Non è certo una mostra per tutti o da vedere di fretta senza leggere le didascalie, soffermandosi solo su quello che già si conosce. Però Il territorio dell’architettura, Gregotti e
Associati 1953-2017, può far capire molte cose, incuriosire, perfino
appassionare anche chi è digiuno sull’argomento. Intanto la location, il Pac
Padiglione di Arte Contemporanea di Milano, progettato da Ignazio Gardella agli
inizi degli anni Cinquanta. Con ingresso su via Palestro, ma affacciato con grandi vetrate sui giardini
della Villa Reale, uno dei più bei parchi della città. Nei saloni e nel soppalco, sono esposti
sessanta disegni e quaranta modelli originali, oltre a 700 fra riproduzioni e
fotografie. Per un totale di 1600 progetti, che sono solo una parte del lavoro in sessant’anni di Vittorio Gregotti, di cui la mostre coglie l’occasione per
celebrarne i novanta di età. Prodotta dal Pac e da Silvana Editoriale, l’esposizione
è curata da Guido Morpurgo, che ha firmato anche il catalogo edito da Skira, con
l’allestimento dello Studio Cerri e Associati.
Studiato con intelligenza, perché riesce a raccontare cosa è, cosa è
stata nella mente degli architetti e cosa deve essere l’architettura. Senza una
linea di demarcazione con l’arte, ma soprattutto con il territorio, come anticipa
il titolo. Molti gli esempi significativi in questo senso, dal centro culturale
di Belém a Lisbona al Progetto Bicocca a Milano, al teatro di Aix-en-Provence,
che sembra riprendere la forma del vicino Mont Sainte Victoire (v.foto di
Jean-Claude Carbonne). O la rassegna all’ingresso con oltre quaranta libri e 1200 articoli su
riviste scritti da Gregotti, che spiegano la sua concezione di architettura, “non
fatta solo di costruito, ma anche di
pensato”. La mostra, che termina l’11 febbraio, è la prima di una trilogia,
promossa dal Comune di Milano, per celebrare i grandi maestri dell’architettura
e del design. La seconda parte nel 2018 è dedicata a Enzo Mari, mentre la terza
nel 2019 a Ignazio Gardella.
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