giovedì 16 aprile 2020

IO NELL'UNIVERSO


La data sull’invito di The observing universe era chiara:12 aprile 2020, dalle ore 3:00’00’’alle ore 3:00’01’’. Sotto per chi avesse avuto qualche dubbio una scritta confermava, in italiano e inglese, che la mostra sarebbe durata solo un secondo. E così è stato. Il luogo dove tutto si è svolto il Farahzadart Space a Milano. In streaming ovviamente. Artista performer Gretel Fehr, di nazionalità tedesca, ma nata a Milano dove vive e lavora. Nascosta sotto un enorme mantello marrone con strascico è davanti a un  cavalletto senza tela con una luce puntata addosso, in una stanza completamente vuota. Sul viso porta la mascherina, legame con la realtà della pandemia. Un’immagine aperta a tutte le possibili interpretazioni. Su quel cavalletto si può vedere l’esasperazione del nulla o tutto quello che si vuole, quello che si è pensato, soprattutto sognato. Perché è il sogno il vero significato della mostra secondo il gallerista e artista Benham Alì Farahzad, persiano, laureato in interior design a Teheran e diplomato presso l’Accademia di Brera a Milano, dove vive da quarant’anni. “Ci sono molti temi che si possono vedere anche non materialmente”. Certo ci vuole uno spunto e poi ci si può lavorare intorno, anche con il sogno. Per questo la scelta di un orario così particolare, in piena notte, quando tutti dormono. Noi osserviamo e immaginiamo il mondo e l’universo nello stesso tempo osserva noi, come dicono il titolo e il sottotitolo Philosophy to be seen (Filosofia da vedere). Le immagini della performance sono su instagram e sul sito (http://www.farahzadart.com  e  www.instagram.com/farahzadart). Normale curiosità chiedersi quante persone abbiano guardato la mostra nell’orario nell’invito, ma a differenza di quanto si potrebbe pensare Farahzad non sembra interessato a saperlo.   

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