mercoledì 4 marzo 2026

LA BORSA E' LA VITA

Sempre di più durante la Fashion Week milanese si viene a conoscenza di realtà sconosciute con storie particolari. Il salone White, grazie alla continua ricerca, ne propone svariate. La storia di Ibeliv  è una favola con tutti i requisiti per essere considerata tale. E invece è vera, e ha un protagonista Liva Ramanandraibe, nato in Madagascar nel 1981 (foto qui in basso). Ibeliv è il brand da lui creato. Che, oltre a contenere parte del nome Liva, letto all’inglese si traduce in "Io credo". Non è un nome di fantasia, racconta il pensiero da cui tutto è partito. Cioè il credere fortemente in un progetto, superando ostacoli di tutti i tipi per realizzarlo. L’azienda è a Antananarivo, capitale del Madagascar, produce cappelli, cesti di ogni genere, ma soprattutto borse artigianali in rafia, e conta 4mila dipendenti.  





Tutto comincia da un ragazzo malgascio, appunto Liva Ramanandraibe, che a 16 anni va in Francia, prima ad Avignone, poi a Montpellier per studiare Finanza. Laureato, lavora come stagista per un anno poi, apprezzato e con in mano la sicurezza di una brillante carriera, si rende conto che vuole rendersi utile al suo Paese e la Finanza non è la strada giusta. Così incomincia a girare il mondo, scopre che molte delle borse di paglia nelle vetrine dello shopping chic, vendute a prezzi altissimi, sono fatte da donne del suo paese, pagate pochissimo, che lavorano senza un contratto e nessuna sicurezza per l’avvenire. Per contro nei mercatini del suo Paese si trovano borse a prezzi bassissimi. Decide di entrare in quel business. Lui farà i disegni e si occuperà di trovare i compratori. Le donne realizzeranno i prodotti. Ma ha difficoltà a trovare consensi alle sue idee, nessuna gli dà ascolto. Finalmente due donne si dimostrano interessate al progetto e con loro prepara una piccola collezione, che comincia a proporre in un porta a porta nelle boutique in giro per il mondo. Non è semplice, ma continua imperterrito.  “La mia mamma mi ha insegnato l’umiltà e la passione” spiega. E la figura della mamma sarà determinante nel suo successo. Il primo negozio a interessarsi e acquistare le sue borse è in Italia, a Portofino, dove ha modo di incontrare quello che diventerà il suo distributore Andrea Gennari. Ora le borse Ibeliv sono vendute nei negozi più prestigiosi e raffinati d’Italia e del mondo.  In una mostra sulla storia delle borse, allestita ai magazzini Le Printemps di Parigi,  le sue sono state esposte tra le borse più iconiche. Le portano personaggi come la ex première dame Carla Bruni. Ma quello che è davvero più interessante, ed è anche l’obiettivo raggiunto,  Ibeliv è un’azienda ben strutturata dove lavorano 4mila persone, regolarmente assunte. A guidare il team creativo Liva, ad occuparsi della gestione la "grande" mamma Tiana Raharison, nominata ambasciatrice delle donne africane da Obama. A lei Liva rivolge i ringraziamenti nel bel libro che racconta, con splendide fotografie, dalle coltivazioni della rafia ai disegni e gli schizzi dei modelli, alle lavorazioni, fino alle immagini delle campagne pubblicitarie. “Portare Ibeliv è scegliere un’eleganza naturale e senza tempo nata dal desiderio di fare il Bello facendo il Bene”. Scrive Liva nell’introduzione.


domenica 1 marzo 2026

GRAN FINALE

Ultimo giorno di Fashion Week in presenza. A chiudere con Giorgio Armani, come sempre,  due brand cinesi, ormai habitués delle passerelle milanesi. Hui in un bosco futuribile, fatto di cordoni rossi, ha fatto sfilare un perfetto mix di Oriente-Occidente (in basso a destra). Dove le sete stampate cinesi convivono con i pesanti tweed e i finestrati. Le allacciature e i tagli tipici si alternano ai dettagli della nostra sartoria. Il tubino è un "cheongsam" rivisitato in seta rossa . Sarawong “esplora l’impronta silenziosa che il tempo lascia sulla materia” traducendola nei colori della natura, delle rocce, della pietra (in basso a sinistra). Dai marroni caldi al bruciato, dalla tinta terra ai neri intensi, fino alle trasparenze e a un bianco luminoso. I capi sono quanto mai femminili anche partendo da presupposti diversi. L’abito in chiffon stampato prende rigore dalla lunga giacca in maglia. Il giubbotto con controspalline, vagamente militare, è ingentilito da ricami floreali. Pelle e organza, pizzo ed ecopelliccia si accoppiano piacevolmente.




 Cavia riunisce in sé il più vero artigianato con la sostenibilità e soprattutto la voglia di sperimentare. E il nome, decisamente insolito, lo annuncia. Il brand l’ha creato Martina Boero durante il lockdown, forte della conoscenza di filati e gomitoli maturata nella merceria della mamma. Ed ecco una collezione di pezzi unici fatta di tagli di coperte riciclate, assemblaggi di tartan diversi, maglieria realizzata a mano con filati vari. Perfino il denim è reinterpretato e personalizzato a mano. Una collezione intrigante e invitante che riscuote grande successo in Cina, Corea, Giappone.  Al suono del pianoforte Henri Maheu presenta il suo giovanissimo (2024) brand Henri Paris, che celebra l’heritage dei grandi couturiers dagli anni 30 ai 50. Quindi drappeggi, volants, in tessuti con stampe disegnate dallo stilista, ma anche giacche con revers di seta e blazer e abiti nei jacquard della tappezzeria.  Nel salone accanto della sontuosa Residenza Vignale, Giuseppe Della Monica, ideatore del brand Marea, presenta la collezione Poltronissima, la cui origine è un archivio teatrale recuperato. Dai velluti delle poltrone agli abiti di scena. Quindi rosso, nero, oro, i colori. Pezzi importanti presi singolarmente, ma da poter sdrammatizzare con l’incontro di altri. Le note dell’arpa, suonata dalla sorella del designer fanno da sottofondo alla presentazione. La voce di un cantante anima, invece, il salone con la collezione Kasai, disegnata dalla romena Ana Olingheru. Un inno alla femminilità e alla sensualità con un importante supporto sartoriale (foto in alto). Domani le sfilate di Uni Form (Sud Africa), Nadya Dzyak (Ucraina),I am Isigo (Nigeria),Maxivive(Lagos), Edis Pala(Bulgaria), Ivan Delogu Senes (Sardegna) solo in digitale.