Non è una fake news, che può apparire sconvolgente. E’ tutto vero. Perché le borse in questione sono quell’accessorio di abbigliamento, prevalentemente femminile, che in questo momento sta vivendo il suo periodo d’oro. Tanto che il termine accessorio può apparire improprio. Un’ascesa, quella della borsa, che si stava preparando da anni, lentamente ma con perseveranza. Chi alla fine dello scorso secolo o ai primi anni Duemila non si è stupito vedendo nelle sfilate le modelle con in mano o a tracolla una borsa?
Soprattutto perché, per varie "fashion addicted" e personaggi della moda da prima fila, era sempre più in voga non portare borsa, e avere in mano solo un cellulare (appena nato) per chiamare il "driver" all’uscita della sfilata. Le borse sulle passerelle erano una rarità che faceva discutere. Ora perfino su quelle maschili sono una presenza fissa. Anche negli show di maison che non hanno mai dato peso all’oggetto. Ma non solo, basta fare due passi nelle vie della moda, esempio il Quadrilatero milanese, per vedere vetrine di brand, di cui i capi sono la ragione della notorietà, dedicate interamente a questo accessorio. Le borse diventano le protagoniste assolute di eventi e presentazioni. Certo la varietà dell’oggetto è enorme. E non solo per quel che riguarda la finalità, i materiali, le dimensioni. Protagoniste ieri la Spiritual Bag Collection di Cristina Molardi (in alto) e le borse di My style bags (al centro). Le prime, undici pochette realizzate con piccoli tappeti asiatici: vere opere d’arte, “racconti personali dedicati alla forza della dolcezza, alla libertà di immaginare e al coraggio di seguire la propria direzione” le ha definite l’ispirata autrice. Dalla valigia alla borsa da padel, dallo zaino al nuovo trolley, sono quelle di My style bags. In tela e pelle o solo in pelle con manico in bambù, puntano sulla praticità, ma anche sulle rifiniture e il dettaglio raffinato, come la possibilità di inserire le proprie iniziali. Se un tempo la ragione del successo della borsa era essere un ottimo oggetto regalo, perché non soggetto a taglie, ora c’è altro. Ed è quasi una conferma il fatto che nel negozio di Hermès a Milano, brand noto soprattutto per le sue borse icone, nelle vetrine compaiano raramente e se ci sono, sono piccole, quasi invisibili (in basso). Molte spiegazioni del “fenomeno borsa” si possono trovare in La Borsa di Antonio Mancinelli, edito da Marsilio. Il libro sta ottenendo un successo che O la borsa o la borsetta, pubblicato da Idealibri nel 1988, non ebbe mai, anzi forse fu uno dei meno venduti della fortunata collana Piccoli piaceri.



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