domenica 8 febbraio 2026

ALICE GUARDA IL NONNO?

Alice non canta De Andrè ha esordito al Teatro Gerolamo di Milano in prima nazionale ieri e oggi. Detto così il titolo non è chiaro o  sembrerebbe da scoprire nel corso dello spettacolo. Ma poi sapendo che quell’Alice di cognome fa De Andrè è che è lei, insieme ad Alessio Tagliento, l’autrice del testo nonché la regista, oltre che l’unica interprete, allora tutto diventa più chiaro. Quel De Andrè di nome fa Fabrizio e lei Alice è sua nipote, la figlia di Cristiano.  




In effetti non canta nessuna canzone del nonno, rivela subito di essere stonata e nemmeno usa le sue canzoni come sottofondo, pur avendo sempre sulla scena l’ottimo violoncello di Giulia Monti. Il racconto, monologo, parte comunque da lì, da quel nonno mai conosciuto di cui, in qualche modo per bocca del padre, ha forse il ricordo di quella carezza sul collo quando era ancora in pancia della mamma, pochi mesi prima che lui morisse. Quello di Alice, comunque, è un omaggio al grande Faber. Anche se ribadisce che quel cognome le è stato alle volte un po’ stretto. Ma lo dice senza drammatizzazioni, che suonerebbero stonate, e ne prende spunto per far ridere. Proprio su una certa ovvietà di pensiero della gente.  Regista e drammaturga, Alice De Andrè ha lavorato con una compagnia di ragazzi Asperger e con questa, tra l’altro, è stata applaudita al Teatro Gerolamo, qualche mese fa. Ed è anche molto bella Alice, con una presenza scenica notevole, una vivacità e una simpatia istintiva. Questo rende ancora più apprezzabile il fatto di non aver voluto sfruttare quel cognome, senza però volersene disfare. Anche perché a quel nonno lo legano tanti ricordi, che non sono solo le canzoni ma l’aver vissuto in Sardegna nella sua casa, i racconti del padre, certi suoi modi di dire, la passione comune per la torta pasqualina. Risultato un mix di comico e di poetico che prende, diverte e per i più agés fa pensare e commuove. Un po’ lungo e meno tonico il finale, subito superato e dimenticato da un bis con il quiz per far indovinare al pubblico la canzone di Faber suonata al violoncello.   

mercoledì 4 febbraio 2026

MOMENTI DI INCOMMENSURABILE MAGIA

Sono moltissimi, ed è logico, in questo periodo di Olimpiadi gli eventi che parlano di sport. A Cortina, ma per la maggior parte a Milano. Le mostre, soprattutto d’arte e fotografiche sono in primo piano. Difficile riuscire a vederle tutte, anche perché spesso hanno durata limitata. Ed è un peccato. Per esempio per I am possible. La magia dello sport, inaugurata il 2 e aperta solo fino all’11 febbraio a Milano, nell’ex Fornace sul Naviglio Pavese.  




Quel termine"magia"del titolo non si riferisce solo all’entusiasmo e all’atmosfera che lo sport può generare. Ma a un qualcosa che può davvero cambiare la vita delle persone. Con le foto di Cristina Corti, che ne ha curato anche l’allestimento, e il patrocinio del Municipio 6 del Comune di Milano, la mostra è in partnership con Stelle nello sport. E’ questo un progetto di "promozione della cultura sportiva e dei suoi valori etici e sociali" al 27° anno di attività. Protagonisti delle immagini, quindi, ragazze e ragazzi con disabilità fisiche, psichiche e sociali che nello sport hanno trovato valori e modi per superare la diversità. Le foto di Corti sono il frutto di anni di reportage in società sportive liguri. Gli sport, esclusi quelli da neve, ci sono tutti, da quelli di squadra a quelli da singoli, dalla vela all’equitazione, dalla scherma al tennis, al tiro all’arco. Alcuni utilizzano equipaggiamenti particolari, altri no.  Ma in tutte le foto la fotografa è riuscita a cogliere oltre il movimento, lo sforzo, la tenacia, quel particolare sorriso o sguardo capace di raccontare un traguardo “di vita”. Completano la mostra una serie di foto in bianco e nero degli atleti ripresi soprattutto nei momenti di relax, di convivialità, di festeggiamenti. In questi ancora di più si avverte l’empatia, la solidarietà, l’aver conquistato più che un "traguardo" sportivo. Come è scritto in un pannello, si intuisce la magia dello sport che “leva il dis e divento abile”. Ottima la scelta della ristrutturata ex Fornace come spazio espositivo.