martedì 14 maggio 2019

RITORNO A TORINO





C'è molta attesa per Hoas, acronimo di History of a style, a Torino dal 22 al 25 maggio, e non è solo curiosità. Attrae perché è qualcosa di unico nel suo genere. Mette in evidenza i valori della moda italiana e riporta Torino tra le città del fashion. Come riesce nell’intento? Da una parte dà spazio ai marchi locali e dall’altra presenta quattro affermati brand non solo attraverso le collezioni, ma raccontandone il lavoro. Tutto si svolge nelle OGR, Officine Grandi Riparazioni, fascinoso edificio di fine ‘800 un tempo adibito alla manutenzione dei veicoli ferroviari, dal 2017 trasformato in luogo per eventi e mostre (foto in alto e al centro). Qui, accanto alla sala della sfilata, ci saranno tre maxi room con foto di campagne, capi e accessori da poter toccare, video che documentano il modo di lavorare e il suo iter dal disegno al taglio, alla cura dei dettagli. Qui ogni giorno si avvicenderanno i brand. Il 22 andrà in scena la moda maschile per il prossimo inverno di Eleventy. Il 23 sfilerà Bagutta con la prima collezione della nuova designer Vanna Quattrini. Il 24 sarà la volta di Tom Rebl con uomo e donna. Concluderà il 25 Carlo Pignatelli. Ogni sfilata avrà un suo personaggio presentatore e vari ospiti. In contemporanea in altri spazi, a tre alla volta, ogni giorno, i dodici brand emergenti mostreranno le loro collezioni sia su manichini, sia sui cinque modelli a loro disposizione(nella foto in basso Twincetonice) . Un’area party ogni sera accoglierà pubblico e organizzatori per festeggiare, parlare, conoscersi. Molto soddisfatti i quattro brand. Carlo  Pignatelli, come è emerso dalle parole del nipote Francesco,  è orgoglioso di ridare prestigio alla città dove cinquant’anni fa ha iniziato la sua avventura e felice di poter aprire le porte della sua maison. Un'ottima opportunità per il battesimo della nuova stilista, secondo Antonio Gavazzeni, amministratore delegato e terza generazione di Bagutta. Entusiasta Tom Rebl, tedesco di nascita e milanese d'adozione, di raccontare a 360 gradi la storia del suo brand. "Sono sempre pronto ad ascoltare, ha detto Marco Baldassari co-fondatore di Eleventy e responsabile della collezione uomo, e mi fa piacere far conoscere l'azienda da vicino e il nostro impegno per la sostenibilità". Hoas sarà aperto al pubblico dal 22 al 25 maggio, dalle  16 alle 24. Per accedere all’area manifestazione basta accreditarsi sul sito www.hoas.it, compilare il form e attendere la conferma.

venerdì 10 maggio 2019

TRE DONNE


Tre libri scritti da tre donne, che hanno vissuto da protagoniste gli anni della contestazione dal’68 ai’70.Presentati da tre donne, Angela Giannitrapani, Vittoria Longoni, Marilena Salvarezza, alla Casa delle Donne di Via Marsala a Milano, con un pubblico al 98% femminile. Il marchio femminista sembrerebbe scontato, con dibattito sulle rivalse, sul cammino percorso, eccetera. E invece l’incontro ha avuto un percorso inatteso, quasi spiazzante. Il tema femminismo è stato solo sfiorato, ma come una certezza acquisita, come dato di fatto. Proprio partendo dai tre libri, in nessuno dei quali per quanto autobiografici c’è un’insistenza su questo soggetto. Le madri, per esempio, sono figure appartenenti a un passato, superatissimo. Le donne speciali non sono protagoniste. In Gli anni forti di Paola Martini (ed.Manni) c’è Tata, capace con la sua mentalità contadina e il suo motto “fare non pensare” di tirare le file della grande casa nella campagna di Empoli, dove la mamma è troppo fragile per farlo. Sullo sfondo, che poi diventa scena principale, di Firenze della contestazione, fino al caso Moro. In Incontri all’angolo di un mattino di Lia Migale (La Lepre Edizioni), la storia di una generazione parte da Teramo, dove la scrittrice ha vissuto i primi anni e prosegue a Roma. Racconta le rivoluzioni di quel momento con le esperienze, non con i fatti. E per far questo utilizza le stelle comete, personaggi reali, non più fra noi, con i quali ha vissuto queste esperienze. Uomini e donne. La donna speciale in Sono io la tua sposa Marina (ed.L’Iguana) di Donatella Borghesi è Marianna, vedova del capo palombaro ed eroe viareggino Alberto Gianni, nonché nonna dell’autrice. Che a differenza di Martini e Migale, non scrive in prima persona. Parte, appunto, da Marianna la saga della sua famiglia, per arrivare agli anni ’60-‘70 con le vicende di Alberta, sua replicante, fino a Carlotta, replicante di sua figlia. Come ha detto Borghesi il memoir, costruito fedelmente su lettere e documenti, si mescola alla fiction di cui spesso prende i ritmi. Come nel primo capitolo con l’avvincente scena dell’Artiglio, la nave del nonno palombaro, che salta in aria. Una sceneggiatura da film. 

