L’orizzonte e l’orizzontalità sembrano il punto forte dell’opera di Luca Pancrazzi. Almeno da quello che si vede nell’installazione site-specific all'esterno e nella mostra all'interno di Assab One, lo spazio-galleria nell’omonima via di Milano, sede di un’organizzazione no profit. Che, fondata da Elena Quarestani, vuole “offrire agli artisti uno spazio di ricerca ed espressione” e nello stesso tempo “dedicarsi alla cura del territorio e alla relazione con il quartiere”.
Lo site-specific di Pancrazzi attraversa interamente la facciata dell’edificio, per una lunghezza di 38 metri. E’la scritta-titolo “Mi disperdo e proseguo lasciandomi indietro un passo dopo l’altro” composta da 513 elementi in ceramica policroma. Un omaggio al passato dell’edificio, sede della GEA, Grafiche Editoriali Ambrosiane. All’interno una serie di opere realizzate negli ultimi vent’anni dall’artista, tutte caratterizzate da una sempre presente linea dell’orizzonte. Alcune sono immagini quasi fotografiche che ritraggono, ben identificati, la curva di un’autostrada o un ponte sul fiume. Altre sembrano schizzi di edifici lontani, altre ancora sono una pellicola o solo dei segni o dei piccoli non identificabili elementi geometrici. Sono paesaggi di tutti i tipi, visti dal finestrino di un treno o di un’auto, rivela l’artista. Alcuni veri, altri ricordati, altri “un po’ inventati”. “Non li ho mai visti tutti in fila, ma la cosa più curiosa è che si potranno osservare partendo sia da destra sia da sinistra” spiega Pancrazzi. E in tutti e due i modi si consiglia di vedere la mostra. A confermare l’orizzontalità anche il testo del critico Alessandro Rabottini, pubblicato su un leporello (taccuino composto da una lunga striscia di carta ripiegata a zig zag). La mostra è aperta fino al 16 maggio, da giovedì a sabato, dalle 15 alle 19. Durante la Design Week, dal 18 al 26 aprile, dalle 12 alle 19.



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