al Centro
Congressi. Come tutte le opere della scultrice ha un titolo “La nuova città che
sale”. E’ una scala che non finisce con un gradino o un piano, ma con una punta.
Non è tortuosa, ma ha l’aria di essere accessibile. Come osserva Camillo Fornasier, consigliere delegato arte e cultura
Fondazione Stelline, pone una domanda, ma di positività. “Finisce nel cielo o
si contrappone al cielo”. Si chiama in modo simile a
un dipinto di Boccioni di un centinaio d’anni prima “La città che sale”.
Secondo il presidente della Fondazione Mudima Gino Di Maggio pochi artisti
avrebbero osato. Eppure la scelta del nome per Carlini non è dettata
d’arroganza, ma esprime una considerazione sull’opera. Entrambe, infatti, pur
diverse tra loro, raccontano gli inizi di un secolo pieno di innovazioni. A
fare da cornice sono il palazzo Vela di
Fuksas e i due edifici scuri di Dominique Perrault, con i quali dialoga in
sintonia. Secondo Philippe Daverio, Maria Cristina Carlini, come Pino Spagnulo
e Giovanni Kounellis, sono artisti capaci di stabilire un linguaggio
comune, che li identifica “nella tribù”. Le loro opere di quel
colore ruggine, sono in armonia con l’architettura contemporanea, parlano lo
stesso linguaggio. “Perché senza linguaggio non esiste l’arte”. E la ricerca dei
materiali e l’uso di alcuni insoliti, sempre in
armonia con lo spazio intorno, sono la caratteristica forse principale
dei lavori di Carlini(dai campus universitari di Denver alla Città Proibita di Pechino, al Lungomare
di Reggio Calabria, ecc.). “Mi piacerebbe fare delle sculture e sapere dove
vanno” dice l’artista, in genere restia
a parlare delle sue creazioni e delle sue fonti d’ispirazione: “Vorrei che
ognuno ci potesse vedere quello che vuole”.
mercoledì 17 dicembre 2014
LA NUOVA CITTA' CHE SALE
lunedì 15 dicembre 2014
VOGLIO SOLO TE'


Se si mettono a confronto tè e caffè
e il loro uso nel mondo occidentale, il primo ne esce distrutto e annientato. Il
caffè sembra essere una condizione per vivere, qualcosa da cui non si può
prescindere. E’ il protagonista delle frasi luogo comune:“Senza un caffè la
mattina non connetto”. “Il primo
pensiero quando mi sveglio è il caffè”. “Riesco ad aprire gli occhi solo
davanti a un caffè”. E’ la motivazione per un incontro rapido: “Vediamoci per un
caffè”. Nessuno direbbe mai “Vediamoci
per un tè”. Eppure la negletta bevanda ha lunghe tradizioni e antichi rituali.
Ha una sua ora, le sue sale e per molti decenni è stata la motivazione per un
ricevimento in grande stile (“La bevanda che permette anche a un povero di
ricevere come un principe” scriveva Pittigrilli). L’invito di signore per un tè, annunciato con
giorni di anticipo, richiedeva abiti, orari, servizio, porcellane, argenti. “Venga
a prendere un caffè da noi” non necessita di una preparazione, si dice ai
vicini o a persone in confidenza. Anche nel modo d’uso il tè guarda alle
tradizioni, il caffè si rinnova, a cominciare dalle apparecchiature. Pure il
packaging si differenzia. Chi
regalerebbe una
confezione di caffè? Invece il tè si presta a diventare un oggetto-dono. Ne è
un esempio la scatola del Tsarevna Kusmi Tea, il tè di Natale nero
speziato di base con aromi d’arancia, vaniglia e mandorla. Racconta la storia di quel Pavel Kousmichoff
di S.Pietroburgo fornitore degli zar, con la sua casa del tè fondata nel 1867, che, fuggito dalla rivoluzione del 1917, apre una boutique a Parigi, abbreviando il suo nome in Kusmi. Quindi si
espande a New York, Londra, Berlino. Ora il marchio è di proprietà della
famiglia Orebi, nel settore dal 1935, e ha negozi nelle più importanti città,
in Italia solo a Milano. Accanto alle vecchie “boites”, rivisitate fedelmente,
e alle centennali miscele, ci sono nuovi tè “salutistici” con packaging contemporanei e di design. Come
dicono gli eleganti still life del fotografo Dimitri Tolstoï, discendente dello scrittore.venerdì 12 dicembre 2014
E' NATALE, NON SOFFRIRE PIU'
regalare alla Pucci una borsa “come l’anno scorso”, al Giovanni un libro “anche
se non legge mai”, ai vicini gentili dei
cioccolatini “che se mai li offrono”. C’è anche chi prova lo Snatale,
organizzando festeggiamenti al contrario. Lì per lì tutti trovano l’idea
geniale, ma poi sotto sotto, senza farsi vedere, rimpiangono l’albero e Jingle Bells.