mercoledì 8 maggio 2019

DI PADRE IN FIGLIO



Le specie in estinzione, il rispetto della natura, la salvaguardia del pianeta sono tra gli argomenti più affrontati del momento. Se ne occupa l’informazione, ma anche l’imprenditoria, la moda, l’arte. 

Per alcuni si tratta di episodi sporadici, per altri è il tema di un evento, per altri ancora un punto di partenza. Per Zegna è qualcosa di acquisito e connaturato. E lo è da molto tempo. Da quando nel 1993 il fondatore Ermenegildo creò l’Oasi Zegna, prima costruendo strade anche per i rari abitanti isolati in quell’area di 100 km2, poi piantando alberi e  valorizzando i prodotti del territorio in un’opera di difesa e riscoperta delle tradizioni. Tanto che nel 2014 il FAI ha dato all’Oasi il suo patrocinio. Un’iniziativa quindi sociale e culturale di cui il progetto espositivo Padre e figlio, dal 17 aprile al 13 ottobre, ne è una felicissima espressione. Curato da Alberto Fiz si distribuisce su tre sedi: la Casa Zegna a Trivero, il Palazzo Gromo Losa a Biella alta e Cittadellarte-Fondazione Pistoletto, sempre a Biella. Sì perché il padre e il figlio in questione sono Michelangelo Pistoletto e il padre Ettore P.Olivero (la P. sta per Pistoletto, parte di un doppio cognome, che il figlio ha usato solo agli inizi dell’attività). Pittore di paesaggi e nature morte, Ettore ebbe una lunga collaborazione con la Zegna che ha tramandato al figlio . Suoi sono i dodici quadri che raccontano la storia della lana a Casa Zegna, uno dei pezziforti della mostra. In totale le opere sono un centinaio, tra dipinti, installazioni, lightbox, video, fotografie e quadri specchianti, in cui i due artisti dialogano. Con approcci artistici differenti, ma “uniti nel senso della bellezza coniugato in modo diverso”.  Come ha detto Ferruccio De Bortoli,  autore  della prefazione del catalogo, insistendo sull’esigenza degli artisti di “restituire qualcosa a quel territorio che tanto ha dato”. Che è del resto lo spirito che anima di padre in figlio le iniziative della famiglia Zegna. Il progetto, oltre alla mostra, comprende una serie di eventi, manifestazioni, visite guidate, escursioni a tema, caccie al tesoro, attività didattiche e ludiche per bambini, laboratori, che già iniziati continueranno fino a metà novembre (info@padreefiglio.it). 

