Giusto parlare ora, in piena settimana del design e a fiera conclusa, di Miart. Perché è sempre più forte la contaminazione fra design e arte. Una grande varietà di linguaggi artistici ha caratterizzato, infatti, la sesta edizione della fiera dell'arte tenutasi a Milano, dal 17 al 19 aprile, negli spazi aerodinamici della South Wing di Allianz MiCo. Non a caso il titolo New Direction, prende spunto dal modello creativo del jazz, che fa dialogare musiche del passato e contemporanee. 160 le gallerie presenti, provenienti da 24 Paesi. Come sempre divise in sezioni. Gli Emergent, posizionati nella Balcony, con le nuove tendenze e gli artisti di ultime generazioni. Gli Established, i più numerosi, al piano terra con proposte moderne e contemporanee in settori svariati. Dalla pittura alla ceramica, dalle opere tessili alla fotografia. Al piano superiore l’Established Anthology dove le gallerie più note hanno proposto accanto ai grandi maestri del Novecento i nuovi artisti. Enormi vetrate che spaziano sull’area delle Due Torri e un ristorante "firmato" Cracco.
Sempre più sottile, quasi inesistente, il confine tra arte e design confermato ampiamente in questi primi giorni anche dal Fuorisalone milanese. Uno degli esempi più evidenti lo stand della Bernini Gallery che ha ricreato una sala da pranzo mettendo insieme arredi storici del proprio archivio con altri, reinterpretati da Daniele Daminelli. Come il tavolo e la credenza di Silvio Coppola del 1964 e la sedia di Gianfranco Frattini del 1981. Ma anche un ritratto di Francesco Vezzoli, ispirato a quello del poeta Conte Robert de Montesquiou dipinto da Giovanni Boldini. Con l’aggiunta di una cascata di pietre colorate (in alto). Da Giò Marconi, l’americano Jonathan Lyndon Chase ha messo insieme scultura e design nel tavolino con piano di vetro, sorretto da figura umana nera piegata. Interessanti le piccole scatole con soluzioni, abitative e non, di Susanne Kutter, proposte da MAAB Gallery. O la personale di Gabriele Picco da Ex Elettrofonica con la straordinaria "auto da funerale". Grande varietà anche nei materiali, con un occhio aperto alla sostenibilità. Il legno è stato protagonista nella Galleria Luisa Delle Piane. In mostra pezzi di Ceroli, Andrea Branzi e i vasi di Delos by Locatelli-Zambernardi in legno, appunto, con ricami in tessuto, seguendo la tecnica delle terracotte dell’antica Grecia (in basso a destra). In legno anche l’orso-uomo del tedesco Stephan Balkenhol, presentato dalla Galleria Monica De Cardenas (in basso a sinistra). Tra i classici, se così si possono definire, le opere di Gillo Dorfles, da Paula Seegy Gallery.











