Trent’anni fa faceva notizia un
albergo con una sola stanza o uno con giardino e piccola piscina in ogni
camera. Da molto tempo ormai non ci si stupisce più di hotel sugli alberi,
sott’acqua, ricavati in una ex prigione, dentro a un camper su una terrazza, in
una chiesa, in un treno, in un tram. Però poter scegliere di dormire in una O,
con un arredo ispirato alla birichina Histoire d’O di Paulina Réage o in una E, con la sala cinematografica
più piccola del mondo, può incuriosire anche il viaggiatore più restio ai
Guinness. Si può fare all’Amstel Botel di Amsterdam, nell’ex cantiere navale
NDSM, facilmente raggiungibile dal centro città. Si tratta di un grande traghetto
attraccato alla darsena con sul tetto un’enorme scritta Botel. E in ognuna di
queste cinque lettere, alte 6 metri e mezzo, sono stati ricavati dei loft-suite
da vari architetti in collaborazione con l’architetto e cineasta Jord den
Hollander. Ovviamente queste stanze sono
diverse tra loro, la B (foto al centro)per esempio è stata progettata per degli sportivi, con una rampa per lo skatebard (foto in alto). La T, chiamata Captain’s Room, ha al suo interno un ascensore e delle finestre
a oblò. Mentre la L creata da un giapponese è bianca, minimalista, si ispira
all’arte ed è ricercata da chi vuole stare tranquillo. L’hotel piuttosto
normale nel complesso, è un tre stelle, con un ottimo prezzo, un buon servizio,
una collocazione interessante perché in un quartiere animato con locali e
gallerie d’arte e delle torte fantastiche per la prima colazione. www.amstelbotel.nl
Luisa ma tu sei stata nella O o nella L progettata dal giapponese ... In ogni caso anche se ancorata, soffrirei il mal di mare, cioè di Amstel. Ale
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