venerdì 3 maggio 2019

PIU' CHE IL CIELO IN UNA STANZA


Che il monologo di Molly dall’Ulisse di Joyce, anche solo da leggere, sia una prova di talento per un’attrice, sono tutti d’accordo. La mancanza di punteggiatura per pagine e pagine, obbliga il lettore, se non altro per respirare, a inserire delle pause, e quindi a dare un’interpretazione. Che potrebbe non essere quella che voleva l’autore. Il problema s’ingigantisce se il monologo è recitato. E non per il fattore memoria che non è di certo prioritario per il bravo attore. Sono i gesti che accompagnano il parlare, su cui Joyce non dà indicazioni, ma che devono essere comunque credibili, compatibili con l’argomento, importanti ma non prevaricanti. Per questo La stanza di Molly, in scena ieri al Teatro Faraggiana di Novara è stata una vera rivelazione.L’idea di farne un pezzo teatrale è nata da Paolo Colombo, pittore novarese, che ha raccontato l’Ulisse in 110 quadri e che sta lavorando a fare lo stesso dell’ ancora più complesso Finnegans Wake dello scrittore irlandese. Alcuni dei suoi quadri proiettati hanno fatto da sfondo alla stanza, peraltro arredata solo con il fondamentale letto e un piccolo comodino. A interpretare Molly, Chiara Petruzzelli quanto mai convincente nel ruolo (in alto davanti alla proiezione di un quadro di Colombo). Mai sopra le righe, misurata senza mai essere monocorde, perfetta nella sua sottoveste di seta e le sue calze nere. Sempre credibile nel suo raccontarsi, nell’evocare episodi, nel parlare del suo rapporto con Leopold Bloom, nelle sue considerazioni su donne e uomini.  Pronta a entrare nei dettagli più intimi, senza mai essere volgare. Perfino quando si siede sul pitale appoggiato sul letto. Una credibilità vera, autentica, non estetizzante o studiata, anche perché quello che dice sono i suoi pensieri ad alta voce. Ogni tanto il suo parlare è accompagnato dal suono live del contrabbasso. Una volta s’interrompe e si sente la sua voce registrata. Ogni tanto sale su un palchetto accanto al musicista e canta. Espedienti di regia, curata da Alessia Vicardi, che non interrompono o sviano dal soggetto, anzi aiutano a rendere più fluido e a dare quasi una suspense al monologo.  Ci si augura che lo spettacolo, rappresentato per un solo giorno, possa partire per una tournée in vari teatri italiani.

giovedì 2 maggio 2019

UN'ACCOPPIATA VINCENTE





Sono le due ultime mostre in corso a Milano legate alla Design Week. Terminano tutte e due il 12 maggio e sono tutte e due a Palazzo Reale. Sono The art of Kartell e De Coding Alcantara. Anche se 
entrambe sono promosse dal Comune di Milano e da due importanti realtà del mondo del design, non sono celebrative delle aziende. Sebbene con pezzi famosi l’una e con interpretazioni importanti l’altra, non raccontano la produzione, ma parlano d’arte, della sua evoluzione, dei nuovi linguaggi, delle contaminazioni con la tecnologia. The Art of Kartell, curata da Ferruccio Laviani e Rita Selvaggio, per i settant’anni dell’azienda, è nell’Appartamento dei Principi, prezioso esempio  di abitazione ottocentesca. Qui si confrontano e s’integrano pezzi iconici come sedie, tavoli, lampade, complementi d’arredo con fotografie, video, campagne pubblicitarie, ma anche estratti di film cult. Che a loro volta diventano pezzi di un’installazione. Ogni sala è una sorpresa a tema, non necessariamente didascalico, spesso di fantasia, dove l’immaginazione è sovrana e il filo conduttore sofisticato e onirico. Anche l’ironia gioca un ruolo importante. C’è il bar tutto di vetro con strane creature.  C’è un paio di stivali e due pochette di cui una triangolare, in camoscio verde, che simboleggiano l’Italia con Sicilia e Sardegna. Nelle foto si alternano gli still life o i ritratti di Giovanni Gastel, alle visioni surreali di Giampaolo Barbieri, al perfezionismo di Aldo Ballo, alle Polaroid decostruite di Maurizio Galimberti (due foto in alto).
De Coding Alcantara, a cura di Domitilla Dardi e Angela Rui, è nelle Sale degli Arazzi e non a caso. Gli arazzi, che narrano episodi di Le Metamorfosi di Ovidio, non fanno solo da sfondo, ma  sono il punto di partenza per una decodificazione. Per prendere spunti per una ri-narrazione in quattro installazioni artistiche che utilizzano il materiale Alcantara con le nuove tecnologie. Come la storia di Medea nell’interpretazione della designer olandese Sabine Marcelis, dove gli arazzi, cornici comprese, sono spezzettati in cubi rivestiti di Alcantara, da vedere con gli occhiali 3D (foto a destra).  O la rivisitazione della mini-serra, inventata nel 1829  per trasportare specie botaniche da un emisfero all’altro, dello studio Space Popular di Londra, che racconta  il mito degli Argonauti con l’ausilio degli occhiali di realtà virtuale (foto al centro). Anche qui le occasioni di stupore sono molte, svariate, inattese. L’accensione della curiosità è continua e riceve sempre risposte soddisfacenti. Il gioco e il divertimento è comunque assicurato. Particolare non trascurabile, l’ingresso a entrambe le mostre è libero.