
ha decine di negozi in Grecia con
le più importanti griffe internazionali. Con la crisi del 2013, la caduta
vertiginosa del potere d’acquisto, la disoccupazione, voleva trovare qualcosa che utilizzasse le sue conoscenze nel settore, ma anche la creatività delle persone e aprisse nuove
opportunità di lavoro. E così è nato Oneonone, con sessanta pezzi a stagione
(per donna e con una piccola parte per uomo) e una produzione annuale di
seimila capi. Ognuno ideato e realizzato a mano, in circa trenta ore, da una
delle dodici signore della squadra, e da una trentina di loro collaboratrici .
Lavorano nel proprio laboratorio o in casa e si ritrovano ogni tanto in uno
spazio ad Atene per parlare e confrontarsi, magari con dei ferri da maglia in
mano. Su ogni capo c’è il cartellino con il nome dell’autrice e la scarpetta da euzone
invece dell’ etichetta. I filati, scelti tra i migliori, sono per la maggior
parte italiani. Molti gli intrecci e le mischie e frequente anche l’inserimento
di tessuto nella maglia. “Mi è capitato che una signora mi telefonasse per
dirmi che non aveva più filato e aveva deciso di inserire fettucce di tessuto”
racconta Aris e mostra il risultato finale, una splendida giacca dove fra le
righe di mohair e altre lane gialle, beige, rosa, nere si intravvedono righe di
chiffon rosso. A completamento, soprattutto per l’estate, gonne e pantaloni in
tessuti inediti, creati con vecchi telai. Mai niente di déjà-vu, ma niente con la forzatura della stravaganza a
tutti i costi. Un giusto equilibrio di fantasia e linearità, vestibilità e
forme innovative. Proprio come ci si aspetta da una collezione che dice di
ispirarsi ad Artemide, la più positiva e contemporanea delle dee
olimpiche.
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