In questi giorni basta fare qualche passo per le vie di Milano, e non solo nel Quadrilatero, per vedere come il design possa essere comunicato in svariati modi o anche diventare il veicolo per farsi notare.
Dior, in via Manzoni, propone i suoi accessori su finte torte che diventano oggetti di design. Parosh, in Corso Venezia, tra i suoi capi dai tagli asimmetrici, introduce le lampade colorate di varie dimensioni di George Sowden e le opere in fil di ferro di Antonino Sciortino. Valextra, in via Manzoni, in collaborazione con Object of Common Interest, studio di architetti greci basati ad Atene e New York, evidenzia i punti forti della maison. Ed ecco all’interno una grande struttura in gomma e tondeggiante, con linee morbide in contrapposizione, o meglio in dialogo, con i piedestalli in marmo bianco, su cui sono posate borse varie. Neri, in materiale plastico anche gli sgabelli. Gli stessi elementi si ritrovano accostati nelle vetrine(foto al centro). In linea con le installazioni le due edizioni limitate della borsa Iside, create per la Design Week. Kartell trasforma i marciapiedi di via Turati e quasi l’intera Via Carlo Porta in una discoteca con mega Dj set, per presentare Le Stanze di Kartell. All’interno del negozio costruisce un percorso con tutti i locali di una casa, bagno padronale, bagno degli ospiti e spazio outdoor, ovviamente al chiuso, compresi. Ognuno caratterizzato dai suoi pezziforti. Viste dall’esterno, attraverso le vetrine, ”le stanze” danno al passante l’idea di “frammenti di vita domestica”(foto in basso). Cappellini, oltre i nuovi pezzi, propone un rinnovamento di quelli iconici. Aggiunge il marmo bianco o nero alla scrivania Lochness di Piero Lissoni. Marmo colorato anche per il tavolo Giunto di Antrei Hartikainen. Impreziosisce le finiture dei tavolini Gong di Giulio Cappellini e aggiunge nuovi colori forti per la mitica poltrona Peacock di Dror (foto in basso). Il design racconta la storia di un Paese, la Polonia, nelle due mostre di Visteria Foundation al 16° piano della Torre Velasca. Impossibile non distrarsi per la vista spettacolare che si gode dalle finestre, disposte sui quattro lati dell’edificio. Ma anche le storie dietro alle due mostre catturano l’attenzione. Una è dedicata a Jorge Zalszupin (1922-2020) sopravvissuto all’Olocausto ed emigrato in Brasile, dove costruisce case e pezzi d’arredo ispirati a Le Corbusier e caratterizzati da un forte rigore. La seconda mostra illustra il modernismo polacco, anche questo rigoroso, adatto ai modi di vivere e le difficoltà di un Paese.




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