mercoledì 10 giugno 2020

STORIE DI SOLIDARIETA'


Un arazzo fatto da bande di tessuto accostate con grande attenzione ai colori, in un intrigante disordine artistico(Fiori Chiari di Foro Studio, a sinistra). Una 


natura morta di bottiglie e vasi in cartone che diventa scultura (Cartocci di Paola Parone, a destra). Un enorme tappeto in lana sarda. Una lampada dove la luce esce da una lastra di marmo creando un effetto inconsueto. Un pannello di vetro che riflette e colora lo spazio intorno a sé. Sono alcune dei cento pezzi realizzati da settanta artisti e designer italiani e stranieri da vedere e acquistare sulla piattaforma on line di Delisart.  Da oggi fino al 30 giugno il ricavato delle vendite sarà devoluto al fondo #MilanoAiuta, attivato dalla Fondazione di Comunità Milano Onlus che offre assistenza domiciliare ad anziani soli, disabili e famiglie fragili, a Milano e in 56 comuni dell’hinterland.“Ci siamo resi conto di vivere un anno particolare…siamo stati travolti anche noi dal desiderio di comunicare i valori di solidarietà e vicinanza” spiega Enea Arienti fondatore di Delisart, portale di arredamento, nato a gennaio, che promuove lo slow design,  proponendo oggetti in edizione limitata e personalizzabili di selezionati designer, artisti e artigiani. L’iniziativa del Charity Funding è stata resa possibile oltre che per il contributo dei creativi, per la collaborazione di Monomio Research, laboratorio di ricerca di tendenze specializzato in design, arte, grafica e architettura. Sulla piattaforma (delisart.com) sarà possibile, oltre che vedere e acquistare i prodotti, recapitati a domicilio  spese incluse, seguire l’andamento del venduto, per condividere quanto verrà devoluto a #MilanoAiuta.

venerdì 5 giugno 2020

LA MONTAGNA CHE INCANTA


Riapre domani il Lumen Museum a Plan de Corones, a Brunico, con le dovute sanificazioni e il rispetto dei regolamenti per la sicurezza degli ospiti. A partire dall’accesso alla cabinovia per raggiungerlo a quota 2275 metri. Anche chi non ama la montagna non può 
                        restare indifferente, eufemismo per dire entusiasmarsi, di fronte a questo museo dedicato alla fotografia di montagna. Certo Lei è l’assoluta protagonista, ma c’è molto altro. Intanto il brillante recupero dell’ex stazione della funivia. Una 

superficie di 1800 metri quadri su quattro piani che l’architetto Gerhard Mahlknecht, con lo studio Giò Forma che ha curato l’allestimento,  hanno trasformato in un percorso espositivo dall’alto verso il basso, con viste variate e straordinarie. Dove l’immagine reale dietro il vetro delle finestre s’inserisce come una foto tra le altre esposte. Diverse le sale, dalla Wunderkammer con i cimeli dell’800 alla Wall of Fame che racconta i pionieri della fotografia, al Dia Horama con le foto dei più importanti maestri dell’obiettivo. Tra le curiosità la Sala degli Specchi con giochi di riflessi che coinvolgono la natura intorno e la stanza dell’otturatore con una vetrata panoramica che chiusa diventa uno schermo per proiezioni. Oltre alla Sala Adrenalina con le più incredibili foto sportive, la sala con le installazioni multimediali e di realtà virtuale dedicate a Reinhold Messner, e la sala per le esposizioni temporanee. Ora, in calendario fino all’11 ottobre, due in collaborazione con il National Geographic: Mexico con gli scatti di Rikky Azarcoya e Perù con immagini di vari fotografi.  Completano il Museo il Lumen Forum, uno spazio con pareti flessibili che nella normalità post pandemica può ospitare fino a 200 persone e il ristorante AlpiNN. Con una sala, ovviamente panoramica, segue il concept culinario di Norbert Niederkofler chef tre stelle Michelin ed è stato premiato lo scorso marzo a Berlino come il migliore ristorante all’interno di un museo. Per il momento funziona solo come snack bar, sempre tenendo fede al principio di specialità legate alla stagione e della regione.