C’è però un giusto mezzo tra il bianco, sdolcinato,
cariatore di denti, Natale tutto rosso-oro-abete, dove l’inutile consumista
regna sovrano e il Natale alla Savonarola antispreco, mortificante, cupo e
anche un po’ flagellante.
Qualche esempio di regalo? Caratterizzato per la
stagione, ma non con renne & company stile maglione di Colin Firth-Mark
Darcy, il cardigan, per lei, in lana con i lama, Perù style (Nice Things).
Invece della scarpetta da Cenerentola da usare solo per un party, dove le
possibilità di incontrare il principe
azzurro sono lo 0,0001 per mille, la
Superga pied-de-poule
utilizzabile in molte occasioni e altrettanti incontri. Per chi ha un
cane ecco il guinzaglio Vario della Flexi, allungabile, con luci led,
ergonomico. In altri cinque colori oltre al rosso. Meglio che regalare un cane. I canili sono
pieni di ex sorprese natalizie e c’è anche chi il 26 nella spazzatura ha
trovato e salvato un cucciolo con tanto di fiocco rosso.
E infine anche sulla tavola qualche variazione.
Senza arrivare all’hot dog al posto del
vol-au-vent o del capitone e alla Coca Cola invece dello spumante. Per il
brindisi finale, perfetto con dolci e pasticcini, un Moscato di qualità. Come
il Nivole d’ Asti dal profumo intenso
“con sensazioni” di salvia, pesca, pompelmo e meringa.
lunedì 8 dicembre 2014
RITORNO A CHIC MOUNTAIN
Gli elementi dell’albergo ideale di montagna ci
sono tutti. Legno, rosso colore dominante, grandi camini, luci calde. 71 camere
diverse tra loro, dove il design convive
con il rustico e il romantico, dotate di bagni iperfunzionali e terrazzini strategici per sole e breakfast in tête-à-tête.
Una sala riunioni assolutamente inedita con lavagne e banchi di scuola.
E poi la
spa con hammam, sauna, cabine per trattamenti vari e un’enorme piscina con
vetrate sull’esterno, un’estemporanea cascata, ovviamente di acqua calda, e un inaspettato
lampadario a gocce da sala da ballo. Arredamento da montagna, certo, ma senza
nessuna concessione all’inutile dettaglio, genere casetta di Heidi. Il legno,
insomma, funzionale a dare il tocco cosy
e coerente con l’esterno. Non a caso l’albergo si chiama Ferien Art, dove ferien significa vacanze. Se
poi si aggiunge che si trova al centro di Saas Fee, nel Vallese svizzero a 1800
metri d’altezza, la definizione di ideale è più che azzeccata. Per quanto il
piccolo paese sia frequentato da personaggi come Bill Murray, i reali inglesi,
George Michael (che qui 30 anni fa ha girato il suo melenso Last Christmas) non
è conosciuto alla massa. Scelto dagli sciatori l’inverno e dagli “arrampicatori”
in estate per le vette intorno, tra cui il Dom (4545 metri, la più alta
montagna, tutta in Svizzera), è indicato anche per chi vuole riposo assoluto.
