La terza giornata della Men’s Fashion week si è aperta con la sfilata di Simon Cracker, sempre coerente con il suo stile. Uno stile che potrebbe apparire non in sintonia con la tendenza di stagione che vuole capi funzionali e confortevoli. Eppure si inserisce perfettamente in questa linea, perché la collezione, disegnata come sempre da Simone Botte, propone capi con "protezioni capaci di adattarsi a ogni corpo e ogni genere". Con uno sguardo al passato e con ogni piccolo dettaglio non casuale. Può essere un drappeggio particolare, un’asimmetria nell’allacciatura o tutti gli elementi della sartoria assemblati in un unico capo (foto a destra).
L'Espa.net
domenica 18 gennaio 2026
NUOVO SOFT
sabato 17 gennaio 2026
CONFORTEVOLISSIMEVOLMENTE
Che il futuro dell’uomo, e forse anche della donna, vada verso un modo di vestire sempre più confortevole è assodato. In questa Milano Fashion Week maschile, le conferme si vedono.
Per Giulio Maragno, fondatore e direttore creativo del brand Maragno, laurea come costumista e scenografo teatrale all’Accademia di Belle Arti di Venezia e master in stylist allo IED di Roma, i capi devono offrire protezione. E lo spiega con un’installazione con cui presenta la sua collezione genderless (in alto a sinistra). Una piramide di tessuti a formare una capanna, proprio come si faceva nei giochi da bambini. Sui manichini giubbotti ampi, cappotti over, pantaloni elastici e senza chiusure vincolanti. Tutto in sete e lane morbide, ricavate da tessuti fine serie, nei colori della terra, sfumature del beige e del marrone. Sul confort si basa, da sempre, Alessandro Pungetti designer di Ten C, che utilizza l’OJJ (original Japanese Jersey) uno speciale jersey in fibre di nylon e poliestere, ultraleggero, traspirante e impermeabile. In collezione giacche con tasche o senza, di look militare e no (in alto a destra). Interamente in OJJ o in abbinamento al nylon, imbottite con piuma e no, e pantaloni in abbinamento. Una silhouette “essenziale, rilassata, confortevole” quella del The Gentle Man di Corneliani, disegnata da Stefano Gaudioso Tramonte. Particolare la presentazione, come sempre nel palazzo di Via Durini: un mix di video e passerella. Nel cortile, trasformato in cinema con sedute d’epoca, prima la proiezione di un microfilm creato con l’AI con scene ispirate a film cult, dove il filo conduttore è l’amore e la gentilezza. Quindi i modelli sembrano uscire dallo schermo. Per loro giacche e cappotti doppiopetto in materiali pregiati come l’alpaca, giubbotti in nappa super soft, maglieria in cashmere in una teoria di grigi interpretati. Dietro di loro, come i crediti di un film, compaiono i nomi di chi “contribuisce al patrimonio creativo di Corneliani”. Il richiamo alle imminenti Olimpiadi prosegue e in serata è EA7 Emporio Armani a celebrarle nello store di Via Manzoni. Con varie iniziative, tra cui una sfilata con le tute, gli occhiali e i vari accessori che saranno in dotazione degli atleti, nei momenti conviviali di Milano Cortina 2026.
venerdì 16 gennaio 2026
IL FUTURO DELL' UOMO
E’ partita oggi la Fashion week milanese dell’uomo per il prossimo autunno/inverno. Con il passaggio di testimone dal Pitti di Firenze, con più di 750 brand e un grande successo dei giapponesi. Ma già ieri a Milano qualcosa si è mosso. Come la mostra The gentleman:stile e gioielli al maschile a Palazzo Morando fino al 27 settembre. Un racconto, non precisamente cronologico, sui gioielli per l’uomo. Dai più classici gemelli alle più datate catene per orologi, dalle spille alle fibbie per scarpe e cinture, fino a minuscole "lorgnette d’un temps" o vistosi anelli, anche contemporanei con logo di stilisti. Ad “arricchire” il racconto manichini con abiti e gilet, video di sfilate, spezzoni di film e foto di personaggi, dai reali dei primi 900 ai protagonisti dello spettacolo, più o meno contemporanei, non sempre, purtroppo, con didascalie.
