla realtà del protagonista. Solo con l’uso dei cubi, il palcoscenico diventa, di volta in volta, l’aula di una scuola elementare con i primi innamoramenti dello scolaro Bepi, il salotto di casa, lo studio dello psicanalista, una camera di ospedale. Mentre dietro i teli trasparenti si muovono i personaggi dei ricordi di Bepi. Un io narrante, scrittore affermato, che non riesce a liberarsi dei pensieri negativi, ha difficoltà a rapportarsi sia con i famigliari, madre e sorelle, sia con fidanzate, mogli, amanti. Ma soprattutto logorato dal pensiero del padre nei confronti del quale, ora che è morto, sente forti sensi di colpa. Il ritmo è sempre sostenuto, senza mai attimi di vuoto, dovuto anche alla buona scelta delle musiche. E pur nell’esasperazione della situazione qualche elemento tragicomico, curiosamente, riporta al realismo.

Nessun commento:
Posta un commento