Garantito dal fatto che le auto non circolano e il trasporto è assicurato da
taxi e navette degli hotel, elettriche. Il rigore svizzero non consente il
passaggio neanche ai privati con auto elettrica. Con enorme sollievo di chi ama
camminare nelle stradine con tanti negozi, artigianali e non, e senza la
presenza incombente dei monomarca, uguali da Capri a Ulan Bator. Da vedere le
vecchie case in legno scuro(pare che il legno chiaro diventi così in dieci anni) che
datano addirittura al 1400 o le “Speicher”, che un tempo servivano per
raccogliere fieno e formaggi. Costruite su palafitte hanno degli strani elementi di pietra fra i
pali e la casa. Si chiamano “Mäuseplatte” e come dice il nome rendevano
impossibile l’entrata anche ai topi più audaci. Per sciatori e non, da non mancare la salita al Mittelallalin, con
due funivie e la Metro Alpin, funicolare che in 10 minuti percorre un
dislivello di 500 metri per un kilometro e mezzo di lunghezza. Qui c’è
l’Eispavillon, una grotta costruita nel ghiaccio, davvero impressionante. Per
quanto adatta ai bambini, è lontana mille miglia da una trovata kitsch.
Immancabile una sosta al Threes!xty, il ristorante rotante più alto del mondo (3500 metri) per un
superaccessoriato hamburger da gustare con il panorama che ruota intorno e
cambia di continuo.
giovedì 4 dicembre 2014
COS'E' IL LUSSO?
Il vero lusso è il caviale o l’agenda
senza appuntamenti? Non si poteva scegliere titolo migliore per
una ricerca sulle metamorfosi del lusso.
Non è un caso che sia di Saatchi & Saatchi, una delle agenzie creative più conosciute e
diffuse (130 uffici, 6.500 persone) e la più premiata in Italia(17 Leoni di cui
9 d’oro negli ultimi tre anni al
Festival Internazionale della Creatività di Cannes).
Stabilire cosa sia il lusso è
impossibile, ma individuarne le variazioni nel tempo è un ottimo passo avanti
ed è questo che ha illustrato la dottoressa Jane Cantellow Global Planning
Director di Saatchi & Saatchi. Interessante il sistema di ricerca
utilizzato. Come ha spiegato Giuseppe Caiazza, Ceo di Saatchi & Saatchi
Italia e Francia, niente focus group, con interviste limitate e limitanti ma
una “metodologia etnografica quantitativa” possibile non essendo l’agenzia “un istituto di ricerca
e non avendo la pretesa di basarsi su rigorosi percorsi”. Un “exploring”, come è stato definito, in
nove paesi di cui solo due europei, Italia e Regno Unito, conversando con la gente per capire il loro modo di vedere e di
pensare. Le caratteristiche emerse sono svariate e mettono bene a fuoco i cambiamenti
avvenuti. L’accesso al lusso è più diffuso, è più affine a un’ idea di confort,
piace ancora il suo senso di mistero, di
inafferrabile, di irraggiungibile (v.foto Cartier) ma deve tenere conto anche dei valori umani, famiglia ecc. La tradizione
è importante ma lo è altrettanto l’innovazione e la tecnologia. Il lusso è il
customized, il su misura, il bespoke. Indicativi gli esempi del
laboratorio a Londra dove puoi farti
costruire la bicicletta del colore che vuoi con le ruote che vuoi ecc. O lo spot della KLM con il cane in
cappotto-divisa logato che a ogni passeggero riserva un’attenzione
diversa. Il lusso deve diventare un
tramite per le relazioni. E infine deve
offrire sensazioni gratificanti, piacevoli,divertenti, fantasiose, farti
entrare in una dimensione fiabesca, come lo spot Twinings (v.foto).
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