Proposto ieri pure il progetto The house of coffee di Starbucks, un inno all’artigianalità, al design e alla funzionalità con una giacca impermeabile K-way, degli sci Nordica e un piumino di Poldo Dog Couture. Di oggi, invece, il debutto del brand australiano Warped ispirato al protagonista di Mr.Crocodile Dundee. Non però in quanto “macho che caccia coccodrilli a mani nude”, ma uomo che sceglie un abbigliamento funzionale e confortevole. Grande ricerca quindi nei materiali, dalla lana al 100% ai tessuti scuba delle mute, ai denim con effetto tessitura in 3 D. In linea i dettagli come i lacci per cintura o a chiusura delle giacche in pelle di canguro, cinque volte più resistente di quella bovina. Retori, brand di lusso per uomo e donna, ha inaugurato il Salotto Retori, aperto su Via della Spiga e via Senato. Non solo un negozio, ma uno spazio oltre che per gli uffici, per mostre, presentazioni di libri, eventi. Primo, una personale dell’artista brasiliana Manuela Navas in perfetto dialogo con le proposte della direttrice creativa della maison Salma Rachid. Curati dall’architetto Massimiliano Locatelli la ristrutturazione e gli arredi di una sobrietà accogliente e una pulizia di linee, in accordo con il preesistente muro in cemento borchiato di Tadao Andao. Si respira aria di Olimpiadi da K-Way che presenta una serie di capi per uomo e donna in materiali superpratici, non solo per lo sci o gli sport da neve. Nel ricreato Alpin club in town, in questi giorni, dibattiti, conferenze, workshops, in tema. Nevica anche sulla passerella del cinese Li Ning, ex ginnasta, fondatore dell’omonima azienda, alla sua prima volta a Milano. Pezzi pratici, colorati, con solo qualche cenno alla Cina (foto in basso). Pelle protagonista da Salvatore Santoro, brand napoletano nato quarant’anni fa. I capi sono quelli classici del guardaroba con lavorazioni sartoriali, dettagli e colori calibrati. Interessante il montone “vissuto” dalla parte pelliccia. S’intitola Gran Turismo la collezione di Marcello Pipitone, che “esplora l’idea del viaggio urbano nelle metropoli contemporanee”. E il pop è in prima fila (in alto).
giovedì 15 gennaio 2026
A VOLO SPIEGATO
A volo d’angelo è, fino al 18 gennaio, al Teatro della Cooperativa di Milano. Un titolo che al primo impatto sembra non anticipare niente. E invece calza perfettamente con il modo di raccontare del monologo. Testo vincitore e selezionato per importanti festival e rassegne, scritto e diretto da Federica Cottini, vede in scena Michelangelo Canzi nella parte di una guida turistica.
Si chiama, o meglio viene chiamato, Crazy Bosnian guy, arriva sul palcoscenico passando tra il pubblico, che cerca di coinvolgere con battute varie e richieste di essere fotografato. Vuole un ricordo e sui ricordi imposta tutto il suo racconto. Sopra le righe, chiacchierone, un po’ sbruffone e superficiale, in apparenza, in realtà affronta un tema importante, la guerra dei Balcani, che ha vissuto da ventenne a Monstar, la sua città, nel sud della Bosnia Erzegovina. E per questo ha quel nome. Con il suo vistoso completo dal tessuto scintillante, gli occhiali da sole alla moda, secondo lui, passa da un aneddoto insignificante alla descrizione di un luogo, o di un evento drammatico. Sempre intorno a quella guerra che nel mondo hanno tutti dimenticato, tranne chi l’ha vissuta in prima persona come lui. Canzi è molto convincente nel ruolo, con quella parlata dallo strano accento che potrebbe essere di un bosniaco, che alterna con frasi in inglese, tipiche da guida turistica. Parla di ragazze e amori, scherza, balla, ride, prende in giro. Descrive la sua città e il famoso ponte. Riuscendo a dipingere un quadro realistico di quel terribile periodo. Ma anche della situazione attuale “definita dagli stessi abitanti una polveriera pronta a esplodere”. Di cui è giusto e doveroso prendere atto.
mercoledì 14 gennaio 2026
PROVA DA OSCAR
Oscar Wilde è uno degli scrittori che dopo più di un secolo continua a suscitare interesse e curiosità, non solo per le sue opere senza tempo, ma anche per l’attualità della sua ironia e del suo sarcasmo. Molte sono le sue frasi diventate famosi aforismi e brillanti citazioni. Una per tutte quella sul letto di morte in un albergo di Parigi dall’arredamento kitsch “O quella carta da parati se ne va o ci vado io”.
