

un materasso arancione appoggiato al
muro, difficile che procuri la sindrome di Stendhal. E’ fondamentale quindi
leggere che l’autrice Rachel Whiteread crea lavori ispirati a oggetti comuni. E un
materasso in gomma con tracce di usura può raccontare un passato a chi lo vuole
percepire. L’attenzione al quotidiano e
ai materiali più in uso è in Nobody di Tom Friedman: una figura umana
a grandezza naturale di schiena, sola in una stanza e contro il muro. Vale la
pena avvicinarsi per scoprire che il site
specific, realizzato per la personale dell’artista alla vecchia Fondazione Prada nel 2002, è in
cartoncino colorato, dai capelli alle scarpe(in alto). Da vedere da vicino anche l’opera
di John Bock con uno stand con 72 abiti apparentemente solo vistosi e colorati,
in realtà con strane protuberanze. Come surreale è l’interno della tenda costruita
con pannelli di tessuto(al centro).Gioca sulla trasformazione della materia Marc Quinn con
una testa mozzata(un autoritratto)infissa su un bastone e coperta da una colata di vernice colorata.
Impossibile restare indifferenti(in basso). Un tappeto di biglie di vetro è
l’installazione con cui Mona Hatoum affronta
il tema della precarietà dell’individuo. La mortalità infantile è da vedere
dietro il lavoro di Casten Holler: una spina
elettrica e tante caramelle intorno, capaci di attirare un bambino nel pericolo.
Più comprensibile e didascalico, forse, il mobilio per vivere il quotidiano con
facilità di Andrea Zittel: cubi in legno, uno
con dentro un letto, un altro con cucina e servizi di tavola, e un altro ancora
con quello che serve per la toilette personale.
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