mercoledì 1 giugno 2016

QUANDO I BEATLES INCONTRARONO L'ORIENTE


 Foto Pattie Boyd, London
“L’India ha salvato la vita a molti ragazzi. L’hanno identificata come un mondo senza pressione, con un respiro dolce” è il pensiero di Shel Shapiro, musicista e produttore discografico. Hanno trovato nell’Oriente un’alternativa a quello che sembrava promettere la droga. Anche per questo il viaggio dei Beatles in India nel 1968 deve essere visto come un importante capitolo della nostra storia. Più che un passaggio di rilievo per la loro musica. “Con i Beatles l’Oriente entra nella cultura popolare” ha detto Luca Beatrice ideatore e curatore della mostra Nothing is real. Quando i Beatles incontrarono l’Oriente, da oggi al 2 ottobre al MAO Museo d’Arte Orientale di Torino. L’esposizione non è solo un revival della vita o  delle canzoni dei Fab Four, ma un racconto di tutte le  contaminazioni fra pittura, letteratura, 
cinema, moda, costume  legate  a quell’evento. Da vedere centinaia di oggetti  che documentano il viaggio come strumenti esotici, foto dei quattro, cover di LP, locandine, appunti, memorabilia varia. Ma anche le ceramiche di Ettore Sottsass realizzate nel 1968 e ispirate ai diagrammi del culto tantrico. O le mappe di Alighiero Boetti create in Afghanistan, le opere  di Francesco Clemente anche lui incontrato sulla strada per Katmandu. I tableaux vivant di Luigi Ontani, sull’identità del corpo  in una versione aggiornata di Kamasutra. E poi ancora la straordinaria carta geografica del fiume Gange di Aldo Mondino  fatta con cioccolatini incartati in diversi colori. O le opere di grafica tra cui la rivista  Pianeta Fresco, ideata da Fernanda Pivano e Allen Ginsberg con la direzione artistica di Ettore Sottsass. Dai reportage sulle comunità modello per gli hippie di Italo Bertolasi alle foto di Pattie Boyd, fidanzata di George Harrison,  il primo dei Beatles a essersi interessato alla cultura orientale. E poi i libri cult  come Siddharta o Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta. E i film, da quello di un giovanissimo Furio Colombo sull’ashram di Rishikesh al film psichedelico Wonderwall di Joe Massot con musiche di George Harrison. Perfetto per  entrare in sintonia l’allestimento dello studio brh+ di Torino con gli essenziali arredi Lago, la colonna sonora di Sonos che bene evoca quegli anni e il percorso olfattivo studiato da Lush. Ottimo complemento Inside the wonderbox,  selezione di film inediti e di archivio  del Fashion Film Festival sull’incontro tra arti visive e moda.

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