Dopo aver assistito a uno spettacolo di NoGravity Theatre ed esserne rimasti molto favorevolmente colpiti, sembrerebbe difficile poter provare ancora più entusiasmo vedendone uno nuovo. Una volta visto che tutto si basa e gioca su quell’incredibile effetto tra l’arte visiva e l’illusione. Che si ottiene con uno specchio inclinato dove si rispecchiano i ballerini, con i loro movimenti in perfetta sintonia e spesso acrobatici, eseguiti stando a terra. Invece è una nuova straordinaria "pseudo-sfida alla gravità" quella che si prova per Avantgarde, in prima milanese al Teatro Menotti, da ieri all’8 novembre, per celebrare i vent’anni della compagnia.
La nuova creazione di NoGravity, firmata da Emiliano Pellisari e Mariana Porceddu, s’impone questa volta con inedite suggestioni, che guardano all’avanguardia del Novecento, al Futurismo, ma anche all’arte di Mondrian e Fontana. Nel primo quadro vivente le ballerine (non ci sono uomini), apparentemente nude, in realtà con tute sottilissime, volteggiano formando quadrati, triangoli e altre figure geometriche non meglio identificate, con elementi metallici. In un altro quadro, escono da un enorme arazzo, ovviamente rispecchiato, che occupa tutta la scena, si nascondono tra le pagine di giornali, come in un nido, per poi librarsi nell’aria. Nell’ultimo quadro il gusto per le geometrie si ritrova nei grandi ventagli che diventano ora delle gonne, ora degli ombrelli a cui appendersi e farsi trasportare in un volo nello spazio. Tutto con una ben studiata scelta di musiche in accordo.










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