mercoledì 14 gennaio 2026

PROVA DA OSCAR

Oscar Wilde è uno degli scrittori che dopo più di un secolo continua a suscitare interesse e curiosità, non solo per le sue opere senza tempo, ma anche per l’attualità della sua ironia e del suo sarcasmo. Molte sono le sue frasi diventate famosi aforismi e brillanti citazioni. Una per tutte quella sul letto di morte in un albergo di Parigi dall’arredamento kitsch “O quella carta da parati se ne va o ci vado io”. 


Per questo Divagazioni e delizie al Teatro Menotti di Milano, da ieri al 18 gennaio, è da non perdere. Scritto negli anni ’70 da John Gay, autore
statunitense, è stato portato sulla scena con enorme successo per la prima volta a Broadway, poi in tutto il mondo dal celebre attore Vincent Price, in Italia nel 1978 da Romolo Valli con la regia di Giorgio De Lullo. Come riporta la seconda parte del titolo Parigi 28 novembre 1899. Una serata con Sebastian Melmoth, mette in scena un Oscar Wilde o meglio un Sebastian Melmoth, come si faceva chiamare in quel periodo, appena uscito di prigione, un anno prima della morte.  Malato, in bancarotta, con una fama ormai di "scandalo vivente" e di "mostro". Un monologo fra ricordi e aneddoti divertenti, ma anche tristi e malinconici, tenuti insieme da uno straordinario sarcasmo. A interpretarlo Daniele Pecci, che ne ha curato anche la traduzione e la regia. Davvero una prova d’attore indimenticabile, che riesce a far rivivere il personaggio, senza mai cadere nel risaputo o insistere sul drammatico per l’applauso facile, ma sempre dosando con intelligenza l’ironia.


martedì 13 gennaio 2026

ARTE PARLANTE

La sua scultura Personaggio, in Via Vittor Pisani a Milano, è stata la prima opera pubblica della città realizzata da una donna e dedicata alle donne. Ma non è per questo, e neanche per le altre 13 opere, raffiguranti donne, distribuite in Lombardia, o per essere ricordata al Famedio di Milano, tra le prime cento donne della città, che la retrospettiva di Rachele Bianchi, nel centenario della nascita, sia da vedere. 





La mostra Figura Forma 100 anni di Rachele Bianchi è dal 14 gennaio al 6 febbraio a Palazzo Pirelli, sede del Consiglio Regionale della Lombardia. Curata da Erika Lacava e Archivio Rachele Bianchi racconta i settant’anni dell’attività dell’artista (1925-2018) e la sua ricerca attraverso vari linguaggi. Ma soprattutto l’essere riuscita con i suoi lavori a “ridefinire il ruolo della donna nell’arte del XX secolo”. Sfidando i pregiudizi e perfettamente coerente con le sue scelte personali e di vita. Decisamente variato il percorso espositivo. Si va dalle foto delle opere pubbliche posizionate in Lombardia alle lettere, dagli schizzi preparatori agli appunti di archivio, ai disegni di nudi femminili. Contenuta ma d’effetto, la sezione dei vasi e dei piatti in ceramica, materiale secondo l’artista dove "il colore risalta meglio". Fino ai bassorilievi descrittivi. Interessanti le tele degli anni Duemila, mix di scultura e pittura. A questo proposito Bianchi nei suoi scritti rivela di non essere portata per la pittura e di trattare invece volentieri la scultura.  La parte centrale è sicuramente quelle con le opere più rappresentative, e in queste la figura femminile è protagonista.  Anche se è quasi sempre una testa da sola o che spunta da un volume geometrico che la avviluppa come un mantello, solo apparentemente protettivo. E il messaggio è chiaro e forte.