Sembra semplice trovare il confine tra comicità e umorismo. Ma non lo è. Nei testi di Marcello Marchesi, scrittore, sceneggiatore, regista, paroliere, cantante, attore, ma soprattutto autore di programmi televisivi e radiofonici, il problema non si pone perché c‘è un perfetto mix dei due. Marchesi (1912-1978), forse per questo è considerato uno degli intellettuali più originali del dopoguerra. E lo spettacolo Marcello Marchesi-Con quella bocca può dire ciò che vuole al Teatro Gerolamo di Milano, ieri e oggi, ne è una delle migliori conferme.
Con la regia di Claudio Beccari, mette in scena gran parte del repertorio di Marchesi, benissimo interpretato, oltre che dallo stesso regista, dai bravi Marisa Della Pasqua, Valeria Falcinelli, Mario Scarabelli. Con le musiche originali e in armonia di Gian Luigi Bozzi al pianoforte. La scenografia è semplice, essenziale come l’abbigliamento, in bianco e nero. Eppure perfetto e identificativo dello stile dell’autore. E’ un susseguirsi di flash che ricordano alcuni dei suoi 4mila slogan “da caroselli” rimasti per tanti anni nel linguaggio delle generazioni di allora. Da "Contro il logorio della vita moderna" a "Il signore sì che se ne intende", fino a "Con quella bocca può dire ciò che vuole" diventato appunto parte del titolo, e legato a un’indimenticabile Virna Lisi. Non sono scenette, non si ricrea la situazione del "Carosello", ma basta qualche parola e subito arriva il richiamo alla battuta. Niente è scontato, si rievoca eppure è tutto attuale, nuovo, anche se molte di quelle frasi sono state veri e propri "tormentoni". Ogni tanto compaiono dei riferimenti precisi a Marchesi, come quei cartelli con solo il disegno di un cappello, di occhiali e di baffi, o nella scena finale le maschere con il suo viso sui quattro attori. Oppure, ancora, quel filo steso o l’ombrello aperto con appesi i pezzetti di carta per ricordare l’abitudine di Marchesi di appuntarsi frasi di vita quotidiana, sentite in giro, per farle diventare testi. Uno spettacolo davvero riuscito, applauditissimo dal pubblico della prima, con molti spettatori di quelle generazioni. Ci si domanda se potrà essere capito dai millennial.


Nessun commento:
Posta un commento