giovedì 4 giugno 2020

CORPI COME VOLUMI




La fotografia di nudo è un campo piuttosto frequentato, ma con forti  problematiche. Se poi ci si dedica in un paese come la Cina, dove il nudo nell’arte non è mai esistito, le difficoltà si moltiplicano. Ma non è per questo che la mostra di Ren Hang ha rilevanza, anche se è giusto tenerne conto. Inaugurata oggi al Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato, Ren Hang.Nudi è una delle prime aperte in Italia dopo il lockdown. Ed è anche il primo passo di un progetto sugli artisti della Generazione Next in Cina, programmato per il 2020. Significativo per il museo di Prato che conta la comunità cinese più grande d’Europa. Se poi si considera che un altro obiettivo è la fotografia come linguaggio, la scelta di Ren Hang è perfetta. E’ terribile guardando il suo lavoro pensare che l’artista si sia suicidato tre anni fa non ancora trentenne. Certo la sua carriera artistica non è stata facile, proponendo il nudo in un Paese che nell’arte non l’ha mai contemplato. Neppure nel contemporaneo e non per la rivoluzione, ma per radici filosofiche che rendono impossibile comprendere l’uomo distaccato dalla natura nella sua nudità. Comunque i riconoscimenti del suo talento erano arrivati con Ai Weiwei che l’aveva voluto nella collettiva al Groninger Museum in Olanda nel 2013. Per Ren Hang la nudità è una condizione naturale, tanto è vero che preferisce come modelli gli amici con cui ha un’intimità e sono più spontanei. Le novanta foto non hanno titolo, né data, non seguono un percorso cronologico, “ma fluido dove si intuisce l’intreccio dei filoni di ricerca” ha spiegato la curatrice della mostra Cristiana Perrella. Il corpo è visto come materiale scultoreo, con i suoi volumi, spesso le posizioni sono forzate, non c’è interesse per la sensualità, uomini e donne sono indistinguibili. “Il genere m’interessa solo quando faccio sesso” diceva Ren Hang. Fondamentale anche il rapporto con la natura, specie  nella serie realizzata nella foresta vicino a Vienna, di cui sono in mostra anche le immagini del backstage. Il corpo diventa paesaggio, oppure viene messa in evidenza la sua fragilità di fronte al crescere della città inquinata e disumana, come nella foto del bacio scattata su un grattacielo di Pechino. Non mancano elementi feticistici o con riferimenti a pratiche sadomaso, visti con uno sguardo freddo, distaccato. Alle volte ironico e malinconico, come le sue poesie che compaiono accanto alle foto. Il modo di guardare non è mai consueto e scontato, come nella foto del manifesto della mostra dove il cigno è un animale selvatico e sgradevole, lontano dallo stereotipato simbolo di bellezza. Per Ren Hang lo scatto era tutto. Usava una camera semplice e non dava importanza né al set né alla postproduzione. La mostra chiude il 23 agosto, l’ingresso è gratuito fino al 31 luglio. Per info:  www.centropecci.it




martedì 2 giugno 2020

THREE COLORS



In questo momento il tricolore è di tendenza. Dalle frecce che volano sulle città lasciando scie bianche, rosse, verdi alle bandiere appese alle finestre, ai vari oggetti, non solo gadget, realizzati nei tre colori. Una tricolore-mania lontana da beceri nazionalismi/sovranismi. Prova ne è che Anteprima, raffinato brand di moda giapponese creato da Izumo Ogino più di vent’anni fa e sempre presente alla Milano Fashion Week, si è unito al coro con la Wirebag Bandiera, per celebrare l’Italia nel giorno della festa della Repubblica. La borsa in fili di PVC nei tre colori lavorata a mano come un tricot, mette insieme materiali innovativi e lavorazioni tradizionali nipponiche. Sempre per la             festa del 2 giugno, un altro omaggio al tricolore, questa volta italiano, viene da una cantina del Piemonte. Sono le etichette di un vino. E’ un Barbera d’Alba Superiore in un’edizione limitata di 1946 (anno di nascita della Repubblica) bottiglie, con cui la cantina L’Astemia Pentita rende omaggio all’Italia. E il cui intero ricavato delle vendite sarà devoluto alla Fondazione La Stampa-Specchio dei Tempi per sostenere le piccole aziende del territorio. Un’iniziativa benefica e un progetto di solidarietà rivelatore di “quel senso di appartenenza che ci accomuna nonostante le barriere che ci tengono divisi e che si è dimostrato in questo momento più forte che mai” ha detto l’imprenditrice Sandra Vezza, l’astemia pentita, che davvero astemia, ma innamorata delle Langhe, camminando tra i vigneti ha avuto una conversione e nel 2018 ha inaugurato la prima cantina vitivinicola pop, con dieci etichette d’eccellenza. Infatti, mentre gli esterni sono stati progettati dall’architetto Gianni Arnaudo, si è occupata personalmente degli interni, dalle pareti alla pavimentazione, agli arredi (foto in basso). Disegnandone addirittura qualcuno, come gli espositori per le bottiglie. Con quello stile pop, giocoso e surrealista, che caratterizza la produzione di Gufram, la sua azienda di famiglia. Come il divano Bocca, Cactus, la poltrona gigante Mikey dei Sogni, tutti pezzi presenti nella cantina.