Per questo Divagazioni e delizie al Teatro Menotti di Milano, da ieri al 18 gennaio, è da non perdere. Scritto negli anni ’70 da John Gay, autore statunitense, è stato portato sulla scena con enorme successo per la prima volta a Broadway, poi in tutto il mondo dal celebre attore Vincent Price, in Italia nel 1978 da Romolo Valli con la regia di Giorgio De Lullo. Come riporta la seconda parte del titolo Parigi 28 novembre 1899. Una serata con Sebastian Melmoth, mette in scena un Oscar Wilde o meglio un Sebastian Melmoth, come si faceva chiamare in quel periodo, appena uscito di prigione, un anno prima della morte. Malato, in bancarotta, con una fama ormai di "scandalo vivente" e di "mostro". Un monologo fra ricordi e aneddoti divertenti, ma anche tristi e malinconici, tenuti insieme da uno straordinario sarcasmo. A interpretarlo Daniele Pecci, che ne ha curato anche la traduzione e la regia. Davvero una prova d’attore indimenticabile, che riesce a far rivivere il personaggio, senza mai cadere nel risaputo o insistere sul drammatico per l’applauso facile, ma sempre dosando con intelligenza l’ironia.
martedì 13 gennaio 2026
ARTE PARLANTE
La sua scultura Personaggio, in Via Vittor Pisani a Milano, è stata la prima opera pubblica della città realizzata da una donna e dedicata alle donne. Ma non è per questo, e neanche per le altre 13 opere, raffiguranti donne, distribuite in Lombardia, o per essere ricordata al Famedio di Milano, tra le prime cento donne della città, che la retrospettiva di Rachele Bianchi, nel centenario della nascita, sia da vedere.
La mostra Figura Forma 100 anni di Rachele Bianchi è dal 14 gennaio al 6 febbraio a Palazzo Pirelli, sede del Consiglio Regionale della Lombardia. Curata da Erika Lacava e Archivio Rachele Bianchi racconta i settant’anni dell’attività dell’artista (1925-2018) e la sua ricerca attraverso vari linguaggi. Ma soprattutto l’essere riuscita con i suoi lavori a “ridefinire il ruolo della donna nell’arte del XX secolo”. Sfidando i pregiudizi e perfettamente coerente con le sue scelte personali e di vita. Decisamente variato il percorso espositivo. Si va dalle foto delle opere pubbliche posizionate in Lombardia alle lettere, dagli schizzi preparatori agli appunti di archivio, ai disegni di nudi femminili. Contenuta ma d’effetto, la sezione dei vasi e dei piatti in ceramica, materiale secondo l’artista dove "il colore risalta meglio". Fino ai bassorilievi descrittivi. Interessanti le tele degli anni Duemila, mix di scultura e pittura. A questo proposito Bianchi nei suoi scritti rivela di non essere portata per la pittura e di trattare invece volentieri la scultura. La parte centrale è sicuramente quelle con le opere più rappresentative, e in queste la figura femminile è protagonista. Anche se è quasi sempre una testa da sola o che spunta da un volume geometrico che la avviluppa come un mantello, solo apparentemente protettivo. E il messaggio è chiaro e forte.
lunedì 29 dicembre 2025
BBCEDAIRE DALLA A ALLA Z
Probabilmente già da oggi potrebbe essere nelle librerie italiane. Mon BBcédaire, è uscito in ottobre in Francia per l’editore Fayard. Come dice il titolo è un abbecedario scritto dall’attrice scomparsa ieri. Le parole scelte sono nomi di oggetti, sentimenti, persone, istituzioni, ecc. Eppure il libro è autobiografico perché dietro c’è ben marcato il pensiero di Brigitte Bardot. Che sia la sommaria descrizione di un luogo, piuttosto che la spiegazione di un aggettivo o di un verbo o ancora un profilo sintetico di un personaggio storico o suo contemporaneo, suo amico, amante, collega di lavoro.
Più si procede nella lettura più si ha conferma della personalità di Bardot. Anche nelle definizioni che non ci si aspetta, come quella sui papi o su Mastroianni, suo partner in Vita privata di Louis Malle del 1962. Pure nei piccoli ritratti veloci, che si dava per scontati, si trova quel qualcosa in più a sorpresa, che conferma una capacità di osservazione che va al di là dei sentimenti “primari”. Sorprendono anche l’ironia e la determinazione che non sono assolutamente frutto di un guardare dall’alto. Non c’è falsa modestia o competitività ma un’essenzialità costruttiva. E soprattutto una sincerità quasi disarmante che trova conferma nelle scelte di vita di BB, spesso criticate o non condivise. Riassuntiva della sua vita la definizione di Follia, che è anche nella quarta di copertina: “Ce n’è bisogno! Il ragionevole uccide e “emmerde”(annoia)! Viva la Follia l’esuberanza! Uscire dai terreni battuti! Amare alla follia, vivere follemente fuori dal gregge”. A rendere ulteriormente sentite e non costruite, le definizioni sono scritte nella sua grafia, con le cancellazioni del caso. Ci si chiede come potrà essere tradotto.
















